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Nuove birre da Hammer + Ritual Lab, Birrificio del Forte, Hilltop, Eastside e altri

Come abbiamo sottolineato più volte negli ultimi mesi, la fine del periodo peggiore dell’emergenza sanitaria ha favorito il ritorno delle birre collaborative. In alcune occasioni i birrifici hanno ripreso in mano partnership progettate due anni fa, ma poi interrotte sul più bello a causa dell’arrivo della pandemia: è il caso della Double IPA che nel 2020 Hammer (sito web) e Ritual Lab (sito web) erano pronti per lanciare insieme e che vede la luce solo ora. Poco male, perché la collaborazione è di quelle prestigiose e dunque, come si dice in questi casi, meglio tardi che mai. Fermentata con lievito Vermont, questa one shot si caratterizza per note di pesca, agrumi e frutta esotica derivanti dalle tre varietà di luppolo utilizzate: Solero, Mosaic e Cryo Pop (l’ultima per la verità è un blend proprietario della Yakima Chief). Battezzata 617 (7%) come riferimento ai chilometri che dividono i due birrifici – uno ha sede a Villa d’Adda (BG), l’altro a Formello (RM) – è una birra chiara, profumata e dall’amaro contenuto. È stata presentata ufficialmente sabato scorso presso la tap room di Hammer.

È invece ufficialmente disponibile da ieri la Sangorache (5,2%), l’ultima nata in casa Birrificio del Forte (sito web). La birra appartiene alla linea Le Itineranti dedicata ai viaggi in giro per il mondo e in questo caso la ricetta è dettata da suggestioni che arrivano tanto dalla Bolivia quanto dal Belgio. Il birraio Francesco Mancini ha infatti associato la vita contadina d’oltreoceano a quella delle campagne belghe, in particolare al lavoro di estrazione in miniera. Probabilmente avrete capito che lo stile di riferimento è quello delle Grisette, che però è stato reinterpretato per fornire un aggancio con la Bolivia. La personalizzazione è allora nell’uso di amaranto a seme nero, pseudocereale che è alla base della dieta di molte popolazioni dell’America Latina, ma che nella fattispecie è coltivato in Toscana. La Sangorache è una birra fresca e facile da bere, con un ventaglio aromatico che va dal panificato alla frutta (pera), dai fiori (sambuco, tiglio, lino) alle spezie (chiodi di garofano, pepe), con un’intrigante punta minerale-affumicata.

Possiamo definire un crossover, ma in questo caso “istituzionalizzato”, anche la tipologia a cui si ispira l’ultima creazione del birrificio Hilltop (sito web). La Temperamentum (7%) è infatti una Belgian IPA con cui il birraio Conor Gallagher-Deeks ha voluto confrontarsi per vincere una sfida: trovare il perfetto bilanciamento tra i lieviti Saison e i luppoli statunitensi, sfruttando una base fermentescibile molto leggera, composta da malto Pils e frumento. Il risultato è una birra dorata carica con riflessi aranciati, in cui il contributo aromatico del lievito si fonde con quello delle varietà americane di luppolo. Se non sbaglio ultimamente Conor sta lavorando sempre più spesso su ricette a cavallo tra stili diversi, segno che probabilmente la sua creatività lo spinge a percorrere strade nuove e raramente battute da altri birrai.

E a proposito di birre a cavallo tra tipologie diverse, continuano anche in Italia gli esperimenti con le Cold IPA, la recente moda luppolata proveniente dagli Stati Uniti. L’ultima esponente italiana della categoria è la The Answer (6,2%) del laziale Eastside (sito web), annunciata un paio di settimane fa. Il birraio Luciano Landolfi ha però voluto spingersi oltre, inserendo nel processo produttivo anche la tecnica del dip hopping, altra novità in tema di luppolature. Come da copione ha preparato un grist con fiocchi di riso in aggiunta al malto d’orzo e l’ha lasciato fermentare con un lievito Lager, inserendo i luppoli direttamente nel fermentatore per creare un hop tea con il primo mosto recuperato dalla cotta. Ha poi previsto un dry hopping con varietà Galaxy, Columbus e Bru-01, l’ultimo in versione Lupomax. La The Answer è chiaramente un omaggio a Allen Iverson, leggendario giocatore della NBA che rivoluzionò il ruolo del playmaker.

Da Latina ci sposiamo in provincia di Bergamo, per introdurre l’ultima novità del birrificio Rotorcraft (sito web). Siamo ancora nel campo delle tipologie luppolate, ma in questo caso ci spostiamo sulla loro declinazione “in bianco”: la Tallgrass (5,8%) è infatti una White IPA leggera e facilissima da bere, che ovviamente prevede una frazione di frumento nella base fermentescibile. I cereali restituiscono sensazioni di fieno e crosta di pane, ma chiaramente è il luppolo a prendere la scena, con note fruttate (frutta tropicale) e floreali (biancospino) di buona intensità. Ciononostante in bocca rimane piuttosto equilibrata, con l’amaro che emerge solo nel finale in maniera più decisa, rimanendo tuttavia sempre molto educato. La Tallgrass è disponibile in fusto e in lattine da 33 cl.

E concludiamo con le due inedite del birrificio molisano Kashmir (sito web). La prima si chiama Tehura (5,5%) e in pratica appartiene allo stile delle Catharina Sour: è acidificata con batteri lattici e aromatizzata con l’aggiunta di una grande quantità di frutta tropicale, in particolare passion fruit, papaya, ananas e açai. Il nome è lo stessa della concubina di Paul Gauguin durante la sua permanenza a Tahiti. La seconda new entry si chiama invece Wojtek (5,4%) in omaggio all’omonimo orso soldato della battaglia di Montecassino: è un’Italian Pilsner luppolata anche a freddo principalmente con varietà Saaz. Entrambe le birre sono disponibili in lattina sleek da 33 cl.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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