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Le migliori birre del 2022 (secondo noi)

Tra i tanti bilanci che si stilano a fine anno, ce n’è uno a cui noi appassionati non possiamo sfuggire: quali sono le migliori birre assaggiate nei passati dodici mesi? Ed è proprio questo il punto di partenza per la consueta “classifica” della redazione di Cronache di Birra: un elenco delle cinque bevute più appaganti del 2023, citate in ordine sparso a eccezione della prima, la migliore in assoluto, per la quale è riportata anche una breve spiegazione. Come sempre la selezione non si basa su un criterio puramente qualitativo, ma anche sul trasporto emotivo del momento, che consideriamo un elemento imprescindibile nel contribuire a fissare un ricordo piacevole. Il risultato è un elenco di 50 birre molto diverse tra loro: alcune sono piuttosto celebri, altre quasi sconosciute; molte provengono da birrifici italiani, altre da produttori stranieri non sempre reperibili alle nostre latitudini. Ne approfittiamo per augurarvi un buon 2023, con l’auspicio che sia un anno pieno di soddisfazioni. Quali sono state le vostre migliori birre dell’anno che sta per concludersi?

Andrea Turco

  1. Wood Aged Brune Grand CruCap d’Ona (Francia)

Una delle mie più grandi soddisfazioni professionali del 2022 è aver partecipato alla realizzazione  di Beer Revolution, la graphic novel nata dalla partnership tra Birra Baladin e Star Comics. Il progetto, già di per sé straordinario, è stato valorizzato da un evento di presentazione senza precedenti: una degustazione presso l’Open Baladin di Roma con tanti birrai stranieri (gli stessi che appaiono all’interno del fumetto) e le loro birre. È stata in quell’occasione che ho avuto il piacere di assaggiare l’incredibile Wood Aged Brune Grand Cru, un Barley Wine scuro affinato in barriques di Nuits-Saint-Georges, indimenticabile per la sua eleganza e la capacità di armonizzare le varie componenti. A produrla è il birrificio Cap d’Ona, situato nella piccola parte francese della Catalogna e guidato da Gregor ed Elodie, una coppia molto affiatata. La mia speranza per il 2023 è di trovare anche in Italia le creazioni di questo interessantissimo produttore, tra i pionieri della birra artigianale in Francia.

Alessandra Agrestini

  1. Well Received: RiwakaBlackstack Brewing (USA)

Ordinata per curiosità, nonostante qualche timore per la descrizione in carta, timore che aveva frenato pure l’amico Simonmattia Riva. In realtà questa birra ha così piacevolmente colpito entrambi da essere stata la bevuta migliore di una gran bella giornata a spasso per pub e birrifici. Una Pilsner che, dopo la lagerizzazione, viene messa in botte per un paio di mesi, prima del dry hopping finale; elegante, pulita, estremamente equilibrata e con una deliziosa nota funky sul finale.

Francesco Antonelli

  1. Päffgen KölschPäffgen (Germania)

Fortuna ha voluto che intorno a Pasqua mi sia capitato tra le mani un fustino da 5 litri della Kölsch di Päffgen. Ho tentennato, temevo la birra non avesse retto il viaggio. E invece aveva retto benissimo. Ho fatto la guardia al fustino per tutto il pranzo di Pasqua, battendo sul tempo i parenti che ogni tanto si avvicinavano curiosi a chiedere un assaggio. È stato il mio tesssssoro, indimenticabile.

Andrea Bedini

  1. Cave’n’castleLieviteria + Bru Brewery (Italia/Irlanda)

Interpretazione super beverina di una Foreign Extra Stout: fine complessità di aroma e grande semplicità al sorso convivono in questa birra. Parole chiave: morbidezza, quotidianità, equilibrio.

Davide Cappannari

  1. DemetraOpificio Birrario (Italia)

La birra che ho bevuto quest’anno e che più mi ha colpito è senza dubbio Demetra, prodotta  da Opificio Birrario di Lorenzana. Demetra è una Pale Ale dal gusto delicato ed amabile, che coniuga i sapori peculiari di un territorio a forte vocazione agricola. Ma è anche il risultato di un articolato progetto di filiera promosso da questo caratteristico birrificio artigianale che insiste nel cuore verde del pisano. Demetra è una birra bio a filiera cortissima, 100% italiana ed interamente trasformata, dal campo alla tavola, dallo stesso produttore. Per produrla vengono coltivati in loco, in regime di biologico, orzo autoctono toscano (ecotipo Scandella) e luppolo della varietà Cascade. Coltivazione della materia prima, maltazione dell’orzo, essiccazione dei luppoli, trasformazione in birra, sono tutti processi che avvengono nella stessa sede produttiva. 

Salvatore Cosenza

  1. CountrymanTonbridge Brewery (Regno Unito)

Quanto contano il momento e il contesto in cui si degusta una birra, nel giudizio che si va a formulare su di essa? Tanto, decisamente tanto. La migliore bevuta del 2022, per me, è stata la Countryman di Tonbridge Brewery, una Bitter leggermente più scura con luppoli inglesi ben in evidenza. Buonissima. Come ho avuto modo di raccontarvi nel mio resoconto di viaggio birrario nel Kent, l’ho bevuta sul molo di Margate, località balneare del sud est dell’Inghilterra, e più precisamente all’Harbour Arm Micro Pub, baciato dal sole e seduto su una catasta di cask vuoti.

Alessandra Di Dio

  1. Tripel Van De GarreVan Steenberge (Belgio)

“Eh dispiace, ma abbiamo un impegno improrogabile” iniziava così uno dei momenti birrari più alti del mio 2022. A dirlo Giacu, e io ancora non capivo bene perché ci stessimo staccando dal resto del gruppo di italiani, in Belgio per i 200 anni di Rodenbach. Ma svoltato in un vicolo anonimo di Bruges d’un tratto eccomi davanti alla celebre Staminee. Il luogo, antico e svogliato, i merletti sul vassoio di formaggi e la birra – anzi, la schiuma, un muro di panna soffice, foriera di profumi di pasticceria e frutta candita – hanno fatto il resto. Un colpo al cuore.

Roberto Muzi

  1. Geisha 2019Troll (Italia)

Una birra che invecchia molto bene e che viene preparata solo una volta all’anno. Da un birrificio che ho sempre ritenuto molto sottovalutato, in grado di avvicendare, sapientemente e con tocco originale, gli stili più variegati della famiglia dell’alta fermentazione. La Geisha è un Barley Wine che ricorda il film premio Oscar “The Artist”: in grado di esercitare il fascino di una grande pellicola muta in bianco e nero, ma con un ritmo e un’interpretazione attuali e uniche, in grado di ammaliare compendiando leggerezza e armonia, profondità e potenza. Il naso esprime una grande generosità e lo fa in maniera intensa, magnetica: caramello, prugna e datteri disidratati, ciliegie sotto spirito, vaghe note vinose e ossidative, fave di cacao tostate, crosta di pane nero, biscotti da farine scure. In bocca dispensa carezzevole morbidezza, forza gentile, dolcezze, che l’equilibrio complessivo è in grado compendiare in una retro-olfattiva coerente e ricchissima, caratterizzata da tendenze dolci che non sfociano mai nella stucchevolezza. Sono numerose le possibilità d’abbinamento, quella per me d’elezione è col cioccolato. Ho lo splendido ricordo di un matrimonio sopraffino con la tavoletta all’80% di Cacao crudo, piccola, creativa e straordinaria realtà produttiva di Palestrina (RM): le rotondità e le rispettive finezze aromatiche vanno in accordo e addirittura si fanno sponda, valorizzando le tostature e le eleganti note ossidative; sul finale emerge, perfettamente integrata, un’ammaliante speziatura dolce.

Pierluigi Nacci

  1. Bock di NataleElvo (Italia)

Al naso le note balsamiche del miele di castagno si intersecano con le note caramellate e di scorza di arancia candita. Carbonazione media e appropriata, l’ingresso in bocca si staglia in note di frutta secca e castagna, per poi proseguire al palato con le riscaldanti note balsamiche del miele di castagno, nocciola, frutta rossa secca, chiodi di garofano, un filo di albicocca disidratata. Il finale è leggermente secco, persistente nelle note mielose e di frutta rossa, nessuna traccia di zuccheri residui non rifermentati, con la conseguenza di un tenore alcolico molto ben nascosto.

Niccolò Querci

  1. John PorterMisery Beer Co. (Belgio)

Misery Beer Co. è una delle novità più interessanti del panorama brassicolo belga. In Belgio, in città come Bruxelles, Anversa o Gent, sono ormai regolarmente presenti birrifici che si dedicano alle birre della cosiddetta “new wave”. Non era scontato trovarne uno, di grande qualità fra l’altro, nel cuore delle Ardenne innevate. In una mia recente visita, fra IPA e Sour IPA, ho assaggiato la loro English Porter che dalle Ardenne innevate mi ha metaforicamente trasportato in un vecchio pub londinese. Colore marrone scuro, crema beige, aroma e gusto moderatamente tostato con un finale amarognolo che invoglia un’ulteriore sorsata. Birra di una bevibilità straordinaria di un birrificio di cui sentiremo sicuramente parlare.

Maggiori informazioni su queste birre

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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