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In Puglia un birrificio artigianale è stato sequestrato nell’ambito di un’inchiesta antimafia

[Aggiornamento del 12/11/2021] A differenza di quanto riportato da Repubblica e da altre testate, Federik2 non è un birrificio ma una beer firm. A essere stato sequestrato dunque non è stato l’impianto produttivo (non possedendone uno) ma il deposito di stoccaggio della birra. Chiaramente il succo della storia non cambia, ma è una precisazione opportuna da riportare.

Ad Altamura, in provincia di Bari, negli scorsi giorni è stato messo sotto sequestro il birrificio artigianale Federik2. L’ordinanza è arrivata in seguito a un’inchiesta condotta dai carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Avrete quindi capito che non stiamo parlando di una notizia qualsiasi, ma di una storia di mafia, che ha portato all’arresto di 24 indagati e all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per altre due persone attualmente all’estero. Il birrificio era utilizzato come uno strumento di controllo del territorio, ma rappresentava solo uno dei tanti affari gestiti dal clan. Quella raccontata da Repubblica è infatti una vicenda complessa e articolata, in cui i reati contestati vanno dal traffico di droga alle estorsioni, dalla ricettazione alla turbativa d’asta, dalla rapina allo sfruttamento della prostituzione, il tutto svolto mediante un’associazione a delinquere di stampo mafioso.

L’inchiesta dei carabinieri, denominata “Logos”, è partita nel 2017 sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Le indagini si sono prima concentrate sul reato di turbativa d’asta, che è stato confermato da una serie ricorrente di attività svolte dal clan, atte a far ritirare tutte le offerte diverse da quelle dei propri interessati. In seguito sono state scoperte altre iniziative illecite, realizzate spesso grazie alla sudditanza inflitta a professionisti e dipendenti comunali di vario genere. Nonostante l’inchiesta sia partita nel 2017, i fatti contestati risalgono già al 2014, anno in cui il boss Giovanni Loiudice e il figlio Alberto, vicini al clan Capriati di Bari Vecchia, furono assolti nel processo sull’omicidio del capo rivale Bartolo D’Ambrosio, avvenuto quattro anni prima.

Secondo gli inquirenti la gestione del birrificio Federik2 era proprio riconducibile a Giovanni e Alberto Loiudice. Come spiega Repubblica, l’azienda sarebbe stata utilizzata:

Come uno strumento di assoggettamento del territorio, costringendo un centinaio di aziende ad acquistare la bevanda pur non avendone necessità – giustificando gli acquisti come regali di Natale a clienti e dipendenti di salottifici e imprese edili – ma come forma di favore al clan. […] Il gruppo mafioso capeggiato dalla famiglia Loiudice avrebbe assunto il controllo del territorio murgiano, condizionando il “vivace tessuto economico” della zona.

I “clienti” del birrificio Federik2 sarebbero stati un centinaio nel periodo delle indagini e avrebbero acquistato la birra per fare un favore agli esponenti del clan. Infatti il gruppo era abile a muoversi in una “zona grigia”, riuscendo a ottenere vantaggi soltanto con la propria presenza sul territorio e senza dover mettere in atto azioni apertamente criminali. Anche per questa ragione, come sottolineato dal colonello Francesco De Marchis, comandante provinciale dei carabinieri, è stata riscontrata una certa mancanza di collaborazione da parte delle potenziali vittime:

Nessuno ha mai confermato di avere subito minacce o intimidazioni e, proprio questo, evidenzia ulteriormente la capacità di condizionamento ambientale da parte del gruppo.

Oltre a episodi del genere, gli inquirenti hanno comunque contestato diversi furti d’auto, accompagnati da estorsioni tramite “cavalli di ritorno”, e sfruttamento della prostituzione, effettuato mediante la gestione di due roulotte sulla statale 96, per utilizzare le quali le donne dovevano riconoscere una somma quotidiana al clan.

Nonostante la diffusione delle attività del clan Loiudice sul territorio, facilitata dal benestare di tanti cittadini, Roberto Rossi, procuratore della Repubblica e capo della Direzione distrettuale antimafia di Bari, evidenzia l’importanza che può avere l’inchiesta sulla percezione della popolazione locale:

L’operazione […] va ad incidere fortemente sulla situazione della criminalità organizzata locale, dopo la raffica di arresti, processi e condanne degli anni passati. L’efficacia di queste operazioni è moltiplicata perché costante negli anni: se cade la fama criminale del clan, si rafforza la fiducia dei cittadini nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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