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Nuovi produttori: Mou Cantina Brassicola, De Lab Fermentazioni, Birra Puddu e Atoms Brewing

Il 2022 è ormai cominciato da un paio di mesi e dunque ci sembra opportuno tornare a occuparci di nuovi birrifici italiani. Nonostante il periodo molto difficile, il nostro ambiente ha continuato a mostrare segni di vitalità, compresi progetti inediti molto interessanti. Tra questi si segnala sicuramente Mou Cantina Brassicola, che unisce in un’unica realtà diverse tendenze in atto nel settore. La prima, come suggerisce il nome stesso, è rappresentata dal filone delle “cantine brassicole”, sebbene in questo caso sia interpretato in maniera più ampia. La seconda è quella dei “marchi sinergici”, autonomi a livello d’identità e di birraio (delle cotte si occupa Stefano Rueca), ma dipendenti in termini di impianto: Mou si appoggia a quello del birrificio Tsunami di Ceccano (FR). La terza tendenza è quella del birrificio agricolo: l’azienda coltiva luppolo, farro antico monococco e orzo distico che vengono utilizzati per le proprie birre. Infine Mou punta all’incontro tra mondo brassicolo e vinicolo, focalizzando l’intera produzione sulla tipologia delle Italian Grape Ale.

L’idea di Mou Cantina Brassicola è dunque di riportare la produzione della birra alla sua origine più naturale, quella cioè legata ai prodotti della terra, rispettando i cicli stagionali e di lavorazione. Al momento sono disponibili a marchio due Italian Grape Ale: la prima si chiama L’Armonica ed è prodotta tramite una fermentazione spontanea con l’aggiunta di mosto di uva Cesanese di Affile delle cantine Riccardi Reale; la seconda invece è stata battezzata Il Quarto e, oltre a presentare una percentuale di farro monococco nella base fermentabile, è realizzata con mosto di uva Ottonese coltivata localmente – curiosamente proprio ieri abbiamo scritto di un’altra simil-IGA brassata con questo vitigno. Nel prossimo futuro il progetto Mou continuerà con l’avvio della bottaia allestita all’interno di una grotta, dove saranno sistemate le botti di castagno (probabilmente di provenienza locale) per le fermentazioni e gli affinamenti. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito di Mou Cantina Brassicola.

Meno recente ma altrettanto interessante è il progetto De Lab Fermentazioni, partito la scorsa estate come beer firm ma già pronto a trasformarsi in birrificio a tutti gli effetti – i soliti contrattempi burocratici ne hanno rimandato l’apertura. Probabilmente manca solo questo passaggio per il decollo definitivo del marchio, che già può vantare elementi capaci di alimentare un certo hype: l’identità visiva è da urlo, grazie al suo stile surrealista curato nei minimi dettagli, e nella gamma si conta già la prestigiosa collaborazione con Extraomnes, da cui è nata l’Italian Grape Ale Druiven (8%). Oltre a quella appena citata, a marchio De Lab Fermentazioni sono disponibili altre quattro birre: De Blonde (4,5%), una Helles piuttosto in stile, realizzata con luppolo Spalter Select; West Coast IPA (7,5%), ispirata alla tipologia tipica della costa occidentale degli USA e luppolata con varietà Amarillo; Session IPA (4,5%), che unisce la facilità di bevuta alla potenza aromatica dei luppoli Mosaic e Citra; Baphomator (7,2%), una Doppelbock lanciata a inizio anno.

De Lab Fermentazioni nasce dalla passione per le bevande fermentate dei due soci fondatori, Stefano Furlanetto e Lorenzo Padovani,  e dalla loro voglia di misurarsi e cimentarsi con la creazione di bevande alcoliche. Dopo un percorso di formazione in Italia e all’estero i due hanno deciso di aprire il loro birrificio, coinvolgendo nell’avventura Marco Marengo. Oltre al futuro polo produttivo, De Lab potrà avvalersi di un concept pub che rappresenterà il luogo in cui vivere il marchio. Il progetto è da tenere sott’occhio, ulteriori approfondimenti sono disponibili sul sito dell’azienda.

Risale più o meno allo stesso periodo anche la partenza di Birra Puddu, birrificio di Oristano che ha recuperato un antico marchio brassicolo della città, operativo a partire dal 1962. Il birraio e socio di maggioranza è Mauro Fanari, sardo e con un passato di studi di tutto rispetto: laurea in agraria con tesi sulla birra, ricercatore a Porto Conte Ricerche e prima ancora al Cerb di Perugia, tirocinio al Thornbridge e avviamento come birraio principale di Birra Perugia nei primi due anni. Tra gli altri soci si segnala la presenza di Giuseppe Carrus, redattore del Gambero Rosso e responsabile della parte marketing del marchio.

La gamma standard di Birra Piddu al momento si compone di tre prodotti. La Golden Ale (5%) è una reinterpretazione dello stile britannico che si muove tra tradizione e modernità: la base è costituita da solo malto Pils, mentre la luppolatura è ottenuta con luppoli East Kent Golding e Citra. La India Pale Ale (6%) è invece ampiamente spostata sull’interpretazione americana della tipologia, poiché ricorre a luppoli Citra, Mosaic, Ekuanot, Chinook e Galaxy (anche in dry hopping) innestati su una base formata da malti Pale e Crystal. La Porter (5,6%) infine prova a riproporre le classiche scure inglesi di fine Ottocento, con un grist composto da malti Maris Otter e Brown e luppoli continentali (EKG e Fuggle). La stagionale per i mesi più freddi è invece la D’Inverno (8%), una  Winter Ale prodotta in edizione limitata di stampo britannico – come avrete capito il birrificio è molto devoto alle tipologie d’Oltremanica. Per saperne di più potete consultare il sito di Birra Puddu.

Concludiamo con una beer firm, di quelle però che seguono tutto il processo produttivo dall’inizio alla fine. Si chiama Atoms Brewing e nasce dallo spirito d’iniziativa di quattro amici, che si dividono oneri e onori della nuova avventura dopo alcuni anni di esperienza come homebrewer. Federico si occupa delle ricette e dei canali social, Gianluca della parte commerciale, Alberto la parte logistica e informatica, Gianluca 2 della produzione. La base produttiva è il giovane birrificio Vertiga, che permette loro di avere il completo controllo sulle proprie birre grazie all’amicizia con il birraio Claudio Turcato. La filosofia alla base di Atoms Brewing è creare birre facili da bere e capaci di discostarsi dai canoni classici, ma senza rincorrere il “famolo strano”.

La gamma si compone attualmente di quattro birre. Icaro (5,8%) è un’American Pale Ale che gioca principalmente sulla componente fruttata, grazie all’impiego di luppoli Cascade, Centennial, Citra e Mandarina Bavaria. Helmut (5,2%) è un’Italian Pils che declina in chiave “italiana” una birra a cavallo tra le interpretazioni francone e ceca, dedicata a un local conosciuto presso la Brauerei Zehendner. For the Oceans (6,5%) è una New England IPA atipica, poco hazy e luppolata con varietà Denali, Solero, Mosaic, Ekuanot e Nelson Sauvin; è realizzata per il progetto benefico della onlus Sea Shepherd. Saudade (4,2%), infine, è una Session IPA ispirata da un viaggio tra Liverpool e Manchester e luppolata con Citra, Lemondrop, Chinook e Simcoe. Maggiori dettagli su Atoms Brewing sono disponibili sul relativo sito web.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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