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Nuove birre da Liquida, Muttnik, P3 Brewing, Birrificio dei Castelli e Bonavena

Negli ultimi tempi su Cronache di Birra abbiamo scritto molto di luppolo e delle innovazioni che stanno emergendo nel settore. Quindi ci sembra perfettamente coerente aprire la panoramica di oggi sulle nuove birre italiane con Liquida (sito web), uno dei birrifici più apprezzati quando si parla di birre luppolate. Due sono le novità provenienti dal produttore emiliano e la prima rientra perfettamente nella tipologia: si chiama Pop Chopper (7%) e può essere considerata una sorta di upgrade della Chopper, la Session IPA della casa. È una birra dagli aromi esplosivi, con note di pompelmo, litchi e frutta tropicale provenienti dai luppoli (varietà Ekuanot e Mosaic) e un bel contrappunto tra ingresso maltato e chiusura secca e amara. La seconda new entry invece guarda alla cultura brassicola britannica: la Molly (4%) è infatti una Best Bitter morbida e facilissima da bere, in cui si convivono in maniera elegante le note di nocciola, mou e biscotto tipiche dei malti impiegati (Maris Otter e Crystal) e quelle terrose dei luppoli. La fermentazione è a opera di un ceppo di lievito inglese.

Molto interessante è l’ultima nata in casa Muttnik, che rientra nello stile delle Russian Imperial Stout. In questo caso la scelta di Lorenzo Beghelli, fresco vincitore del premio Birraio emergente, è stata di interpretare la tipologia in maniera classica, dunque lontana dalla corrente moderna fatta di bombe alcoliche da meditazione e affinamenti in legno (magari con il ricorso ad adjuncts). La Sputnik n°5 (7,5%), realizzata sempre in collaborazione con il locale Le Spine, è dunque una Stout più alcolica e amara dello standard, ma che non rinuncia alla bevibilità. Il profilo aromatico è contraddistinto da toni di cacao, frutta secca e una punta di frutti rossi, mentre al palato trovano spazio anche suggestioni che rimandano alla liquirizia, alla carruba e alla nocciola tostata, fino a spingersi nel territorio della legna bruciata e del torrefatto. La carbonazione è leggera e il corpo medio, così da risultare snella nonostante la struttura. Se siete intrigati dalle interpretazioni più classiche degli stili europei, tenetela a mente.

Torniamo a bomba sulle produzioni luppolate con la nuova creazione del sardo P3 Brewing (sito web), battezzata Sassarhazy (2,5%). Oltre a essere un omaggio agli abitanti della città dove sorge il birrificio, il nome è anche un riferimento all’impostazione “torbida” di questa Session IPA, in cui l’aspetto è volutamente lattiginoso grazie, tra le altre cose, alla presenza di una percentuale di frumento e avena a integrazione del malto d’orzo. La componente luppolata si manifesta con intense sensazioni fruttate, che vanno dagli agrumi alla frutta tropicale, passando per la frutta a pasta gialla. Interessante la gradazione alcolica, veramente contenuta, che sembra strizzare l’occhio al crescente interesse nei confronti delle birre low-alcohol. Se siete curiosi di assaggiarla dovrete recarvi in Sardegna: la Sassarhazy è al momento disponibile solo presso la tap room di P3 Brewing e alcuni locali dell’isola.

Proseguiamo nell’alternanza tra variazioni di IPA e Imperial Stout per introdurre al Super Partes (10%), ultima creazione del Birrificio dei Castelli (sito web). Se quella di Muttnik guarda alle origini dello stile, questa invece incarna la reinterpretazione che ne hanno fatto i birrifici americani. Anche in questo caso siamo lontani dalle più moderne incarnazioni della tipologia, mentre l’idea è di restare fedeli al modello di partenza degli Stati Uniti: base “cicciona”, aromi intensi e luppoli americani, ma nessun affinamento in botte né ingredienti speciali. Il risultato è una birra potente e scura, con netti sentori di caffè, liquirizia e cioccolato fondente, accompagnati dalle note pungenti (terrose ed erbacee) del luppolo. In bocca è setosa e avvolgente (c’è avena oltre al malto d’orzo), con un’evidente coerenza aromatica.

E visto che ieri abbiamo parlato diffusamente di dip hopping, concludiamo con un’altra birra italiana realizzata ricorrendo a questa tecnica emergente di luppolatura. La Butterfly (6%) del campano Bonavena (sito web) è infatti una West Coast IPA realizzata con luppoli Centennial, Citra e Chinook, impiegati sia a freddo, sia attraverso il suddetto procedimento che promette di esaltare al massimo gli aromi escludendo alcuni off flavors. Il grist è invece composto da malti chiari inglesi e tedeschi. Il risultato è una birra diretta, secca e profumata, che ha anche il pregio di essere gluten free (glutine sotto la soglia di 10 ppm). Se cercavate un’altra birra per verificare gli effetti del dip hopping, eccovi serviti.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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