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Nutri-score e neoproibizionismo: la birra è di nuovo sotto attacco

Da alcuni anni l’immagine della birra sta subendo un calo significativo nell’opinione pubblica internazionale. La nostra bevanda, al pari di altri alcolici, è sempre più al centro di critiche e accuse, figlie sia degli immancabili pruriti neoproibizionisti che ogni tanto tornano a galla, sia di quell’approccio “pseudo-salutistico” tanto di moda in questo momento. L’ultima notizia è la volontà del creatore del Nutri-score di bollare con una F nera tutte le bevande alcoliche, compresa la birra: una decisione che, se si concretizzerà, contribuirà ad alimentare ulteriormente la caccia alle streghe che vediamo montare nel nostro settore giorno dopo giorno. La vicenda rientra in un fenomeno che non si è mai assopito negli anni passati, ma che ultimamente sta diventando molto preoccupante, con ripercussioni dirette nell’industria brassicola internazionale.

La sensazione di accerchiamento è stata percepita anche da Unionbirrai, che ieri ha deciso di pubblicare un comunicato stampa che prende una posizione netta contro la valutazione del Nutri-score. Per chi non lo sapesse, il Nutri-score è uno strumento di valutazione della salubrità degli alimenti, che, tramite un sistema a semaforo presente sulle etichette, aiuta il consumatore a eseguire acquisti apparentemente consapevoli. “Apparentemente” perché il meccanismo è così immediato da risultare spesso superficiale e fuorviante: ridurre questo concetto a una classificazione da A-verde a F-nero esclude tanti fattori (culturali, sociali, edonistici) che non si collegano necessariamente a un concetto di salubrità. È un sistema che ha spesso ricevuto diverse critiche, ma che l’Unione Europea vorrebbe fosse adottato da tutti i suoi membri. Una direttiva a cui l’Italia si è sempre opposta perché penalizzerebbe, tra gli altri, alimenti importanti per l’economia (nonché da un punto di vista nutrizionale) come il parmigiano e l’olio di oliva.

Di seguito le parole di Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai:

In un periodo storico in cui le piccole imprese che producono birra artigianale stanno subendo non pochi danni a causa della pandemia iniziata nel 2020, la notizia della proposta di etichettare la birra con una F nel Nutriscore è un attacco diretto all’economia dei produttori artigianali italiani. Da anni promuoviamo la creazione di “bevitori consapevoli” attraverso i nostri corsi di degustazione, in cui non solo approfondiamo la conoscenza e la degustazione delle birre, ma puntiamo al loro consumo consapevole, inserito in un corretto stile di vita.

La parola chiave nel comunicato di Unionbirrai è “consapevolezza”, l’unico criterio che dovrebbe guidare le nostre scelte, non solo alimentari. Per acquistare consapevolezza è necessario informarsi ed è chiaro che un semaforo su un’etichetta finisce per mortificare l’intero processo. Un sistema a colori e lettere è molto adatto alle modalità di interazione alle quali ci siamo abituati – ottenere tutto e subito, senza troppi “sbattimenti” – ma restituisce solo l’illusione di sapere cosa stiamo acquistando. I bias cognitivi legati al Nutri-score sono infatti diversi: il sistema finisce per polarizzare le scelte invece di promuovere un consumo consapevole. Chiaro quindi che una F nera in etichetta finisce per essere considerata una condanna senza alcuna possibilità di appello.

Ora però chiariamo un punto. La birra non è una bevanda salubre. Lo abbiamo scritto spesso in passato ed è bene ribadirlo, perché non possiamo esporci a fraintendimenti. Benché di tanto in tanto esca fuori qualche articolo che sottolinea i benefici della nostra bevanda, non si può dimenticare che l’etanolo è una sostanza estranea all’organismo umano, metabolizzata in maniera diversa dagli altri nutrienti. Come sappiamo l’unico organo capace di processare l’alcol è il fegato, che tuttavia ha una capacità limitata: le sostanze tossiche in eccesso rimangono nell’organismo determinando effetti più o meno rilevanti in base al consumo. Sappiamo anche che un abuso continuativo di bevande alcoliche può avere conseguenze molto gravi, così come un consumo limitato può addirittura preservare da alcune malattie. Ma di base le bevande alcoliche sono tossiche, con tutto ciò che ne consegue.

Non ci piace nasconderci dietro un dito, ma non possiamo neanche pensare di ridurre la ricchezza di una bevanda (come di qualsiasi altro alimento ricco di cultura e tradizioni) a una lettera e un colore in etichetta. L’abuso delle bevande alcoliche non dipende dall’assenza di indicazioni sulle confezioni: nessuno consuma in maniera eccessiva birra, vino o distillati perché ignora che “fanno male”. Come spiegato da Unionbirrai, l’abuso di alcol è legato in maniera imprescindibile all’educazione culturale. Il cosiddetto “consumo consapevole” deve nascere attraverso un processo di apprendimento e non tramite un semaforo che ti dice ciò che è buono e ciò che è cattivo. Anche perché bere e mangiare sono due atti culturali, il cui scopo non è solo fornire nutrimento all’organismo. L’alimentazione ci permette di restare legati alle nostre tradizioni e di soddisfare un piacere personale che ci fa stare bene al di là dei valori nutrizionali.

A peggiorare le cose in Italia c’è una assenza pressoché totale di cultura birraria, che impedisce di tutelare a dovere la nostra bevanda. La birra infatti è costretta a difendersi anche su un altro campo di battaglia, che la vede al centro delle critiche quando si parla (sigh!) di “movida violenta” o di “malamovida”. Da anni continuano a rincorrersi provvedimenti che limitano l’attività di pub e birrerie a causa delle intemperanze rilevate nei luoghi della vita notturna. Un problema esistente da sempre, ma che in tempi recenti è stato affrontato non aumentando i controlli sul territorio o favorendo lo sviluppo di iniziative culturali, ma costringendo i locali a ridurre il proprio raggio d’azione. In questi giorni a Roma si sta valutando la chiusura anticipata per gli esercizi dei municipi più centrali, come se il problema della “movida violenta” non abbia una causa sociale, ma sia semplicemente legato al consumo di birra.

Basterebbe un po’ di buon senso e un approccio più serio ai problemi, che siano di natura sanitaria o sociale, per capire che questa caccia alle streghe è totalmente assurda. Invece di valorizzare i luoghi di sviluppo culturale e gli approcci alternativi al prodotto birra, si demonizza un intero settore. La nostra bevanda si trova accerchiata su due fronti diversi, ma per fortuna nella sua dimensione artigianale gode ancora di buona salute. È importante continuare a lavorare affinché ovunque sia percepita la grande ricchezza della birra e la sua forza socioculturale, nonostante quei limiti che conosciamo benissimo e che nessuno di noi nega.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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5 Commenti

  1. Stessa cosa nel mondo del vino: https://www.ilsole24ore.com/art/nutriscore-proposto-bollino-nero-il-vino-massima-dannosita-AE6qacCB
    Io penso che solo l’imbecillità (e un sospetto di corruzione) di chi ci governa in Europa può pensare di adottare questo sistema di etichettazione degli alimenti.

    • Giovanni Stella

      come molte delle battaglie che si combattono nell’arena chiamata UE, si tratta di mosse di uno o più nazioni che cercano di ottenere vantaggi a danno di altre. Guardando la cartina di quali siano i paesi favorevoli e quelli contrari all’introduzione del nutri-score (https://en.wikipedia.org/wiki/Nutri-Score#/media/File:Nutri-Score_Adoption_in_Europe_map.svg) si capisce subito a danno di chi questa misura voglia essere introdotta. Bisogna ricordare che il nutri-score è un oggetto pensato dai francesi e già adottato da essi.
      Inoltre è uno strumento paternalistico che intende delegare a presunti esperti cosa sia buono o cattivo per il singolo, che potrebbe aprire la via (anzi alimentare un processo già in atto) verso provvedimenti limitanti della libertà personale.
      Tuttavia non bisogna credere che quanto dico sia un allarme complottistico contro la matrigna Europa, tutt’altro. Intanto, come già accennato sopra, l’Europa non esiste, ma esistono le singole nazioni, che premono ognuna per ottenere vantaggi propri, come è ovvio che sia. Tutti tranne l’Italia, paese tra i più sprovveduti al mondo quando si tratta di strategia. Forse ora si sta iniziando a prendere coscienza di cosa sia effettivamente l’Euorpa, ossia l’arena di cui sopra, da cui si possono trarre anche vantaggi a patto di agire consapevolmente in modo tattico. Finché invece si pensa alla favola dell’UE come prossima confederazione unita dove tutti vivremo felici in armonia, allora prenderemo solo bastonate dai popoli più consapevoli.

      Sorry per la deriva geopolitica del mio commento.

      • Beh diciamo che hai fatto molta geopolitica. Personalmente ho una posizione un po’ diversa, ciò che è sicuro è che l’Italia spesso fatica a imporre la propria visione in ambito europeo per diversi motivi, tra cui l’essere sprovveduti, diciamo così. Che il Nutri-score, al di là dei suoi pregi e dei suoi difetti, possa limitare la libertà personale è una stupidaggine.

        • Non ho detto che il nutri-score in sé limiti la libertà personale, ho detto e sostengo che sia uno strumento funzionale a quell’intento, che rientra in un vasto programma che è portato avanti nelle istituzioni europee e nazionali. Dello stesso programma fanno parte la limitazione crescente dell’uso del contante, lo SPID, il green pass, la tracciabilità digitale della spazzatura, etc. Il nutri-score in sé è solo un’etichetta, ma senza scadere nella fallacia della slippery slope, non è peregrino pensare che possa essere usato come strumento di pressione, legando per esempio il carico fiscale ai valori di quell’etichetta. E quello sarebbe solo il primo passo. Del resto non c’è bisogno di troppa fantasia per immaginare come si possa limitare la libertà personale attraverso tesserine colorate, visto che ci stiamo vivendo dentro in un modo incredibilmente placido. Ovviamente tutto sarà giustificato in nome del bene comune.
          Mi scuso ancora per l’OT, ma ho dovuto replicare all’accusa di diffondere stupidaggini.

          • A me sembra invece che stai proprio cadendo in quel tipo di fallacia. Ammesso e non concesso che la tesi di partenza sia fondata, ci stai mettendo dentro di tutto, compresi strumenti che hanno permesso di limitare i morti negli ultimi mesi.
            Comunque OT chiuso.

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