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8 destinazioni alternative per i vostri viaggi birrari

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beer-flightCome ogni anno in questo periodo è automatico incentrare almeno un post sui viaggi birrari. Dedicare le vacanze estive a scoprire le realtà brassicole di una determinata nazione è una delle attività più entusiasmanti per un appassionato, perché permette di entrare in contatto con luoghi totalmente devoti alla birra, dove magari è nata o comunque si è sviluppata all’interno del relativo tessuto sociale. Le mete principali le conosciamo tutti: Regno Unito, Germania, Belgio, Repubblica Ceca e – se si vuole uscire dall’Europa – Stati Uniti. Probabilmente molti di voi avranno già visitato in passato queste destinazioni e ora saranno in cerca di alternative. In realtà esistono molte altre mete interessanti, di certo meno ricche di storia brassicola e di opportunità birrarie, ma dove – proprio perché meno battute – ci si può lanciare in un beer hunting più autentico. Oggi proviamo a stilare un elenco di queste destinazioni.

Partiamo però con un premessa doverosa. Personalmente non mi posso certo definire un globetrotter o comunque un viaggiatore di quelli accaniti, specialmente in nazioni lontane dall’Italia. Per questo motivo l’elenco che segue si baserà non solo su esperienze personali, ma anche su articoli o considerazioni lette in giro. Inoltre mi aspetto un contributo da parte vostra per integrare queste informazioni qualora fosse necessario.

Spagna – Per gli italiani è una meta estiva tra le più amate e negli ultimi tempi è anche diventata interessante per gli appassionati di birra. La rivoluzione artigianale è iniziata in sordina e con un certo ritardo rispetto all’Italia, ma i passi avanti sono costanti ed evidenti, al punto che oggi da questo punto di vista ci si può davvero divertire. Sia Barcellona che Madrid offrono un ventaglio interessante di locali e birrifici, con alcune perle di rilievo internazionale. Non aspettatevi una cultura birraria diffusa: il movimento ha ancora un carattere “carbonaro”, che ricorda quello italiano di diversi anni fa. Ma forse il bello è proprio questo. Su Barcellona scrissi un articolo l’anno scorso.

Olanda – Storicamente i Paesi Bassi sono sempre stati estremamente devoti alla birra, tuttavia l’interesse birrario nei loro confronti è emerso solo negli ultimissimi anni. In parte perché l’Olanda è sempre rimasta schiacciata della presenza opprimente del vicino Belgio, in parte forse perché è stata vista per lungo tempo come una destinazione per l’assunzione di ben altre sostanze 🙂 . In realtà il movimento olandese è variegato e interessante, moderno in molti suoi aspetti ma anche legato alle tradizioni. Una vacanza birraria nei Paesi Bassi può essere molto soddisfacente, a partire proprio da Amsterdam. Sul mio viaggio nella capitale scrissi due estati fa.

Lituania – La Lituania è stata la nazione in cui ho avuto la sensazione di fare vero e proprio beer hunting. Il motivo non è solo legato alle scarse informazioni reperibili su questa scena birraria, ma anche perché in patria esiste una sottocultura brassicola di un certo spessore, rappresentato dalle Kaimiškas. Sono le tradizionali birre delle fattorie, prodotte ancora secondo i criteri di un tempo, con procedimenti artigianali e ingredienti autoctoni. I risultati sono altalenanti, ma lanciarsi alla scoperta di queste birre è un’esperienza difficile da ripetere altrove in Europa. Raccontai del mio incontro con questo fenomeno nel 2011.

Lettonia – Le Repubbliche Baltiche hanno tradizioni brassicole secolari – conoscete le Baltic Porter, no? – perciò anche un viaggio birrario in Lettonia (magari abbinato alla precedente meta) può essere molto intrigante. Qui non esiste un fenomeno particolare come quello delle Farmhouse Ale lituane, però operano tanti piccoli produttori che puntellano il ridotto territorio lettone. Nella capitale Riga avrete la possibilità di assaggiare diverse birre artigianali nazionali, potendo così approfondire una realtà conosciuta da poco. Anche della Lettonia scrissi nel 2011.

Paesi Scandinavi – Sulla Scandinavia ammetto la mia poca conoscenza, ma è indubbio che è una regione europea con il suo peso birrario. Oggi le nazioni di quell’area sono conosciute soprattutto per birrifici moderni e “alla moda”, tuttavia anche lì esiste un profondo legame storico con la birra – basti pensare al sahti, una sorta di proto-birra finlandese. In ogni caso armatevi di un portafoglio bello pesante, perché il consumo di alcol non è una delle attività più economiche da svolgere in Scandinavia.

Sud America – Purtroppo gli echi birrari del Sud America arrivano raramente fino alle nostre latitudini, ma le informazioni che mi capita di ricevere di tanto in tanto parlano di una forte ascesa della birra artigianale. In passato vi parlai dell’attivissima scena brasiliana attraverso le parole del mio amico Roberto Fonseca, mentre in un recente commento mobibern ha accennato all’impressionante crescita dei movimenti di Colombia e Cile. Non fa parte del Sud America, ma all’ultimo Birra dell’Anno ebbi modo di parlare del Messico con Eduardo Villegas, che mi ha confermato il fermento in atto anche nella sua nazione. Insomma, un viaggio oltre l’Atlantico può rivelare belle sorprese birrarie anche al di fuori degli USA.

Giappone – Peccato che non sia dietro l’angolo, perché il Giappone è uno dei paesi più interessanti tra quelli emergenti nella scena internazionale della birra di qualità. L’impressionante Popoye di Tokyo è un locale conosciuto dagli appassionati di tutto il mondo e questo dovrebbe offrire la misura della rivoluzione in atto nella scena birraria nipponica. Alcune produzioni artigianali di tanto in tanto si trovano anche nei beershop italiani, ma l’impressione è che non siano che la punta dell’iceberg del fermento operante al momento in Giappone.

Cina – Se è vero che la Cina sta emergendo a livello planetario in tutti i settori economici, è difficile pensare che non stia facendo lo stesso anche in termini di birra artigianale. Le notizie che mi è capitato di leggere fino a oggi sono poche e frammentarie per farsi un’idea precisa dell’argomento, anche se un recente articolo sui birrifici di Pechino apparso su Paste Magazine è molto indicativo al riguardo. Per una visione più precisa aspettate qualche settimana e vi saprò dire personalmente 🙂 .

Avete altre mete birrarie da suggerire fuori dalle rotte classiche? A voi la parola!

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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20 Commenti

  1. Per il Giappone e il Bakushu Popeye confermo tutto.
    A settembre me ne vado ad Okinawa e se ci riesco vado a visitare un microbirrificio, o meglio, l’ unico dell’ isola….

  2. alexander_douglas

    Beh ormai scandinavia ed Olanda non so quanto possono essere definite “beer hunting alternativo”

    • Quoto sull’Olanda ! Per la scandinavia distinguerei: ormai Norvegia, Svezia, FInlandia e Danimarca sono inflazionati e condivido in pieno. Per un discorso di voli non proprio economici e slot che non garantiscono orari “cristiani”, credo che Islanda e Groenlandia possano offrire ancora qualcosa. Io me le gioco questa estate. Reykjavik mi sembra molto effervescente come meta con molti locali dedicati alla birra artigianale prodotta dai loro micros. In Groenlandia invece ho visto un paio di brewpub sperduti in mezzo al nulla e spero che mi possano dare sorprese piacevoli, come mi è capitato a Suomenlinna, che mi ha salvato dalle industriali di Helsinki (comunque da visitare solo per bere una Sahti).

  3. già la Scandinavia… sono passato di recente da Turku ( FI ) dove ho trovato una frizzante realtà birraia con diversi pub dediti alla birra artigianale e da Copenaghen, dove tra un volo e l’altro ho avuto tempo di andare al Fermentoren dove ho davvero bevuto alla grande. Certo la carta di credito alla fine era sottile sottile….prezzi altissimi !

    Mi sento di consigliare anche la Polonia, nello specifico Cracovia dove è presente una giovane ed interressante realtà birraia.

  4. Ciao a tutti, si parla di viaggi e non posso staremene zitto 😉
    Una nazione che mi ha piacevolmente soropreso in fatto di birra è stata l’Ungheria. Ho avuto la possibilità di visitarla più volte e di addentrarmi anche in zone molto distanti dalla bellissima Budapest e vi assicuro che il movimento brassicolo, anche se al livello embrionale, non è da sottovalutare!
    Budapest offre locali che vanno dal beershop, al pub con produzioni internazionali, fino a locali che servono solo produzioni ungheresi. Anche nell’est dello stato qualcosa si inizia muovere e spuntano brewpub e addirittura birre invecchiate in botti di Tocaji.
    Ho partecipato anche a qualche evento di hombrewing e le birre assaggiate non erano per nulla malvagie e poi va considerato il fatto che un bicchiere di birra da 0.4 si aggira attorno ai 600 fiorini, circa 2 €.
    Se volete approfondire, qui trovare alcune info sull’Ungheria
    http://www.beertravels.net/i-viaggi.html

  5. Andrea grazie per i tuoi preziosi consigli, la scorsa estate ho seguito alla lettera i tuoi suggerimenti per visitare Amsterdam e le sue mete birraie!
    Confermo inoltre l’esplosione del movimento birraio in Brasile, sono in contatto con alcuni amici homebrewer carioca ed ogni giorno grazie ai social network vedo il susseguirsi di eventi dedicati alle birre artigianali.
    Ti segnalo inoltre una legge speciale dello Stato di Rio che mira a ridurre la tassazione dei microbirrifici per favorire la loro crescita.
    http://www.rj.gov.br/web/imprensa/exibeconteudo?article-id=2152696
    Ciao Matteo.

  6. E per quanto riguarda il portogallo???
    il mese prossimo capiterò a lisbona per 1 o 2 giorni….

    come stanno messi li?? 😀

  7. confermo riguardo al fermento brassicolo in Islanda, l’ho visitata la scorsa estate e ne ho parlato sulla rivista MoBI uscita a novembre 2013

    http://www.movimentobirra.it/public/file-caricati/MOBI_03-2013.pdf

  8. Io sono appena stato a stoccolma per altri motivi ma ho trovato il tempo di passare una intera serata all’Akkurat. Confermo l’improponibilità del tema soldi (una locale e una Cantillon kriek più carne circa 50€),ma certo valeva la pena. Interessante la keller di questo piccolo birrificio svedese Nils Oscar che tenta di replicare i fasti Franconi. Per il resto,ignorando del tutto le altre citate,mi associo alle considerazioni fatte sulla Scandinavia in generale,andrebbe esplorata meglio al di là di Mikkeller,Nogne e co.

  9. Polonia su tutte. Gran fermento, birrifici che non hanno nulla da invidiare ai piú blasonati colleghi europei e prezzi bassissimi!

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