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I microbirrifici USA puntano sulla birra in lattina

Lattine di Fat Tire (birrificio New Belgium)
Lattine di Fat Tire (birrificio New Belgium)

Più di un anno fa pubblicai un post nel quale raccontavo come negli Stati Uniti un numero sempre maggiore di produttori artigianali fossero interessati alla distribuzione della loro birra in lattina. Seguendo l’esempio della Oskar Blues, che nel 2002 lanciò alcune sue produzioni in questo formato, molti altri birrifici si sono accodati negli ultimi tempi, al punto che, come spiegato da Charlie Papazian, oggi si contano la bellezza di 52 aziende americane che ricorrono alle lattine come contenitore alternativo per le proprie politiche di distribuzione.

La tradizionale percezione negativa del recipiente di latta è ormai infondata. Mentre in passato la lattina tendeva a svalutare la qualità del proprio contenuto per motivi “strutturali”, oggi la tecnologia permette di affrancarsi da tutte le connotazioni negative collegate al contenitore. L’alluminio infatti non è più a contatto con il liquido, permettendo dunque che esso si conservi in un ambiente paragonabile a quello garantito dal vetro, anzi per certi anche migliore. L’idea quindi che la lattina sia una soluzione ad esclusivo appannaggio di prodotti “da discount” è al giorno d’oggi ingiustificata.

Papazian confronta le bottiglie di vetro con le lattine, stilando un elenco dei vantaggi e degli svantaggi associati alle due soluzioni. Per quanto riguarda le prime, garantiscono un ottimo livello qualitativo della birra, permettono di percepire il prodotto come elegante e, benché abbiano un costo unitario piuttosto elevato, permettono di non svenarsi per ordini di quantitativi minimi. Di contro, il vetro è pesante, fragile e a volte scomodo da trasportare, non è ammesso in determinati luoghi/eventi e inoltre non offre una barriera completa all’impatto di luce e aria.

Anche le lattine garantiscono un ottimo livello qualitativo per la birra, sono leggere, hanno costi di spedizione ridotti, sono resistenti, comode, facili da trasportare, offrono una protezione completa alla luce e alle infiltrazioni di aria, non devono sottostare alle limitazioni del vetro. Di contro espongono molto più facilmente la birra alle fluttuazioni di temperatura, hanno un costo elevato per ordini ridotti (caso facilmente associabile ai microbirrifici), sebbene vantino un prezzo unitario contenuto. Inoltre sono storicamente percepite in modo negativo.

Lattine e marketing creativo
Lattine e marketing creativo

Diversamente da quanto si potrebbe pensare, nel confronto tra pro e contro le lattine si rivelano un’alternativa validissima, preferibile addirittura al vetro per diversi motivi. Senza considerare che si aprirebbero nuovi scenari di marketing, come illustrato da Jay Brooks sul suo Brookston Beer Bullettin (guardate la foto qui accanto 😉 ). E’ per questo motivo che l’idea di utilizzare il contenitore di latta si sta diffondendo velocemente negli States. Curiosamente, nella lista dei 52 birrifici attualmente coinvolti in questo processo non ce n’è neanche uno di facile reperibilità in Italia.

Anche in Europa si sta guardando con interesse alle lattine, sebbene la loro adozione sia molto più lenta. A parte sporadici casi rilegati alla Danimarca e a birrifici di dimensioni ragguardevoli, il vetro nel Vecchio Continente ancora la fa da padrone. In Italia difficilmente vedremo lattine di birra artigianale in tempi brevi, essenzialmente perché non esistono aziende con produzioni tali da giustificare economicamente questa via. Senza dimenticare che con le lattine i birrifici dovrebbero rinunciare a bottiglie dalle forme ricercate, a etichette eleganti, a una percezione generale di prodotto d’elite. Cosa che non credo farebbero volentieri…

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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10 Commenti

  1. fra gli svantaggi della lattina, così a naso, ci metterei che probabilmente non sono esattamente l’ideale per le birre rifermentate… la lattina di Orval pare sia uno dei segni dell’apocalisse

  2. Sento le trombe degli angeli dell’apocalisse…

    http://tinyurl.com/yetzzzu

  3. Sul sito di New Belgium (quelli della Fat Tire che si vede in foto) hanno aperto un sondaggio su quale birra i clienti volessero in lattina.
    Fantastico uno degli ultimi commenti:

    “i would like to see your mom in the can”

  4. la verità è che una Sierra Nevada Pale Ale in lattina ci starebbe benissimo, sarebbe buona uguale e non cambierebbe nulla rispetto all’attuale bottiglia. altra verità è che la Fat Tire è una birra che lascia il tempo che trova, lattina o meno

    il mio primo incontro con il Cascade peraltro è stato proprio con una lattina che a Rimini stupì TUTTI, l’oramai famosa APA di Oscar Blues, che era ottima. tutte birre, a torto o a ragione, non rifermentate, ed in qualche modo stabilizzate. quindi nel mondo artigianale una confezione che si presta solo ad alcuni stili e magari trattati in una certa maniera. tradotto: stili in genere non elaboratissimi, percepiti come “banali”, che devono quindi costare due soldi. per l’Italia, tutti traquilli, non arriverà mai 😉

    la Rodenbach, che mi aveva sforato mentre scrivevo Orval, è un segno di degrado. in realtà prima di scrivere Orval avevo scritto Westmalle Tripel, poi ho avuto paura…

  5. eccomi ritornato! sono sparito da cronache perche’ ho il pc rotto! e scrivo da quello di mio fratello….hoooooo bella gente di cronache tutto ok? sono stato a cheese molto bello in quello di bra! saluti a tirser incontrato propio li! saluti anche a mr polli! e super schigi! e dimenticavo andrea! …..a proposito di gente di roma….ho fatto conoscenza con il mitico leonardo di vincenzo!!!! ciaooooo lallo

  6. @lallo
    Grande lallo! Bentornato, ci chiedevamo tutti dove fossi finito! Mi raccomando cerca di tornare presto operativo al 100% che ci manchi!
    A presto

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