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Il 2022 del luppolo negli USA: crollo del raccolto, aumento dei prezzi e varietà di tendenza

L’inizio dell’anno è solitamente il periodo in cui vengono pubblicati molti report di settore, che chiaramente analizzano quanto accaduto nei dodici mesi appena passati. Questa consuetudine è diffusa anche nel mondo della birra, con studi incentrati su diversi aspetti del mercato. Ne daremo conto su Cronache di Birra in questi giorni, cominciando oggi con un focus sull’andamento del luppolo negli Stati Uniti, nazione che rappresenta il punto di riferimento per la fornitura di questa importante materia prima. I numeri arrivano dal National Hop Report del NASS (qui disponibile in pdf), il servizio nazionale per le statistiche del settore agricolo, che a sua volta è un ramo dell’USDA, il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti. Il documento si apre con un titolo che riassume il dato più importante del 2022, cioè il pesante calo della produzione di luppolo, che ha segnato un clamoroso -12%. Un andamento preoccupante, che ha contribuito a causare quell’aumento dei prezzi con cui i birrifici hanno dovuto familiarizzare durante lo scorso anno.

La sanguinosa contrazione nella produzione di luppolo non è una sorpresa ed è figlia dalle pessime condizioni meteorologiche dei mesi passati, caratterizzate da una primavera fredda e umida e un’estate estremamente calda . Questa situazione, associata a un’insorgenza di malattie e parassiti superiori alla media, ha ostacolato lo sviluppo dei coni compromettendo il raccolto del 2022. I motivi sono da ricercare nelle normali fluttuazioni climatiche che si registrano di anno in anno, ma anche – ed è impossibile negarlo – negli evidenti cambiamenti climatici che si stanno verificando in tutto il pianeta. Per dare un’idea della crisi del comparto, quello appena trascorso è stato il raccolto americano peggiore degli ultimi 24 anni. Da notare però che il suo valore è calato solo del 7% rispetto al 2021 e la spiegazione della differenza è nel già citato aumento dei prezzi, passati da 5,72 a 6,10 dollari per libbra.

Quali sono gli stati americani maggiori produttori di luppolo? Washington conferma la sua posizione dominante, con il 71% di tutta la produzione nazionale, seguito alla lontana da Idaho (16%) e Oregon (13%). I tre stati del Pacific Northwest praticamente coprono l’intera produzione nazionale, lasciando le briciole agli altri. È interessante notare come nel 2022 l’Oregon sia risultato in controtendenza rispetto ai due vicini di casa, risultando l’unico stato in cui i dati relativi a superficie coltivata e produzione siano aumentati (ma è anche quello con il prezzo a libbra più alto di tutti). In Washington la varietà più prodotta è il Citra, poi seguono il Columbus – o meglio il CTZ, cioè l’acronimo con cui si indicano le tre denominazioni della stessa cultivar (Columbus, Tomahawk e Zeus) e infine il Mosaic. In Idaho invece il primato spetta al Mosaic, che precede nell’ordine il Citra e il Columbus. L’Oregon, infine, mostra una predilezione per il Citra, tallonato però dallo Strata e poi, più staccato, dal Mosaic.

A proposito di varietà, il Citra mantiene il comando di questa speciale classifica, sebbene abbia registrato un calo della produzione per la prima volta dal 2008, anno in cui fu piantato come cultivar sperimentale. Se però dobbiamo parlare di contrazioni, allora quelle più vistose riguardano due varietà con alte concentrazioni di alfa-acidi: il Columbus e il Pahto, la cui produzione si è ridotta rispettivamente del 31% e del 30%. Visti i dati generali, l’involuzione però riguarda un po’ tutte le cultivar: la superficie di coltivazione è diminuita per nove delle dieci principali tipologie di luppolo. Curiosi di sapere qual è l’unica in controtendenza? È l’inossidabile Cascade, che si mantiene saldamente in quarta posizione. Tanto di cappello per una varietà che non solo ha scritto la storia della birra artigianale negli Stati Uniti (e nel mondo), ma che continua a essere tra le più vendute.

Lo Strata è l’unica varietà emergente che ha mantenuto gli stessi tassi di crescita del 2021, entrando nel Top 10 assoluta grazie agli investimenti compiuti in Oregon – come abbiamo visto è la seconda cultivar più prodotta nello stato. Come sottolinea la newsletter Hop Queries di Appellation Beer, nel 2022 in Washington è stato prodotto più di un milione di libbre di varietà sperimentali, cioè il doppio rispetto al 2020, confermando quanto le aziende agricole siano concentrate nella ricerca di novità da presentare sul mercato in futuro. Un paio di queste dovrebbero essere rilasciate prima del raccolto del 2023, aumentando dunque le opzioni a disposizione dei birrifici.

Il 2022 è stato un anno con molti alti e bassi per il settore brassicolo e sicuramente non positivo per la produzione del luppolo. La tendenza al ribasso non riguarda solo gli Stati Uniti: come spiegato ancora da Hop Queries, il raccolto europeo ha mostrato un calo del 15% rispetto alla media di lungo termine. Molto interessante è l’analisi dell’associazione tedesca dei produttori di luppolo, che dichiara come il raccolto europeo del 2022 dovrebbe soddisfare la domanda stimata per il 2023. Tuttavia potrebbero esserci problemi nell’adempiere alle richieste di particolari varietà aromatiche americane, tanto da richiedere la revisione di alcuni accordi contrattuali con i birrifici. Da tenere a mente il monito del report, che in un passaggio chiave si esprime in questi termini:

Pertanto, rimane compito significativo dell’industria della birra dare la priorità all’impiego di varietà, già esistenti o di futuro sviluppo, resistenti allo stress termico e alle varie malattie, poiché in grado di fornire rese e qualità stabili anche in un condizioni climatiche che cambiano notevolmente.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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