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Cosa manca alla scena homebrewing italiana

Quando ho mosso i primi passi nel mondo dell’homebrewing, tre anni fa, ho avuto delle grosse difficoltà a trovare materiale strutturato e affidabile scritto in italiano. Mi imbattevo sempre negli stessi forum dove ognuno diceva la sua e io non sapevo a chi dare retta. A livello di materiale informativo organizzato (per esempio blog, video, riviste di settore) non c’era quasi nulla di italiano e quel poco che c’era sembrava congelato nel tempo. La cosa mi ha sconvolto non poco, ed è stata tra l’altro la molla propulsiva per creare il mio blog.

Questo mi ha portato a seguire blog stranieri, soprattutto americani. Gli altri homebrewer italiani non sembravano soffrire questa mancanza di contenuti, il che mi pareva strano. Poi, qualche giorno fa, mi è capitato di leggere un articolo sul magazine Fermento Birra in cui venivano segnalati blog sull’homebrewing degni di nota. Ho ritrovato un lungo elenco di siti che anche io ormai frequento da tempo: il bello è che era una lista composta per il 99% da blog stranieri.  Non è quindi solo una mia impressione: forse in Italia manca davvero qualcosa quando parliamo di homebrewing.

Di certo a mancare non sono i numeri. È incredibile quante persone si stiano avvicinando a questa passione. Persino Eataly, nella sede di Roma Ostiense, ha messo in piedi da qualche settimana un piccolo reparto che vende materiale e ingredienti per fare birra in casa. Segno inequivocabile che il business c’è, e quindi i numeri anche. Cos’è che non funziona, allora? I punti da discutere sarebbero moltissimi, ma due sono a mio avviso gli elementi chiave che influenzano tutto il resto.

Pic1 - Alcune delle figure di riferimento dela scena homebrewing americana

Mancano figure di riferimento autorevoli e attive

Massimo Faraggi e Davide Bertinotti sono due pietre miliari della scena homebrewing italiana. Attivi già dagli anni novanta e autori dell’unico libro italiano veramente valido sull’homebrewing (La tua birra fatta in casa) negli ultimi anni sono un po’ scomparsi dalla scena. Attivi sicuramente dietro le quinte (in particolare nell’ambito dell’associazione MoBI, di cui parleremo più avanti) sul web sono ormai poco presenti (cercandoli su Facebook, YouTube, Twitter, si trova ben poco).  Entrambi hanno un proprio blog, ma sono aggiornati di rado pur rimanendo una vera miniera di informazioni. E il materiale è datato, su questo non c’è dubbio.

La mancanza di opinioni di persone autorevoli sui temi attuali si sente e il risultato è il proliferare di teorie e pratiche spesso prive di senso o fondamento. Come mai nessuno è riuscito ad affiancarli in questo mondo così nuovo e in enorme ascesa? Probabilmente è dovuto al tipico modo di fare italiano: chi ha conoscenze le tiene per se’ oppure è troppo pigro per sistematizzarle in maniera chiara e coerente in un blog o in un libro (ci vuole tanta costanza e pazienza, anche perché non c’è quasi mai ritorno economico). Brewing Bad è la prova vivente di questa assenza di punti di riferimento: in soli tre anni abbiamo ottenuto un successo incredibile e inaspettato. Siamo bravi? Diciamo che ci impegniamo molto, ma la chiave del nostro successo è stata senz’altro la quasi totale assenza di concorrenza.

Pic3 - I miti dell'homebrewing italiano

Mancano associazioni a livello nazionale che promuovano il movimento

L’Italia, da sempre, si distingue per le peculiarità locali del suo territorio. Basta pensare alla cucina, ai partiti pseudo indipendentisti e ai mille dialetti che colorano la nostra penisola. Questa polverizzazione si manifesta anche nelle associazioni per homebrewers che continuano a spuntare come funghi: Southern Homebrewers®, Brasseria Veneta, Homebrewers Siciliani, Homebrewers Sardi, Homebrewers Romani, Homebrewers Novaresi sono solo le prime associazioni che mi vengono in mente. A livello nazionale esiste MoBI (Movimento Birrario Italiano), nata diversi anni fa per iniziativa dei sopracitati Faraggi e Bertinotti. Peccato che l’homebrewing costituisca solo uno degli ambiti dell’associazione, che si pone innanzitutto come associazione di consumatori di birra. MoBI conta diverse migliaia di iscritti e schiera tra le sue fila nomi d’eccellenza, ma l’ampio raggio di azione a mio avviso non gli ha permesso (fino ad oggi, almeno) di diventare una associazione di riferimento per gli homebrewers italiani.

La miriade di altre associazioni dislocate sul territorio ha poi generato un aumento smodato di piccoli eventi dedicati all’homebrewing, spesso condotti e promossi da personaggi dalle competenze birrarie discutibili. Alcune associazioni regionali fanno indubbiamente un ottimo lavoro, almeno a livello locale, tuttavia manca una forte volontà di aggregazione. E quando c’è, è scoordinata e un po’ naïve, all’insegna del “volemose bene”. Collaborazioni sicuramente divertenti e conviviali, dove “se beve e se magna e se fa’ la cotta pubblica” (dimostrazione live di come si fa la birra), ma, a meno di rare eccezioni, difficilmente questi eventi sono orientati all’integrazione di competenze diversificate e alla divulgazione strutturata della conoscenza. Siamo lontani anni luce dal mondo dell’American Homebrewers Association (AHA), per intenderci: esemplare è questo report video della conferenza per homebrewers di due anni fa organizzata dalla AHA a Philadelphia. Basterebbe fare un centesimo di questo, e saremmo a cavallo.

La mia non vuole essere una critica verso nessuno in particolare, ma solo uno spunto di riflessione. L’interesse per la birra fatta in casa è altissimo in Italia, è un peccato che non si riescano a mettere insieme le forze per costruire un movimento unitario e forte. Voi cosa ne pensate?

L'autore: Francesco Antonelli

Ingegnere elettronico prestato al marketing, da sempre appassionato di pub e di birre (in questo ordine). Tra i fondatori del blog Brewing Bad, produce birra in casa a ciclo continuo. Insegna tecniche di
degustazione e produzione casalinga. Divoratore di libri di storia e cultura birraria. Da febbraio 2014 è Degustatore Professionista dell’Associazione Degustatori di Birra.

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13 Commenti

  1. Ottimo spunto che condivido pienamente. Pensa che io ho iniziato con l’All grani solo grazie al noto Daniele Polonio che mi ha fatto vedere dal vivo quello che potevo leggere on line.
    Non penso arriveremo mai ad un’associazione che unisca gli hb italiani ma rispetto a 8 anno fa quando mi sono avvicinato a questo hobby sicura mente sono stati fatti passi in avanti soprattutto in alcune zone d’Italia dove non c’era nulla.
    Comunque continuate così e spero che il vostro blog sarà il collante per qualcosa che si potrà realizzare tra qualche anno

    • È vero Danilo: io sono nel mondo della birra fatta in casa da solo tre anni, e già ho visto cambiare tantissime cose. Continuo però a soffrire la mancanza di riferimenti. E, soprattutto, mi scoccio tantissimo a navigare nei forum alla ricerca di quelle tre o quattro persone che parlano a ragion veduta in mezzo a tutto quel rumore. Mi piacerebbe veder nascere nuovi blog in italia gestiti da persone appassionate e serie che possano dare il via a discussioni approfondite e incrociate. Continuo a sperare.

  2. buongiorno, anche a me il vostro articolo ha colpito, ma non completamente in modo positivo.

    Innanzi tutto paragonare la scena italiana a quella americana mi sembra un po’ eccessivo, almeno per il momento. Non voglio dire che non siamo all’altezza degli americani, anzi molti nostri birrifici sono decisamente al top nella classifica mondiale, ma la parte di hombrewering si è sviluppata fino a un certo livello ed è rimasta costante per molto tempo, senza grandi variazioni tecniche. Inoltre la passione birra artigianale, e quindi fatta in casa, da noi è nata da circa 20 anni, con un boom negli ultimi dieci / dodici, mentre in America da ben prima (AHA fondata nel 1978). Ritengo dunque che sia normale che, a oggi, non esistano così tanti personaggi di riferimento o, perlomeno, famosi su piano nazionale. Anche in merito alle pubblicazioni specifiche: vero che non ne esistono moltissime, anche vero però che Bertinotti e Faraggi aggiornano periodicamente la loro pubblicazione che mi sembra piuttosto completa ed esaustiva. Val davvero la pena di pubblicare più manuali con le stesse informazioni?

    Vorrei esternare il mio punto di vista anche sulle associazioni. La gestione di un’associazione è complessa ma a parte questo, elemento superabile con la buona volontà e la passione, se si vuole arrivare alle persone in modo pratico sul territorio con corsi di homebrew, degustazioni, incontri formativi di base e di approfondimento o di scambio di informazioni, serve un notevole sforzo sia organizzativo che di presenza. Non si può pensare che un gruppo di poche persone con attività professionali differenti, appena aggregatosi, possa essere attivo a livello nazionale in poco tempo. E dicendo “poco tempo” intendo pochi anni. Non dimentichiamo l’impegno economico oneroso.
    Come per molte altre associazioni le nostre attività sono ancora un hobby, cioè lavoro svolto al di fuori dell’orario dell’attività professionale, il che significa, serate, pause pranzo, weekend sottratti alla famiglia e spesi per puro piacere e passione, il tutto da concordare con la vita privata in tutti i suoi aspetti.

    Voi dite che manca aggregazione. Io non credo. Penso che detta macchina organizzativa sia frenata dall’impegno che la cosa richiederebbe.

    Il mio sogno, come quello di molti altri, credo e spero, è quello di riunire diverse associazioni, tra cui anche alcune di quelle citate (Southern Homebrewers®, Brasseria Veneta, Homebrewers Siciliani, Homebrewers Sardi, Homebrewers Romani ecc.), in una sola, unica, grande Associazione. Sono tuttavia consapevole che sarà cosa difficile e che comporterà un impegno enorme, al quale non sono nemmeno certo di poter fare fronte senza sacrificare qualcosa dalla mia vita attuale. Una possibilità sarebbe quella di trasformare la mia passione in attività professionale. Anche questo è un obiettivo difficile da raggiungere e non mi risulta che molti ci siano riusciti.
    Mi sento un po’ “offeso” dalla vostra citazione del “volemose bene”….“se beve e se magna e se fa’ la cotta pubblica”. Anche noi siamo partiti dicendoci “proviamoci, al massimo ci facciamo una bella bevuta!”. Ma questo è stato il punto di partenza.

    E’ evidente che, volendo trasformare la nostra associazione in qualcosa di serio, nel tempo abbiamo abbandonato le serate da “bevuta in compagnia”, gli eventi che organizziamo vogliono essere più complessi e approfonditi, atti a diffondere la “cultura birraria”. Certo che rimangono le serate conviviali!! La birra è comunque una passione e come tale, vissuta secondo i criteri di ognuno.
    Il nostro obiettivo oggi, come associazione, è quello di organizzare attività formative che riescano ad appassionare chi ancora conosce solo superficialmente l’amata bevanda. L’impegno di domani sarà quello di specializzare chi già è appassionato.
    Per tutto ciò, come per ogni grande sogno, ci vuole tempo, soprattutto se ci si vuole approcciare al progetto con serietà e credibilità. Altrimenti si, che rimarremo al “Volemose bene” !

    Chiedo scusa se mi sono dilungato e se a tratti sono stato sgradevole, ma mi sono sentito un po’ aggredito (e credo di parlare a nome di tanti associati). Ritengo che ci sia tanta voglia di fare ma poco tempo e pochi mezzi. Speriamo che la nostra non sia costretta a rimanere una passione elitaria di chi ha la possibilità di dedicare tutto quel che servirebbe, senza dover fare i conti con tempo e risorse economiche.

    Speriamo che gli HOMEBREWERS ITALIANI, con le diverse sezioni regionali diventino realtà. Fino a quel momento aspettateci! Noi ci proviamo. Dateci una mano!

    Saluti
    Stefano – Associazione Hombrewrs Novaresi

    • Ciao Stefano, ho letto con attenzione il tuo commento in cui mi ritrovo in pieno. Conosco e capisco, credimi, quanto sia difficile gestire un’associazione e credo che molte di quelle esistenti stiano facendo un ottimo lavoro a livello locale. Non era mia intenzione offendere nessuno, il mio commento sul “volemose bene” è ovviamente estremamente generalista e non può, e non vuole, essere rivolto a tutti in maniera indiscriminata.

      Non volevo scrivere un post “recensendo” il lavoro di ogni singola associazione: in primo luogo perché non ho voce in capitolo per farlo e in secondo perché non posso conoscere nello specifico il lavoro di ogni associazione. Quello che posso dire, però, a livello generale, è che c’è tanto rumore e pochi che si battono per promuovere iniziative di livello.

      In Italia non dico che non ci sia collaborazione, ma spesso è una collaborazione di facciata dove non viene creato vero e proprio valore, piuttosto creiamo occasioni di socializzazione. Valide (indubbiamente), divertenti (certo) ma poi cosa resta? Mi riferisco per esempio al materiale video e audio che ogni giorno viene prodotto in america: talk, seminari, conferenze.

      Detto ciò, ho anche scritto che se solo facessimo un centesimo di quello che fanno in america, saremmo già a cavallo. La scena HB americana ha forse mosso i primi passi un po’ prima rispetto alla nostra, e gli americani sono numericamente molti più di noi, quindi è chiaro che vadano più spediti. Ma la serietà che si percepisce è di fondo, diffusa ed evidente.

      Che se ne parli è già qualcosa, sperando poi che dalle associazioni venga su un movimento di unione che porti a un valore maggiore del valore delle singole realtà.

      Per quanto riguarda i manuali, hai ragione quando dici che molte volte si ripetono. Ma non immagini quante altre cose ho imparato andando oltre l’unico manuale (seppur ben fatto) esistente in Italia. Sul fatto dell’aggiornamento dei contenuti, non condivido invece: basta dare un’occhiata alla frequenza di aggiornamento dei due blog sopracitati.

      Auguro buon lavoro a te e all’associazione di HB Novaresi, sperando di incontrarci presto e approfondire queste tematiche di persona.

  3. Ciao ragazzi potreste gentilmente indicarmi i siti elencati sul giornale fermento birra sono un hombrewer alle prime armi all grain, vorrei aumentare di parecchio le mie conoscenze teoriche si potrebbe fare un elenco? mi interessa tantissimo e ne ho prorprio bisogno. Graszie mille scusate gli orrori di ortografia ma sono in ritardo.

    p.s: in Italia purtroppo in qualsiasi ambito mancano insegnati. Gente disposta a dirti tutto quello che sa perchè è giusto e per il bene comune e perchè se tu sei bravo e apprendi sei una risorsa, con questo non voglio dire che bisogna avere la pappa pronta, ma ad una prersona che è vogliosa di imparare io insegno tutto. cioa a tutti e scusate grazie mille

    • Ciao Alessandro, la lista è un troppo lunga per riportarla qui. Sulla pagina Facebook del mio blog (Brewing Bad) spesso pubblico link presi da diversi altri blog. Se la segui, piano piano ti puoi fare una libreria di link. Ti consiglio anche di seguire il sito web di Fermento Birra, dove spesso ripubblicano alcuni articoli usciti sulla rivista cartacea.

  4. Ciao,
    scusa quando dici homebrewers romani la butti lì così o esiste davvero un’associazione chiamata così?
    Lo chiedo perchè cercando non trovo nulla, tranne qualche articolo sui vecchi domozimurghi romani.

    Guardando il video sull’evento AHA, quello che mi viene in mente è che per organizzare una cosa del genere ci vogliono innanzitutto soldi.
    E quindi mi viene da pensare che quello che manca non è tanto la passione, le conoscenze, lo spirito di aggregazione o cose del genere, ma figure dalle spiccate doti imprenditoriali capaci di trasformare tutte queste cose in un “business”.
    Storcerete il naso ma credo sia così, pensate sarebbero possibili eventi del genere (mi riferisco al video dell’AHA) se non ci fosse qualcuno che su tutto questo ci guadagna?

    Con la sola passione non credo si possa andare oltre una radunata in cui si mette in mezzo un pentolone e si fa la cotta pubblica.

    Ciao

    Carlo

    • Ciao Carlo,

      quello che scrivi è assolutamente condivisibile. È chiaro che per organizzare eventi del genere servono dei soldi, e ci saranno dei guadagni. Personalmente non è qualcosa che considero “immorale”: se ben fatto, ci sta. Il problema è che i soldi vanno investiti bene, indirizzandoli su iniziative e persone di valore. Del resto anche i festival birrari si fanno così, non vedo perché non si potrebbe organizzare un festival serio per homebrewer allo stesso livello.

      Per quanto riguarda gli “Homebrewers Romani”, non esiste una vera e propria associazione ma un gruppo Facebook che trovi a questo link: https://www.facebook.com/groups/333352776725693/.

  5. Beh, se si vuole una associazione a livello nazionale bisogna chiedersi prima a quale scopo?

    Certo, diffusione della cultura brassicola, bla bla bla, ma se non erro lo scopo principale della AHA, esplicito o implicito, era legalizzare l’hobby negli in tutti gli stati. E oggi fa anche lobby per difendere i suoi interessi.

    Non vedo per esempio l’associazione dei homecookers, forse perche non ci sono interessi particolari a difendere.

    Chiudendo ti racconto del Brasile: ci sono associazioni per stato che stanno tentando di unirsi a livello nazionale. Le iniziative che fanno sono fantastiche a livello di palestre e diffusione di tecniche avanzate. Si importano spesso personaggi di grosso calibro dagli USA per offrire seminari. Fuori questo, ci sono interessi che non sono così espliciti ma non meno importanti, come l’abbattimento del prezzo di materie prime e utensili, e il supporto a chi vuole diventare professionista.

    • La scena Brasiliana è in grande crescita, vero. Ho visto organizzare conferenze molto interessanti, ultima quella che ha avuto come protagonisti proprio Denny Conn e Drew Beechun (insieme anche a Michael Tonsmeire). La legalizzazione dell’homebrewing in tutti gli stati degli USA era sicuramente uno degli obiettivi della AHA, ma è anche vero ormai che da anni era solo un cavillo, nessuno credo sia stato multato in Alabama negli ultimi anni per aver prodotto birra in casa.

  6. articolo interessante e che condivido abbastanza. soprattutto x quanto riguarda le info su internet (forum no, ma siti di vendite e libri siamo ancora indietro). io x fare mio impiantino casalingo alla fine ho guardato siti usa di hb che tra l’altro mi hanno risposto sempre con grande cortesia. però penso che siamo sulla strada per arrivare al livello americano (come quantità intendo). io nel mio piccolo ho fatto un blog dove scrivo poco ma ho messo spiegazione x impianto mettendo info che avevo trovato su web. giusto x potere “aiutare” chi cercava o aveva esigenze simili alle mie.
    purtroppo su questione testi la maggior parte sono in inglese, soprattutto se più specifici (come collana su bari materie della birra). le pecche vere sono sostanzialmente 2: nn ci sono ancora così tanti praticanti per fare delle associazioni di territorio, cioè che possano vedersi anche settimanalmnete. seconda cosa io ho sempre sensazione che ai pro nn interessi molto il movimento hb e siano restii a dare anche solo qualche dritta. strano visto che siamo poi noi a rompere ad amici e conoscenti che le birre dei micro sono birra e quelle industriali acqua sporca…
    ciao e complimenti per blog e articoli

    • Ciao Carlo, nella tua risposta hai colto un altro punto molto importante: “io ho sempre sensazione che ai pro nn interessi molto il movimento hb”. In realtà c’è ovviamente chi è vicino al movimento, spesso si tratta di piccole realtà (ma in realtà anche Baladin promuove da anni concorsi per Homebrewers a Piozzo). Ciononostante anche io ho questa impressione da sempre. Ma so che se provassi ad argomentarla mi direbbero “ma come, non è vero”; quindi evito. Per ora. 🙂 Grazie per i complimenti e per il commento, a presto.

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