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Nuove birre da Eremo, Rebel’s, Liquida, Extraomnes + PLB, Porta Bruciata e Conte Gelo

In pochi forse lo sanno, ma Birra dell’Eremo è uno dei birrifici italiani con maggiore dimestichezza nello stile delle Italian Grape Ale. Nella sua gamma si contano infatti la Selva con mosto di Sauvignon Blanc (in due versioni, “liscia” e sour), la Madra con mosto di Sangiovese e la Genesi con mosto di Verdicchio (metodo classico). Dall’esperienza acquisita in passato arriva ora la Monogram (7,1%) che fonde le tecniche sperimentate negli anni passati per dare vita a una birra celebrativa, che rappresenta la giusta incarnazione della filosofia produttiva del birrificio umbro. Realizzata con un 30% di mosto fresco di uve Verdicchio, si contraddistingue per un profilo pulito ed elegante in cui spiccano aromi di fruttati (pesca, albicocca) e floreali. In bocca risulta morbida grazie all’alto contenuto di glicerolo, mentre la secchezza finale contribuisce alla pulizia palate e, quindi, alla facilità di bevuta. Per la cronaca è la prima IGA di Birra dell’Eremo a finire in lattina, frutto del consueto studio approfondito da parte del birraio Enrico Ciani.

Risale a una decina di giorni fa l’ultima nata in casa Rebel’s, birrificio romano sempre molto attivo e in continua crescita. La novità è stata battezzata Localism Haze (6,5%) ed è una sorta di omaggio alla comunità creata in questi anni dal marchio capitolino: una solida base di consumatori che i ragazzi di Rebel’s sono stati abili a coltivare e che oggi è imprescindibile per qualsiasi produttore di birra artigianale. Come il nome suggerisce, la Localism Haze è una Hazy IPA moderna, fermentata con lievito Vermont e luppolata con varietà Citra in bollitura e Enigma, Galaxy e Mosaic in dry hopping. Il risultato è una birra chiara e dall’aspetto velato (nel grist ci sono avena e frumento), che colpisce per le sue intense note di frutta matura, pesca e uva bianca, prima di concludere con una corsa vellutata e una chiusura delicatamente amara.

Anche la new entry del birrificio Liquida nasce sul modello delle East Coast IPA, ma poi ne reinterpreta le caratteristiche in chiave “invernale”. La Red Socks (6,5%) è infatti una versione un po’ più “cicciona” delle classiche New England IPA, dove la struttura maltata è inspessita per fornire pienezza e bilanciare la componente luppolata con una discreta dolcezza. Il grist è composto da avena non maltata in aggiunta al malto d’orzo (varietà Maris Otter e Crystal), mentre la luppolatura è definita con cultivar moderne, impiegate in grandi quantità sia in bollitura che in dry hopping. È il modo con cui Liquida intende celebrare la fine di un anno che lo ha visto protagonista nonostante la giovanissima età.

Non può esserci una panoramica sulle nuove birre senza una collaboration brew, dunque ecco a voi la Bâtard Du Bois (4,5%), frutto della partnership tra il lombardo Extraomnes (sito web) e il toscano Podere La Berta (sito web). I due birrifici hanno unito competenze e risorse per realizzare una Belgian Blond che possiede la peculiarità di aver riposato alcuni mesi in barriques ex-Chardonnay della cantina Felsina, azienda che controlla Podere La Berta. La birra alimenta grandi aspettative considerando non solo il livello qualitativo dei due produttori, ma anche le ottime botti di cui dispone Felsina, capaci davvero di fare la differenza in birre del genere. I più fortunati hanno potuto assaggiare la Bâtard Du Bois in anteprima venerdì scorso, durante un evento ad hoc organizzato presso il locale di Exraomnes a Castellanza (VA).

Restiamo nell’ambito degli stili di stampo belga per introdurre la Gandover (4,8%), new entry di Porta Bruciata (sito web). Lo stimolo per questa novità è arrivato da un evento dedicato alle Saison, in cui il birraio Marco Sabatti ha avuto occasione di confrontarsi con diversi colleghi belgi e con le loro diverse interpretazioni dello stile. Ad attirare la sua attenzione è stata in particolare una creazione della Brasserie De Blaugies, da cui è nata l’idea di realizzare una ricetta incentrata sul farro. È dunque questo cereale rustico e al tempo stesso gentile a caratterizzare il grist (comunque per lo più composto da malto d’orzo) e la resa finale della Gandover, nella quale si avverte un corpo morbido e rotondo accompagnato da profumi floreali e fruttati e da una decisa bevibilità. Lo stile di riferimento è quello delle Belgian Pale Ale, ma forse ha più senso considerarla una Saison o una Belgian Blond.

Ancora Belgio in conclusione della nostra carrellata odierna, grazie alla birra annunciata un paio di settimane fa dal birrificio Il Conte Gelo (sito web). In questo caso saliamo di gradazione alcolica chiamando in causa lo stile delle Quadrupel, tipico della tradizione monastica. La Péché du Diable (11%) gioca infatti sulla possente resa aromatica del lievito Trappist High Gravity (esteri fruttati in primis, ma anche fenoli) e su una solidissima base maltata, con note di nocciola e caramello esaltate dall’aggiunta (invero molto classica) di zucchero candito scuro. Il risultato è una birra calda e avvolgente, perfetta per concludere le fredde giornate di questo periodo. La Péché du Diable (letteralmente “Peccato del Diavolo”) è stata presentata a inizio mese in un evento degustazione con abbinamenti culinari studiati ad hoc.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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