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Nuove birre da Alder, Lieviteria, Edit + Impavida, Birra Perugia e altri

Se siete amanti delle birre di Alder forse ricorderete che nel giugno del 2020 il birrificio brianzolo lanciò la sua Summer Job. La ricetta fu ispirata dalle pinte bevute dal birraio Marco Valeriani in un pub di Swanage, villaggio inglese del Dorset. Quell’esperienza deve essere stata particolarmente evocativa se ora Valeriani ha deciso di creare una Bitter battezzandola proprio Swanage (3,9%) e seguendo la stessa filosofia produttiva, restando cioè a cavallo tra Regno Unito e America. Lievito e malti (Maris Otter, Crystal, DRC) infatti sono di provenienza britannica, ma la luppolatura è stata eseguita con due tipologie americane: Willamette, varietà che è comunque imparentata con il Fuggle inglese, e Cascade, usato con parsimonia solo in late hop (cioè a fine bollitura del mosto). Nonostante questa variazione sul tema, aspettiamoci una Bitter nel complesso molto tradizionale, che non a caso suggerisce di essere servita tramite handpump. È stata presentata venerdì scorso presso la tap room di Alder, quindi ora dovrebbe essere disponibile sui soliti canali dell’azienda lombarda.

Avete presente la storiella della cotta andata male, da cui per sbaglio è nata una birra superlativa? È un escamotage narrativo ricorrente, spesso inventato (o quantomeno “pompato”) a scopi di marketing. Lo ritroviamo anche nell’ultima birra del pugliese Lieviteria (sito web), ma conoscendo il birraio Angelo Ruggiero possiamo essere sicuri circa la veridicità di quanto avvenuto. La nuovissima Gasteam (5,2%) è nata quindi come risposta a un problema occorso durante il processo produttivo: per qualche motivo, infatti, il mosto non ha mai raggiunto il punto di ebollizione, fermandosi a 75 °C. Dopo un momento di scoramento, Angelo ha sfruttato la situazione a suo vantaggio per realizzare una Raw Ale, cioè una birra prodotta senza bollitura del mosto, secondo un’antica tecnica utilizzata sporadicamente ancora oggi in alcune zone del Nord Europa. C’è però anche un tocco di modernità, perché per la luppolatura è stata impiegata la giovane tecnica del dip hopping con luppolo Styrian Dana. Il risultato è una birra secca e rustica (lievito Belgian Saison), con un profilo maltato e un amaro quasi assente.

Il caldo che ci ha attanagliato nelle scorse settimane è destinato a continuare ancora a lungo, quindi cosa c’è di meglio di una birra dichiaratamente estiva per calmare la nostra sete? È per rispondere a questa domanda che è nata la Apricot Break (7%), new entry del produttore torinese Edit (sito web) realizzata in collaborazione con il birrificio Impavida (sito web). Come il nome suggerisce, l’ingrediente protagonista è rappresentato dalle albicocche, innestate su una ricetta che ricorda una Hazy IPA particolarmente muscolare – in etichetta è definita “Fruit Imperial Modern IPA”. L’apporto aromatico della frutta è accompagnato da quello del luppolo (toni di stampo tropicale), mentre il corpo risulta vellutato anche per la presenza di una percentuale di avena nel grist. Il finale secco e amaro rende difficile rimandare il sorso successivo, aggiungendo dunque un elemento di “pericolosità” dato il tenore alcolico non indifferente.

A fine agosto Birra Perugia (sito web) ha annunciato la sua nuova Calibro X (5,6%), appartenente alla linea Can Project dedicata alle lattine. Il nome non dovrebbe suonarvi nuovo, assomigliando alla celebre Calibro 7 del produttore umbro. L’idea infatti è di partire dalle caratteristiche dell’American Pale Ale della casa per aggiungere variazioni diverse di cotta in cotta. Quindi la Calibro X sarà ogni volta una birra differente, ma legata in qualche modo alla sua sorella maggiore e sempre associabile alla tipologia delle DDH Pale Ale. La prima versione riprende totalmente la base maltata della Calibro 7, ma è fermentata con luppolo Green Mountain e luppolata con varietà Citra e Simcoe, anche in formato Cryo. Rispetto alla birra di partenza, questa Calibro X presenta profumi più resinosi e agrumati, cedendo qualcosa in termini di note tropicali. Diritta al palato, chiude con un piacevole amaro.

È invece il frutto di un’altra collaborazione tra due birrifici italiani la neonata The Brazen Bull (3,9%), appartenente al filone delle pseudo Berliner Weisse con frutta. Il nome si riferisce al toro di Falaride, un ipotetico strumento di tortura in uso nell’antica Grecia: in questa birra c’è dunque lo zampino di Boia Brewing (sito web) – marchio che fa sempre riferimento a certe suggestioni –  coadiuvato però dal campano South Soul (sito web). La base è dunque acidificata in maniera controllata con batteri lattici, successivamente è prevista l’aggiunta di due frutti esotici (passion fruit e lime) oltre a dragoncello. Il risultato è una birra leggera, freschissima e dissetante, piacevolmente acidula e con un profilo fruttato esplosivo. Insomma, un’altra ammazza-sete valida ancora per le prossime settimane.

Concludiamo la panoramica odierna con l’ultima novità del birrificio Doppiobaffo di Chignolo Po, in provincia di Pavia. La birra si chiama Silvana (4,8%) e può essere considerata una Weizen sui generis, perché la base fermentescibile non è costituita solo dai consueti malti di orzo e frumento, ma anche da una frazione di riso Carnaroli, tipico (anche) della zona. Nel complesso è assimilabile a una classica birra di frumento bavarese, ma l’aggiunta del riso conferisce una maggiore secchezza che bilancia la classica tendenza dolce delle Weizen, esaltando inoltre la chiusura delicatamente acidula. Se volete assaggiarla in anteprima vi basterà attendere venerdì, quando sarà presentata ufficialmente presso la birreria di Doppiobaffo.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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