Craft Beer Evolution
Home » Notizie » Eataly apre le porte a Peroni e ci spiega quanto è buona, pulita e giusta

Eataly apre le porte a Peroni e ci spiega quanto è buona, pulita e giusta

peroni-eataly

Nella giornata di ieri è stato pubblicato un comunicato stampa che in poco tempo ha creato un mezzo polverone: quello relativo all’accordo tra Eataly e Birra Peroni. Come riportato da Scatti di gusto (uno dei primi a rilanciare la notizia) l’intesa tra le due aziende permetterà al marchio birrario di entrare a far parte dell’ampia gamma delle “eccellenze” enogastronomiche presenti negli store di Oscar Farinetti. E basta questo per provare un netto senso di disagio: cosa cavolo c’entra una delle più anonime birre industriali con le eccellenze brassicole d’Italia? Assolutamente niente, verrebbe da pensare, eppure il comunicato non lascia spazio ai dubbi. La Peroni sarà amorevolmente accolta dagli scaffali degli Eataly italiani, mentre all’estero lo stesso trattamento spetterà alla Nastro Azzurro – che negli ultimi anni ha registrato una crescita impressionante nei mercati stranieri. Si tratta di una notizia che reputo quantomeno spiacevole, ma più per le dichiarazioni di contorno che per il suo contenuto. Ma andiamo con ordine…

Partiamo col dire che non è la prima volta che Eataly offre risalto a una birra industriale. Qualcosa di simile era già accaduto in occasione dell’apertura della filiale di New York, quando Birra Moretti fu inserita tra i partner ufficiali dell’emporio. Al tempo scrissi un post piuttosto piccato, che se non sbaglio è risultato essere l’articolo più commentato della storia di Cronache di Birra. Dettaglio non irrilevante, perché dimostra il grande interesse verso l’argomento, nei confronti del quale il pensiero degli appassionati è quasi sempre negativo. E come per la Moretti, anche stavolta stiamo parlando di un brand di proprietà non italiana: in quel caso appartiene a Heineken, in questo alla sudafricana SABMiller – sì la Peroni non è (più) un marchio italiano.

Forse è per questo motivo che la notizia di ieri non mi ha meravigliato più di tanto, anche se non posso nascondere che mi abbia causato un po’ di dispiacere. A dirla tutta, la zona birraria di Eataly già ospitava marchi industriali come Menabrea, Pedavena e altri. Ma sono i toni trionfalistici del comunicato a stridere: mentre fino a oggi le birre commerciali erano disposte in scaffali secondari (almeno a Roma), quasi nascoste rispetto ai prodotti artigianali – scelta dovuta a un inconscio senso di vergogna? – ora invece la presenza di Peroni è urlata con grande enfasi ai quattro venti, con il supporto persino del sottosegretario all’economia Gianfranco Polillo e del ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca (le loro parole sono riportate nel comunicato di cui sopra).

Ma sono le esternazioni di Oscar Farinetti a far più male. Mi riferisco ad esempio a questo passaggio, che è stato uno dei più gettonati tra ieri e oggi:

Non voglio più lottare contro le multinazionali ma voglio convincerle a diventare buone, pulite e giuste. E SabMiller, che ha mantenuto, valorizzato e diffuso nel mondo l’identità italiana di Peroni lo è.

Molti si sono concentrati sulla prima frase (sulla quale poi tornerò), a me invece ha fatto riflettere la seconda. Perché se è pacifico che associare la parola “buono” a Peroni è poco convincente, l’integrità morale di SABMiller è tutta da dimostrare: proprio due anni fa su queste pagine vi raccontai dell’accusa mossa alla multinazionale da parte di ActionAid per una politica fiscale poco trasparente, con ripercussioni pesanti sull’economia dei paesi in via di sviluppo. Quindi, caro Farinetti, non diciamo cazzate: le multinazionali sono state fino a oggi la cosa più lontana allo slowfoodiano trittico concettuale di buono, pulito e giusto. Vuoi stringere accordi con Peroni? Ok, ma fallo senza riempirci di stupidaggini.

La prima parte della dichiarazione invece mi lascia molto più indifferente, perché non escludo che in effetti le multinazionali possano in futuro adottare politiche produttive più corrette, anche da un punto di vista organolettico. Ritengo che il crescente interesse verso la qualità gastronomica sia uno dei fenomeni culturali più rivoluzionari degli ultimi decenni, al punto che sta costringendo anche l’industria a rivedere i propri modelli di sviluppo e di marketing. Non sappiamo se questo cambiamento di visione avverrà o no, la cosa certa è che ciò non dipenderà dalla capacità di persuasione di Farinetti.

Dal punto di vista di SABMiller si tratta di un colpaccio non da poco, con importanti ripercussioni a livello d’immagine per il suo marchio. Non credo che sia una coincidenza che proprio in questi giorni sia partita la nuova campagna di comunicazione di Peroni, incentrata sulla qualità: ci sono due eleganti bicchieri di birra, un claim del tipo “la qualità vince sempre” e una medaglia ottenuta in qualche tipo di concorso a tema. Tutto questo poi proprio a ridosso del Natale.

Ma la cosa più divertente è che Peroni ha potuto sfruttare tutto il lavoro compiuto fino a oggi dai birrifici artigianali senza tirar fuori mezzo euro per preparare il campo. Eataly infatti è oggi percepito anche come il tempio della birra di qualità e questo non sarebbe potuto avvenire senza la presenza (e il coinvolgimento) dei prodotti artigianali. È curioso che ora questa importante dote vada a vantaggio di una multinazionale: grazie della bassa manovalanza amici artigiani, adesso fatevi da parte che arrivano i grandi.

Leggendo il comunicato l’impressione è che Farinetti abbia concesso a Peroni più di quanto abbia fatto con qualsiasi altro marchio industriale del settore alimentare. Ecco come continuano le sue dichiarazioni:

Siamo felici di accogliere i prodotti di Birra Peroni nella nostra offerta perché riconoscere la qualità e diffondere il meglio dell’industria alimentare in Italia e nel mondo è la nostra missione. Nel punto vendita di New York ci sono grandi nomi italiani come Barilla e Ferrero, ma per Peroni abbiamo fatto di più. Abbiamo deciso di distribuirla anche negli store italiani.

Dichiarazioni che mi fanno di nuovo sorridere sull’opportunità di considerare Peroni un’eccellenza alimentare, ma che ancora di più mi invitano a una riflessione: c’era proprio bisogno di un accordo del genere? Io non sono contrario per forza a discreti prodotti di piccoli industriali, ma qui siamo al cospetto di una delle più anonime birre commerciali prodotte da una delle più grandi multinazionali del settore. In altre parole, il peggio del peggio. Se anche in questo caso siamo al cospetto di un’eccellenza, allora cosa rimane fuori? La birraccia da discount?

A voi i commenti…

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

Leggi anche

oktoberfest

Il flop dell’Oktoberfest 2016, tra terrorismo, pioggia e inflazione

Come forse saprete, proprio in questi giorni è in corso a Monaco di Baviera l’immancabile ...

vecchia-orsa-ub

Da Unionbirrai e Vecchia Orsa una birra collettiva per il terremoto del centro Italia

È iniziata questa mattina presso il birrificio Vecchia Orsa una cotta collettiva molto particolare, nata su ...

110 Commenti

  1. “Ma la cosa più divertente è che Peroni ha potuto sfruttare tutto il lavoro compiuto fino a oggi dai birrifici artigianali senza tirar fuori mezzo euro per preparare il campo.”

    ne sei così certo? io scommetterei che ne ha tirati fuori eccome, il problema è che magari sono andati nelle tasche di uno che non ha fatto nulla per preparare il campo. uno coi baffi

    • Andrea Turco

      No di soldini ne ha tirati fuori di sicuro per firmare questo accordo.
      Ciò che intendo è che Peroni non si è dovuta sporcare le mani per costruire un contesto di eccellenza legato alla birra, di quello si sono preoccupati gli artigianali. Lei si è limitata ad arrivare a lavoro compiuto sfruttando la situazione.

      • io le responsabilità le darei a chi ha aperto le porte di casa, non a chi suona il campanello

        • Andrea Turco

          Cioè intendi Farinetti? No perché altrove hai scritto che può fare come gli pare

          • è un uomo coi baffi. d’alema ha dichiarato che non si ricandida, ergo…

            non vedo la contraddizione. ognuno fa quello che gli pare a questo mondo, basta che non racconti fregnacce. compreso il diritto di dire che la pinna sulla schiena di Eataly è ora ben chiara a tutti. che se volete il buono-pulito-giusto vi conviene andare a cercarli dove li vendono davvero. e che sugli scaffali di Eataly vendono delle birre che sono davvero grame. se poi il consumatore comune non è in grado di capire quali lo siano e quali no e non compreranno niente, oppure penseranno che siano tutte delle zozzerie facendo di tutta l’erba un fascio, affari degli altri birrifici su quegli scaffali

            è così che dovrebbe funzionare il mercato

          • Andrea Turco

            Sì concordo, basta che non racconti fregnacce. Qui ne ho lette tante, tutte a danno del consumatore che non conosce la birra artigianale. Se si fa infinocchiare è colpa sua, ma fino a un certo punto.

          • beh, lì dovrebbe arrivare un post come il tuo che riporta la monnezza, trasformata in oro, al suo originale stato di monnezza

          • Andrea Turco

            Eh ma da parte di chi?

          • non ho mica capito la tua domanda…

            cmq intendo dire che se un mercato funziona, uno se dice una fregnaccia non dovrebbe guadagnarci di più ma fare una tale colossale figuraccia da smenarci

          • Andrea Turco

            Su Mobi è stato fatto l’esempio del neofita che arriva, vede tante birre costose e poi una Peroni a prezzo normale. Nella migliore delle ipotesi pensa: beh, allora non è tanto male!

            Tu dici che è scemo lui a farsi influenzare, ma secondo me il tutto nasce da qualcosa di torbido e strumentale. Soprattutto se chi ha aperto le porte alla Peroni la eleva a grandissima eccellenza birraria italiana. No?

          • ma certo che sotto c’è del torbido

            però ragass, siamo nel XXI secolo, informarsi è un dovere, non un vezzo. e siamo da Eataly, cibi d’elite, costosi e per un pubblico certo non da hard discount

            bisogna che nella testa della gente entri il concetto che il coltello dalla parte del manico ce l’ha chi apre il portafoglio, non chi sta dietro al registratore di cassa o dentro al tubo catodico

          • sai secondo me dove sta davvero il torbido? non in Farinetti che fa il furbo per gonfiare il suo conto corrente e (perlomeno) crea qualche posto di lavoro

            io vedo molto più torbido nei vari bloggoni sottilmente conniventi. cosa ne pensi tu del titolo e di come è stata posta la questione, senza un minimo accenno critico a voler essere benevoli, su Scatti di Gusto? Intravino e Dissapore, che in genere sono i primi a spolpare questi ossi, tu hai letto qualcosa? han fatto la diretta dell’apertura e di 1000 altre fregnacce su Eataly, manco una parola critica su questo? c’entrerà per caso qualche passata partership? e ti ho citato solo i due principali, che fanno migliaia di accessi e opinione, che non seguo quel mondo più di tanto

            è questo il marcio che mi preoccupa di più. Farinetti fa il suo mestiere, e lo fa bene. anche questi dovrebbero fare il loro, informare e alzare voci differenti e critiche. sempre che non abbia capito male io che lavoro fanno

            e lasciamo stare tv e carta stampata per carità di dio…

          • Andrea Turco

            Che dirti, ognuno agisce come meglio crede. Scatti di gusto è stato uno dei primi a riportare la notizia e anche se non ha preso apertamente posizione, già il fatto di averla pubblicata in quei termini è per me una critica.

            Per quanto mi riguarda mi sento libero di esprimere un’opinione anche nei confronti di persone che conosco bene (Nicola forse mi leggerà, ma credo abbia di meglio da fare) senza che l’esternazione di un’idea debba compromettere chissà che.

          • non sono mica tanto d’accorda sai? come sai bene i blog (a quel livello) vivono di contatti. cheffai, sei il primo ad avere fra le mani la notizia e non la pubblichi? ma il taglio mi sembra tutt’altro che critico, anzi mi sembra una canzonatura verso i veri artigiani

            ognuno fa da sé, ma se non si levano voci ascoltate a porre qualche pensiero critico poi davvero la colpa non è del consumatore, che a quel punto davvero non sa

            tu sei l’unico ad aver dato un taglio diverso alla notizia. Nicola lo conobbi (di sfuggita in verità) pure io. ma una fregnaccia resta una fregnaccia che la faccia uno sconosciuto o il padre di un tuo amico…

          • perdono colpi… e sto cercando di spazzolare via tutto il borotalco…

            comunque la Peroni è roba nostra: fondata a Vigevano, Lomellina 😛

  2. di primo acchito mi viene da pensare:
    che senso ha per Eataly tenere un marchio che è diffuso in maniera capillare in Italia?
    Per un azienda che mi pare abbia come core-business la trasmissione dell’idea di qualità (spesso slowfoodianamente declinato), che vantaggio porta mettere negli scaffali un prodotto che si trova nella Grande Distribuzione?

  3. In quanto imprenditore Farinetti è libero di fare quello che vuole sia chiaro, finche non si infrange la legge è libero di fare ciò che vuole.
    Ma l’indignazione da parte dei consumatori consapevoli deve essere TOTALE e senza reticenze.
    Spacciare la Peroni come eccellenza birraria italiana, e quindi degna del supporto che un marchio percepito all’estero come veicolo del Made in Italy di qualità (nel settore dell’enogastronomia), è una colossale presa per i fondelli…ed al limite della pubblicità ingannevole.
    Quoto fino all’ultima virgola del tuo articolo.
    Un saluto indignato

    • Andrea Turco

      Sì chiaramente, parliamo di opportunità morale dell’accordo (e delle dichiarazioni), non di leicità dello stesso.
      Un saluto a te Alfio

      • Ciao Andrea,…io sto portando avanti all’interno di MoBi la volontà di prendere posizione, però poi si deciderà non so come, dipende dall’adesione dei soci…
        Intanto ne cominciamo a parlare…qui con te, con gli amici di MoBi..poi ne parlerò anche sui miei canali…

        • prendere posizione? posizione de che??

          • MoBi è ANCHE un associazione di consumatori consapevoli, di appassionati di birra e che fa della diffusione della cultura della birra di qualità uno dei suoi principi ispiratori…
            Ora in una situazione in cui un soggetto molto influente sul mercato enogastronomico dice delle castronerie e lo fa mettendo sullo stesso piano il prodotto massificato di una multinazionale con quello di altre eccellenze, ecco..se permetti, un associazione come quella di cui sopra dovrebbe prendere posizione.

          • ah, capito.
            Io prenderei posizione sul fatto che il berlusca scende di nuovo in campo. Ma sono punti di vista..

  4. Qualcuno che dice le cose come stanno!!!
    Senza portarla per le lunghe, vorrei sapere cosa ne pensano Leonardo Di Vincenzo, Teo Musso e i signori di Slow Food.
    Grandi tra i piccoli, piccoli tra i grandi.

    • Cosa ti aspetti che ti rispondano??? vendono lo stesso loro… ca..o gli frega??
      Slow Food è una cazzata mostruosa […]
      Andrea ma tu credevi davvero che Eataly potesse essere il tempio della birra di qualità ?????
      OOO my gooodddd

      • Andrea Turco

        Andrea approfitto del tuo commento per invitare tutti a usare toni giusti (buoni e puliti invece sticavoli). Puoi scrivere che per te Slow Food è una “cazzata mostruosa”, ma non che è finalizzata a “fregare la gente” (parte che ho eliminato). Rischi di correre un guaio e io di riflesso.

        Tornando al contenuto, non sono molto d’accordo con te. Slow Food, Eataly e altre iniziative, assodato che hanno scopo di lucro, hanno permesso di sviluppare una certa attenzione verso la qualità alimentare. Slow Food in particolare ha anche portato avanti progetti molto importanti di salvaguardia delle tradizioni alimentari (con alcune evoluzioni aberranti, vabbè).

        Io poi non credo che Eataly sia il tempio della birra di qualità (anche se ha un’ottima selezione), ma lo credono molti neofiti, te lo assicuro.

        • Scusami per i toni.. anche se non mi sembravano così…. vabbè..
          se per qualcuno è il tempio… vabbè apriranno anche loro gli occhi a tempo debito…
          su slowfood la chiudo qua sono opinioni…

          • Andrea Turco

            Non è un discorso di toni Andrea, ma di cosa viene scritto. Posso anche scrivere pacatamente che Slow Food nasce per fregare la gente, ma stai sicuro che rischierei comunque di passare qualche guaio di tipo legale.

      • Non mi aspetto assolutamente che mi rispondano. Perchè se no sarei già partito con qualche domanda seria.
        Però poi non ci facciamo abbindolare dalle varie guide Slow Food e dalle favole che raccontano questi birrai.

        • Andrea Turco

          Però Angelo in cosa sbaglierebbero i citati birrifici? Entrare nel progetto Birreria non penso sia stato sbagliato (se la pensi diversamente spiegami il perché). Ora se fossi uno di loro un po’ mi roderebbe per aver lavorato a qualcosa che ora sarà (anche) sfruttato da una multinazionale del settore. Però oltre a questo? Dovrei annullare gli accordi (ammesso che sia possibile) e uscire da Eataly?

          Se un errore è stato fatto in questi anni da tanti microbirrifici è di aver dimenticato le loro origini e il motivo per cui esistono le birre artigianali. A parte pochi casi, la contrapposizione con i prodotti delle multinazionali non è più cavalcata. E occhio che si potrebbe farlo pur rimanendo dentro Assobirra: in America non mi pare che si facciano troppi problemi.

          • Hanno sbagliato a fidarsi di questi mezzi di massa e di Slowfood, che per usare metafore, usa espressioni tipo “ingredienti del territorio/selezionati/italiani ecc…” come un tappeto sotto cui accumulare la volontà di vendere (presunta) qualità non meglio identificata.
            Sull’alimentare la nostra soglia di vigilanza è alta, capiamo meglio se un prodotto è davvero buono o meno.
            Sulla birra siamo scarsi, e quindi via libera al far west.
            Ora questi non possono revocare contratti o accordi, certo, ci mancherebbe.
            Però dubito questo sia un accordo fatto in due-tre giorni. Chissà da quanto c’era questo progetto…
            Ma al prossimo giro di boa mi aspetto altri comportamenti da loro.
            Come fanno a dormire beati pensando che ora stanno a braccetto con quello che era prima il loro “nemico” ed ora è partner?

          • Andrea Turco

            Dubito che Peroni sia mai stato visto come un nemico per loro, così come per il 99% dei microbirrifici italiani. Quindi figurati…
            Dubito anche che Farinetti comunichi le sue strategie a tutti i produttori che orbitano attorno a Eataly. Di Birra Moretti partner di Eataly NY ti assicuro che nessuno sapeva niente prima dell’annuncio.

    • dimenticavo che petrini nel discorso di terra madre all’ultimo SdG, sulle multinazionali e grandi industrie ha detto praticamente le stesse cose del baffo. diciamo che quest’ultimo ha copia-incollato del parole di petrini. Per molti,tutto discutibile, ma a spanne, vanno di pari passo.

      • Ciao a tutti, intervengo perché la notizia ha indignato anche me, ma soprattutto perché è stata chiamata in causa Slow Food e tengo a precisare alcune cose:
        1. Slow Food è un’associazione senza fini di lucro
        2. Petrini parlava del Salone del Gusto, correggimi se sbaglio fede, riferendosi alle multinazionali presenti con uno stand alla fiera (es. Lavazza): in questo caso dicendo apertamente che la selezione viene fatta anche sui possibili sponsor, ai quali viene richiesto di aderire con progetti (vedi Tierra! di Lavazza) che siano perlomeno coerenti con la filosofia dell’associazione. Detto questo Salone + Terra Madre sono eventi che hanno costi altissimi, penso che compromessi di questo tipo possano essere accettabili (sfido chiunque sia stato al Salone a non notare il grosso lavoro di selezione degli espositori).
        Che il discorso di Petrini possa essere stato preso in prestito da Farinetti, che l’ha poi utilizzato quasi a giustificazione di un’azione “markettara” (a mio avviso Peroni non è altro che uno sponsor di Eataly) questo è un altro paio di maniche…
        3. Se non erro Slow Food ha in essere con Eataly una sorta di consulenza. Non tutto quello che si vende a Eataly è Slow Food, c’è piuttosto una condivisione di base della filosofia, specie per quanto riguarda l’educazione al gusto.

        • Quindi, come dire…i compromessi sono necessari, anche se poi stravolgono la “filosofia di base” (?).
          Questo è il concetto, in soldoni.
          Però poi non chiamate “eccellenze” i compromessi.

  5. “non diciamo cazzate”. Giusto. Adesso desidererei, ma non mi aspetto, una presa di posizione da parte di certi birrifici. Non bisognerebbe affidare i propri valori a chi come loro valorizza solo l’oro. E se lo facciamo con coscienza e volontà peggio cosi. Queste sono le prime partitelle di una futura (?) lotta a tutto campo. Non è che fosse un gran tempio personalmente, ma boicottare Eataly? Viene spontaneo.. Il centro commerciale del gusto e della qualità poteva avere la sua funzione in relazione alla birra artigianale, anche se personalmente credo che la strada da percorrere sia piuttosto un ritorno alle origini e alla semplicità, ed è forse questo il sapore più apprezzato da chi si avvicina con curiosità all’altra sponda dell’alimentazione, quella del gusto e della qualità.

  6. Come ti scrivevo ieri, praticamente ogni giorno mi fermo qualche minuto su questo sito per leggere che novità ci sono in campo brassicolo. Quasi quotidianamente esco da questo sito con il sorriso. Oggi più che mai, perché leggere tutta questa rabbia è sano e giusto. Impossibile non condividere l’astio di vedere associata la peroni a birre vere.
    Tralascio il discorso sulle multinazionali in generale perché non è questa la sede di approfondire tale argomento, quello che però mi fa riflettere è come in questi ultimi anni, in cui lo sforzo artigianale sta finalmente dando i propri frutti attraverso un boom di qualità in Italia e ovviamente non solo, sia sufficiente una stretta di mano tra colossi per ridimensionare il tutto. Siamo homebrewers, siamo birrifici, siamo micro-realtà che ci appoggiamo gli uni gli altri e poi arriva il Golia di turno a riscaraventarci in faccia che fin quando non saremo noi a stringere mani più grandi, non potremo essere altro che silenziosi commenzali in un tavolo che evidentemente non è ancora pronto. So bene che fare birra in casa a botte da 23 litri non fa di me una realtà tangibile, non ho (ci mancherebbe altro) questa pretesa. Ma mi piace pensare che un giorno parteciperò a un IBF o a un qualunque altro concorso da pub di birra home-made e che davanti a me ci sarà gente che riconosce la differenza tra una peroni e una Birra con B maiuscola e che se mi dirà che la mia birra fa schifo non sarà perchè fatta con il 30% di mais, ma perchè non equilibrata o lievitata male.
    Poi mi chiedo, c’è una soluzione? C’è modo per uscire dalle nostre tane? E ancora, è davvero questo l’obiettivo del nostro hobby/lavoro/passione? Io personalmente condivido quest’amore con chi a un accordo del genere reagisce incazzandosi. I milioni di consumatori che rendono possibile partnership tra gli Eataly e Peroni di turno, per come la vedo, hanno altri interessi. Perchè è di questo che parliamo. Finché ci sarà gente che dice che la peroni è buona allora sì che tali situazioni non avranno fine. Il giorno in cui il 50%+1 dei consumatori preferirà una BK o una Geuze a una heineken allora si potrà parlare di svolta. Fino a quel giorno, almeno io, non mi stupisco (ma sì, mi rode) che avvengano cose del genere…

    • Andrea Turco

      Ma ti dirò di più: Eataly facesse quello che vuole, però basta fare perno sempre e per forza sull’eccellenza, la bontà, ecc. Dai si parla di Peroni, cavolo… Dì che hai fatto questo accordo perché è una delle più grandi multinazionali del settore e stiamo a posto.

    • alexander_douglas

      Da homebrewer casareccio ( ho anch’io il mitico fermentatore 28 litri) capisco in pieno il tuo discorso Bob, anche se penso che queste dinamiche che si creano nel mondo birra artigianale siano dovute più a un problema culturale nostrano che alla cattiveria e all’ingordigia dei grandi colossi. Se prendiamo il Belgio, paese di riferimento penso un po per tutti per l’arte di fare la birra se vai a vedere i dati di vendita e di consumo sono comunque i grandi colossi che la fanno da padrone per lo più, eppure ciò non ha impedito a tantissimi piccoli produttori di fare strada. Se in Italia questo non succede, o fatica comunque ad ingranare è perchè culturalmente c’è il pregiudizio in molta gente che la birra si associ a un bere basso profilo, mentre vino e distillati rappresentano il “bere bene”( non che non lo siano per carità)….è quello che va cambiato, non il pensare di poter fare la voce grossa coi potenti perchè quelli ahimè in ogni ambito avranno il coltello dalla parte del manico

  7. bah per me era ormai inevitabile ed alquanto prevedibile, non c’ho neanche più voglia di incazzarmi

  8. Ma che senso ha vender Peroni da eataly che la trovi già ovunque?
    Ma poi eataly venderà semplicemente le bottiglie della peroni tra quelle menabrea o nastro azzurro ed altre industriali oppure per es la proporrà anche alla spina come ora ha se non ricordo male la forst?
    Il problema è che la gente non informata passerà e vedrà la peroni a fianco ad montegioco, loverbeer, baladin e via dicendo e le metterà sullo stesso piano acquistando magari peroni perchè costa meno.O meglio compra peroni in qualsiasi supermercato convinto che sia migliore perchè “Sai ce l’hanno pure da ititaly” .
    Che poi la domanda che mi viene è che se eataly prende il consumatore per i fondelli così sulla birra per il resto cosa fa??

    • Andrea Turco

      Ripeto: non è Farinetti che è andato da Peroni a chiedere di poter vendere la sua birra da Eataly, ma il contrario. Per l’immagine di Peroni è un colpo da novanta.

      Sul resto concordo.

    • Devo dire che in questo almeno da Eataly funziona, nel senso che sanno differenziare il prodotto. Quindi non vedo un conflitto tra le due cose.

  9. Secondo me hanno fatto bene.
    Nel mondo tutti conoscono la Nastro Azzurro, a Londra se andate in giro per i locali ne vendono a fiumi.
    Siamo in un momento di crisi nera, se vogliamo far risollevare l’export e l’immagine dell’Italia nel mondo questa mi sembra un ‘ottima strada.

  10. Finalmente qualcuno che prende posizione!!! Sono Pienamente d’accordo con tutto quello che ho letto…. Sono stato da Eataly 1 volta per togliermi il pensiero, lavorando nel campo di Vini e Birre sono rimasto molto deluso da quello che ho visto. Per fare un esempio con il vino, non possono parlare di Eccellenze e mettere sugli scaffali Casale del Giglio e Fontana Candida, prodotti di bassa fascia presenti nei peggiori supermercati di quartiere. Lo stesso stanno facendo con la Birra. Loro cercano solo investitori che portino soldi e puntano sui consumatori ignoranti ( in termini di conoscenze oggettive) che comprino perchè Loro dicono che c’è qualità…non perchè ci sia davvero. Tra l’altro Eataly Non ha una ottima selezione, al limite una buona selezione..ci sono Beershop anche piccoli che hanno 400 etichette di Artigianali a prezzi ottimi! E tra l’altro se sono tutti prodotti Italiani perchè ci sono birre Belghe o Scozzesi???? Anche io mi aspetterei una presa di posizione dai veri produttori di qualità, vogliio vedere se qualcuno rimane coerente.

    • Andrea Turco

      Invece a me Eataly piace e la sua selezione birraria non la considero malaccio, anche considerando i prezzi.
      Non mi disturba neanche che ci siano marchi industriali qui e lì, come in altri settori: difficile credere di tirare su una cosa del genere senza il supporto delle multinazionali. Ma lo farei in modo discreto, evitando di incensarle e dichiarandole grandiose eccellenze alimentari. E magari eviterei di stringere accordi proprio con i marchi di più bassa lega.

      • Certo che è difficile tirare su una cosa del genere senza investitori…ma infatti Chi glielo ha chiesto??? Potevano fare una cosa più piccola, puntando sui prodotti davvero di qualità…ma Loro hanno voluto fare le cose alla Grande, una mentalità che siamo abituati a vedere a Stelle e Strisce, come di stampo Usa è la concezione del Centro Commerciale in cui passi ore tra gli scaffali e spendi anche per cose che non servono…. Ha successo in posti come New York o Tokyo, ma quì io trovo qualità in alcuni negozi anche di periferia. Di sicuro le dichiarazioni di Farinetti fanno solo capire che tutte quelle lodi nascondono il falso. Non è questa la concezione Slow Food, almeno per come era partita.

      • alexander_douglas

        Ma poi intendiamoci….io sono un cultore della birra buona in primis di discorsi di artigianale o meno, e alcuni prodotti artigianali ahimè non lo sono sopratutto in Italia dove si tende a voler nascondere dietro la dicitura artigianale il vuoto che c’è dietro determinati prodotti e produttori…..so che qualcuno storcerà il naso per questo commento ma ci sono prodotti industriali (esteri) che si mangiano e risputano prodotti nostrani considerati come eccellenze brassicole…

    • alexander_douglas

      Nessun beer shop che ha 400 etichette ha solo prodotti artigianali e non ti preoccupare che qua e là il prodotto industriale da qualche parte spunta sempre ( il che ovviamente non è necessariamente un male. Poi sul fatto che avrebbero magari dovuto dedicarsi solo a prodotti italiani sono d’accordo, anche se va detto… ma chi potendo scegliere, sceglierebbe un prodotto Mr.Malto o Mastri Birrai Umbri ( il peggio del peggio della realtà artigianale italiana) avendo possibilità di scegliere che ne so tra prodotti della Broughton o della St.Peter?

  11. Infatti e’ la solita coperta corta..se ci pensi, da qualche anno anche le birre artigianali si affacciano in posti dove era impensabile trovarle, come gli scaffali dei supermercati, diciamo pure che eticamente all’ epoca poteva sembrare sbagliato inserircele, oggi invece le troviamo ovunque e di grande qualità, evidentemente hanno conquistato uno spazio importante nelle tavole degli italiani, altrimenti non ci sarebbero. Per questo non dobbiamo avere paura di misurarci anche con i poteri forti, a Eataly come alle Coop, le persone potranno capire quale sia la differenza tra chi lavora con passione e chi invece tira a fare solo la grana. Siamo abituati a lottare e a sputare sangue dalla mattina alla sera, per questo le dichiarazioni non devono influenzarci o stupirci, riusciremo a uscirne bene, come sempre.
    Prendiamo atto, semmai dal Sig. Farinetti, se ce n’era bisogno, che Eataly è un supermercato come tanti altri, magari andateci a fare la spese solo se vi conviene.

  12. invece per me é il prodotto giusto per eataly e per la massa di clienti pecoroni che lo frequentano…
    grazie al cielo nella stessa zona ci sono 3 ottimi beershop..chi sa dove andare non cé possibilita che entri,anche solo per sbaglio da eataly…

    • alexander_douglas

      Io la penso come Andrea Turco: c’è una scelta che viene un po incontro alle esigenze di tutti….quindi non giudicherei così male la scelta in ambito birre di Eataly ( se poi vogliamo fare gli snobboni contro le cose mainstream a prescindere è un altro conto),e onestamente non c’è una birra andante che è una alla Beer Station…

  13. Quoto Schigi!

  14. Capisco che saltiamo sulla sedia solo ora perché si parla della nostra amata birra, concordo con le critiche di Andrea Turco ma vorrei sottolineare che non è l’unica contraddizione di Eataly. Ce ne sono tante altre e in parecchi reparti gastronomici. Fatevi un giro accurato a Roma e ne troverete a iosa.
    Riguardo il “buono, pulito e giusto” mi torna in mente un recente commento di Andrea Turco quando diceva che per lui una birra doveva essere buona e poi del resto gliene fregava poco. Bhe, quel “pulito” di Slow Food si riferisce alla naturalità di un prodotto, tanto meglio se biologico. E su questo punto siamo ancora molto lontani nel mondo della birra artigianale italiana, alla parti della grande industria. Sul buono ovviamente siamo molto in alto, per il giusto spero vivamente anche.

  15. Secondo me c’è poco da stupirsi, a me Eataly da subito è sembrato semplicemente un nuovo centro commerciale a Roma dove trovare alcuni prodotti di eccellenza in mezzo a tanti prodotti comuni, con la differenza di dover pagare tutto a prezzi elevatissimi. Che il discorso della qualità fosse uno uno specchietto per le allodole per convincere la gente a pagare tanto qualsiasi prodotto presente su quei scaffali, sinceramente l’ho pensato la prima volta che ci sono entrato. L’accordo con la Peroni non è che la conferma, la sua presenza non stonerà più di tante altre lì dentro. Per fortuna nessuno ci obbliga ad andarci, anzi credo che la presenza della Peroni aiuterà la gente a capire meglio dove sta andando.

  16. Francesco C. (ADB Lazio)

    Andrea condivido totalmente quanto hai riportato nel post; si tratta di un film già visto…. Farinetti mi ricorda i politici di prima nomina; appena eletti varcano la porta del parlamento pieni di buoni propositi e di intenti nobili, poi una volta dentro, si vendono per quattro soldi e due puttane….

  17. riprendo quanto ho già scritto sul mio profilo FB

    la cosa che mi fa ridere è che faccia notizia sta roba! non vedo ne novità ne nulla di sensazionale. Eataly compra e vende prodotti alimentari e lo fa cercando di trarne il massimo profitto PUNTO.

  18. Teo Musso penso proprio di no, ma Leonardo Di Vincenzo, voglio proprio sperare che un minimo di imbarazzo lo stia provando…

  19. Ma quale imbarazzo?
    Ne lui e nemmeno tutti gli altri, e parlo di quelli che negli scaffali di eataly non ci stanno.
    Ma perfino in certe panetterie vedi la birra artigianale a fianco della corona.

    • Andrea Turco

      Panetterie che si autoproclamano tempio dell’eccellenza gastronomica, immagino

      • immaginavo la risposta, ma non è quello il punto secondo me, io birraio se devo provare imbarazzo a vedere le mie birre accanto alla corona, lo provo, che sia eataly o la panetteria, oppure non mi importa nulla. secondo me.

  20. Sinceramente non riesco a stupirmi per nulla della notizia. Anzi, penso che sia perfettamente in linea con quello che Eataly è sempre stato.

    Invece andrebbe approfondito il discorso di cosa Eataly rappresenta per la birra “artigianale”. Il mio parere non è positivo.

  21. Ve la immaginate la nuova versione dell’Equilibrista?
    50% di mosto di Duchessa e 50% di mosto di… Nastro Azzurro!!!
    Sarebbe il modo perfetto per celebrare al meglio il matrimonio tra birra artigianale e birra industriale 🙂 !

  22. alexander_douglas

    Diciamo che Peroni nell’ambito birra non sarebbe l’unico prodotto industriale presente in Eataly, ma probabilmente è l’unico dozzinale…..

  23. Quoto Schigi……Eataly=Peroni=prodotti di massa per un pubblico di massa..a livello globale….= Money Money Money….
    Ormai è da tempo che ci sono prodotti industriali sugli scaffali e quello che non è tale è di proprietà del Grande Baffo……
    Se non Vi piace basta non andarci…..

    Se vogliamo invece parlare delle castronerie paracule degli slogan che trovate da Eataly allora apriamo un altro capitolo….che potrebbe riguardare anche qualche slogan di Slow Food Italia…..
    Su queste cose sapete come la penso….sono furbate finalizzate alla vendita o di prodotti o di servizi!

    Scusa Andrea ma Slow Food non dovrebbe essere una associazione non finalizzata al lucro?

    • certo che lo è. la vera questione è: come mai quando uno si associa a SF si vede recapitato come “omaggio” un libro edito da SF Edizioni che non è una onlus, mentre SF è senza fini di lucro. Con che soldi SF paga SF Edizioni? e gli utili di quest’ultima?

      In quanto a chi spera che i birrai artigiani si muovano ha troppa considerazione del loro coraggio. i colleghi (ex dovrei dire) sono stati con la testa nella sabbia a coltivare il loro orticello ed oggi GIUSTAMENTE lo prendono in c..o!

      Birrai associatevi ad Assobirra, vedrete che vantaggi…..
      BRAVI FESSACCHIOTTI (dai Andrea passamela)

      • e gli utili?
        dai marcos fai uno sforzo, non è poi così complicato.
        Secondo te i birrai lo prendono in quel posto perchè peroni sbarca ad eataly? ma davvero, davvero pensi questo? ma sei sicuro?

  24. In realtà la Peroni venduta in Eataly sarà molto diversa da quella venduta nei comuni bar: costerà il doppio, e questo è senza dubbio un valore aggiunto!
    Eataly è un altro esempio di imprenditori/aziende che praticano una politica accattivante per il tempo necessario a crearsi un nome e la relativa clientela, per poi cambiare la rotta verso i soldoni facili, riducendo il rischio di sputtanamento.
    E’ tutta una questione di tempi.. di ritmi.. noi comuni “poracci” dobbiamo smetterla di pensare troppo!

  25. Servizio degno di sbirulino che commenta la TAV.
    I marchi giocano tra di loro. Tutto il resto sono pippe mentali vostre.

  26. Completamente d accordo, a Sto arrivando! Giro farinetti ha toppato. Passi menabrea o forst(che comunque non e’ male), ma peroni?una birraccia senza arte ne parte. Completa delusione, ma purtroppo girando x eataly mi sono accorto che negli ultimi tempi si sta prendendo una direzione diversa. C’e’ da aspettarsi che espongano la santa luciacome super mozzarella..

  27. Lavoro nel settore da un po’ di tempo, ma nemmeno da troppo.
    Ho visitato eataly diverse volte, la selezione non è male anche se è facilmente riconducibile a quei due o tre canali distributivi, anche birre a parte si vendono prodotti che sono estremamente buoni, ma questi si trovano sempre affianco a prodotti che non valgono granchè [bisogna saperne qualcosa, io ho storto il naso di fronte alla cioccolata Caffarel, per il resto non posso dare idoneo giudizio, ma ho letto altri commenti che parlavano di vino etc. scritti prima del mio].

    Da quando ho iniziato a lavorare nel settore ho visto succedere più volte la stessa cosa: i mastri Birrai che fanno entrare i loro prodotti nella grande distribuzione trovano negozi e piccoli distributori che da quel momento li evitano come la peste.
    Gli altri Mastri Birrai [questa volta con le maiuscole] evitano la grande distribuzione come se fosse il male assoluto.

    Questa volta è la grande distribuzione che è entrata nella tenuta estiva della birra artigianale [chiamare Eataly ‘Tempio’ mi sembra davvero troppo, per esempio in Birreria la birra è servita gelida.. e nessuno si sforza più di reagire [educatamente] a chi chiede bionde o doppio malto…..]

    Ora la palla è di Leonardo, Teo e ABI Lazio. Possono far associare il loro nome a Peroni [e Eataly?].
    E’ stato finora svolto un lavoro sistematico per cambiare l’idea di birra in Italia [non esiste la birra, esistono le birre cit.], un lavoro teso a portare l’idea delle birre all’altezza dell’idea che in Italia abbiamo [o avevamo] del vino e delle altre eccellenze nostrane.
    Io spero sinceramente che l’eccellenza si ribelli, altrimenti a mio avviso non sarà più eccellenza.

    • Veramente Leonardo e Teo sono già associati a Peroni eh…

    • alexander_douglas

      Beh sinceramente l’atteggiamento di sufficienza di determinati esperti del settore o anche di proprietari di locali che hanno prodotti di un certo tipo contro l’avventore medio però urta: non si può aspettare che ogni persona che venga a consumare sappia la differenza tra una una lager e una pilsner, o tra una weiss e una blanche o che non sa che dire birra doppio malto non vuol dire una beata fava in pratica. Se uno è veramente esperto e appassionato deve saper consigliare il prodotto più adatto anche alla persona più ignorante in questo ambito…

      • ma lo deve rendere anche edotto della sua ignoranza sull’argomento e correggerne gli errori (sempre con rispetto ed educazione), altrimenti il cliente in questione può sempre accomodarsi in un qualche supermercato e comprasi delle buone birre (per esempio Chimay, Duvel, Orval, Dupont) a prezzi sicuramente più modici ma senza che nessuno gli possa dare consiglio.

  28. i primi che si dovrebbero muovere, dovrebbero essere gli stessi produttori delle birre artigianali,e presa visione che Eataly non ha mantenuto la sua promessa di qualità,prendere provvedimenti.

  29. Ma perchè un produttore artigianale dovrebbe provare imbarazzo nel vedere le sue birre di fianco alla Peroni, se non lo prova nel vederle di fianco a quelle di un collega artigianale che imbottiglia schifezze?

    • alexander_douglas

      perchè come tra i consumatori c’è quello che basta che gli metti in bocca la parola artigianale e lo fai felice, poco male se poi gli dai del bitume grezzo anche tra i produttori e gli esperti del settore ci sono persone che sono poco obbiettivi con la realtà artigianale e si scagliano ferocemente contro i prodotti industriale a prescindere….per me è altrettanto scandaloso vedere tra le eccellenze peroni quanto mr.malto e poco mi importa che la seconda sia birra artigianale…

  30. Posso dire cha alcuni commenti sono un po’ manichei? Nessuno (e dico nessuno) inizia ad approcciarsi alle birre partendo da una con IBU 170 o da una Catillon del 76, nessuno inzia a bere vino partendo da un supertuscan… tutti noi siamo partiti da una birra fatta da una industria (e quoto douglas nel suo commento). PUNTO.
    Faccio un domanda. Qual’è stata la vostra prima birra?
    rispondo per me: una lattina di birra weight watchers analcolica peroni a 8 anni (versata da un mito dei mastri birrai feltrini ing. Br. Mr. Vogel). e cavolo è quell’amaro (che ora dico sciacquato) che mi ha iniziato a emozionare!
    Se consumo ettolitri di birre più evolute lo debbo anche alle birre industriali. Ed anzi grazie ai geni delle multinazionali che hanno abbandonato stili antichi lasciando spazio ad altri che li hanno rivitalizzati.

    • Andrea Turco

      Per quanto mi riguarda non mi scandalizzo per le industriali, alcune mi piacciono pure di più di tante artigianali
      Non mi scandalizzo neanche per i fenomeni mainstream
      Ma da qui a considerare Peroni un’eccellenza e SABMiller buona, pulita e giusta ce ne passa. Per me la questione è tutta lì.

    • alexander_douglas

      Ma penso che tutti qui abbiamo cominciato con una birra industriale….io parlo per me ma essendo dell’85 quando ho iniziato ad approcciarmi al mondo birra con costanza il concetto di birra artigianale non era neanche minimamente permeato….anzi facevi i salti di gioia se a 18 anni trovavi una leffe ( prodotto che è industriale ma che tutt’ora bevo con piacere) e penso che anche la mia prima sia stata una peroni o una Moretti. Però insomma ha anche straragionissima Andra: Peroni non me lo puoi far passare per un prodotto di eccellenza, e non perchè è industriale, ma perchè è “acqua puttana” ( come direbbe mia madre). Puntare il dito contro l’industriale a prescindere come dici tu è stupido: alcune birre belghe o britanniche industriali di qualità hanno aperto la strada concettualmente a stili di fare birra per noi completamente sconosciuti e ti dirò che non è vero che solo i birrifici artigianali recuperano antiche ricette: tutti esaltano “Birra del borgo” per la sua oyster stour “perle ai porci” ( che è ottima) ma nessuno si ricorda di dire che a recuperare questo stile di birra è stato un produttore industriale ( di qualità) come la Marston’s…

  31. Come secondo Andrea anche per me la questione sta nel fatto di sentirsi raccontare tante stupidaggini per giustificare un comportamento che non ha bisogno di tali giustificazioni…basta raccontarci palle!
    Certo sta a noi ribellarci e far sentire la nostra voce in quanto consumatori consapevoli.
    Ad un neofita che mi dice che la Peroni è una gran birra perchè viene etichettata come eccellenza italiana, più volentieri di prima mi fermerò a spiegare un paio di cosette sull’argomento…

    • ma dai, se tu trovi quel “neofita”, io da domani bevo solo più …vino ( e che credevi?).
      esiste in rete, dovrei cercarlo, uno stralcio di una tesi di laurea, proprio su certi comportamenti, diciamo così, di varie tipologie di clienti.Era riferita a vini e formaggi ma il concetto non cambia.
      Sintetizzando estremamente: lascio perdere l’esperto, ma il neofita, che raramente entra da solo in certi store più o meno specializzati, se vede una menabrea da 2 euro e a fianco una artigianale da 10 (magari la sera prima si è fatto una margherita e una nastro azzuro e caffè a 15 euro) compra la menabrea se proprio vuol bere. La compra, ma non perchè il baffo ha detto che è una eccellenza, sia ben ben chiaro Se lo stesso tipo arriva dallo scaffale delle birre e non trova la moretti, la menabrea o altre da prezzo, cosa credete, che compri quella da 10 eurini? mi sa proprio di no. passa e va. Quindi ai birrai, cambia relativamente poco l’avere a fianco la peroni oppure no.
      D’altronde negli Usa, in certi beershop, vedi delle cose della madonna con a fianco ciofeche.
      È chiaro che se al neofita vuoi fargli capire la differenza fra le due birre, che lui dintingue solo in base al prezzo, devi raccontargli tutta la lunga storia ecc.ecc. Poi magari alla fine ritorna alla peroni. Il baffo con le sue esternazioni non cambia di una virgola il modo di agire del consumatore. Almeno in questo caso.
      Venderà più birra, punto. Ma non a discapito degli altri artigianali.
      Ma poi,,, sicuri che nessuno di voi si è mai fatto un panino di salame con una peroni? La classica birra da “muratore”.
      Io si parecchie volte, sovente nella pausa pranzo, e cosa avrei dovuto bere? Una super baladin? Naa.
      Eccellenza o no, secondo me cambia nulla.

      • Di peroni ne ho bevute parecchie ma non sono pienamente d’accordo con te….se avessi davanti una persona curiosa (parlo per esperienze con amici), che si vede una peroni a 2€ e un artigianale a 4,50€ potrebbe anche decidere di provare questa artigianale per capire che cosa c’è di diverso, cosa ha in più….ma se gli viene spacciata la peroni come eccellenza italiana sarà sicuramente meno tentato dall’artigianale, penserà di poter avere un prodotto top per soli 2€…e questo non è vero…
        Certo che se parli di uno che non ha il benchè minimo interesse in quello che beve probabilmente si ammezzerà di peroni a vita…ma non penso siano i soggetti da prendere in considerazione nella nostra discussione…

        • cosa voglio dire io, è che se uno è curioso, cerca di capire e farsi spiegare di che razza di birra ha davanti, ma se nessuno glielo spiega, questi compra quella che costa meno, non si pone minimamente il problema che qualcuno l’ha inserita tra le “eccellenze”.
          Ad eataly trovi la menabrea a 2 euro, e la peroni non si discosterà di molto nonostante pubblicità varia e via discorrendo.
          Come spiegare questa cosa? Parlando a tutti e non solo a chi legge blog, riviste specializzate, forum, ecc. Ma perchè in tv non si è mai visto una pubblicità di birra artigianale? Costa? Lo so, ma se ci si mette tutti insieme, tralasciando il proprio orticello, srcondo me sarrbbe possibile. Senza demonizzare nessuno e senza nessuna comparazione, ma far solo sapere che esiste anche la birra artigianale.

  32. cicciopasticcio

    Se poretti vi dice che mette sette luppoli voi abboccate? No. Per lo stesso motivo non dovevate abboccare a tutta la fuffa messa in piedi da un dritto che fino a qualche anno fa vendeva frigoriferi. Quel che di romantico che c’era agli albori del movimento è sparito, fateci pace.

  33. Manco a farlo apposta, sul Messaggero di oggi campeggia una pubblicità a piena pagina della Peroni, con un fantomatico premio Sapore 2013 (pensa che anno demmerda che si prospetta…) dato da fantomatici consumatori…E’ ovvio che in azienda stiano mettendo in atto una propaganda per rivitalizzare il marchio, per renderlo al passo coi tempi: immagine fighetta, posizionamento diverso anche per i prezzi per dare una percezione di prodotto di qualità, e ingresso nei tempi del buon bere…Compreso di parole altisonanti dette dal Patron di turno (sicuramente la parcella prevedeva anche quello, del resto le si tentano tutte quando cerchi di rispolverare un prodotto che ha la nomea della birra del muratore rumeno, con tutto il rispetto per loro…), venne fatto con Ferran Adria per la Estrella, quindi???

    Continuo a dire che probabilmente è un autogol per Farinetti, ma da appassionato/venditore/bevitore non me ne preoccupo, fa parte del mercato e di strategie aziendali per rivitalizzare marchi in declino…Detto questo ci preoccupiamo perchè ora la gente non berrà più la Reale e si tracannerà di Peroni??? Ripeto: PERONI??? Ma dai, la Menabrea con le sue medaglie mondiali fece molti più danni, in momenti diversi…
    Chi è ignaro lì trova un’ottima vetrina dove poter scegliere birre diverse, non dimentichiamoci che in un’ora Eataly fattura quanto tutta la settimana dei 60 beershop romani e delle sue decine di pub, e come vetrina va mantenuta…Girano soldi nella birra e fortunatamente è una delle poche cose che funziona, per ora (me gratto)…Ci sono cose ben più scandalose e balle sicuramente più ingannevoli tirate alla massa ogni giorno.

    • Andrea Turco

      Sì è proprio la pubblicità a cui accenno nel pezzo

      • Bhe per me la Inedit DAMM è un gran bel prodotto industriale (mentre sempre per DAMM la SAAZ è imbevibile… ma molto meglio di Moritz..). E qui bisogna dire che le Industriali Spagnole forse hanno capito più velocemente di altri paesi che c’è una evoluzione di gusti in una parte di consumatori (oddio me “paro” uno de marchetting).
        Però è qui secondo me è il punto vero della questione. Eataly per tutte le birre non industriali è un gran bel posto (e ci va moooolta più gente in un sabato pomeriggio che in un anno al Macche o al Birrificio Lambrate)…

  34. A questa gente cosa gliene frega… spinti esclusivamente dall’interesse e dal guadagno. Io suggerirei a Farinetti di vendere….. BULLONI DI QUALITA’.

  35. La vera faccia di Eataly si era già vista ai tempi di una birra Abruzzese, venduta solo nell’apice del terremoto, perché i consumatori avrebbero speso qualcosa in più le aziende dell’Abruzzo. Perché dimenticate? Un industriale resta un industriale e se capisce che firmando un accordo con una multinazionale disposta a sganciare denaro innalza i profitti e l’equity (il valore) della baracca, ben venga. Chi pensava che Eataly fosse un’attività filantropica per sostenere la qualità italiana (e lo pensava solo chi non aveva visto o conosciuto la modalità di attribuzione dei prezzi al produttore), forse è ora che si svegli e si renda conto che ad es. le banche non sono esseri accomodanti che ci prestano soldi come fossero i nostri parenti ed i politici non vogliono il bene dell’Italia, ma il potere per fare i propri porci comodi. Ed i birrai artigianali? Hanno sempre saputo, secondo me, più o meno subliminalmente, che i guastatori, gli apripista, le teste di ponte, raramente diventano eroi, ma che è molto più facile, quando i giochi sono fatti, che rimangano con un pugno di mosche. Cosa dovrebbero fare adesso? Ritirare in massa le birre da Eataly potrebbe avere unicamente una valenza mediatica rilevante, ma siccome più per i piccoli che per i grandi “pecunia non olet”, si andrà avanti così. Strategicamente le birre artigianali in certi ambienti saranno le “cellule dormienti” (di lievito, si intende) disponibili affinché se qualcuno per errore, dei tanti che entrano ed acquistano, le compera e le assaggia, magari la volta successiva le ricompera o vuol sapere perché c’è differenza non solo di prezzo, ma anche di sapore. In definitiva, per chiudere, la grande intuizione non è stata produrre la birra artigianale, ma sapere che le birre industriali, se volevano rifarsi il trucco e diventare “premium” (incrementando i profitti) avevano la necessità di un contraltare, di una vetrina di Birre percepite come di Qualità nella quale entrare. E la genialata è stata creare un supermercato della qualità, con benestare di SF, in cui ci sono le vere eccellenze, ma anche tutti quei caseifici, salumifici, pastifici, birrifici industriali la cui strategia è quella di essere inseriti nella stessa vetrina dei veri marchi di qualità, per dire vedi? Chi se ne intende veramente (SF) li mette vicini, quindi sono buoni entrambi! E così il consumatore generico o il turista appositamente instradato comperano, ovviamente quello a prezzo più basso…L’uovo di Colombo, non trovate?. Quindi troveremo per ipotesi la Nastro Azzurro alla COOP o similari a 70 centesimi di euro e la Peroni a 2,50 euro ad Eataly o viceversa. Idee, paradossi, paraculate, smargiassate, rincari… nulla di nuovo sul fronte nazionale

  36. Francamente non comprendo tutto questo scandalizzarsi e stracciarsi le vesti. In qualsiasi settore nella GDO i prodotti di qualità, cosiddetti eccellenze, sono affiancati a prodotti industriali. Succede nel vino, nei formaggi ed in qualsiasi settore.

    Questa è la GDO, poi non mi dite che davvero avete creduto alla favola del tempio della qualità. Queste fregnacce sono buone per gli Americani o per i Giapponesi. In Italia, ringraziando il cielo, le eccellenze le troviamo sotto casa o meglio le trovavamo di più una volta quando cerano le botteghe.

    Decimate dalla GDO, grazie al supporto dei nostri ladr… ehm governanti. I birrai che dovrebbero fare? Molti di loro relegano la distribuzione ai venditore all’ingrosso, che non lavorano certo per passione e manco sanno dove finisce il loro prodotto. Poi non è sempre quel che s’è voluto, che la birra artigianale italiana diventasse un prodotto di massa e non confinato in un mercato di nicchia?

    Fa sorridere chi propone un comunicato ufficiale d’indignazione di MOBI, sai cosa ci farebbe SAB Miller o il Farinetti con quello comunicato? E non si capisce nemmeno bene il perché con tutte le azioni assurde di puro marketing, fatte dai birrai italiani e da tutte le porcherie etichettate come artigianali, ci si debba indignare perché sullo stesso scaffale convivono Menabrea, Peroni e birra del borgo?

    E’ proprio un difetto di noi Italiani quello di guardare più l’apparenza che la sostanza.

    • Andrea Turco

      Mah, i miei motivi li ho spiegati a più riprese tra post e commenti e in nessun caso sono quelli da te indicati.

      • Commentavo i commenti più che l’articolo. Capisco che la cosa non faccia piacere e non lo fa nemmeno a me, ma il fatto non è una novità, avviene in tutti i settori, a tutti i livelli.

        Se vogliamo trovare la novità, sta nel fatto che qui dovremmo essere in un luogo che vende solo eccellenze ed invece non è così nel per la birra, ne per il vino, ne per altro, come è emerso.

        Il punto è ma veramente qualcuno ha creduto che una struttura così, su stile GDO, con diversi punti vendita nel mondo, potesse essere quanto dichiarava?

        La GDO fa la GDO, noi dovremmo fare i consumatori consapevoli che non credono a tutto ciò che ci viene detto. Poi se ci si vuole indignare, rimanendo in questo ambito, ci sono ben altre cose a cui guardare.

        Ridateci le botteghe di una volta, dove il botteggaio ti faceva assaggiare l’ultima eccellenza da lui scovata, tipo: assaggia questo formaggio e dimmi che ne pensi. E ti faceva pure credito!! Altro che Eataly e il Farinetti.

    • Un altro difetto di noi italiani è quello di sacrificare idee, principi e ideali sull’altare del dio DENARO…

  37. se ci fosse un pò di coerenza,Petrini non dovrebbe più sedersi accanto a Farinetti. Purtroppo lo faranno ancora,temo

  38. Secondo me qui non si vorrebbe criticare l’operato di Peroni (non più azienda italiana ma di proprietà di un colosso Sudafricano come SAB-Miller) che fà i propri interessi, ma la coerenza del messaggio di Eataly. Secondo me Eataly perde una gran fetta di credibilità dal punto di vista della immagine che si è creata tra il pubblico.
    Adesso il Re è nudo! Eataly è una macchina per far soldi e non altro.
    Tra prodotti del tutto industriali ( e non solo nella birra) e prodotti di aziende controllate o partecipate da Farinetti non rimane molto ai veri produttori artigiani e di alta qualità…
    Quindi? Si tratta di una sorta di Grande Distribuzione di Qualità con le stesse logiche (anche gestionali) di una catena di supermercati. Del resto i soci principali chi sono?
    Farinetti ex fondatore e proprietario di Unieuro e Trony (i supermercati dell’elettronica italiani) e la Coop……per fare soldi ci si accorda con tutti quelli che hanno soldi liquidi da investire e non si guarda nè al colore politico nè all’etica aziendale dei partner.
    Per Slow Food cosa si può dire? Non è più quella che era agli inizi e secondo me ha tradito i principi fondamentali che avevamo tutti sposato alla sua fondazione.
    Adesso sembra che tutto sia fatto in funzione di “soldi” e “politica” e mentre viene chiesto sempre a noi piccoli produttori di contribuire free of charge per qualsiasi iniziativa proposta la stessa SF non ci pensa due volte a lavorare con le multinazionali in cambio di ritorni economici. Che delusione! Io mi arrabbio proprio per questo …è un sogno che mi ha illuso e poi dietro al sogno trovo solo un ennesimo, misero, calcolo economico/politico di pochi.

  39. “non rimane molto ai veri produttori artigiani”
    dai non esagerare, solo a eataly roma ci sono (tra i 2000 totali) circa 280 produttori del Lazio, tutti artigiani.

  40. Ehh il mondo gira, dentro la peroni e fuori moretti ichnusa e altra robba simile, tutti contenti. Birrai inclusi.

  41. d’accordissimo con l’articolo, sebbene sia scettico su una svolta qualitativa delle multinazionali (si come no….).
    ho paura che questo sia la prima avvisaglia di fine prematura del trendismo della birra artigianale, con conseguente ridimensionamento totale del numero di birrifici.
    troppo pessimista?

    per me due parole per Eataly: andatevene affanculo.
    i birrifici artigianali dovrebbero ritirare i loro prodotti da Eataly e sputtanarli, ma anche questo non lo faranno mai, no?
    quindi la coerenza mi sa che coi soldi c’entri pochino.

  42. Di tutta questa storia, l’aspetto più triste sono le parole di Farinetti…
    Avrebbe fatto una figura migliore a dire che Peroni era un marchio storico, conosciuto e che sganciavano bei soldoni. Provare a farla passare come un’eccellenza invece è una furbata di basso livello…

  43. Qui i discorsi sono due e distinti, Primo come dice giustamente Andrea qui si sta cercando di spacciare una Panda per una Ferrari.. ed è l’unica cosa che in questo caso specifico eataly sbaglia nei confronti dei consumatori. Nn credo obblighino nessuno a comprare peroni.
    Piuttosto mi salta un grillo in testa, e se poi andasse a finire come con l’esperienza con teo?? secondo me farinetti con la “normale” lurisia 100% italiana lascia presagire qualcosa.. fra l’altro nastro azzurro è fatta con 100% cereali italaini maltati da saplo che poi è peroni… sarà fantasia??

    Un altra cosa è il discorso eataly(grande distribuzione)-qualità-artigianalità-slowfood.. ma qui andiamo ot birra… cmq.

    Posto che nn esistono riferimenti normativi che regolino in qualche modo l’uso delle parole artigianale e di qualità (follemente) anzi.
    Dal punto di vsta economico il discorso è sempre quello di marchi (dop igp e balle varie) certificazioni (bio, eco ecc.). Si crea un plusvalore, che ovviamente agli imprenditori fa gola. Gestire tali fenomeni i modo corretto è veramente difficilissimo. gli interessi sono enormi.
    Dal punto di vista della tutela della qualità sono spesso dei boomerang, che sfruttano la storia o e qualita degli eccellenti per vendere quintali di prodotti mediocri ad un prezzo maggiorato, favorendo nel lungo periodo chi è attrezzato per i grandi numeri (industria) e sfavorendo quasi sempre chi i numeri nn puo farli e deve puntare sulla qualità (Artigiano). Poi nello scaffale un dop (o qualsisi altra sigla) da 10€ (industriale) e lo stesso dop da 25€ (artigianale e fatto con tutti i crismi) i numeri li fa chiaramente il primo.

    L’artigianalità e i numeri specialmente nell’alimentere nn potranno mai correre paralelemente, e questo è lampante. Dunque credo che la decisione di eataly aprire ai “colossi” sia anche i qualche modo dovuta in questo senso: quale sarebbe stato un anno fà il produttore italiano in grado di fornire i volumi di moretti che si sono venduti quest’anno in eataly NY? Piuttosto che si rischi di sputtanare prodotti di nicchia per aumentare la capacità produttiva come molte volte è successo credo sia meglio aprire ai prodotti da numeri..I n ogni modo i soldi fanno sempre parte degli accordi nella gdo e credo che in questo caso abbiano avuto cmq un certo rilievo.

    Il problema di affiancare l’artigianale all’industriale quale sarebbe?? se uno fa un prodotto buono sarà solo felice che vicino a se ce ne sono di meno buoni..

    Slow food con tutto il suo predicare ha creato (Magistralmente) una domanda di “qualità” all’insegna del sacrosanto buono, pulito e giusto a cui farinetti ha saputo rispondere con eataly. E mi sembra che nemmeno in questo caso abbia fatto nulla di male. L’unica cosa che mi era parsa evidente fin dal principio del progetto eataly, spacciato in ambienti slowfoodiani come la manna dal cielo con tanto di pubblica presentazione, che tale tesi nn potesse essere portata avanti senza cedere a compromessi con la legge dei grandi numeri. Per abbassare i costi di produzione quindi aumentare i margini bisogna standardizzare, nn ci sono storie, l’industria si bassa su questo e questo è anche il motivo per cui l’industria ” se ne frega” degli artigiani.
    Slow ci insegna giustamente che la standardizzazione è nemica della biodiversità e che bisogna battersi per preservare quest’ultima il più possibile quale custode della funzionalità della vità nostro globo.

    Ora trovare un filo logico alla faccenda nn mi sembra semplice, ma il discorso di convincere le multinazionali a diventare buone pulite e giuste lo trovo quasi utopico.. Quei due per la verità più di qualche utopia l’hanno realizzata.. sta a noi decidere se condividerla o meno…
    Ma qui andimo veramente ai massimi sistemi del mondo.. intanto speriamo che la birra buona continui a prendere piede.. senza rovinare mostri sacri (rivoglio una orvallllll) come molte volte sta accadendo anche in ambienti che dovrebbero aver fatto voto di povertà.

  44. Delusione. Totale. Nonostante io sia di Bari, e alla Peroni potrei forse inconsciamente sentirmi legato, di certo non la reputo una buona birra, e ancor più certamente la reputo fuori luogo in un contesto di eccellenza, come Eataly aspirerebbe ad essere. Pollice verso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *