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Gli stili birrari con gli occhi dei giovani bevitori romani

ratebeer_chen_birra_roma
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Se su Google Immagini metti “birra roma”, la prima persona che appare è il Chen (foto: Scatti di Gusto)

Nei periodi di difficoltà socio-culturali si tende a cercare sicurezza nelle tradizioni e una delle tradizioni di Cronache di Birra è l’articolo leggero del venerdì. Da quant’è che non ne scrivo uno? Ormai l’ultimo giorno lavorativo della settimana è dedicato agli eventi birrari, che aumentano di anno in anno. Complice allora una temporanea mancanza di appuntamenti di cui scrivere, torno allora al passato con un post sugli stili birrari. È cosa c’è di leggero in un argomento del genere? Niente, a meno che la descrizione di ogni tipologia non sia fatta dal punto di vista della nuova ondata di bevitori romani, i pischelli della birra artigianale 🙂 . Occhio perché se pensavate di sapere esattamente come si identifica una Weizen o quali sono le caratteristiche di una Stout, dovrete ricredervi…

IPA – La birra amara per eccellenza e per molti pischelli della Capitale l’unica tipologia degna di attenzione. C’è chi entra nei pub senza neanche guardare cos’è attaccato alle spine, perché vuole solo amarissime ai-pi-ei. Poi magari prende il caffè con tre cucchiaini di zucchero.

Double IPA – Birra amara et alcolica. Una volta il truzzo per eccellenza cercava la birra più alcolica in assoluto, oggi a quella caratteristica si aggiunge una richiesta insaziabile di IBU. Che poi a dirla tutta ‘ste Double IPA al truzzo neanche piacciono, ma le beve per fedeltà ideologica.

Cascadian Dark Ale – “E che roba sarebbe?”.

Black IPA – Versione “nera” delle IPA, finalmente un modo per vendere birre scure nei pub romani. Anche dette Cascadian Dark Ale.

Weiss (o Weizen) – Pronunciate spesso e volentieri “uaiss”, sono un porto sicuro a cui approdare quando si cerca una birra dolce.

Dunkelweizen – L’ancora di salvataggio per il tipo che arriva al pub con la ragazza, non ama le birre amare ma non vuole fare la figura dello smidollato. Chiede allora una Weizen scura, sperando che sia il giusto compromesso tra la sua voglia di dolcezza e la figura di bevitore macho imposta dall’opinione pubblica (cioè i suoi amici).

Bitter – Lo stile più deludente di tutti. Con quel nome attira l’attenzione di orde di giovani consumatori – o almeno di quelli che ne conoscono il significato – ammaliandoli con la speranza di un viaggio nella terra promessa dell’amaro sconfinato. Impagabile l’espressione del pischello di turno quando scopre che il livello di IBU è ampiamente sotto le sue attese.

Scotch Ale – Birra che si ritiene essere prodotta con l’aggiunta di Scotch Whisky.

Imperial Stout – Ci sono alcuni giovani consumatori che bevono solo Imperial Stout (magari scandinave) da non meno di 12% alc. Sono i veri irriducibili dello stile: con qualunque stagione, qualunque temperatura, andranno sempre fieri del loro viscoso catrame liquido nel bicchiere. Riescono a ingurgitarne ampie sorsate anche in pieno agosto e sotto a un sole cocente, imperturbabili. Li ammiro molto.

Sweet Stout – Già le Stout non sono il genere di birra più amato, poi qualche genio ha pensato di mettere quel “dolce” aggettivo davanti al nome di alcune variazioni sul tema. Il risultato è di aver allontanato definitivamente i residui scampoli d’interesse da parte dei giovani consumatori romani. Come uccidere uno stile…

Saison – Una birra appartenente a una tipologia con un nome francese. Ma fatemi il piacere…

Blanche – Birra per donne.

Tripel – Già il nome evoca concetti affascinanti, tra i quali la leggendaria esistenza della birra “triplo malto”. Quando poi l’occhio cade sul grado alcolico non indifferente, allora la preferenza del pischello è quasi assicurata. Uno dei pochi stili belgi a resistere nel tempo perchéallafinec’hapureunbell’amaro.

 

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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135 Commenti

  1. ormai vedo il declino degli amanti delle bombe nere scandinave da settordicimila gradi.

    Certi beer shop si dovrebbero chiamare AIPIEIshop

  2. alexander_douglas

    se parli di lambic scommetto che dicono che è birra scaduta XD

    • Andrea Turco

      C’è stato un momento in cui l’acido ha attirato pischelli quasi quanto l’amaro, il problema è che era troppo estremo per i loro palati da sbarbatelli 😉

      • alexander_douglas

        è un mondo che sto imparando lentamente ad apprezzare quello della lambic e derivati e delle sour ale di vario tipo….sicuramente non è un gusto che può piacere a tutti e che andrebbe coltivato da numerosi assaggi. Io ad esempio ti dico che abitando vicino a latina se non vado almeno in zona castelli romani me la posso sognare qui tendenzialmente di trovarla certa roba, infatti quando trovo locali che le servono faccio gli occhi a cuoricino, con la somma perplessità dei miei amici che non capiscono come posso essere entusiasta di una birra acida 😀

  3. Rauchbierlover

    Ahahahahhahahahha. Bellissimo. A proposito dell’argomento, ti racconto questo aneddoto a cui ho assistito sabato sera al Macche.

    Classico pischello che si avvicina al bancone e ordina “Una chiara doppio malto”
    Colonna “Cioè? Cosa vuoi?”
    Pischello “Una chiara doppio malto”
    Colonna “Sì vabbé, ma come la vuoi? Dolce, amara…?”
    Pichello “Dolce dolce”
    Colonna “Te nun sei de Roma, ve’?”

    Sono morto sul posto. Ahahahahhahah

    • alexander_douglas

      ahahahaha povero colonna 😀 comunque mi permetto un appunto che permetterebbe di mettere fine a questo equivoco della birra doppio malto che non vuol dire una fava….almeno sulle spine o sulle etichette delle bottiglie per il mercato italiano perchè non smettono di scriverci doppio malto?

    • AHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAA

  4. “ Ma vuoi mettere con una classica ai-pi-ei?”
    ma no surreale, sarebbe

    “ Ma voi mette na bella ipa?” (anche se spesso ho sentito iBa – da pank iba)

  5. PatrickBateman

    L’opinione che una Tripel sia una TRIPLO MALTO è diffusissima. Una volta ho sentito esprimere quest’opinione da chi aveva intenzione di aprire (e ha aperto) un beer-shop.

  6. Andrea Ceravolo

    mmm quindi ci sto solo io che adoro le Sweet Stout? (pub romani che possedete fusti di questa birra e ve la state dando su i denti contattatemi!!! ve li svuoto volentieri anche gratis !! O_O )

  7. Si vede che s’è lavorato molto sulla cultura birraria.

  8. Ahahahaha veramente tutto vero!
    Ho visto davvero gente bere IS a Roma ad Agosto!

  9. Post FENOMENALE.
    Della serie: “spaccato di vita vissuta”. Bravo Andrea.

  10. ci vorrebbe un post sulle cazzate chieste ai pubblican….sai quante risate ci facciamo???

    “mi dai una birra non fermentata”?
    “mi dai una birra senza malto”?
    hai voglia quante….

    • alexander_douglas

      la birra non fermentata mi mancava 😀 a me alla GEIB uno continuava ostinatamente a chiedermi una birra cruda, e nonostante continuassi a spiegargli che essendo tutte birre non pastorizzate erano tutte birre crude non sono riuscito a venirne a capo….

    • No va bè se iniziamo con le castronerie nei pub non ne usciamo vivi.

  11. Per me l’eroe rimarrà sempre quello che, cercando una birra amara, se ne uscì con un “ao’, me fai ‘sta taipopails?”
    Comunque il Chen bambino non si può vedere….

    PS
    Secondo me grandi mostri se li becca Zaniol (anche come personale di sala), ma passano sotto silenzio.

    • alexander_douglas

      me ne hanno parlato molto bene di questa taipopails ahahahahahahah XD

    • Vogliamo parlare di chi ordina la “Selebrètor” (alias Ayinger Celebrator) ?

      Ma ce ne sarebbero una marea di cose da dire, attualmente lavorando in beer shop ne sento di tutti i colori. Il guaio è che se provi a correggere qualcuno, passi pure per saccente o presuntuoso e comunque il giorno successivo continueranno a chiamarla con il nome che hanno memorizzato loro.

      Bah, il mio umore a proposito del fenomeno “pischelli+birra artigianale” è parecchio oscillante: da un lato sono mosso dallo stesso disappunto di base di questo tuo post, Andrea; dall’altro credo non ci sia molto da fare per recuperare questi personaggi, che si avvicinano alla birra di qualità per moda e spesso dopo un paio di parole su un birrificio o birraio italiano, li hai già persi.
      Ficchiamocelo in testa , noi siamo anormali ad esserci innamorati della birra, il resto del mondo ci vede così e non ci seguirà mai quando parleremo della complessità di bitter, saison, pils ecc…rispetto alle più stra-fighe birre del momento!

  12. Fox Beer Italy

    Bhè almeno a Roma i pischelli sanno cosè la IPA, qui a Parabiago manco sanno che la IPA è uno stile di birra !!!

    • Andrea Turco

      E infatti, al di là delle prese di posizione scherzose, io sono contento che esistano i presupposti per certi fenomeni

    • alexander_douglas

      quoto in pieno….per tanta gente in provincia la tennent’s super è ancora il massimo che puoi trovare in giro 😛

  13. Non dimentichiamo che spesso i primi a non capire una mazza in fatto di stili sono proprio i publicans! Così come si può pretendere che la cultura birraria si diffonda?

    • alexander_douglas

      vero….tanti publicans non capiscono davvero una fava e non sanno consigliare una birra manco per sbaglio. Che serve avere prodotti anche abbastanza buoni se quando arriva l’utente medio poi non sai consigliare a dovere?

      • E vogliamo parlare delle varie tecniche di spillatura “ad minchiam” e della quasi sempre sbagliata temperatura di servizio?
        A volte hai proprio voglia di abbandonare il locale senza pagare il conto… 🙂

        • alexander_douglas

          per non parlare di alcune birre servite ostinatamente in un certo bicchiere di cui non faccio il nome (coff coff*Teku* coff coof)

          • Non voglio mancare di indirizzare un sentitissimo “vaffa” a quei gestori che non solo vendono BrewDog ma, cosa assai più grave e irritante, cercano pure di convincerti che il succitato è uno dei migliori birrifici al mondo 🙁 .

          • Rauchbierlover

            Meglio il Teku di chi ti organizza festival birrai tedeschi e ti serve dunkel, doppelbock e zwickel dentro la pinta inglese… questa ormai me la so legata al dito!

          • Brewdog è uno dei miglior birrifici al mondo IMO. Non facciamo gli snob adess… altro difetto della scena attuale.

          • Andrea Turco

            Quoto

          • @rauchbierlover non mi sembra questo grande delitto. soprattutto per le prime due.

            E lo dico di appassionato di birra tedesca.
            Il prossimo passo sarebbe chiere solo il bicchiere del birrificio servito allora.

          • Turco e Indastria, davvero ritenete Brewdog UNO DEI MIGLIORI BIRRIFICI DEL MONDO??? bah…

          • Andrea Turco

            Il mio quoto si riferiva all’invito a non essere snob. Su brewdog non so se è uno dei migliori, di certo non è tra i peggiori

          • Come dice turco, di certo non è tra i peggiori. Sicuramente in europa è uno di quelli che lavora meglio. Non mi convinceva molto prima (per qualità.) ma ultimamente ha sfornato molte birre ottime, sempre IMO

          • eppure mi pareva tanto chiara la domanda… penso che chiunque possa dire che BD non è tra i peggiori… ma tra i migliori, mioddio…

        • In una pizzeria avevano la weiss, me la faccio portare e me la spillo da solo, alla tedesca. Passa il cameriere: “te la sei versata da solo ma guarda la schiuma che hai fatto…”

          • A proposito di BrewDog mi fa piacere constatare che un esperto come Stefano Ricci condivida il mio pensiero. Lo snobismo c’entra poco…

          • Di ricci conosciamo bene il pensiero. dicci la tua sua brewdog…

          • Un buon birrificio, ma niente di trascendentale. Se però parliamo di marketing, sono tra i migliori al mondo… Soddisfatto?

          • concordo sostanzialmente con Michele, anche se buono per un birrificio che 1 volte su 3 mi ha rifilato (uso il passato perché non acquisto più nulla di loro) bombarde di diacetile non lo sprecherei… è una vecchia questione cmq, io ho sempre avuto sfiga con loro, Indastria invece birre sopraffine, sono i casi della vita…

          • Come scritto sopra, in passato Brewdog mi aveva deluso più di una volta, in particolare non avevo mai apprezzato le loro birre luppolate. (cercando su internet sicuramente ci trovano testimonianze di miei commenti negativi).
            Solo di recente lo sto rivaluntando con le loro ultime produzioni.
            Poi se oltre a lavorare bene (cosa che hanno sempre fatto, e in questo sono davvero tra i migliori al mondo), riescono anche ad avere prodotti di qualità, non vedo perché farlo passare come un birrificio di secondo piano o da non promuovre.

            Poi dovremmo capire cosa vuol dire “tra i migliori birrifici al mondo”: 10, 100, 10000?

  14. Stiamo ancora parecchio indietro, però se ognuno che un po’ ne capisce (o che se non sa almeno ha la forza di star zitto) facesse un po’ di informazione tra amici e parenti forse qualcosa si guadagnerebbe….e smetteremmo di sentir parlare di doppio malto (che in alcuni casi pensano sia una birra fatta con due malti diversi, in questi casi io ho una ricetta per una birra 6 malti 😀 ).

  15. Da questa discussione si evince che quelli di Roma che pensano di essere esperti sono molto, ma molto peggio del pischello che chiede “lapiùamarachecciai”

    • non escludendomi dalla critica, lancio pure una piccola provocazione:
      ormai i publican a roma preferiscono decisamente avere a che fare con gli hophead che vanno diretti verso qualsiasi birra amara, ne ordinano tante e pagano tanto, rispetto ad accontentare gli appassionati che sono molto più difficili da sopportare 😀

      • Prima o poi “Luppolandia” chiuderà i battenti e gli appassionati ritorneranno ad essere degni dell’attenzione dei publicans…

        • Ndo cojo cojo (so tutta 'n tajo)

          Sti publicans svogliati, disillusi e luppolo indottrinati c’hanno un nome o so tutti uguali?

        • Io spero che non arrivi mai il giorno nel quale un publican debba preoccuparsi del mestruo di un sedicente “appassionato”.
          Sarebbe la fine della birra come la intendo io.

          • Io invece spero che arrivi presto il giorno in cui smetterò di preoccuparmi di suggerire al publican il bicchiere giusto per la birra che ordino.

    • “Te nun sei de Roma, ve’?”

  16. Stra-quoto Schigi!

    • Non mi meraviglia il tuo “stra-quoto”. Mi pare che la nuova linea di “Revelation Cat” strizzi parecchio l’occhio a quei pischelli, che sicuramente ne sanno più di qualche esperto…

  17. “la nuova linea”
    XD

      • Semplicemente, come ho scritto, il termine “la nuova linea” mi fa ridere.
        Come se stessimo parlando di cosmetici: “la nuova linea anticaduta” oppure “la nuova linea pensata per le teenager”.
        E evidente che guardi attraverso una lente che ti distorce la realtà delle cose. Spiegarti fatti che non vorresti capire non avrebbe senso, ed io non ho più necessità di spiegarti di quanto tu ne abbia di ascoltarmi, quindi in questo contesto il mio tempo sarebbe sprecato.

        Vedo piuttosto tanti saputelli a Roma che si preoccupano delle supposte tendenze “preoccupanti” di un birrificio, del bicchiere di un publican, del mezzo c° troppo freddo, e di mille altre stupidaggini che nemmeno riesco a farmi venire in mente per quanto sono assurde.
        Questi dovrebbero smettere di preoccuparsi delle buche sulla strada e iniziare a godersi il viaggio.
        Non si rendono conto di quanto sono fortunati a vivere in una Roma brassicola bella e fiorente, piena delle sue diversità e particolarità. Si stanno facendo sfuggire il momento per preoccuparsi delle più piccole pignolerie.
        Così finiscono per ingrigire il moto fermentante di oggi, non trasmettendo ai loro vicini passione ed entusiasmo, ma fastidio, vizio e pignoleria.
        Non si rendono conto di quello che dicono parandosi dietro alle poche conoscenze basilari apprese, e per non perdere il loro piccolo personale “piss contest”
        sono pronti a tagliare il naso per fare un dispetto alla faccia, finendo per vedere difetti dove ci sono pregi, e scordandosi di quanto sono fortunati ad avere tutto servito sul piatto d’argento.
        Sarebbe bello dare un taglio a tutte queste stupidaggini ed iniziare a godersi questi irripetibili anni di fioritura brassicola. Anche perché altrimenti dubito anche che uno riesca ad allargare le proprie conoscenze.

        I “pischelli hophead” che se la godono e che se ne fregano di tutte queste stupidaggini, loro si che ne sanno più di qualche “esperto”, ed avrebbero molto da insegnare a quei saputelli romani in quanto ad apprezzare birre autentiche ed anche semplicemente al bere birra.

        • Andrea Turco

          In parte sono d’accordo con te, infatti il mio quotare il non essere snob sintetizzava proprio questo concetto. Di contro però eviterei di ridurre tutto a un ragionamento troppo semplicistico. In ogni viaggio la figura della guida è importante, così come tutto ciò che ti prepara allo stesso. Ad esempio sarebbe prezioso spiegare che esistono tantissimi itinerari diversi da intraprendere durante questo viaggio.

          • Ma va da se che ognuno intraprende la strada che preferisce.
            Io come tanti altri ho preso la strada della birra quando non c’erano ne strumenti ne opzioni delineate. Oggi i neofiti partono subito con bussole, percorsi e mappe in dotazione.
            Non ho mai avuto guide nei miei viaggi, ma solo compagni. Ed oggi più che mai penso che le guide non servano a nulla, perche con il giusto spirito uno alle prime armi ha gia in dotazione ha tutti gli strumenti per potersi creare il proprio personale itinerario, senza dover scegliere tra percorsi preimpostati.

            Il punto è che bisognerebbe raccogliere compagni strada facendo, più che ammorbarli e precluderseli ostentando vizzi e presunzioni adolescenziali.

          • Andrea Turco

            Non va da sé proprio per niente, perché tutti noi abbiamo imparato qualcosa da altri, a meno di non essere così altezzosi da voler affermare il contrario. Spiegare che la birra non va bevuta gelata, che la schiuma è importante, che esistono bicchieri diversi per birre diverse, che l’amaro non è un pregio a priori significa fare cultura, non essere snob. Semmai lo è quando le nozioni diventano più importanti del piacere di bere. Per il resto direi che il commento di Ivano riassume alla perfezione il mio pensiero.

        • Non sono d’accordo. Godersi il viaggio è importante, ma è altrettanto importante il come si viaggi.

          E’ troppo comodo accontentare chi vuole una birra “la più amara che c’hai” senza fregarsene del resto. Sono soldi facile e gusti facili da accontentare, la gioia dei publican. Al “pischelli hophead” puoi rifilare qualsiasi monnezza, spillata male, a temperature polari e in bicchieri non corretti che tanto a lui interessa solo bere e sentire l’amaro facendo il figo… una manna per taluni publican.

          Se io vado in un pub, pretendo che il il publican mi servi la birra come si deve almeno; ovvero spillata bene, con il bicchiere idoneo e che ti sappia anche consigliare e non risponderti questa è chiara, questa rossa questa doppio malto (la critica è generica su esperienza capitate e non rivolta a nessuno nello specifico) …..

          Essere pignoli, senza cadere nell’essere snob altezzosi e presuntuosi, fa senz’altro bene al mondo della birra.

          Fortuna ci sono alcuni piblican con cui è un piacere parlare, e che servono la birra come si deve….

        • L’ignoranza non è un freno alla felicità, anzi.

          • Andrea Turco

            Ah d’accordo, non sai quanti conosco che sono felici di tracannare solo Heineken

        • Un po’ troppo sbrigativo ed easy metterla sul “godetevi il viaggio”, a mio parere.
          Se godersi questi anni di rinascimento significa bersi di tutto pur di bere, auguri.
          E’ vero che grazie a queste ondate luppolate gli orizzonti si sono allargati, ma teniamoci strette queste conquiste piuttosto che ricadere nell’oblio e replicare l’appiattimento post-lager industriali del secolo scorso.
          Che poi tu sia professionista nel mestiere anche di birraio (come lo sono i brewdogghi…anche se mi sono rotto di parlare sempre e solo di loro) non lo metterei in discussione. Ma come diceva Andrea, ognuno si sceglie il suo viaggio e la sua guida.

          • Beh, per me è il momento che conta quando mi godo una birra. Lo vedo e lo condivido con altri quando viaggio tra le culture brassicole moderne. Ad alcuni saputelli romani spesso manca questo.
            E forse questo non è il forum più adatto per discuterne.
            Non sto dicendo che va bene berci qualsiasi mischione proposto in un secchio da giardino, ovviamente, ma molti fruitori dovrebbero calmarsi e far scendere questo stato d’ansia che li pervade. Dovrebbero godersi un po di più la birra che puo essere tranquillamente apprezzata e goduta anche se non proprio nel miglior bicchiere x lo stile, e anche se devi aspettare due secondi che ti si scaldi di quel mezzo c° che t’infastidisce.

            Per rispondere al Turco, se poi ci deve essere qualcuno preposto a “fare cultura” dicendo che la birra non va bevuta gelata, che la schiuma è importante, che esistono bicchieri diversi per birre diverse, che l’amaro non è un pregio a priori, ma benvenga, solo che non credo che uno debba avere una guida per insegnargli tutta questa “cultura” (che in realtà è il capitoletto introduttivo di qualsiasi libro sulla birra). Che poi se per fare “cultura” intendiamo davvero il divulgare di questi insegnamenti da giovani marmotte è finita davvero.

            E comunque questi accorgimenti non sono necessari per farmi godere la mia birra!

            Dire poi che “non va da se proprio per niente” che ognuno sceglie la via che preferisce mi sembra una polemica immotivata.

          • Andrea Turco

            A me l’unico atteggiamento snob qui mi sembra quello di definire saputelli coloro che semplicemente hanno voglia di comunicare le basi di una passione. Che per inciso sono sconosciute al 90% dei consumatori

          • io la vedo così: siamo arrivati ad un livello di espansione tale (parlando di roma, almeno) dove ci si può permettere -talvolta- di fare meno caso a dogmi religiosi e regole ferree riguardo la birra artigianale.

          • Andrea Turco

            Il problema è considerare certi principi dei dogmi, come se qualcuno li avessi imposti dall’alto. Per ognuno di essi c’è una spiegazione logica, che non capisco perché dovrebbe essere trascurata oggi

          • Se togliamo anche il fare passaparola su bicchieri, temperature, stili…allora la parola cultura birraria non ha quasi più senso.
            Cosa dovrebbe essere cultura? Sapere i nomi di almeno 50 luppoli americani che cominciano per C?
            Il punto è che le lager-head stanno diventando hop-head in poche battute, e dovremmo pure esserne contenti…cosa ci avrebbe guadagnato il mondo birrario?

        • La nuova linea di “Revelation Cat” pensata per soddisfare gli esigenti palati dei pischelli amanti del luppolo mi sembra perfetto… checchè tu ne dica!
          Quelle che tu, con molta superficialità, etichetti come “stupidaggini” sono le nozioni basilari della birra, quelle che si insegnano durante lo svolgimento di appositi corsi base e che illustri personaggi come Kuaska, fortunatamente, non smettono mai di divulgare con passione.
          Il tuo pensiero fa praticamente tabula rasa di tutti i progressi fatti registrare dal mondo della birra artigianale italiana in questi ultimi anni.
          Segui pure la strada che ti pare, ma non darmi del “saputello” solo perchè metto in discussione la scarsa preparazione del publican di turno. Ne ho tutto il diritto, visto che la birra la pago, e anche profumatamente, soprattutto quella italiana…
          Qualche anno fa, allorquando hai deciso di recensire l’Open Baladin su Ratebeer, sei stato molto più che saputello, direi spocchioso. Ti ha infatti scandalizzato che qualcuno del personale non sapesse con esattezza cosa fosse un barley wine!

          • Io sono favorevole nel non scadere in snobismi birrari, e concordo con Alex quando scrive che sono insegnamenti da “Giovani Marmotte”…Il problema è che da parte di molti nostri colleghi manca proprio quello, cioè il semplice concetto del buon servizio, le BASI di un lavoro.

            In fin dei conti dall’altra parte c’è gente che paga, ed è giusto ottimizzargli un prodotto che compra…Poi se vogliamo che tutti rimangano ignoranti, quello è un altro discorso…Sai che me frega a me, con tutti i bicchieri che mi fottono al locale ogni giorno darei a tutti un bel plasticone!

            D’accordo anche che molti locali rinomati d’oltre oceano facciano scelte di bicchieri che personalmente mi fanno cagare (e non è una polemica sullo Yar, con Alex ho già parlato di questo, io sono spastico e mi ci fracico pure…), ma non perchè sono snob, semplicemente perchè alle volte non ci “verso” solo una IPA o qualsiasi altra cosa di palatamente annientante, ed ho voglia di berla servita decentemente…Come del resto non accetto chi mi sgasa senza remore la suddetta IPA disintegrandola da dieci metri di altezza…

            …E non perchè sono snob, altrimenti mi taglierei i capelli e andrei da un dermatologo, ma semplicemente perchè me so bevuto tutto e ho servito centinaia di migliaia di fottute birre…E quando vado a trovare Andreas lo picchio perchè mi rifila la sua Keller gasata a bestia 🙂

            E non è un DOGMA Indastria…Se io ti rifilassi una Tipopils in un bicchiere da osteria farei una cazzata, tu lo sai, altrimenti accetteresti senza remore un bel plasticone…

          • “pensata per soddisfare gli esigenti palati dei pischelli amanti del luppolo mi sembra perfetto”

            Pensata per soddisfare proprio no, ma è pensata per CONVERTIRE ed indottrinare, perche a me piacciono moltissimo le hopbombs e sono contentissimo della bella piega che stanno prendendo i gusti dei bevitori di birra qui a Roma.
            Finalmente adesso sono disponibili una galassia di birre luppolate, e sono contento di aver direttamente contribuito più di tutti a far scoprire questo mondo luppolato agli avventori romani.

            Per la cronaca la definizione di snob è: “Il termine Snob è utilizzato per identificare una classe di persone, che ostentano altezzosità o disprezzo verso le classi o i gruppi di persone che considerano inferiori o plebee.”
            Ecco, io adoro questi “pischelli” che vengono tanto criticati e considerati inferiori in questo post, sono i più tranquilli ed amabili compagni di bevute, e penso che quei pochi saputelli che si atteggiano da espertoni superiori e che criticano tanto questi “pischelli” siano l’unica vera macchietta grigia che ci ritroviamo adesso nella Roma birra.
            Ce ne vuole proprio per leggere i miei post in chiave snob, dopo che fate tanto rumore perche ai “giovani bevitori romani” piacciono tanto le birre luppolate.

          • Andrea Turco

            Ti sta sfuggendo un piccolo dettaglio: che questo è un post ironico. Mi dispiace che non riesci ad arrivarci.

          • Quoto il Colonna.
            Sopratutto la parte della sgasatura delle IPA che effettivamente è una delle poche irrimediabili cose che puoi fare per distruggermi la birra.
            Comunque la Tipopils me la berrei anche da un bicchiere di carta di quelli a cono, o in uno di quelli del fastfood. Nel bicchiere in plastica è già una goduria. =D

            Dai Turco, adesso non iniziare a fare la gara a chi ne sa di più.
            L’ironia del post è pari all’ironia di un calcio nei zebedei; potrà anche farti ridere, ma il calcio nei zebedai lo vuoi dare lo stesso.
            Sarebbe il caso che su questa questione ci fate un bel respiro sopra e un fate un paio di passi indietro per cambiare visuale.
            Poi sono sicuro che vedendo l’argomento con una nuova prospettiva vi divertite anche di più senza bisogno di “fare ironia”.
            Alla fine quelli tesi siete solo voi…

          • Andrea Turco

            Già il fatto che ti rivolgi a me usando il plurale (“quelli tesi siete voi”) significa che ragioni a fazioni. E questo sinceramente è molto curioso.
            Secondopoi se c’è qualcuno che si è inalberato per un post dichiarato leggero (che poi possa risultare simpatico o no quello è secondario) sei proprio tu, arrivando persino a piagnucolare e a darmi del meschino sul tuo profilo Facebook perché – sia mai! – non ti ho approvato a stretto giro i tuoi commenti durante due giorni di festa. Questo direi che qualifica la tua serenità al riguardo.

          • Non hai bisogno di fare proseliti. Le tue birre si vendono praticamente da sole, con quelle etichette appositamente disegnate per circuire masse di sprovveduti in cerca dello “sballo” garantito da dosi massicce di luppolo.
            Fino a quando reggeranno le papille di costoro??? Comincia a chiedertelo…

          • Alla fine non è che un balloon fa enorme differenza rispetto ad un calice…non è l’integralismo allo stato puro (vedi snobbismo) 1che richiamerei. Ma come già detto, se alla generazione di nuovi publican non si fa passare il concetto che il bicchiere può fare differenza, ci ritroviamo con qualche mostro un domani.
            Che poi ad un appassionato vada bene comunque la pinta o il bicchiere in plastica piuttosto che il jar, è un altro discorso perchè sa comunque apprezzare altro di una birra, servizio permettendo. In sostanza le parole di Colonna sono condivisibili.
            Ovvio che poi al pub si debba pensare solo a bere, ma non è che se ci scappa qualche parola su temperature e altro si scade automaticamente nello snobbismo. Fortunatamente siamo esseri pensanti ed è bello scoprire qualcosa in più dal confronto con chi ti beve affianco.

          • Su una cosa Liberati ha ragione: per poter vedere le cose dal suo punto di vista dovremmo fare qualche passo indietro, cioè regredire… 😀

          • ma sti “pischelli” in fin dei conti non sono tanto diversi da noi, io la butto in una questione anagrafica…Ho servito le prime IPA danesi nel 2006, fortemente volute perchè sapevo e credevo che questo genere sarebbe stato di facilissima vendita…Sciocca il palato ed è beverina quanto una pils…

            Poi la scelta è loro,. se rimanere ancorati lì o espandere la propria passione, non ne vedo un dramma…almeno fin quando ci saranno le possibilità di scelta.

            Il dramma è nella possibilità di svolgere questo lavoro nella totale ignoranza, limite che il momento attuale mette in rillievo…Dietro al bancone potrebbe starci pure mia figlia di due anni, tanto “se bevono tutto”…

            …Forse 😉

          • Dai andrea, lo sai che io e te non siamo mai stati in sintonia, d’amore e d’accordo. Sappiamo entrambi le rispettive opinioni che abbiamo l’un dell’altro, e sono sicuro che sai benissimo che c’è una bella fetta di persone che pensano quello che ho scritto sulla mia pagina.
            Ma è questo il frangente per tirar fuori un discorso simile? Vuoi deviare il discorso snob su di questo? Perche altrimenti a me questi sembrano ferri corti… Io pensavo stessimo parlando dello snobismo che un gruppo di persone chiaramente dimostra. Cmq lasciamo perdere che io non ho proprio voglia di farmi tirar dentro una discussione che non porta a nulla.

            Mi associo pienamente con il pensiero di Jarret, mentre michele (che ha fatto tanto per il mondo della birra) lo lasciamo al suo delirio di superiorità, in attesa che “luppolandia” chiuda i battenti. ROTFL!

          • Andrea Turco

            No tranquillo Alex, non voglio portare la discussione su quella tua uscita, che d’altra parte si commenta da sola. Era solo per farti ragionare su chi mancava di serenità, visto che il discorso lo avevi tirato fuori tu e non io.
            Poi nella fattispecie non so tu che opinione hai di me, e dubito tu sappia quella che io ho di te. Magari un giorno ne parliamo di fronte a una birra (che offro io).

          • Magari!
            Mi farebbe molto piacere. Così magari vediamo di farci ragionare a vicenda =)

          • Quasi quasi, per annegare il mio delirio di superiorità in qualcosa di veramente forte, corro a comprarmi una “Hop Animal Double Double IPA”. Non vedo l’ora di confrontarmi con tale capolavoro di equilibrio da 13 gradi alcolici 😀

  18. Schigi quanto ti quoto!!!

  19. so proprio contento di questa ondata!voglio solo birre sbilanciate e imbevibili,more hops please!

  20. Ho provato le birre di Alex Liberati un po’ di tempo fa, col nome di “Gadd’s”, a Suisio, sia la West Coast che la Double ipa.

    Campionesse di pulizia e beverinità, non credo bastino paranchi di luppolo per ottenere questi risultati.

  21. Troppo semplice dare degli snob a chi cerca un buon servizio e adorare i pischelli che vogliono solo la più amara e non gli frega niente se servita in barattoli, tazzine da te o vasi da fiori… se spillata a minchia e se gelida da spaccare i denti; loro sono bravi, comprano pagano e non e non rompono anche se gli diamo una birra servita a cavolo.

    Se io vado in un ristorante e pago, pretendo che il servizio sia idoneo a quello che pago. Se ordino una fiorentina al sangue e ma la porti bella secca io te la rimando indietro ma scherziamo??
    E questo non è snobbismo ma solo pretendere che il servizio per il quale pago sia adeguati e che mi venga servito un piatto come deve essere.

    Stesso discorso per la birra, non è snobbismo volere che il publican mi serva una birra come deve essere servita.

    Ognuno è libero di bere quello che vuole, ma se ad una persona piace la birra, e piace sentire i suoi aromi e sapori mentre si fa due chiacchiere con gli amici non vedo perché debba essere etichettato come snob solo perché vuole un servizio fatto come si deve e non si accontenta di bere una birra freddissima, e in bicchieri tanto fighi ma che non esaltino le caratteristiche della birra in questione.

    • Bravo Ivano. Il tuo discorso non fa una piega, ma chissà perchè, qualcuno non ci arriva…

      • Sono d’accordo con Ivano ma il problema sono i “se-dicenti” esperti.
        Che mezz’ora fa erano i pischelli, del dammilapiùamarachecciai ed ora dopo una settimana che bevono credono di affrancarsi rompendo la minchia a chi lavora o vuole bersi una birra in santa pace senza sentire la storia del biconico e della spillatura tedesca.
        Prima bisogna studiare, viaggiare, farsi un fegato così e poi aprire bocca, o addirittura commentare su un blog di settore.

        • Ah, credo che Michele rientri alla perfezione nela categoria dei “se-dicenti”

          • Ma perchè non sostieni che anche un publican dovrebbe studiare prima di aprire una birreria? Perchè non dovrei avere il sacrosanto diritto di lamentarmi per una birra servita in modo poco ortodosso? Cosa c’è di sbagliato in tutto questo?
            P.S. Non mi ritengo affatto un esperto e anche senza il tuo placet continuerò a scrivere su questo blog…

          • Non c’è bisogno della tua certificazione, si capisce da quello che scrivi che la strada è ancora molto lunga.
            Tu puoi lamentarti finché vuoi, ma considera che il rischio di sembrare una macchietta nel tuo caso è molto alto.

          • Dimenticavo di precisare che non sono di Roma e che la mia iniziazione alla birra artigianale non è mai coincisa con l’ingurgitare birre straluppolate.
            Ergo, sei completamente fuori strada.

          • Guarda che io so chi sei.
            Io sono Schigi, ricordatelo, io so tutto.
            Nicola mi ha detto che impazzisci per le birre di Siebter Himmel.

          • No, quello sono io. 😛

          • No, a te non piacciono le Belgian Bitter Ale! ;p

          • Mi inchino di fronte alla tua onniscienza. Amen!

  22. Turco & c., vi butto lì un’idea quasi rivoluzionaria per Roma. perché qualcuno non organizza un festivalino chiamato “SOTTO 40”, dove 40 non è la OG, ma gli IBU…

    sarebbe una bella idea anche per un concorso hb, mutuando quello che già si fa al Dome per il “sotto 50” di og

    io credo che in fondo il problema non sia il successo di luppolandia, piacciono anche a me le IPA e non me lo immagino più un mondo senza Cascade, ma il monopolio del gusto di luppolandia, che spesso ruota anche intorno ai soliti luppoli. su scala molto più ridotta, ma con qualche affinità commerciale, è lo stesso processo di omologazione del gusto che da sempre insegue la grande industria alimentare, anche se per luppolandia l’obbiettivo finale non è abbassare l’asticella (e i costi). la cosa triste di questa deriva è che in quasi tutti i locali, grandi e soprattutto meno grandi, il 75% delle spine ruota intorno a birrozze neutrali di lievito e piuttosto caratterizzate di luppolo, possibilmente i soliti extraeuropei. va bene luppolandia, ma il monopolio e la distruzione della varietà di offerta non mi pare un gran risultato. oltre che essere un’immensa rottura di coglioni per chi come me ogni tanto avrebbe voglia di bere qualcosa di diverso e non necessariamente amaro come il tossico…

    • Andrea Turco

      Eheh bella idea, ma chissà quanti accetterebbero
      A livello hb mi sembra che ancora non ci sia quel pericolo di omologazione, per fortuna.

      • beh non è che ci voglia tutto questo coraggio, con tutta le gente che c’è a Roma, anche solo un locale con un po’ di spine… o anche un piccolo circuito di locali, per un paio di giorni feriali… basta proporla nella maniera corretta, come riscoperta degli altri ingredienti della birra (il malto e il lievito) e senza cercare contrapposizioni

        • Già ma perché inseguire la qualità? La qualità è impegnativa, bisogna raggiungerla e poi mantenerla, farla capire, spiegarla, insegnarla, insomma uno sbattimento. Molto meglio standardizzare un solo bicchiere (teku), una sola tipologia (IPA), un solo tipo di cliente (ignorante, birrariamente parlando), un solo sentore (amaro).

          A cosa sono serviti 18 anni di rivoluzione birraria? A cosa servono più di 500 birrifici? A che servono i corsi impartiti? A cosa serve parlarne?

        • Sai che ultimamente, grazie a un ritorno alla “normalità” della mia vita (con un neonato in casa le uniche uscite che mi permettevo erano per comprare i pannolini…talvolta…) ho girato qualche locale in più e ho trovato delle belle sorprese. Cito il King Arthur come esempio, ma ovviamente non è l’unico, dove ho trovato una linea spine ragionata e varia, con parecchi stili rappresentati, un ottimo servizio (da cui ho fregato i bicchieri nuovi per la Tipo)…Una IPA su 8 spine mi pare, locale pieno in ogni giorno della settimana, nel mezzo del nulla, non al centro di Roma…

          Se andiamo a riflettere e guardare meglio, tutto sto fenomeno IPA alla fine è più esistente sul web che nella realtà, ci sono locali pienissimi ogni sera che lavorano svariati tipi di birre artigianali e non cadono nella “moda del momento” (chiamarlo un “momento” mi sembra riduttivo, da noi va avanti da almeno 7 anni…), sicuramente con meno gente e clienti vari che scrivono sui vari siti. Ci riflettevo giusto l’altra sera con un collega…Prendi Open, girano 100 fusti a settimana, pochi di loro sono IPA, eppure è il locale più frequentato a Roma nel settore, anche da appassionati…e da qualche tempo, da quando alcuni personaggi fortemente appassionati girano dietro al loro bancone, si beve anche molto bene…

          Alla fine dipende sempre quanta voglia hai di comunicare dietro al bancone, sperando che la tua esperienza non ti porti a dire minchiate, altrimenti, come ho scritto sopra, puoi metterci anche un poppante, non farebbe differenza…Basta guardare che i locali più duraturi e che lavorano da anni anche in caso di terza guerra mondiale sono proprio quelli dove i gestori hanno un ruolo di primo piano (Giorgione? Carlucci? Frasca??? Ecc…Includendo appunto il nuovo staff dell’Open presidiato da Giaguarino e Angelino), non tanto quante IPA hanno in linea…E questo senza demonizzare uno stile (o chi ne fa uso spasmodico) nel quale commercialmente ho sempre creduto e umanamente ho sempre bevuto, è solo per riflettere un po’…

          • beh, qualche volta ho quasi il dubbio che, pro-capite, di APA e dintorni se ne beva tanto quanta anche fuori Roma… e che il processo imitativo fuori Roma, costruito sull’epopea di queste birre, abbia sorpassato un realtà che un non romano consce per quello che legge

            alla fine quella degli hop addicted è un pur sempre un’enclave, solida, florida, ma pur sempre un’enclave. il nocciolo, che mi fa un po’ dispiacere, non sono le IPA che mi bevo pure io, o il gestore a cui piacciono e che forgia la clientela a sua immagine e somiglianza, quanto il fatto che la “ricerca” di un pub spesso si incentri solo su quello: magari alla spina riesci a trovare un cerca varietà (ma mica sempre), però le chicchette che ruotano (birre di lusso a parte) son sempre quegli stili, mentre sul resto ci si affida a nomi stabili, solidi, di qualità, ma sempre quelli. e i birrifici vanno a ruota. tradotto: possibile che fra una Rye IPA e una APA con luppoli dell’Indonesia non ci sia un birrificio che propone una Belgian Blonde, una Monaco, una Alt che vada la pena di essere assaggiata?

          • Andrea Turco

            E il punto è esattamente quello. Io bevo IPA e derivate in quantità sicuramente maggiore rispetto ad altri stili e quasi sempre con gusto. Una critica contro le birre amare in partenza è da cretini, quindi chi denuncia quella che sarebbe una presa di posizione a priori o non ha capito il concetto (e la birra) o lo strumentalizza consapevolmente per i suoi interessi.

            La preoccupazione di chi è appassionato da qualche tempo è che questo dominio delle IPA vada a detrimento nei confronti della ricchezza della birra artigianale, che è fatta non solo da altre decine di stili (anche amari!), ma anche da tanti aspetti: grandi classici birrari, tradizioni, culture brassicole nazionali, ma anche bicchieri giusti, servizio adeguato, nozioni varie. Se tutta questa ricchezza viene appiattita da una sola tipologia birraria, alla quale vi si approccia in modo superficiale (da ambo le parti del bancone), è impossibile non sentire risuonare un campanello d’allarme.

            Poi oh, io continuo a bermi il mio bicchiere di birra artigianale con serenità e piacere, indipendentemente dallo stile a cui appartiene.

          • il punto è che se trovi 10 ipa e una alt in un locale, è probabile che alla fine berrai 2/3 IPA e una sola alt.

            Per esempio, io non sono un hop-head, amo di più altri stili; ma ne bevo tante perché ne trovo tante. Questo basta per far sembrare che in realtà uno voglia bere più IPA che altro..

            Se poi una ipa è buona, lo si dice. È uno stile che ha parecchi capolvaori.

          • tutti gli stili hanno parecchi capolavori, solo che di IPA se ne fanno e ne girano di più, altri stili sono invece desaparecidos di cui alla meglio trovi qualche versione industriale

            è un po’ come se in tutti i musei d’Italia si esponessero solo quadri di Picasso. saran pure capolavori ma dopo un po’ di frantumano gli zebedei e vorresti anche una temporanea di De Chirico

          • Andrea Turco

            No ma che sei matto, se provi a esprimere preoccupazione per la mancanza di temporanee su De Chirico (o altri artisti) ti dicono che sei snob e che non vivi l’arte (cioè il solo cubismo) con il giusto spirito. Poi tu magari godi comunque ad ammirare Picasso, ma poco importa…

          • Questo è ovvio. Ma c’è chi preso dalla santa inquisizione anti-luppolo dimentica che non è lo stile in sé il problema.

          • Andrea Turco

            Ma io questa santa inquisizione non l’ho mai vista. Qui sul blog ad esempio ho sempre letto preoccupazione per l’appiattimento dell’offerta da parte di chi si esprime contro la deriva delle IPA. Non è una critica a priori contro il luppolo – cosa che sarebbe obiettivamente ridicola – ma un ragionamento da appassionato sincero. Poi magari c’è anche chi deve rompere i coglioni in partenza ai ggiovani e alle loro abitudini, ma quello è un altro discorso…

          • Non c’è nessuna inquisizione anti-luppolo, infatti come tu stesso sottolinei, non è lo stile il problema…semmai ci fosse un problema…Credo che la cosa sia apparsa chiara a tutti.

            Il problema fondamentale è che siete (siamo) sempre gli stessi 4 o 5 a scrivere ste cose sul web, parlando di una ipotetica “scena romana”…talvolta si da un’immagine distorta, mentre il mondo intorno a noi seguire comunque la sua direzione, che spesso non è quella illustrata…

          • Bisognerebbe parlare di più anche di altre parti d’Italia e di altri protagonisti silenziosi, dei pub indipendenti anche del nord come di quelli coraggiosi del sud e delle isole.
            Altrimenti una visione d’insieme non verrà fuori mai, oppure si palesa solo a chi gira molto per lo stivale, mentre si enfatizza una “incolpevole scena romana” molto spesso sotto i riflettori.

          • Concordo con Colonna, per fortuna ci sono pub dove si ha varietà di scelta e anche buona (hai citato il king che oltre al macche è uno dei miei pub preferiti, anche se di Roma mi faccio volentieri la strada per andarci anche se meno volentieri lo trovo sempre pieno con il rischio di dover attendere molto per trovare posto al bancone, al tavolo non ne parliamo)

            Purtroppo però ci sono anche molti pub dove non hanno questa varietà e dove non ti sanno servire o meglio non gliene frega perché gli importa solo di sbrigarsi per vendere di più offrendoti un servizio pessimo e non t stanno a rispondere quando gli chiedi consigli e che tipo di birra è.

            Per fortuna molti pub mettono la carta delle spine su facebook o sul sito così posso scegliere dove andare a seconda delle birre che hanno al momento 🙂

  23. Rauchbierlover

    Volevo solo segnalare quanto letto su questo articolo riguardante lo Spring Beer Fest: http://www.egnews.it/editoriali/item/645-la-fiera-romana-della-vera-birra-artigianale-apre-i-battenti-nel-cuore-di-roma.html

    “Nell’occasione gli organizzatori della manifestazione hanno offerto la degustazione di 2 tipologie diverse di birra; una Pilsner “chiara”, prodotta nella regione cieca della Boemia, lavorata con cereale laziale a bassa fermentazione e con l’aggiunta di malto mielato che rende in tal modo la birra estremamente amara al gusto” malto=amaro

    “La birra degustata è caratterizzata, all’olfatto, da una spiccata presenza del luppolo che, al gusto, rende il sapore della birra molto più dolce e delicato” luppolo=dolce

    It’s a long way to the top if you wanna rock’n’roll, diceva qualcuno…

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