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Altre collaborazioni insospettabili: Riso Gallo, Ardbeg e Arran (con Cantillon)

Qualche anno fa su Cronache di Birra pubblicammo un articolo sulle contaminazioni tra la birra artigianale e marchi provenienti da altri mondi, spesso insospettabili. Ad esempio, sapevate che Kellog’s – sì, proprio l’azienda dei cereali – in passato lanciò tre birre “sostenibili”? O che Ricola chiese a un birrificio di Basilea di realizzare una birra con la miscela delle tredici erbe usate per le sue caramelle? O ancora che il birrificio americano Forbidden Root ha in gamma una birra chiamata Fernetic, prodotta in collaborazione con Fernet Branca? Questi sono alcuni esempi di partnership curiose e inaspettate, che rappresentano una rarità ma che continuano a presentarsi sul mercato con una certa costanza. Oggi ne presentiamo altre non meno interessanti.

Riso Gallo (con Biova Project)

Cosa c’entra la famosa industria del riso con la birra artigianale? Per rispondere a questa domanda occorre partire dal crescente fenomeno delle birre di recupero, cioè prodotte con ingredienti di scarto. Il caso più comune è l’impiego di pane raffermo a integrazione del normale malto d’orzo, ma lo stesso scopo può essere perseguito con qualsiasi prodotto cerealicolo. La già citata Kellog’s, ad esempio, chiese al birrificio Seven Bro7hers di brassare le sue tre birre a marchio con gli avanzi ottenuti dai famosi cornflakes. Facile allora capire il collegamento tra Riso Gallo e il nostro mondo, che recentemente si è concretizzato grazie alla partnership con Biova Project. Biova Project è una startup torinese certificata B Corp, che probabilmente meglio di ogni altra azienda italiana ha puntato sulla produzione di birre e snack da ingredienti di recupero.

La gamma di Bovia Project è piuttosto ampia per un’iniziativa del genere e accanto alle birre base presenta molti prodotti collaborativi. I nomi coinvolti sono diversi e di alto livello (Eataly, Coop, Capatoast, Forno Brisa, ecc.), tra i quali si staglia Riso Gallo. Insieme alla società pavese e a La Orange, Biova Project ha creato Action Biova (3,3%), una birra senza glutine pensata anche come integratore dopo l’attività fisica – La Orange è proprio specializzata in produzioni del genere. La ricetta di Action Biova prevede l’impiego di chicchi imperfetti di riso rosso, che dunque sono esclusi dalla messa in commercio e, diversamente, diventerebbero semplici rifiuti. Biova Project afferma di riuscire a produrre 25 hl di birra da 100 kg di riso di scarto, mettendo in pratica i principi dell’economia circolare.

Ardbeg (con Brewgooder)

Sicuramente più immediato è l’accostamento tra whisky e birra, due bevande molto diverse ma anche con tantissimi punti in comune. In passato abbiamo visto il caso di Jameson, il brand irlandese (ma di proprierà francese) che lanciò due whisky affinati in botti usate in precedenza per maturare una Stout e una IPA. Qualche tempo dopo il celebre distillatore scozzese Ardbeg (ma anch’esso di proprietà francese) realizzò una sua birra aderendo al progetto solidale di Brewgooder, finalizzato a portare acqua potabile a 100.000 persone residenti in paesi in via di sviluppo. Brewgooder, certificata anch’essa B Corp, è un’azienda focalizzata sulla produzione di birre con risvolti sociali. Il progetto in questione ha coinvolto oltre 240 birrifici e un distillatore, cioè proprio Ardbeg.

La birra, battezzata The Shortie (6,2%) come il Jack Russell mascotte di Ardbeg, è una Smoky Porter brassata con una percentuale degli stessi malti torbati usati per l’Ardbeg Ten Years Old così da “mantenere il classico carattere affumicato” del produttore scozzese. The Shortie è stata prodotta presso il birrificio scozzese Williams Brothers, lo stesso – se non andiamo errati – che produce la Heather Ale.

Arran e altre distillerie scozzesi (con Cantillon)

L’idea di utilizzare botti utilizzate in ambito brassicolo per affinare un whisky non è un’idea esclusiva di Jameson. L’azienda belga Thistle presenta nella sua gamma una serie di prodotti chiamati Whisky à la Belge, basata proprio su questo principio. Il primo è stato l’Arran à la Belge, realizzato partendo da un whisky Arran invecchiato 12 anni in botti di bourbon e poi rifinito con un passaggio in una botte di Kriek di Cantillon. Il famoso produttore di Lambic fu coinvolto anche per il secondo distillato della linea, il Glen Moray à la Belge: anche in questo caso fu impiegata una botte di Cantillon Kriek per affinare il whisky Glen Moray proveniente da tre cask selezionati. Per la terza creazione, Ardmore à la Belge, protagonista fu invece il birrificio Het Nest: Thistle prese una botte usata per una sua Imperial Stout e la destinò all’affinamento di una whisky Ardmore 13 Years Old. Per l’occasione l’azienda belga mise in vendita una box con il whisky normale, quello affinato in legno di Imperial Stout, l’Imperial Stout base e quella maturata nella botte usata poi per il whisky. Il risultato? Un meraviglioso gioco di comparazioni che, inconsapevolmente, abbiamo proposto anche noi in un vecchio appuntamento di Formazione Birra con Menaresta e Whisky Club Italia.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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