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Birra del Borgo: AB Inbev taglia 40 posti di lavoro e centralizza tutto

In queste ore sta attirando le attenzioni dell’ambiente un articolo pubblicato su Marsica Live, testata locale abruzzese, che annuncia un netto taglio del personale di Birra del Borgo. Lo storico marchio di Borgorose (RI), passato nel 2016 sotto il controllo di AB Inbev, la più grande multinazionale del settore birrario, sarebbe dunque al centro di una profonda ridefinizione interna, destinata a cambiare il futuro dell’azienda con pesanti ripercussioni sui propri dipendenti. I posti di lavoro a rischio già a partire da febbraio sarebbero una quarantina e riguarderebbero tutti i reparti di Birra del Borgo. Una notizia piuttosto clamorosa che riapre il dibattito sulle acquisizioni avvenute nel comparto artigianale tra il 2016 e il 2017.

Come spiegato da Marsica Live, la mano pesante di AB Inbev si abbatterebbe su diversi aspetti di Birra del Borgo:

I reparti interessati dovrebbero riguardare il gruppo commerciale, il gruppo marketing, lo storico birrificio di Collerosso e tutte le attività commerciali site a Roma, Osteria e Bancone di Piazza Bologna, rimarrà aperto solo quello di Spedino e qualche collaboratore presente in quella sede operativa. Il totale sarebbe di circa 40 dipendenti, a rischio già dal primo febbraio.

Secondo la redazione, la decisione sarebbe stata comunicata ai dipendenti tramite email. Ricordiamo che il fondatore Leonardo Di Vincenzo lasciò Birra del Borgo nel 2019, così come ha fatto una parte consistente dello staff storico negli anni passati.

Una prima avvisaglia della scelta di AB Inbev era arrivata negli scorsi giorni, come segnalatomi da Salvatore Cosenza. Il 18 gennaio infatti l’Osteria di Birra del Borgo aveva annunciato la chiusura a tempo indeterminato. Il messaggio, pubblicato sui relativi canali social e abbastanza sibillino, non aveva fornito spiegazioni precise e la risposta al commento di un utente che chiedeva delucidazioni era stata la seguente:

Se non riusciamo a garantire qualità nel servizio e la migliore esperienza possibile, preferiamo chiudere. Ma torniamo presto, questione di giorni, promesso.

Ora quella chiosa sembra altamente improbabile: Osteria potrà anche riaprire a giorni, ma il suo destino sembra già segnato.

La decisione di AB Inbev è destinata a rinfocolare le polemiche circa le politiche delle multinazionali del settore e segue di qualche giorno l’annuncio della cessione di Hibu da parte di Heineken ai fondatori del birrificio brianzolo. Sebbene le due vicende stiano avendo evoluzioni diametralmente opposte, alla base c’è la medesima necessità da parte dell’industria di cambiare i propri piani in tempo di Covid. In particolare le multinazionali stanno mettendo in atto una strategia conservativa che punta a tagliare tutto il superfluo. In un periodo di incertezze ci si arrocca sui brand più redditizi (quelli mainstream) e si punta ad accentrare attività precedentemente delegate all’esterno.

Per questa ragione non bisogna cadere nell’errore di pensare che AB Inbev voglia rinunciare a Birra del Borgo. La scelta della multinazionale è stata ben diversa da quella di Heineken con Hibu: invece di sbarazzarsi del marchio, ha deciso di mantenerlo nel proprio portfolio, consolidandone il controllo. Negli ultimi mesi la casa madre non ha smesso di investire sull’immagine del birrificio, con un restyling delle etichette e la produzione di campagne di comunicazione realizzate dal Gruppo Armando Testa. Inoltre AB Inbev continua a spingere con decisione la Lisa, ormai diventata l’ammiraglia della casa: l’idea di farne una birra “italiana” per mercati stranieri non sembra tramontata.

Nonostante Birra del Borgo continuerà presumibilmente a rimanere in vita, le evoluzioni previste per i prossimi mesi ne stravolgeranno completamente l’anima. Se le indiscrezioni saranno confermate, Birra del Borgo rimarrà un marchio senza anima, privo di tutti gli elementi che ancora rappresentavano una linea di continuità con il passato. Verranno infatti dismessi l’impianto di Collerosso dedicato alle fermentazioni non convenzionali e il ristorante “vetrina” di Roma, due asset nati dalle scelte del precedente management. Ma soprattutto saranno smantellati i reparti commerciale e marketing, decretando l’annientamento degli ultimi margini decisionali rimasti in quel di Borgorose. Non è escluso che nel lungo termine la produzione sia spostata direttamente in Belgio, cosa peraltro che in parte ci risulta già succedere per alcune birre dell’azienda laziale.

Probabilmente ora potremmo considerate definitivamente conclusa l’epopea di Birra del Borgo. Un marchio nato dalla grande intuizione di Leonardo Di Vincenzo, che ha fatto innamorare tanti appassionati e che ha scritto un pezzo importante della storia della birra artigianale italiana. Un marchio a cui molti, in un modo o nell’altro, erano rimasti legati anche dopo l’acquisizione di AB Inbev proprio perché i fili con il passato non erano stati completamente recisi. Ma quello che avverrà nei prossimi mesi sarà totalmente diverso: Birra del Borgo è destinata a diventare un semplice contenitore delle scelte della sua multinazionale, senza alcun legame col suo territorio e con la sua storia. Molti rivendicheranno di aver previsto questa facile evoluzione diversi anni fa, ma trovarcisi di fronte fa sicuramente effetto.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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5 Commenti

  1. La Lisa è una delle birre fatte in Belgio che voi sappiate?

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