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Nuove birre da Eremo + Rebel’s, Toccalmatto, Pontino, Old Copper e altri

Sempre più spesso capita che i birrifici italiani (e non solo) definiscano le loro birre luppolate “Modern IPA”. Sebbene questa espressione non indichi un sottostile riconosciuto in maniera più o meno ufficiale, spesso viene utilizzato per riferirsi a produzioni con caratteristiche precise: un grist leggero, luppolature che conferiscono note di frutta esotica e spesso ottenute con prodotti di nuova generazione, un amaro non troppo invadente, una chiusura secca e un aspetto appena opalescente. Possono essere considerate la sintesi dei vari fenomeni emersi negli ultimi anni in termini di birre luppolate, valorizzati dalla facilità di bevuta. Ed è proprio all’espressione Modern IPA che ricorre la nuovissima Two Much (6%), nata dalla collaborazione tra due importanti birrifici italiani: l’umbro Birra dell’Eremo (sito web) e il romano Rebel’s (sito web). La Two Much è prodotta con luppoli Sabro, Galaxy e Mosaic (quest’ultimo nel formato Incognito) e ostenta aromi di ananas, mango e papaya, accompagnati da sfumature di cocco e di vaniglia. L’ingresso è morbido, poi la corsa accelera sostenuta da un amaro equilibrato e da una piacevole secchezza.

A proposito di produzioni luppolate, ce ne sono alcune che hanno scritto la storia della birra artigianale italiana. Tra queste va sicuramente menzionata la Zona Cesarini di Toccalmatto, una creazione iconica per molti motivi: per l’uso del Sorachi Ace, varietà giapponese mai usata prima in Italia; per il nome dal gusto nazionalpopolare, ma perfetto per l’occasione; per il generoso ricorso a late e dry hopping; per la ricorrenza del numero 90 (come l’ultimo minuto di una partita di calcio, momento in cui Cesarini era solito segnare) in termini di IBU e percentuale di luppolo usato dopo la bollitura. Ha dunque un significato particolare la nascita della Cesarini Bomb (8%), nuova Double IPA dell’azienda di Fidenza (PR) che riprende la strada segnata dalla sorella maggiore. Rispetto alla Zona Cesarini la ricetta prevede un ulteriore dry hopping a fine fermentazione (che dunque diventano tre) e l’impiego di luppoli Idaho 7 ed Eureka in aggiunta al classico Sorachi Ace e ad alcune varietà americane. Nel profilo aromatico si ritrovano note di pompelmo rosso e ribes, seguite da purea di albicocche e tè nero. Il finale secco invita subito a un altro sorso. In etichetta sono stati abbandonati i richiami al Giappone per virare su temi esplicitamente calcistici: dopo quasi 15 anni si realizza quindi l’idea creativa che ebbe all’epoca Alessio Gatti (ora birraio di Canediguerra, ma nel 2010 in forza a Toccalmatto).

Nonostante la panoramica della scorsa settimana, abbiamo ancora diverse novità presentate a Eurhop da smarcare. Una è la Lick It (7,3%) del Birrificio Pontino (sito web), una Pastry Stout pensata come compagna delle tiepide serate d’autunno. Non di rado creazioni del genere si ispirano a dolci o snack piuttosto famosi e la Lick It non è da meno: il riferimento è infatti allo Snickers, barretta di cioccolato prodotta dalla Mars contenente arachidi tostate e salate e caramello. Tutti ingredienti che ritroviamo anche nella creazione del produttore di Latina, insieme a una certa “masticabilità” ottenuta grazie all’aggiunta nella base fermentescibile di avena e frumento, capaci di conferire un corpo denso, pieno e rotondo. Interessante notare come la gradazione alcolica si mantenga su livelli bassi, almeno rispetto alla tipologia brassicola di appartenenza.

Restiamo sulle birre scure, ma di tutt’altro genere, per introdurre l’ultima novità di Old Copper (pagina Facebook), il marchio brassicolo con cui il Pork’n’Roll di Roma realizza le sue birre, tutte caratterizzate dall’impiego di orzo coltivato in casa. In questo caso lo stile di riferimento è quello delle Export Stout, tipologia con cui i birrifici italiani hanno (ri)cominciato a confrontarsi solo di recente e comunque ancora con pochi esempi. Il nome della birra, scelto tramite un sondaggio, è Quel che è Stout è Stout (6%) ed è realizzata con malti Pale e Brown, oltre ad avena e a orzo tostato. Unisce un carattere deciso e tostato con un’evidente facilità di bevuta, ottenuta grazie a una discreta secchezza. La luppolatura è delicata e serve essenzialmente per bilanciare il sorso e per aggiungere un elegante tocco floreale.

Restiamo in zona per citare la Drunken Lullabies (7%), ultima nata in casa Radiocraft (pagina Facebook) grazie alla collaborazione con il Golden Pot (sito web). Interessante il modello di partenza, che è quello del Braggot: con questo nome si identifica un’antica bevanda celtica ottenuta dalla fermentazione del miele e del malto d’orzo e aromatizzata con diverse spezie ed erbe. Questa interpretazione moderna del Braggot prevede l’impiego di miele di castagno e miele millefiori, quindi un’infusione a caldo di gemme di pino, ortica, erica, sambuco, palo santo, corteccia di quercia e ginepro. L’aromatizzazione è stata eseguita tramite percolazione, lasciando ricircolare la birra attraverso le spezie contenute in un filtro. Di colore dorato, la Drunken Lullabies colpisce per un bouquet ampio e complesso, con note balsamiche e resinose. La secchezza finale bilancia la dolcezza del miele, garantendo una buona bevilibilità.

Poteva forse mancare una bassa fermentazione nella panoramica odierna? Ovviamente no, dunque concludiamo con Munich (5,1%), new entry del birrificio molisano Kashmir (sito web). Dal nome si capisce che la cultura brassicola di riferimento è quella bavarese e che lo stile di appartenenza è uno dei due tipici di Monaco. Il birraio Romain Verrecchia ha infatti voluto creare una classica Dunkel, ricorrendo a malti Pils, Monaco, Chocolate e Carafa e a una luppolatura tradizionale, ottenuta con varietà Tettnanger. Il risultato è una birra piacevolmente old-school, con una componente maltata in evidenza e un’elevata bevibilità. È disponibile in lattine da 33 cl e in fusto.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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