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L’amaro sapore della verità: siamo tutti beer snob (ma dipende come)

beer_snob

beer_snobBeer snob, beer nerd, beer geek. Questi termini indicano diversi modi “radicali” di approcciarsi alla birra artigianale e sono quasi sempre usati in modo negativo. Posto che non accade solo nel nostro settore, capita talvolta che una “sana passione” superi i confini della “normalità” – sto ricorrendo a una marea di virgolette, ma è d’obbligo – e sfoci in comportamenti e atteggiamenti fanatici, più o meno al di là dei limiti della ragionevolezza. In quei casi l’appassionato può entrare in un circolo vizioso che lo spinge a considerare la birra in modo sempre più aberrante, fino a perdere il senso di tutto il discorso (cioè il piacere di berla). Questo approccio è sintetizzato da un divertente video australiano intitolato – tanto per essere chiari – “Shit Beer Geeks Say” e rilanciato recentemente da A Good Beer Blog. Lo trovate di seguito.

Come potete vedere, il filmato è costruito semplicemente sulle affermazioni di presunti “beer geek” che, invece di godersi la loro birra, finiscono per analizzarla, vivisezionarla e, eventualmente, condannarla. Il tutto con un atteggiamento piuttosto stridente, che appare decontestualizzato dall’ambiente in cui la scena si svolge (un pub) e che dunque riesce a strappare diversi sorrisi. I protagonisti parlano di luppoli, infezioni, difetti, stili di appartenenza, descrittori, ponendosi sempre nella posizione di chi giudica e spara sentenze. Il video è costruito in modo intelligente, perché riesce a “giudicare”, senza porsi espressamente sul piedistallo dove sono saliti i suoi protagonisti.

Sicuramente il filmato vi farà (più o meno) sorridere, ma forse ci sarà un momento in cui non potrete non pensare: “Ehi, ma questo sono io! Queste sono cose che dico anche io!”. Magari vi identificherete col tizio che allontana disgustato il bicchiere urlando “Infected!”, oppure con quello che crede di aver riconosciuto la varietà di luppolo impiegata, o ancora con quello che sarà indeciso tra i descrittori “mandorla” e “marzapane”. In ogni modo, non potrete fare a meno di dover ammettere che sì, i protagonisti del video non sono poi così lontani da voi.

Bisogna per questo sentirsi in imbarazzo? Assolutamente no. Io ad esempio in quanto appassionato non posso non condividere il mio hobby, anzi quella è la parte più divertente in assoluto. Parlare di birra, anche entrando nei dettagli tecnici, è per me un piacere. E questo è il punto: il piacere nel fare una cosa. Se discorrere di birra deve diventare il pretesto per ostentare conoscenze (ammesso che siano corrette), allora c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Se sorseggiare una birra deve diventare la scusa per sparare sentenze e giudizi, con fare altezzoso, allora non ci siamo. Per carità, è giusto valutare se una birra ci piace o meno e se è perfetta o presenta difetti. Ma secondo me è corretto farlo in modo leggero e sereno, soprattutto quando ciò che c’è nel bicchiere ci piace particolarmente. In quest’ultimo caso l’imperativo dovrebbe essere principalmente quello di godersi la birra. Meglio se in compagnia.

Che poi alla fine chi taccia gli altri di essere beer snob è il più snob di tutti. O sbaglio?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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90 Commenti

  1. chi taccia gli altri di essere snob non è snob, ma ignorante e rosicone

    ok per la saccenteria, ma se sento due disquisire di Neorelismo posso trovarli tediosi, posso inserirmi per imparare qualcosa, di sicuro non mi sento figo a non saperne niente e tantomeno mi ritengo fiero di conoscere a memoria tutta la filmografia di Pierino. chissà perché invece chi è appassionato di birra dovrebbe farsi tutte queste menate…

    • alexander_douglas

      qualcuno snob lo è davvero del tipo, ma come non riconosci il cascade dell’amazzonia da quello della papa nuova guinea? XD

    • Tendenzialmente sarei anche d’accordo con la prima frase.
      Tendenzialmente.
      Poi si arriva sempre, sempre, sempre al: CHEPPALLE.
      Perché te puoi anche essere scienza birraria infusa, ma se non capisci che
      la gente ama anche la FUFFA (ed è un fatto, non una cosa che puoi cambiare),
      hai un limite. Un limite non intellettuale, ma sociale. Che è grave uguale però, nel campo di cui si sta trattando.

  2. Grazie per aver condiviso questo video, sto piangendo dalle risate! “”Pale Ale? No, is a white stout” è geniale.

  3. alexander_douglas

    La penso pure io come te 😀 anche se a dire il vero chi non è di questo mondo o settore tenderà a prescindere a guardarci come snob perchè sappiamo la differenza tra il frumento maltato e quello non maltato XD

    • Andrea Turco

      Ah ecco, mi hai ricordato una cosa con la quale volevo concludere. Lo faccio qui.
      Il punto è che quel video probabilmente sarà compreso solo dagli appassionati. Un Albanese non farebbe mai la caricatura di un beer snob, come invece lo ha fatta per il “sommelier” del vino (che raggiunge ben altri apici di aberrazione). Questo almeno ci salva!

      http://www.youtube.com/watch?v=0VxHR6vgOVw

  4. C’è snob e snob.
    Un conto è disquisire di luppoli o lieviti in una cerchia stretta di appassionati e bevitori seriali, un conto è fare i saccenti con chi a malapena ha comprato una Menabrea in tutta la sua vita.
    Nel primo caso ben vengano i precisini, guru e compagnia e chi si sofferma sulle singole sfumature e poi le condivide, altrimenti in molti rimarremmo al giudizio binario birra buona-birra brutta.
    Nel secondo caso…godersi in santa pace una birra è quasi un obbligo pur venendo spontaneo. Poi chi vuole andare oltre coltiva il fuoco ed analizza qualche aspetto nella propria testa…e riversa su forum, blog, ecc…spesso imparando qualcosa in più dal confronto, per fortuna, quando c’è.

  5. Sempre più persone s’interessano alla mia passione e mi chiedono delucidazioni e chiarimenti sul mondo della birra. L’approccio deve sempre cercare di far avvicinare e appassionare sempre più persone in modo divertente ed esaustivo…altro che snob!
    A prescindere da tutto credo che ognuno di noi ha da imparare nella vita tanto da quelli che ne sanno di più che viceversa. La condivisione della conoscenza (o dell’ignoranza) è una delle basi più importanti della nostra società.

    P.S. Il video è assolutamente geniale!

  6. Io ho solo capito che qualcuno ha messo un samsung nella birra…

  7. BANANAAAAAAAAAAAAAAAAA

  8. Il problema di base per me e` che comunque si parla di gusti e se a qualcuno piace la Menabrea buon per lui. Degustare una birra e “trovarci” il sentore di mughetto umido al mattino non ha nulla di sbagliato,e` quando mi si da` dell’ignorante perche` io invece non lo sento il mughetto che e` da snob! Non dimentichiamo che quella che per noi e` un capolavoro delle birre a fermentazione spontanea per altri e` solo una birraccia acida!! 🙂

  9. Bellissima al terzo minuto ” this is infected….unless is a Lambic,in that case is awsome!” ahahah

  10. “I can smell the contract.”

  11. “I heard he’s going thru a bit of a divorce…is really showing”

  12. Credo di avere visto un sommelier degustare la Sierra Nevada Pale Ale, adducendo sentori di “Ginestra”..

  13. Un conto è fare “il tecnico”, un altro è voler imporre la propria visione della birra al prossimo.
    Un conto è tentare di far capire che la Bud fa schifo, un altro è scagliarsi contro
    la filosofia sbagliata che quel tal birrificio veicola.
    Un conto è informare sulla differenza tra marketing e qualità reale del prodotto, un’altra è pretendere il “duro-purismo” del consumatore e dei publican.
    E infatti io sono ormai saturo di esperti di birra ad un livello tale che meno ne parlo e meglio sto. Fanno quasi disinamorare della birra stessa.

    • Andrea Turco

      In generale d’accordo con te, ma non ho capito cosa intendi qui:

      “Un conto è tentare di far capire che la Bud fa schifo, un altro è scagliarsi contro
      la filosofia sbagliata che quel tal birrificio veicola.”

      • Cercherò di essere più specifico con un altro esempio.
        Un conto è tentare di informare la gente che la Punk non è la migliore IPA mai fatta, un altro è dire che Brewdog o Mikkeller son “tuttammerda” perché vendon più fuffa che birra.
        Dire, nel senso: cercare di convincere il consumatore.
        Come se il consumatore dovesse abbracciare l’unico Verbo che veicola la “BUONA BIRRA”.
        Ma la FUFFA piace, ed è, come in ogni mercato, parte del prodotto.
        Che poi sia sbagliato che diventi predominante, io son anche d’accordo, ma non è una cosa che puoi imporre con atteggiamenti “so-tutto”.
        Arriva un momento in cui ci si deve rendere conto, dopo aver tentato di porre punti di vista alternativi, che uno beve quello che gli pare.
        E non capirlo, non accettarlo, soprattutto se quello lì è il tuo lavoro, è un limite preoccupante.

        Perché il rosicamento intellettuale degli anti-snob (di cui sopra) ben si compensa dal rosicamento “affaristico” di chi non sa fare marketing e non sa vendere.
        Se questa polemica poi diventa la rissa di quartiere tra birrifici artigianali o birrifici che producono cmq cose discrete, per me è avvilente.

        Quando succede, di solito, le persone ignare ed esterne, ti danno degli sfigati.
        Vedasi A.Albanese quando fa lo sketch del sommelier.

        • alexander_douglas

          penso che solo un cretino possa dire che Mikkeller e Brewdog siano solo merda….anzi io penso che i loro prodotti di qualità siano molto più numerosi dei prodotti andanti, solo che c’è un’ostracismo avvilente contro chi dalla nicchia cerca di passare ad un consumo più ampio spettro pur senza rinunciare alla qualità. Tanta gente beve la cosa strana per farsi vedere che è figo, e questo non va bene ed è questo che si dovrebbe “combattere” forse ancora di più del fatto che tanta gente beve veramente merda

        • Diciamo che non dici cose sbagliate…
          Mi spiegheresti meglio questo passaggio però?
          “Perché il rosicamento intellettuale degli anti-snob (di cui sopra) ben si compensa dal rosicamento “affaristico” di chi non sa fare marketing e non sa vendere.”

        • spiegaci perché a un’azienda è concesso di fare marketing con le peggio puttanate per imporci la sua visione di business e tutto ciò non solo è concesso, ma osannato, mentre ad altre persone non deve essere concesso di perorare e diffondere le proprie convinzioni, please

          per quanto mi riguarda, BD può anche cominciare a infustare la birra dentro a ruote di camion usate per favorire il riciclo ecologico spillando dalla valvola del copertone (se qualcuno che legge vuole usare questa idea-puttanata di marketing gliela regalo). allo stesso modo il Turco è libero di pubblicare un articolo su questa cosa titolandolo “Ecco la nuova minchiata di BD”

          O NO?

          io non mi sognerei mai di intimare a BD di cambiare il loro modo di comunicare. è il mercato che sceglie ed io parlo al mercato, di cui faccio parte, non a BD. tu invece pretendi che chi la pensa diversamente da te si astenga dal comunicarlo. hai una bella concezione della libertà di pensiero, i più vivi complimenti

          • Hai ovviamente (ma non è la prima volta, n’est pas?) distorto quello che viene detto per sfruttarlo a tuo uso e consumo.
            Tanto per ribadire e confermare.
            Libertà di parola e pensiero? Sempre.
            Vuoi rivolgerti al mercato? Ottimo.
            Vuoi rappresentare un modello di saccenza e snobismo duro e puro in un forum o su un blog? Niente te lo impedisce.
            Per carità!

            Dici che non ti sogneresti mai di cambiare il modo di comunicare di BD, e fin qui siam tutti d’accordo, ma BD non impone niente a nessuno.
            Il marketing non impone un cavolo, semplicemente può (possibilità su tante) comunicare puttanate per vendere.
            Il problema di fondo è che l’alternativa a BD non comunica abbastanza bene da essere alternativo a BD.
            E da qui parte il rosik, gne gne gne, BD vende e rovina la birra.
            Perchè il problema non è il marketing, è il contenuto del marketing.
            E chi sta a rosicà son coloro che, pur magari avendo una filosofia più virtuosa (dal loro punto di vista), non sono in grado di dimostrarlo e risultano anzi inculenti come una scopa in culo.
            Ed è quello che succede: ho il Verbo e “mi rivolgo al mercato” che diventa in realtà “mi rivolgo a te, povero ignorante, e ti educo alla vera verità”.
            Mi rivolgo al mercato, ma lo capisco il mercato? O lo voglio modellare a mia immagine e somiglianza senza compromessi?
            Poi capisci che uno è molto tentato a farsi infinocchiare dalla Beer For Punks che almeno non deve sopportare certi pistolotti ^^
            Questo almeno è quello che ho sempre avvertito, direttamente e indirettamente.

          • e chi avrebbe detto che BD impone qualcosa a qualcuno? so benissimo cos’è il marketing. il mio, se avessi un minimo di flessibilità mentale, potresti vederlo allo stesso modo: è marketing. o contromarketing. qual è, quindi, il tuo problema? non sei d’accordo con me? fai del contro-contromarketing senza stracciarmi l’anima con stronzate tipo la saccenza, lo snobismo o mettere in bocca ad altri cose che non dicono o non pensano. si vede chiaramente che non hai argomenti intelligenti da portare tranne la solita aria fritta…

            BD ti dicono che sei figo se bevi le loro birre perché le bottiglie sono foderate di pelliccia? e io ti dico che sei uno sfigato e certo di spiegarti perché. è ovviamente il mio punto di visto

            il problema non è che gli altri non comunicano abbastanza bene. il problema è che questi fanno birre MEDIOCRI, MEDIAMENTE. l’ho scritto 80 volte su ripetuti assaggi e non è che se tu continui a ripetere in continuazione con metodo berlusconiano che fanno birre eccezionali questa palla diventa vera. sono birre MEDIAMENTE MEDIOCRI. qualcosa di buono? ok. ma anche delle ciofecazze micidiali. l’uno lato positivo, dal mio punto di vista, sono i prezzi di certi loro prodotti

            è questo per me il problema: essere leader di mercato con prodotti mediocri. se fossero Port Brewing li criticherei per gusto personale nella scelta di fare i cretini, ma non avrei nulla da eccepire riguardo alle scelte di chi li beve, li berrei pure io. il punto è che se sei un birraio eccezionale non hai bisogno di fare il cretino per vendere birra…

            poi ‘sta cosa romana del rosik è davvero da puri dementi… non vendo birra… ma cosa vuoi che me ne fotta se tu ti fai le seghe con una boccia di 5 AM appena arrivata in Italia e già in oltretomba tipo quella che ho assaggiato due settimane fa (alla cieca) solo perché ti senti figo a bere BD… io bevo (noma a caso) Birrificio Ducato e bevo mediamente qualche milione di volte meglio su stili analoghi… lascia giudicare chi legge, non sto cercando di convincere la maggioranza e fattene una ragione se senti che ti sto indirettamente insultando per i tuoi gusti e le tue idee birrarie… lo sto facendo davvero, e continuerò a farlo

          • Io non ho nessun problema.
            Siete voi che stracciate l’anima al consumatore.
            Se il tuo contromarketing fa l’effetto opposto a quello voluto, magari è il caso di scendere dalla brocca di supponenza.
            A partire dal tuo tono, per l’appunto, e se non te ne rendi conto, caro SR, sei una persona limitata.

            Anche che le birre di BD siano mediocri, e mi sta bene anche ammetterlo guarda, il limite è degli altri che, avendo birre migliori, non gli sanno fare concorrenza.

            Io non mi sento insultato per le mie “idee” (boh), sto solo dicendo che parte del problema del predominio di BD è l’atteggiamento speculare di produttori e publican al tuo.
            Atteggiamento che poi porta a determinate scelte commerciali di chiusura mentale e tanti saluti.
            Ah, giusto per capirci, questo discorso lo puoi ampliare senza problemi a tutta la PMI italiana.

          • “Se sei un birraio eccezionale non hai bisogno di fare il cretino per vendere” : mica vero. Siam nel 2013.
            Nemmeno nei ristoranti funziona così. Nemmeno nelle trattorie ormai.
            O fai la nicchia protezionistica autoreferenziale e piagnistea, o se ti misuri col mercato devi fare il cretino (in senso ampio del termine) a 360°.
            Oppure ti accontenti.
            E ci sta che ti accontenti.
            Ma se poi non ti viene riconosciuta la tua eccezionalità, anche senza parlare di vendite, ma in termini di comunicazione, non ti puoi lamentare.
            BD fanno i cretini? Lo fanno meglio di altri.
            C’è gente che fa marketing senza fare i cretini? Dipende se gli rende
            nella medesima misura.
            Al prodotto si associa sempre il controno, e se un birrificio con poco prodotto riesce a essere leader è “COLPA” degli altri. Non di BD.
            Tutto qui.

            P.s. Per il resto fai pure tutta la fuffa dialettica polemica. E’ sempre piacere vedere

          • voi chi? parli con retorica tardo settecentesca dandomi del voi o non ti sei accorto che stiamo parlando io e te?

            straccio l’anima al consumatore? e chi saresti tu per dirlo? il presidente dell’associazione consumatori? il presidente del fan club italiano di BD? tu sei uno, e io sono uno. primo: dico quel cazzo che mi pare, fattene una ragione. secondo: se straccio le balle, anche tu me ne stai facendo a carpaccio una da un paio di giorni eppure non mi sono ancora messo a piangere. dovresti essere contento e ringraziarmi invece, così quando ti stappi una lattina per sentirti cool grazie a me dovresti trovare nuovi amichetti a cui ho stracciato le balle

            del mio tono me ne rendo perfettamente conto caro mio: è quello che uso con i fresconi per manifestare tutto il mio disprezzo (in genere sono così fresconi che nemmeno se ne accorgono). gente che di fronte ad aziende mediocri con un grande marketing e aziende di qualità senza un grande marketing quasi ci godono che quelli meno abili commercialmente non si sappiano imporre sugli scarsoni virali che sanno usare utube. gente che invece di stimolare un consumatore che segue solo la moda e l’immagine di un prodotto verso la vera ricerca della qualità (sempre che la sappiano riconoscere) sbattendosene del marketing preferisce salire in cattedra per fare una lezione di strategia aziendale, senza nemmeno rendersi conto che sostituire l’immagine al prodotto è la stessa tecnica che adotta l’industria per annientare la diversità e la qualità e per conquistare mercato e profitti: bevi questa birra che sei un figo. ma è buona? ma chissenefrega… è un DI CUI. e questi sarebbero appassionati di birra? che dio ce ne scampi…

            “Se sei un birraio eccezionale non hai bisogno di fare il cretino per vendere” – hai mai sentito parlare di Sierra Nevada o New Belgium? lo sai che quota di mercato sull’artigianale hanno in USA? hai idea della qualità delle birre che producono là (qua arrivano fritte spesso) pur con dimensioni e stabilizzazione (peraltro certo non meno invasiva di BD)? ti risulta che Ken Grossman abbia mai dovuto vestirsi da pirla per vendere birra? stai cercando di dirmi che nel 2013 un’ampia fascia di consumatori di 20-35 anni è costituita da pirla, nicchia di mercato feconda e permeabile a messaggi di marketing virale da rincoglioniti? lo so, grazie. qual è la soluzione? spingere chi si impegna a produrre birra di qualità a fare anche lui il pirla per venderla o stimolare chi compra un’immagine e non un prodotto a considerare più il prodotto, facendolo sentire un po’ coglione perché della birra ha colto solo la parte più effimera? io sono un inguaribile utopista e voto la seconda… comunque la tua visione per
            cui oggi l’unica maniera per vendere sia quella di raccontare pirlate fa francamente accapponare la pelle… renditi conto che il 99% della craft beer nel mondo è venduta da gente che fa comunicazione, anche aggressiva, senza bisogno di rendersi ridicola e di trattare i propri clienti come dei coglioni senza che nemmeno se ne accorgano…

          • Mi piace molto “tardo settecentesca”, questo sicuramente fa capire che oggi sei in “formissima” per usare un bellissimo termine cool (anzi no, il cool sono io).
            Io non devo essere nessuno per dirlo. Fattene una ragione: tu scassi le balle.
            D’altronde io ho postato per primo, e tu ovviamente sei partito lancia in resta, con le tue solite filippiche.
            La cosa fantastica sui “fresconi” è che di loro non capisci una beata minchia.
            Perché giungi a conclusioni tutte tue (quando ti va bene, parziali) e cerchi di incasellarli nel tuo ordine mentale per sostenere tutti tuoi rant.

            Si io quasi ci godo.
            Perché se un barista fa il migliore caffé del mondo, ma è un coglione che non mi tratta in un modo più che perfetto (quindi anche il tono ovviamente), stai sicuro che nel suo bar non ci torno.
            Se il posto non è confortevole e carino, se vuole essere alternativo a tutti i costi perché “cioè il mio caffè è er mejo” quindi il resto chissene perché il “vero caffè” si beve nella bettola zozza, io nel suo bar non ci torno.
            E si.
            Se vendi e non mi tratti coi guanti visto che ti porto il mio dinero, tu ne paghi le conseguenze.
            Benvenuto nel magico mondo del mercato.

            Tu, il consumatore (va bene “tu”?) lo stimoli con calci negli zebedei.
            Il tuo anti-marketing fa godere BD. Gli porta carrellate di clienti.
            Il tuo, e di coloro che si approcciano alla diatriba nel medesimo modo.

            Invece di fare le domandine retoriche su Sierra Nevada, bypassando con salto triplo il fatto che vivano in un altro universo praticamente, chiediti che approccio al cliente hanno, chiediti se non hanno mai fatto marketing, ma soprattutto chiediti da quanti anni ci sono e quanto tempo hanno avuto per fidelizzare i clienti.
            Sierra Nevada è un brand ed ormai anche loro (se volessero) potrebbero produrre della cagate o delle mappazze che tanto venderebbero lo stesso.
            E tu pensi che i “nostri” possano fare come loro? Secondo te è più facile copiare Mikkeller o copiare Sierra Nevada per un birraio italiano?

            Tu sei un inguaribile utopista e mi sta benissimo. Quello che non mi sta bene è che tra BD e B.I. o Extraomnes (e a scanso di equivoci, preferisco le ultime due) tu non ci veda vie di mezzo. Bene, auguri.
            Resto dell’idea che se sei piccolo e produci poco, un po’ devi scendere a patti, almeno all’inizio.
            Amen.

          • Che poi ci sarebbero da aprire mille parentesi sul fatto che io continuo a vedere millemila persone che bevono BD, sono contente, e hanno smesso di bere industriale.
            Che magari bevono anche altro, ma che è grazie a BD che sono passate ad altre birre.

          • Mi sono già espresso, ma l’esempio del caffè è una zappa sui piedi, permettimi…

          • Permetto assolutamente, se mi spieghi perché sarebbe una zappa sui piedi.

          • Ma secondo te…è più snob uno chè pretende un buon caffè o chi non torna nella bettola?
            “Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?”(cit.)
            http://m.youtube.com/#/watch?v=Q5II2y1VtuA&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3DQ5II2y1VtuA

          • @Jarrett: Volendo estremizzare, entrambi.
            Volendo fare un discorso articolato, dipende.
            Il buon caffè non giustifica in nessun modo che tu sia un cafone, che tu sia saccente, o che tu non curi il locale (ambiente, servizio, ecc.).
            Che non significa che il locale debba essere trendy e fighetto, o che il bar debba essere un ritrovo della città-bene.
            Ma le cose base di un locale debbono esserci:
            pulizia, servizio, personale gentile e disponibilità.
            Vuoi fare il cazzaro? Prego. Io cambio bar.
            L’ho già fatto, e lo continuo a fare.
            Poi disquisiamo pure su chi è lo snob, ma prima viene il fatto che son tuo cliente, poi tutto il resto.
            Tra l’altro è un paragone calzante perché il rapporto bar-cliente, molto personale, non è poi tanto diverso da quello publican-cliente.
            Sono il primo che sostiene che una scrematura nella clientela è d’obbligo se proponi qualità del prodotto. Non puoi piacere a tutti.
            Ma le derive e le esagerazioni in questo senso sono all’ordine del giorno.
            Questo “non puoi piacere a tutti” diventa “sono giustificato perché questo sono io e il mio locale”.
            Sono stato fortunato che nei pub mi è capitato meno che nei bar, ma
            spesso l’approccio iniziale non è stato così felice, ed è solo per il fatto che la passione ha prevalso sull’impatto che poi le cose son migliorate.
            Ma il cliente medio NON è sempre un appassionato viscerale della birra artigianale. Può anche essere un medio avventore che rischi di perdere
            per un pub da “baraccone” come ne nascono ogni giorno….
            L’approccio che mi infastidisce è quando il gestore ti da l’idea che il cliente sia un atto dovuto.
            Un po’ come i voti ai partiti: se non mi votano è perché non mi hanno capito. Bullshits. Se non ti votano è perché gli batti sul c***o.
            Che poi non ci vuole molto, basta un minimo di impegno a farsi voler bene.

          • Drachen, mi ha definitivamente affettato un coglione… non ho voglia di leggerti per intero, mi fermo alle prime due righe: se ancora non l’hai capito dopo tutto questo blaterare, che a te o a qualcun’altro scasso le balle non me ne fotte un’emerita pippa. non è che se me lo ripeti 70 volte riesci a farmi sentire in colpa… continuo cmq a sbattermene le balle… oltretutto se a darmi questo pesante giudizio è vossignoria “Drachen”, come potrai facilmente intuire, me ne sciacquo le parti intime…

          • @jarrett

            mi son letto il pezzo sul caffé. spiegami tu che l’hai capito cosa c’entra un posto dove il barista non lava la macchina e ti tratta a pesci in faccia con un birrificio che fa marketing costruito tutto sull’immagine e non sul prodotto…

          • L’ho inteso come immagine vs qualità…
            Al di là di ciò, ho assaggiato birre favolose con etichette (vedi marketing) tremende ma degnissime e birre sciacquate di osannati birrifici americani…così come ho trovato belle birre e publican (con la p minuscola) scontrosi ma non mi sono mai ridotto al punto di non andarci e permettergli di privarmi del piacere di bere quelle buone birre che si ritrova in frigo. Tu, Drachen, lo marchieresti a vita…ecco perchè in Italia spopola il gastro-fighetto-pub dalla finta finezza.

          • Sono contento lo stesso.
            Siamo calati infatti da tante righe inutili a solo 7, perché solitamente i tuoi interventi sono 1 riga di concetto, 3 di improperi, 2 di espressioni colorite .

            Riguardo alla domanda sul caffé: sei un maestro nella decontestualizzazione.
            Di questo te ne va dato atto.
            Che poi tu faccia finta di non capire, a questo punto, devo smetterne di interessarmente egualmente. ^_^

          • @jarrett

            con personaggi come Drachen, che restano cmq una minoranza, ma folta e in grado di foraggiare quei birrifici che attingono a piene mani alla nicchia dei “modaioli” (chiamiamoli così in un impeto di politically correct), dovrai sempre più farci l’abitudine… è il mercato, è naturale che mano a mano che la torta si ingrossa ci sia chi si inventa i metodi più astuti per acchiappare un fettone. questi di BD sono sulla lunghezza d’onda dei 20-30enni, o almeno di una certa tipologia, quelli più permeabili alle fregnacce che guarda caso corrispondono a quelli più disposti a spendere per un marchio e per sentirsi fighi. peccato che ciò non basterebbe a rendere BD davvero big e resterebbero dei Mikkeller qualsiasi. il successo di BD non lo capisci senza l’altro fattore veramente fondamentale che l’astuto Drachen non ha toccato: il prezzo. certe birre di BD sono estremamente competitive, senza quello non finirebbero tutte quelle lattine sugli scaffali, che beershop e publican son mica tutti scemi come certi clienti. è il ripetersi di schemi noti dell’industria ed io non vedo grande differenza fra un paio di Nike, una Fanta e BD nella strategia di porsi. la domanda che devi sempre farti è: mi piacerebbe nel mio locale di fiducia trovare BD al posto di XXX? parlo di spina, ma anche di bottiglie, perché ovviamente la cantina non è infinita. nel mio caso no, perché le trovo birre poco interessanti, quando non grame, e sostengo altre scelte. purtroppo un marketing efficace supplisce, spostando l’obbiettivo dal prodotto all’immagine. cmq la birra è un prodotto per gente sveglia, le cose vanno solo spiegate per quello che sono in realtà, sotto la crosta… poi, i Drachen ci saranno sempre…

          • @Jarrett
            Già. Per questo la birra sarà sempre per “gente sveglia” e quindi di nicchia, che ha poche menate, che si adatta a tutto (a tutto), salvo poi aprire 555 luoghi di discussione per fare polemiche su quanto “tizio si è imborghesito” “caio ci ha lucrato un po’ troppo” “sempronio vende a Eataly”.
            Una bella setta, di gente sveglia, che si fa i pompini a vicenda (cit.), o si scinde in duecentosettasettemila associazioni pronte ad accoltellarsi verbalmente und filosoficamente.
            Bellissimo ambiente. Chi non vorrebbe farne parte?

            Il tuo discorso cmq filerebbe se la passione fosse esponenziale in tutti coloro che bevono birra. Cioè se fosse LA Passione, ed il resto fosse contorno.
            Peccato che con SOLO queste persone non stai in piedi e non stai aperto.
            C’è anche gente per cui la birra è UNA passione, ma vuole ANCHE altro.
            Nella birra stessa magari. Perchè no?
            Soprattutto se la birra buona (ed il caffè buono) lo trovi anche da gente meno inculenta (mi ritengo abbastanza fortunato in questo senso nella mia zona).

            Il prezzo?
            Il Ducato fa la birra più cara che io riesca a reperire, roba da seppellire le tasche medie, eppure è ovunque, spopola e mi pare abbia un successo imparagonabile ad altri birrifici italiani.
            Se prendo le birre di fascia “bassa”, quelle senza nome, del Ducato, le pago sempre di più che quelle di altri birrifici.
            Allora è prezzo o il marketing che ha fatto la differenza (oltre la qualità indubbia)?
            Ti sei mai chiesto se il prezzo di BD è un obbligo per poter sostenere una birra che tutto sommato non è tra le migliori?
            E se il volume di produzione che oggi subisce così tante critiche (pastorizzata, filtrata, bla bla) non solo aiuta quel prezzo, ma è conseguenza di un giusto start-up che poi magari non è proseguito nella giusta direzione ma cmq rimane un modello imprenditoriale da imitare?

            Poi non si capisce il perché se un pub ha una rotazione di spine, a rotazione non ci possa finire BD, almeno nelle sue punte qualitative.
            Poi è chiaro, se vuoi distinguerti non vai sul grande nome.
            Ma questo se vale per BD, vale anche per altri grandi nomi (spesso mitizzati).

            Ah, il buffo SR, ovviamente, sta tentando ancora di incasellarmi in una categoria di “consumatori” a cui non appartengo. Straordinario come la gente ami le etichette per semplificarsi i ragionamenti.
            Un po’ come i partiti e le squadre di calcio.

          • il Ducato ha anche una scontistica che se sapessi almeno vagamente ciò di cui stai parlando dovresti conoscere… e soprattutto il Ducato fa della birra palesemente migliore di BD…

          • Sono d’accordo sulla qualità, sui prezzi invece siam lontani da altre realtà, almeno sulla linea principale che riguarda AFO, Viaemilia, ecc.
            La “scontistica” ce l’hai se tratti direttamente forse.
            Dove mi rifornisco io non c’è. Cioè c’è, ma me la fa il grossista su tutto quello che compro.
            Tu pensi forse ad un mercato dove il consumatore non passa attraverso distributori, grossisti, beershops (se sopravviveranno), ma va direttamente “alla fonte” ?
            Ri-auguri.

          • su Drachen, metti in moto le rotelle. sto parlando dei pub, di sicuro io non ho l’impianto spina a casa mia e non vado a prendere fusti dai birrifici…

            i prezzi in Italia stanno diventando una jungla: c’è chi compra diretto, chi passa dal distro. c’è chi ha scontistica perché lavora tanto una birra, c’è chi ce l’ha perché è un big, c’è chi fa un prezzo a uno e uno all’altra perché uno può essere un po’ fesso e/o l’altro può essere particolarmente sveglio. e non sempre zone diverse hanno gli stessi prezzi: al centro nord, per i pub specializzati, è abbastanza comune l’acquisto diretto

            senza andare OT, il punto è che in Italia trovi prodotti eccellenti a prezzi in linea col mercato della qualità. anche potessi risparmiare 8 euro al fusto per prendere un prodotto economico e mediocre che poi vendo meno, che affare ho fatto? solo che se ci fai un bel marketing coi fiocchi a prova di frescone ecco allora che il prodotto mediocre diventa eccellente ai palato (d’amianto) medio e tutti quanti sono contenti. tranne chi lavora meglio e chi ama la birra

          • Dead pony club (ottima) a 2.5€ (ottimo) per me è un rapporto qualità prezzo difficilmente da battere al momento.

          • della Dead Pony parlando bene alcuni. io oramai BD lo bevo molto sporadicamente, mi son preso troppe sole oltre al fatto che non mi piace molto la loro “mano”, e quella mi manca (e mancherà fino a nuovo ordine). trovo sempre altre cose che mi stuzzicano di più

            il prezzo spacca. qua stan tutti lodare le capacità di marketing ma scommettiamo che se costasse come una Avery quel marketing sarebbe meno efficace?

        • Senza andare OT, il pub è un intermediario, al consumatore interessa il prezzo finale.
          Io personalmente non ho mai visto in un pub degno di questo nome che BD costasse meno di altre birre.
          Che poi BD raggiunga PIU’ pub, grazie ad un prezzo diverso, e che arrivi a “cani e porci” è altra faccenda.
          L’acquisto diretto non può essere il futuro, a meno di non avere un birrificio sotto casa (ma proprio SOTTO casa). La gente lavora, c’ha poco tempo per comprare due spaghetti per il pranzo del sabato, figurati farsi km per andare compare la birra.
          Pure i frequentatori abituali di discussioni sull’argomento, quindi fanatici nel loro piccolo, gli sbatte un po’ farsi una decina di km per fare rifornimento.
          Il palato di amianto E’ e SARA’ sempre la media.
          Se per amianto consideri uno che non sa distinguere una birra fiacca da un’altra, una american IPA da un’altra, ecc.
          Non puoi pensare che:
          A) la gente diventi col palato raffinato come il tuo.
          B) la gente si faccia insegnare cosa deve bere, anche se ha il palato di amianto.

          E’ già molto che passino a stili diversi e marche diverse. E questo molto, piaccia o meno, è anche grazie a BD.

          p.s. a me la Dead Pony piace, ma non mi entusiasma. Sto fisso sulla Punk.

          • aggiungo:
            Per arrivare a fare volumi E QUINDI a fare quel prezzo, come pensi
            che ci sia arrivata BD?
            Creando domanda. Facendo comunicazione.
            Aspetta, com’è che si chiama? Ah si. Marketing.

          • Riassaggiata la Punk IPA in lattina proprio per fare un confronto con la DPC: pessima. Superfiltrata (non ci trovo niente di male nel filtraggio) e scarica. Non mi ha mai fatto impazzire ma me la ricordavo meglio.

          • @Drachen

            l’acquisto diretto non sarà il futuro ma il 90% (per difetto) dei pub *specializzati* che conosco lo fa, a volte parzialmente a volte totalmente rispetto alla propria offerta. informati. forse forse una ragione ci sarà. la gente lavora, e il lavoro di un pub è comprare birre alle migliori condizioni, guarda un po’. non c’è da fare km, esistono anche gli spedizionieri… e per quanto buono possa essere il marketing di un birrificio, se un pub ha un’alternativa altrettanto valida (nel caso di BD addirittura migliore) a prezzo più conveniente, BD si attacca, perché un publican sa veicolare i gusti della clientela e proporre alternative: ci saranno anche i tarati mentali di BD, ma la maggioranza non è così fidelizzata, vuol solo bere bene ed essere consigliata. ecco perché saran pure dei genii del marketing virale, ma poi son le lattine a 2.50 al beershop quelle che (insieme al marketing) ti fanno conquistare il mercato…

            @Indastria

            alleluja. sarò mica solo io a pescare ciofeche da questi… io, come scrivevo, 5 AM imbarazzante poco tempo fa. nemmeno io ho nulla contro la filtrazione fatta con criterio, la superfiltrazione tipo Ferrarelle secondo me invece penalizza le birre. cmq il problema che io ho riscontrato più spesso nelle BD è il diacetile

          • Dead Pony Club assaggiata alla spina qualche mese fa. Praticamente acqua luppolata. Piatta, noiosa e spenta. Non è che le birre dei brewdogghi davvero degne di nota si contano sulle dita di una mano? Non è che il marchio scozzese viene un po’ troppo sopravvalutato e strumentalizzato dai suoi ciechi sostenitori?

          • Io di ciechi sostenitori, se non della prima ora, non ne vedo tanti.
            Vedo gente che a cui piacciano sempre 5-6 birre, appunto, anche se in questo “range” i nomi delle stesse cambiano tanto.
            Stiam parlando di Punk e Dead Pony e ci son già opinioni antitetiche.
            La cosa dovrebbe essere considerata normale, invece sembra che sia un malcostume. Non è così. Fino a che non si riuscirà a separare un pochettino il discorso degustativo-tecnico dal piacere di bere, fino a che si utilizzerà lo stesso tono verso BD come se fosse Budweiser, secondo me non se ne esce e si provocherà l’effetto opposto a quello voluto: la radicalizzazione nel marchio rispetto al consumo mediamente consapevole.
            Non a caso c’è chi beve Bud e Corona per il marchio, il che è tutto un dire…. ^^

          • Ma il punto è proprio questo! Al netto di tutte le opinabili scelte degli scozzesi in fatto di marketing, le loro birre non vanno quasi mai a braccetto col piacere di bere… 😉
            L’ultima fregatura l’ho presa con la Riptide, una delle peggiori imperial stout che abbia mai bevuto. Di tanto in tanto mi sforzo di assaggiare le birre dei brewdogghi, ma i risultati non sono mai soddisfacenti. Mi spiace dirlo ma è così.

          • Scusa Michele ma non è vero. Non in senso assoluto.
            Il tuo intervento viene probabilmente da un palato ormai talmente selettivo che non è e non sarà mai, media.
            Molta gente si gode la Riptide e altre birre BD, bevendo anche altro, non avendo le velleità “tecniche” e nemmeno la conoscenza di centomila birre dello stesso stile (che manco gli importa).
            Poi magari gli fai sentire una birra che gli piace di più, ma non è che dopo si mette a sostenere che quelle prime non gli son piaciute.
            Poi se vogliamo dire che il salto “Heineken -> BD” è uguale a “BD -> birrificio artigianale cazzuto” allora mi arrendo.
            Per me non è così, ed è invece una posizione dettata da altro.

          • Ora il discorso comincia ad assumere contorni più nitidi.
            Mi stai insomma dicendo che buona parte della produzione di BrewDog è destinata ad assecondare i gusti e le esigenze di una fetta di consumatori poco consapevoli, che non dispone di un palato particolarmente esigente ed allenato e non coltiva quindi grosse pretese degustative.
            Qual è in definitiva il merito della ditta Watt & Dickie? Aver indotto masse di giovani ad abbandonare Heineken e Stella Artois per convertirsi alle loro modaiole birre in lattina?
            Certo, meglio che niente. Ma la birra artigianale è molto di più! Non si ferma ai brewdogghi e meriterebbe qualche ulteriore approfondimento…
            Ora come ora in Italia ci sono decine e decine di birrifici superiori a BrewDog. Tanto per restare ancorati all’esempio della Riptide, qualche tempo fa ho avuto modo di assaggiare l’ottima Imperiosa di Civale.
            Dal confronto la birra dei pinguini ne esce con le ossa rotte…

          • Michele, con garbo lo stai facendo a pezzi. mi inchino e cedo il passo

          • Grazie Stefano 😉
            Ma non ho nulla di personale contro Drachen. Mi sta semplicemente a cuore squarciare il velo sul triste fenomeno del brewdogghismo 😀

          • io mal sopporto chi, per supportare le proprie convinzioni ed i propri gusti, liquida tutto con “il mercato ha sempre ragione” e bisogna corrergli dietro. forse ci si dimentica che 10 anni fa in Italia la birra artigianale praticamente non esisteva e tutti bevevano la Tennent’s: aveva ragione anche allora il mercato? il mercato non è un’entità terza, ma qualcosa di dinamico di cui tutti facciamo parte e dovremmo lavorare per renderlo sempre più migliore. mal sopporto chi mette al centro delle qualità di un birrificio la sua capacità di comunicare: siamo su un blog di marketing o di birra? nessuno nega l’esigenza di comunicare, ma un marketing sano dovrebbe trasmettere i valori del birrificio e del prodotto, spiegare la qualità e come la raggiunge, porre l’accento sul piacere che dona una birra di qualità e ovviamente costruire bene un marchio per farlo meglio degli altri. lo Champagne è un vino di successo non perché ha puntato tutto sul costruirsi l’immagine di vino di moda da sborone… ma perché è un grande vino e tutti lo sanno. poi ci sono anche gli sboroni che lo bevono per il nome, ma quella è una conseguenza, non il fine… qua invece pare stia diventando figo chi adotta i metodi della Coca Cola in versione punk: se ti bevi la mia roba fai parte della rivoluzione e sei un figo. ma va cagare va…

            sai poi qual è il risultato? in altri lidi, una birraia che lavora per un birrificio UK di quelli moderni di questo filone (gente che fa roba molto migliore di BD cmq, per capirci), non può usare luppoli UK in birrificio perché i capoccia hanno deciso che oramai questa è roba da anni ’80 e ’90, luppoli boring… eggià, w il mercato e chi sa comunicare bene… magari stronzate, ma quanto le comunicano bene…

          • Brewdog ha cambiato il mondo di intendere la birra, e c’è stato un tempo in cui ne eravamo felici, non dimentichiamolo mai.

            “e quel giorno fortuna vuole ci fosse la Brewdog Trashy Blonde a pompa… FAVOLOSA! bellissimo aspetto dorato brillante, schiuma bianca pannosa e persistente, amaro poderoso (forse oltre i confini di qualsiasi possibile stile britannico tradizionale) ma non fine a sé stesso, non modaiolo (cioè non infestata da luppoli americani) se non per la presenza massiccia di luppoli (nobili), sorretto da un corpo leggero ma presente. peccato essersene presi solo una pinta.”

          • @SR

            Eri a Londra, l’hai bevuta spillata a pompa e correva l’anno 2009.
            Ti è più capitato di ribere una Trashy Blonde nel medesimo stato di grazia?

          • non c’entra proprio un accidente il mio virgolettato col concetto che esprimi, abbi pazienza…

            a me BD non ha cambiato un bel fico secco, credimi. o forse, indirettamente, quello è inevitabile. le primisssssime BD le ho assaggiate da Nino quando non le conosceva nessuno in Italia e nessuno se lo filava. son passati anni, non so manco quanti. facevano cagare. indovina? diacetile… è impressionante il successo che hanno avuto partendo da quella roba…

            quando l’ho ribeccato in quel locale appena dopo il London Bridge e prima del Market Porter, fu una bevuta che mi ricordo perfettamente anche oggi. perché fu ottima, e perché fu l’unica memorabile di BD in vita mia. di BD si cominciava a parlare allora, non erano ancora arrivati i pinguini e tutte le altre amenità, era uno di quelli di cui si parlava. tornato in Italia, tramite il buon Bilbo, riuscii a procurarmene un mezzo cartone. prima di tutto, strafiltrata e scialba, nemmeno parente di quella bevuta in keg a Londra. poi, indovina? diacetile… lavandinate

            oggi quella Thrashy non esiste manco più

            ti assicuro che il mio modo di intendere la birra l’ha cambiato molto di più Crouch Vale. o le IPA di Calagione al Salone del Gusto del 2002 (?) o la presentazione della BA a Rimini del 2001 (?), altro che questi qua…

          • @michele

            no. infatti l’enfasi nel commento era proprio perché non me l’aspettavo. poi sono diventati i pagliacci che conosciamo e ciò non me li rende simpatici, ma il punto è che qualitativamente spesso ti arriva quel che ti arriva. poi magari son gli stessi che si lamentano dell’incostanza dei birrifici italiani…

          • “Fare a pezzi” ma vi sentite quando parlate? ahah.
            Una roba che nemmeno nel peggiore talk show di serie Z potrebbe uscire.
            Occhio che l’autorefenzialità diventa anche incapacità a sostenere una discussione, soprattutto quando si vuole distorcere quello che dice l’altro.
            CHe il mercato abbia ragione o no (e spesso non ce l’ha) non ha molta importanza: quello che ha importanza è il compromesso inevitabile che va fatto con esso.
            Ora se non si scende a compromessi, BD ha strada spianata, tanti saluti e grazie. Il resto son pugnette.
            PUNTO 1:
            “Certo meglio che niente” -> sta tutto li.
            BD è brava a far passare tutte le sue birre come esperienze, mentre magari ne ha 3-4 buone sul totale del range.
            Le decine di birrifici italiani che fanno birra migliore resteranno sconosciute se non seguiranno la propria strada di compromesso col mercato. E significa adeguarsi ad una comunicazione diversa, non quella del bottegaio sotto casa.
            Comunicazione, non birra diversa.
            La conoscenza e l’esperienza NON bastano.

            PUNTO 2:
            Nessuno ha disquisito che la birra artigianale sia molto di più.
            Io disquisisco sul fatto che la gente debba avere voglia di appassionarsi come facciamo noi.
            Che tutti da una rivelazione artigianale debbano diventare degustatori semi-esperti.
            Il grosso del consumo non sarà MAI così.
            Molta gente non riconoscerà la differenza tra una Sierra Nevada e non dico una AFO, ma anche una Punk.
            Ribadisco: più state su quelle posizioni, più fate la fortuna di BD.

            PUNTO 3:
            La Tennent’s è ancora adorata da gran parte della gente.
            Il passaggio industriale -> artigianale è stato della nicchia della nicchia e volumi diversi si hanno avuti proprio grazie a birrifici che han cominciato a comunicare non solamente “i valori” dell’azienda ma anche un “contorno” fuffa accattivante.
            Lo fa anche il Ducato, col suo stile, e non ci vedo nulla di male.

          • “Ora se non si scende a compromessi, BD ha strada spianata, tanti saluti e grazie”

            LOL. questa è galattica… Sierra Nevada sta già tremando…

            continui a fracassare i maroni su ‘sta comunicazione… come se venissimo tutti dalla jungla… il problema non comunicare o meno, ma cosa SCEGLI di comunicare… e poi provo a ripetertelo il fattore chiave: IL PREZZO… certo, gli italiani sono tutti degli imbecilli che non sanno comunicare, ma tu intelligentone lo sai qual è il tax rate in UK per una impresa e quanto è in Italia? prova a fare il BD con i costi italiani, vediamo se vendi la stessa quantità di birra ai punkabbirra…

            sul PUNTO 2 disquisisci di cose di cui io non ho parlato né mi interessa discutere. lo so anche io che la maggioranza del genere umano è stata e sempre sarà superficiale. tantomeno (poi sono io il travisatore di professione, eh?) auspico un mondo di esperti, dio ce ne scampi. ci vuole un esperto di caffé per capire che Gianni Frasi è meglio di Lavazza? o che Mascarelli (è un pastificio) è meglio della Barilla? il punto è il ruolo che deve avere l’esperto o appassionato che dir si voglia: trasmettere un messaggio critico verso il mercato che tu stesso dici non essere la panacea o farsi le seghe quando qualcuno sfrutta la naturale dabbenaggine dell’essere umano? il problema è che tu non sei un appassionato di birra, ma di marketing, e mi sa che hai sbagliato blog…

            ps: va che a me che BD faccia successo o meno non me ne torna in tasca nulla figlio mio… ci saranno sempre birre migliori delle loro fatte da birrifici meno spregiudicati… dico solo quello che penso invece che tacere, nell’utopia che qualcuno sviluppi un senso critico superiore, poi se consapevole del giochino ne è soddisfatto e beve BD per me va benissimo: l’importante è la consapevolezza

            ps2: fossi in Ducato ti querelerei. oltretutto dimentichi che Ducati, con qualche alto e basso, ma birre ben migliori…

          • Continui ad anteporre l’importanza del marketing alla qualità del prodotto e non ne capisco il motivo. Quando stappo una birra focalizzo

          • …la mia attenzione sulla sua capacità di appagare i miei sensi e non sullo stupido e demenziale battage pubblicitario che ne ha preceduto il lancio sul mercato. Quando scopro che la birra dei tuoi amati scozzesi non mi soddisfa cosa me ne faccio del loro marketing? Se scendere a compromessi col mercato significa travestirsi da pinguino, spero che i birrai italiani non lo facciano mai. Alla fine conta solo la bontà del prodotto. Ricordatelo. E poi smettila di considerare chi si avvicina alla birra artigianale come un cerebroleso destinato a non andare mai oltre le birre-fuffa di BrewDog. Ce ne deve pur essere qualcuno che voglia spiccare il volo verso marchi di birra “seri”.
            Chiudo citandoti: “BD è brava a far passare tutte le sue birre come esperienze, mentre magari ne ha 3-4 buone sul totale del range”.
            Ecco, bravo. E’ questo il succo…

          • Io continuo a non capire come si possa liquidare una gamma molto estesa di birre con giudizi così lapidari. Per me la Dead pony è ottima, l’ultima punk ipa che ho bevuto una merda, eccellente la libertine black ale, etc etc: la media sarebbe che BD è un birrificio così così?
            Nel mezzo ci sono le paradox, le abstrakt, le one shot e altre settordicimila birre.

            Qualcuno ha tirato fuori il birrificio civale e io per quello che ho bevuto potrei sparare giudizi che non certo favorevoli, andando dal gushing spinto fino a birre non certo memorabili.
            Se capiterà le berrò di nuovo però.
            Va detto che ognuno ha approcci e pregiudizi (contano molto) diversi quando si beve birra.

            Sicuramente il marketing aggressivo BD miete vittime, ma anche in senso crontrario si nota.

          • @indastria

            sì, la media è quella, per quanto riguarda il mio campione. troppi difetti e troppe delusioni per quanto mi riguarda

            se devo valutare un birrificio che fa 600 birre, lo valuto prima di tutto sulle sue birre “regular”, non sulle cagate che fa per il mercato degli allocchi. se tu vuoi prestarti al marketing del safari birrario di quelli che devono bere TUTTE le birre per potersi sentire delle enciclopedie viventi fai pure, a me non me ne frega proprio niente di assaggiare anche solo il 30% delle birre di BD. ti interessano tutte le single hop, yeast, malt e cos’altro hanno prodotto? accomodati… ognuno i suoi soldi li spende come crede, per me un birraio che mi propone una serie di single hop è come un cuoco che mi serve un pranzo di 12 portate ognuna con un solo ingrediente. o è un incapace o mi sta prendendo per i fondelli, in ogni caso la carta vado a strisciarla altrove dove per gli stessi soldi mangio bene e con uno che cucina davvero… le abstrackt troppo costose e poco interessanti dal mio punto di vista, non so manco a che numero siano arrivati, le prime non attirarono la mia curiosità per ingredienti e “spessore” di birra. ho smesso da tempo di correre dietro alle birre soprattutto a quelle che pretendono che tu corra dietro a loro, e se proprio devo correre, cerco altre tipologie e birrifici con una reputazione e una credibilità superiore

            per me funziona così da quasi 15 anni: trovo un birrificio che non conosco e faccio uno o due assaggi. se sono disastrosi, mollo il colpo, che le birre le pago e non sono masochista. se sono discrete, quando mi capita sporadicamente di trovare il tot birrificio approfondisco un po’. se sono buone, mi ci fiondo. per me BD è un discreto che oltretutto si pone sul mercato in una maniera che non apprezzo. il mio pregiudizio sta su quest’ultimo punto: ma attenzione, è un pregiudizio di tipo morale. magari non ti compro perché mi stai sulle balle, ma se ti assaggio e la tua birra è buona, è buona anche se mi stai sulle balle. il problema è che spesso non sono granché

            se tu hai avuto esperienze negative con il tot birrificio la cosa non mi crea problemi, avrai le tue ragioni. io un birrificio che mi ha regalato troppe delusioni non vado a ricercarlo, ma come dicevo ognuno i suoi soldi li spende come meglio crede

          • @Indastria

            Ti consiglio vivamente di provare quanto prima la Lumina di Civale. Splendida APA da bere in quantità industriale. Nel caso l’avessi già fatto e non ti fosse piaciuta, preferendo magari la Dead Pony Club… sarei portato a dire che hai qualche serio problema alle papille 🙂 !

          • Mai bevuta, come anche l’imperiosa. Però sempre aperto ai consigli.

            Però il discorso di ricci fila in egenerale, e di certo il “marketing” di civale non è stato dei migliori nel mio caso.

          • Il modus operandi suggerito da Ricci è di assoluto buon senso. Le birre di Civale da me assaggiate sono al momento tre: Lumina, Punto di Fuga e Imperiosa. Tutte più che buone. Ragion per cui, in futuro, nel caso dovessi imbattermi in altri prodotti del birrificio piemontese, non esiterei per un attimo. Quali sono le birre non memorabili che hai assaggiato tu? Così, giusto per confrontarci…

          • Si è passati dall’oggettivo “BD fa cagare” ad un “per quanto mi riguarda” che più soggettivo non si può e un “discreto” che a casa mia si era promossi con quel voto.

            Michele, arciconvinto di quello che dici, peccato che A) il consumatore medio non fa così e non farà mai così. Il consumatore, a meno di casi super-eclatanti, i difetti della birra manco li coglie. B) Se ci insegnano che quando assaggiamo qualcosa ci facciamo influenzare da N-elementi esterni, vuoi che un consumatore medio non lo faccia?
            Ma soprattutto, vuoi che un degustatore/birraio che segue la filosofia opposta a BD non si faccia influenzare? 😉

            a tutti: mi preoccuperei di più della nascita di mega-locali che si spacciano per brewpub e fanno birre dozzinali spesso difettate, mi preoccuperei di più di publican che servono birre vicine agli zero gradi centigradi indipendentemente da che birra è, e via discorrendo piuttosto che fare il tiro al piccione aprioristico su un birrificio.
            Sarebbe meglio criticare la singola birra BD, che la loro filosofia. A mio avviso.

            p.s. non sono miei amati scozzesi. Amo la Scozia, non BD (o almeno non a prescindere).

          • Drachen, contrariamente a te Indastria è persona di un certo spessore birrario che merita qualche forma semantica di cortesia. il concetto, granitico, resta quello, non pensavo che due subordinate ti facessero sciogliere in un brodo di giuggiole… poi se ovviamente comprendessi l’italiano avresti anche letto che io ho trovato molte BD scadenti, qualcuna buona, pochissime eccellenti… NON tutte scadenti… ma si sa, sono io il travisatore… 😉

            io fossi in te invece mi preoccuperei di sostenere chi lavora con il cuore per fare prodotti di alto livello, magari non riuscendoci nemmeno sempre, invece di sostenere i maestri del marketing che lavora con il portafoglio facendo birre mediocri

            magari cominciando a spiegare ai quelli come te, fans del marketing mascherato da passione birraria, che in Scozia ci sono birrifici come Kelburn che pisciano in testa a BD e che se ci fossero in giro più Kelburn e meno BD si berrebbe molto meglio

          • @Drachen

            Fossi in te, non mi entusiasmerei più di tanto per l’aggettivo “discreto” abbinato ad una birra di BrewDog. Significa che supera la sufficienza e niente più. Definire una birra “buona”, “ottima” o “eccellente” è invece ben altra cosa. Ma si sa, gli estimatori dei brewdogghi si accontentano di poco… 😀

          • No SR, tu non sei un travisatore, il tuo travisare è un mezzo non un fine, solitamente per fare il Ras di quaritere (virtuale). 😉
            D’altronde stai cercando di incasellarmi nelle tue categorie mentali da “quasi” sempre (“fan del marketing” poi è buffissimo, per chi mi conosce).

            Vedi, contrariamente a quanto tu possa credere, il problema non sono io, che qualche volta sostengo anche birrifici solo per spirito di appartenenza.
            Il problema è che la gente, incredibilmente, beve ciò che gli piace.
            E tra “mi piace” e “buono” c’è di mezzo un oceano.
            Il marketing è un ottimo mezzo, che non può essere lasciato in mano solo a BD.
            Altrimenti si che in giro poi trovi solo loro.
            La qualità aiuta tanto, spesso non è sufficiente. Di solo cuore non si vive, bisogna avere anche testa.
            L’idealismo è una bella cosa, ma se vuoi pensare al concreto, bisogna fare real politik.

          • @Michele
            Credo ci siano molti birrifici artigianali, o definiti tali, che siano anni luce distanti
            dalla parola “discreto”. Quindi non mi entusiasmo, ma non sottovaluto nemmeno.

          • Drachen, ammetto che ti preferisco come docente di semiotica e di psicologia omportamentale che come appassionato di birra

            qua il problema è che da 20 post stiamo parlando di cose diverse. tu cerchi di spiegarmi cose che ho chiare da almeno 20 anni, vorrei sapere dove nego l’esigenza di fare un marketing *sano*. io invece cerco di spiegarti perché un *vero* appassionato non dovrebbe applaudire a mezzucci di marketing per spostare l’attenzione dal prodotto a ciò che non è prodotto. mi metti la birra artigianale sullo stesso piano della Coca Cola

            temo che continuando non faremmo altro che ripeterci, senza che i due binari della discussione si incontrino mai

          • @Drachen

            Forse non te ne sei accorto, ma il livello qualitativo delle birre italiane si è alzato di molto negli ultimi tempi. E’ ormai molto raro trovarsi di fronte a delle ciofeche.

  14. Me l’ero perso…fantastico 😀

  15. gli aussie sono avanti 😀 ahahahah

  16. …sono snob, ma ho ragione! 🙂

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