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Nuove birre da Baladin, Birra dell’Eremo, PBC, Hammer, Mister B e Sorio

La scorsa settimana abbiamo dato un’occhiata ad alcune delle tantissime birre inedite presentate a Beer & Food Attraction, senza tuttavia offrire una panoramica completa. Poiché la fiera riminese continuerà fino a domani, oggi torniamo sull’argomento presentando altre novità presenti tra gli stand del padiglione A7. E lo facciamo in maniera inconsueta, partendo cioè da una birra analcolica: quello delle birre no alcohol è un trend che sta cominciando ad affacciarsi timidamente anche nel mondo della birra artigianale italiana, ma se a unirsi al club è un nome importante come Baladin (sito web) allora tutto può succedere. Il birrificio di Piozzo ha infatti presentato la sua Botanic, prodotta con la tecnica dell’arresto della fermentazione e aromatizzata con uno speciale mix di erbe e spezie: coriandolo, genziana, passiflora e oli essenziali di cannabis sativa, oltre chiaramente a luppolo. C’è un grande lavoro tecnico alle spalle, ad esempio per l’estrazione dell’aroma di cannabis sativa è stata utilizzata una tecnica innovativa brevettata dall’italiana Milestone, che si basa sull’utilizzo delle microonde per l’idrodistillazione degli oli essenziali. Il resto degli ingredienti sono tutti italiani, compreso il lievito coltivato nel birrificio che appartiene al normale Saccharomyces cerevisiae. Per saperne di più l’appuntamento è con la Italy Beer Week, quando Teo Musso ci racconterà la genesi della Botanic in uno degli appuntamenti ufficiali online della manifestazione.

Allo stand di Birra dell’Eremo, sempre molto curato e gettonato, sono presenti un paio di birre in anteprima assoluta. La prima è la Supersonic (3,8%) che appartiene alla linea Blind, dedicata alle creazioni sperimentali. Lo stile di appartenenza è quello classico delle Dark Mild, con un profilo dominato dai toni maltati (tostato, frutta secca, caramello, un tocco di caffè e cioccolato) e una bevuta agile e gradevole. Il packaging è decisamente moderno, ma l’anima è ancorata alle tradizioni brassicole del Regno Unito. L’altra novità è la Iggy, (5,8%) una Farmhouse Ale con cui Birra dell’Eremo inaugura una nuova gamma parallela, battezzata Bootleg e identificata da una grafica totalmente diversa dalle altre birre del produttore umbro. È realizzata utilizzando il Lambic 18 mesi di Den Herberg come starter di fermentazione su di una base di mosto creata ad hoc con malti Pilsner, frumento, segale e luppolo suranné. Al naso si avvertono sentori agrumati di limone che fanno spazio a spunti fruttati e di cantina, mentre in bocca la sua acidità è elegante con un profilo rustico e un corpo molto esile. Si avvertono distintamente le sfumature lignee del passaggio in botte e il forte carattere funky.

Due sono anche le novità presentate a Rimini dal Piccolo Birrificio Clandestino (sito web). La prima di chiama Sorry Pier (6%) ed è una Hazy IPA nella sua interpretazione più moderna, in cui cioè la dolcezza finale (talvolta stucchevole) è sostituita da una chiusura amara piuttosto evidente. Per il resto si presenta di colore chiaro, con una netta velatura, e si contraddistingue per note di frutta tropicale e un corpo tendenzialmente vellutato. I luppoli utilizzati sono tutti di provenienza americana (Mosaic, Citra e Calypso), mentre nel grist, oltre al malto d’orzo, troviamo frumento, avena e persino segale. La seconda novità è la MICA 04, cioè la quarta incarnazione della serie Make IPA Clear Again dedicata alle Cold IPA – se non andiamo errati il produttore toscano è stato il primo in Italia a confrontarsi con questo giovane sottostile. Il lievito è stato lasciato fermentare a temperature relativamente basse – ma non è chiaro se sia un ceppo Lager – e le varietà di luppolo utilizzato sono Citra, Ekuanot e HBC630.

Rimaniamo in tema di luppoli per introdurre la new entry del birrificio Hammer (sito web), regolarmente disponibile presso lo stand dell’azienda lombarda. La birra si chiama Lumit (5%) ed è la prima gluten free della casa: un’American Pale Ale dorata con un intenso bouquet agrumato (mandarino) e di frutta tropicale (cocco). Protagonisti della ricetta sono ovviamente i luppoli americani, nelle varietà Citra e Sabro, mentre la “semplice” base maltata è costituita da malti Pale e Pils. Come prevedibile, della fermentazione è responsabile un ceppo di lievito neutro americano. Possiamo considerarla la sorella minore e senza glutine della celebre Riverside della casa.

Tre invece sono le inedite disponibili presso lo stand di Mister B. La prima di chiama Bucatini (4,8%) e appartiene al filone delle Italian Pils, sebbene decida esplicitamente di rinunciare all’elemento più caratteristico della variante italiana dello stile: il dry hopping. Nessuna luppolatura a freddo dunque, senza tuttavia rinunciare a un intenso aroma floreale e a una bevuta piacevolmente fresca. La seconda novità è la BOH 14 (6,5%), ossia l’interpretazione di Mister B dello stile Italian Grape Ale. La ricetta prevede un 30% di blend tra i mosti di uve Ancellotta e Sorbara, che regalano note di frutta rossa (amarene, fragoline di bosco) ben integrate dal contributo aromatico di malto e luppolo. La fermentazione è avvenuta a bassa temperatura, ma anche in questo caso non è specificato se il Saccharomyces è cerevisiae o pastorianus. La terza new entry, infine, è la Benzina, una Lager di stampo neozelandese che avevamo già incontrato in passato con il nome BOH 13 – è di fatto la sua “promozione” a birra ufficiale.

E concludiamo con le novità del Birrificio Agricolo Sorio, partendo dalla Garganensis (6,1%), versione affinata in botte della Garganiga. Nel panorama delle Italian Grape Ale la Garganiga rappresenta un caso particolare, perché curiosamente parte dallo stile delle Gose tedesche. Qui la ricetta è la stessa (15% di mosto di uve Garganega), ma la fermentazione si attiva spontaneamente grazie alla presenza dei lieviti selvaggi sulla buccia degli acini. Dopo la fermentazione primaria in acciaio è prevista una lunga maturazione in botti di rovere, stoccate in grotta, per un totale di 18 mesi. La seconda inedita si chiama Red Land (6,3%) ed è ancora un’Italian Grape Ale. In questo caso lo stile base è quello di una Farmhouse Ale, che poi è lasciata macerare per un mese sulle bucce di uve Merlot e Tai Rosso provenienti dalla cantina La Biancara di Angiolino Maule. Anche la Red Land matura in botte per 18 mesi.

Infine la Flaming Stones (5,1%) appartiene all’antichissimo stile tedesco delle Steinbier, che secondo la storia veniva realizzato immergendo pietre roventi all’interno del mosto per avvicinare la temperatura a quella di ebollizione in mancanza di tecnologie moderne. Quei folli del Birrificio Sorio hanno fatto la stessa identica cosa usando i basalti colonnari, tipiche formazioni rocciose di Gambellara (il comune dove ha sede l’azienda) particolarmente resistenti al calore. La base di partenza per la ricetta è una Marzen, ma con un tono caramellato più spinto (oltre a una nota tostata) a causa del contatto tra gli zuccheri e le pietre incandescenti. La Flaming Stones dovrebbe essere la prima Steinbier prodotta in Italia a fini commerciali.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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