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Bronzo per il birrificio Otus alla World Beer Cup: è l’unica medaglia italiana

La scorsa notte si è tenuta la cerimonia di premiazione della World Beer Cup, il più grande concorso birrario al mondo. Organizzato dalla Brewers Association, l’ente americano che riunisce i produttori del comparto brassicolo statunitense, è un’iniziativa dai numeri impressionanti: l’edizione 2023 ha registrato l’iscrizione di 10.213 birre da 2.376 birrifici diversi, in rappresentanza di 51 nazioni e valutate da 272 giudici internazionali. Il meccanismo è simile a quello di altre iniziative del genere, perché le birre sono divise in categorie (103 quest’anno) e per ognuna di esse viene definito un podio e assegnate le rispettive medaglie. Fino alla scorsa edizione la World Beer Cup aveva una frequenza biennale, ora invece sarà organizzata ogni anno. L’Italia non ha una grande tradizione con questo concorso – torneremo più avanti su questo aspetto – ma anche questa volta è riuscita a portare a casa una medaglia. Il merito è del Birrificio Otus di Seriate, in provincia di Bergamo, capace di conquistare un bronzo nella categoria Bock e Maibock. Tutto qua? Sì tutto qua, ma come accennato non è nulla di nuovo.

L’unico riconoscimento italiano è stato assegnato alla Redvolution (6,7%), una Bock a cavallo tra tradizione e modernità, con un buon equilibrio tra dolce e amaro (luppoli Saphir e Styrian Wolf) e dominata a livello aromatico dai malti (Pils, Vienna, Caramel Aromatic, Carared e Carafa Special), che conferiscono note di mou, caramello e frutta secca, fino a leggere sfumature tostate e addirittura torrefatte. La Redvolution, che dunque reinterpreta un classico stile tedesco a bassa fermentazione, è stata superata da due birre statunitensi: la ChewBOCKa di Confluence Brewing (oro) e la Nose Over Tail di Pollyanna Brewing (argento). La birra aveva già vinto una medaglia di bronzo al Barcelona Beer Challenge 2022 ed è presentata così da Alessandro Reali, birraio di Otus:

La luppolatura di Redvolution e il suo maggior grado di amaro rispetto allo standard di questo stile la rendono più bilanciata delle “sorelle” tedesche, tuttavia mantiene un corpo importante. Gli aromi sono complessi e spaziano dalla frutta sotto spirito, alla frutta secca e al caffè. Redvolution è un gioco di parole che suggerisce l’impegno di Otus nell’interpretare lo stile Bock in chiave contemporanea.

Complimenti dunque a Otus per questo prestigioso risultato, che ha una valenza simbolica ancora più importante se consideriamo che è stato l’unico premio ottenuto dai birrifici italiani. Da questo punto di vista nulla è cambiato rispetto allo scorso anno: anche allora tornammo a casa con un solo bronzo, conquistato in quell’occasione dal Tenute Collesi con la Collesi Rossa (una Belgian Strong Ale). Come abbiamo analizzato in occasione dell’edizione 2022, queste performance apparentemente deludenti non sono una novità: in oltre 25 anni e 14 edizioni della World Beer Cup, il bottino complessivo dell’Italia ammonta solamente a 10 medaglie, due delle quali d’oro. Le difficoltà – ammesso che possiamo definirle tali – sono quindi una costante da sempre per i nostri birrifici.

Lo scorso anno cercammo di capire i motivi di simili risultati, concentrandoci in particolare sulle statistiche riguardanti le birre italiane. Quest’anno invece ci focalizzeremo sulle altre nazioni, per capire se simili risultati sono comuni ad altri paesi europei o un’eccezionalità solo nostrana. Innanzitutto partiamo dagli Stati Uniti, perché su 307 riconoscimenti totali ben 267 sono stati conquistati dai birrifici di casa. Questo dato già dovrebbe dire molto sull’impostazione della World Beer Cup, che continua a mostrare un evidentissimo sbilanciamento. Se tale aspetto è prevedibile e fisiologico – il peso geografico è un fattore in tutti i concorsi – è anche vero che qui raggiunge cifre impressionanti: l’87% delle medaglie infatti è stata assegnata a produttori statunitensi, lasciando agli altri le briciole. Se alla statistica aggiungiamo anche le 14 medaglie canadesi, la percentuale raggiunge il 91% considerando il solo Nord America.

Una concentrazione così spiccata di medaglie in una sola nazione, ancorché organizzatrice dell’iniziativa, non si ritrova in altri grandi concorsi internazionali. Nell’ultima edizione dello European Beer Star, prestigioso contest tedesco, i birrifici della Germania hanno ovviamente dominato i podi, ma conquistando “solo” 82 medaglie sulle 218 assegnate dalla giuria (37,6%). All’edizione 2022 del Brussels Beer Challenge i birrifici belgi hanno portato a casa 82 riconoscimenti su 274 disponibili, non raggiungendo quindi neanche il 30% di tutte le medaglie. È dunque plausibile che chi gioca in caso sia favorito da vari fattori – iscrizioni più numerose, trasporto più agevole e veloce, giuria composta in maggioranza da connazionali, categorie influenzate dalla cultura brassicola locale – tuttavia le statistiche che emergono dalla World Beer Cup non hanno precedenti in altre iniziative dello stesso spessore.

Se dunque l’Italia si è fermata al bronzo della Redvolution di Otus, non è certo andata molto meglio agli altri paesi europei. La Germania ha conquistato cinque riconoscimenti e l’Olanda quattro, mentre Belgio e Regno Unito non sono andati oltre due medaglie ciascuno. E poi? E poi basta, l’unico ulteriore paese europeo è l’Italia. Nel medagliere non c’è la Spagna, non c’è la Francia, non ci sono Repubblica Ceca, Irlanda, Slovenia o le nazioni scandinave. Si potrebbe pensare che simili risultati siano conseguenza di una bassa partecipazione dei rispettivi birrifici al concorso, ma non dimentichiamoci che lo scorso anno le birre italiana alla World Beer Cup furono un centinaio scarso. Un numero non certo irrilevante in termini assoluti, quindi, ma che quasi si perde se confrontato alle oltre 10.000 birre iscritte al concorso, di cui circa 8.000 statunitensi. E il punto della questione è proprio qui, nello strapotere dei birrifici di casa già in termini di iscrizioni, che poi inevitabilmente si riflette sui risultati finali. Ed è per questo che non possiamo aspettarci performance tanto diverse da parte dei nostri produttori: una considerazione che rende ancora più autorevole il riconoscimento ottenuto dal birrificio Otus e dagli altri birrifici italiani in passato e (speriamo) in futuro.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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