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Nuove birre da Alder, Carrobiolo, Porta Bruciata, Sagrin e Osiride

Se a Natale avete intenzione di regalare birra artigianale, sappiate che di recente il birrificio Alder (sito web) ha annunciato una novità che sembra (sembra?) creata apposta per l’occasione. Si tratta della prima birra affinata in botti di distillato del produttore brianzolo, evoluzione di quella Aalis che fece la sua prima comparsa a maggio dello scorso anno. La Aalis Reserva (13%) è ottenuta da un blend tra un’Imperial Stout e un’Imperial Milk Stout, entrambe prodotte in Double Mash (malti di origine inglese e tedesca) con una bollitura assai prolungata al fine di concentrare il mosto, per un totale di circa 18 ore di processo produttivo. Prima del blend entrambe le birre hanno maturato in maniera distinta per 19 mesi in botti di Bourbon Woodford Reserve. Il risultato è un prodotto ricercato, denso, poco carbonato, con un corpo pieno e oleoso che sostiene le intense note del bourbon accompagnate da sfumature di cocco, vaniglia, cacao, mou e caramello. Una birra sontuosa, perfetta per le festività natalizie, disponibile in bottiglia da 50 cl o magnum da un litro e mezzo. A proposito di regali birrari, non dimenticate però i nostri consigli al riguardo.

A proposito di birre maturate in legno, sono due le novità assolute del birrificio Carrobiolo (sito web) che rientrano nel programma di affinamenti battezzato BarriC. La prima è la Barbasaison (5%), realizzata con un blend (50% e 50%) tra una Saison fresca e una Farmhouse Ale lasciata riposare 18 mesi in botti di rovere con aggiunta di barbabietole. L’ingrediente speciale, che riprende il filone “ortofrutticolo” di Carrobiolo dopo pomodori e porcini, conferisce note terrose, legnose e funky e un curioso colore rosso vermiglio. La seconda novità è la Kentucky I.S. (13%), una Imperial Stout con lattosio affinata 15 mesi in botti di Bourbon del Kentucky di secondo passaggio. Come sempre le note degustative redatte da birrificio – con tanto di abbinamento sconsigliato – sono intriganti e più dettagliate della norma, dunque le riportiamo in maniera integrale:

La birra base è di colore nero petrolio ed oleosa. Al naso ci manda profumi di vaniglia, mora, mirtillo e biscotti inzuppati nel caffè, l’alcol non si nasconde e ci colpisce con note di distillato. In bocca ci sorprende per la sua facilità di bevuta, aiutata dalla leggera acidità che arricchisce le note di cacao in polvere, legno, marasca sottospirito e prugna Sunsweet. Abbinamento Sconsigliato: il famoso pollo fritto del generale del Kentucky.

C’è poi una terza new entry a firma Carroblio, battezzata Munich Wine (12,5%) e nata per celebrare i 15 anni del birrificio e l’ultima cotta della vecchia sala cottura. Il nome è abbastanza enigmatico: il “Wine” richiama i Barley Wine, stile a cui la birra effettivamente appartiene; il “Munich” si riferisce invece all’omonima tipologia di malto utilizzato: 8 quintali per un doppio mash a cui è seguita una bollitura di ben 8 ore. Dopo una maturazione di 8 mesi la birra si presenta con tutta la sua opulenza, contraddistinta da note di caramello, biscotto, ananas, strudel di mela e tutte le declinazioni dell’universo zuccherino, dal marshmallow alla melassa, dal zucchero filato al succo di canna da zucchero.

Sul fronte luppolate bisogna invece registrare l’ultima nata in casa Porta Bruciata (sito web), birrificio che negli anni si è specializzato moltissimo sulle IPA di stampo moderno, con risultati spesso eccelsi. La nuova Tomcod (5,7%) vuole essere la summa di tutte le esperienze compiute dal produttore lombardo in questi anni con diversi ceppi di lievito, al fine di trovare la migliore combinazione tra luppolo e lievito stesso. La Tomcod rappresenta l’ideale di Hazy IPA secondo Porta Bruciata: equilibrata, bilanciata tra l’intensità aromatica dei luppoli americani e caratterizzata dal giusto amaro ed estrema bevibilità. Lo spiccato profilo tropicale (papaya) e la decisa nota agrumata (mandarino, arancia, pompelmo) rendono la bevuta scorrevole, arricchita da sfumature piney e di tè nero. Il corpo è particolarmente morbido e setoso grazie all’impiego di avena e frumento non maltati, insieme con il particolare ceppo di lievito. La Tomcod è stata presentata venerdì scorso, quindi la trovate già in diversi pub italiani.

Molto particolare è la Hop on the Hill (6,2%), la nuova Italian Grape Ale del birrificio Sagrin (sito web). Particolare non tanto perché, come da copione, prevede l’aggiunta di mosto d’uva – nello specifico è moscato proveniente dall’azienda Dogliotti 1870 – ma perché per la luppolatura sono stati impiegati prodotti e soluzioni decisamente innovativi. I luppoli, utilizzati anche a freddo in maniera continuativa (CDH, ossia continuosly dry hopping), sono sperimentali o di nuova generazione: Cryopop, HBC586 e YCH 303. Quest’ultimo è un blend di diverse varietà arricchito da Phantasm, la polvere ricca di precursori tiolici che è poi aggiunta anche direttamente durante il processo produttivo. Per la fermentazione invece è stato usato un ceppo Barbarian proveniente direttamente dagli USA, mentre il grist è composto esclusivamente da malto Pils. Il profilo aromatico è ampio, fresco e fruttato e richiama la pesca e il mango, con leggeri toni di litchi, agrumi e canapa. Il mosto di moscato sviluppa sfumature di pesca e frutti tropicali che si fondono a quelli di agrumi e guava, con note floreali ed erbacee che derivano dal luppolo. Interessante la scelta di mettere uno accanto all’altro il mosto d’uva e il Phantasm, quest’ultimo ricavato proprio dall’uva (Sauvignon Blanc della Nuova Zelanda). Da sottolineare la scelta del birrificio di “censurare” la parola grape in etichetta, per non incappare in assurde problematiche burocratiche. Una soluzione che, se non andiamo errati, non è la prima volta che vediamo in Italia.

Chiudiamo la panoramica con una classica Tripel, annunciata di recente dal Birrificio Osiride (sito web) di Foligno (PG). Si chiama semplicemente Tripel (9%) e segue fedelmente i dettami dello stile nato nell’ambiente trappista, prevedendo una grande quantità di zucchero candito. La base fermentescibile è costituita da malto d’orzo e frumento, entrambi coltivati in Italia, mentre il ceppo di lievito è chiaramente di stampo belga. Il risultato è una birra di colore dorato carico con una schiuma bianca e ricca, caratterizzata da note di frutta matura (pera, pesca e albicocca) e una chiusura amara piuttosto decisa – ricordate sempre: le Tripel non sono dolci! Nonostante la sontuosità del bouquet, la bevuta è favorita da un’ottima capacità di celare l’alto tenore alcolico. Non una birra espressamente natalizia, ma che si presta benissimo per essere bevuta durante le festività.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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