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Birre di frontiera: un viaggio tra i birrifici dei Paesi Bassi al confine con il Belgio

La scena birraria dei Paesi Bassi è sempre più interessante. Il paese, storicamente dominato dal punto di vista birrario da Heineken e Bavaria, sta vedendo nascere birrifici e brewpub di assoluto livello. Dopo il mio giro di qualche mese fa che mi aveva portato a Groningen passando per Utrecht e il Flevoland, ho deciso di organizzare un tour molto particolare, visitando  i birrifici lungo una parte del confine fra Belgio e Paesi Bassi, nella provincia del Brabante Settentrionale. Tale provincia, che appartiene totalmente ai Paesi Bassi, non va confusa con quella del Brabante belga: quest’ultima non confina con alcuna nazione straniera (si trova proprio al centro del Belgio) e nel 1995 è stata divisa in Brabante Vallone, Brabante Fiammingo e Regione di Bruxelles-Capitale.

Il mio viaggio è partito dalla città di Breda, situata a poco più di un’ora di automobile da Bruxelles e mezz’ora da Anversa, dove ha sede il giovane e rampante Brouwerij Frontaal. L’azienda è stata fondata nel 2015 da Roel Bruckens che, dopo un’esperienza di alcuni anni in Australia, ha deciso di lanciarsi in questa avventura, trasformandola in pochi anni in una delle realtà più interessanti del paese. Situato in capannone industriale dismesso alla periferia della città, il brewpub ha un’aria trasandata ma affascinante. Vanta un’ampia sala interna, una spaziosa terrazza e un beershop annesso (dove sono in vendita anche birre di altri birrifici, olandesi e stranieri). Come in molti locali al giorno d’oggi, la tap list è direttamente collegata a Untappd e c’è anche la possibilità di mangiare in loco.

I miei assaggi si sono concentrati su Kia Ora, un’interessantissima IPA con i luppoli neozelandesi Motueka e Nelson Sauvin, Great Escape (American Porter) e Smoking Gun (Rauchbier). Come ogni brewpub di stampo moderno, Frontaal offre una scelta molto ampia ma focalizzata soprattutto sulle luppolate. La qualità è decisamente buona e il packaging molto bello, con etichette impreziosite da disegni d’autore e colori sgargianti (uno dei marchi di fabbrica del birrificio). Interessante anche la gamma di Imperial Stout e Barley Wine, sia in lattina sia in bottiglia.

Il birrificio è anche fra i promotori del Brewda, il festival della birra di Breda, che si tiene ogni settembre e che vede la partecipazione di diversi birrifici locali e internazionali. Frontaal è una realtà giovane, fresca e innovativa, di cui sentiremo parlare a lungo.

Dopo Frontaal, il mio tour è proseguito verso l’Abbazia di Koningshoeven, dove ha sede il birrificio trappista produttore del famoso marchio La Trappe. Da Breda sono 25 minuti di macchina in autostrada per raggiungere la località di Berkel-Enshot, a pochi chilometri dalla città di Tilburg. L’abbazia è situata in mezzo al nulla, circondata da campi che al momento della mia visita erano coperti di nebbia, rendendo il tutto molto affascinante.

Il monastero possiede una storia molto particolare che inizia nel 1880, quando l’abate del monastero trappista di Mont-des-Cats incaricò un monaco di fiducia di cercare un luogo sicuro dove trasferire tutta la comunità, messa in pericolo dai disordini dovuti ai movimenti rivoluzionari in Francia. La scelta ricadde sull’attuale sito vicino a Tilburg e l’abbazia venne inaugurata nel 1881. La produzione di birra viene fatta risalire all’avvento di un frate originario di Monaco di Baviera, a cui l’abate, Dom Nivardus, decise di affidare la produzione e il commercio di birra per il sostentamento dell’abbazia e della comunità monastica. Il fine è lo stesso anche oggi e infatti l’abbazia è uno dei due monasteri olandesi a potersi fregiare del marchio “Authentic Trappist Product” (l’altro è Zundert). Nel corso degli anni la titolarità del prezioso e famoso bollino non è stata costante a causa degli accordi commerciali stretti con industrie quali Artois e Bavaria, diventando “stabile” solo nel 2005 dopo lunghe controversie legali.

Un aspetto interessante è che si tratta del primo birrificio d’Europa Occidentale dotato di un sistema di filtrazione dell’acqua a base vegetale, grazie a una serra con una settantina di specie di piante, che siedono sopra i silos delle acque reflue che attraversano i tubi del birrificio. L’interazione dei microrganismi presenti sulle radici con i batteri dell’acqua causa un’azione purificante e permette di evitare lo spreco di sette litri d’acqua per ogni litro di birra prodotta.

Abbazia e birrificio sono visitabili, sono presenti una tap room e uno shop dove poter acquistare birre, formaggi, pane e cioccolato, tutti a marchio La Trappe. Le birre sono ben conosciute, facilmente trovabili in Italia (dove sono distribuite da Interbrau) e a mio avviso non indimenticabili. Notevole eccezione il batch 45 della Trappe Quadrupel Oak Aged, in cui mi sono imbattuto in loco, caratterizzato dall’invecchiamento in botti di Calvados. Una birra veramente buona. Nell’insieme l’esperienza merita, quindi se passate da quelle parti consiglio caldamente una sosta.

Successivamente ho fatto tappa nella città di Eindhoven, puntando subito il Van Moll, un altro brewpub rampante della scena olandese. Inaugurato nel 2013, si tratta del primo birrificio ad aprire nella città di Eindhoven dopo ben 50 anni, in seguito alla chiusura dello storico birrificio De Valk (i cui edifici oggi ospitano un museo dedicato alla storia dei camion a marchio DAF). Fondato da Erwin van Moll e Jaap Hermans, dispone di una tap room situata ai confini del centro città. Fino a pochi anni fa il birrificio era collocato nello scantinato del locale, oggi invece si trova un’altra location. Van Moll nel corso degli anni si è fatto apprezzare e, grazie a molte collaborazioni, ha creato un vasto network che gli permette di organizzare un festival (in doppia versione, estiva ed invernale) che ogni anno riscuote sempre più successo.

E proprio il Van Moll Fest Winter è stata la meta finale del mio tour. Il festival è stato ospitato nella business lounge dello splendido Philips Stadion di Eindhoven, dove gioca le gare casalinghe il quotato team del PSV Eindhoven. Il numero di birrifici era relativamente limitato (17), ma qualitativamente di buon livello. Fra i produttori olandesi, oltre ai padroni di casa di Van Moll, c’era il quotatissimo De Moersleutel, fra gli stranieri invece risaltavano il londinese The Kernel, lo scozzese Holy Goat, il ceco Zichovec e il belga di De Dochter, mentre da oltre oceano erano presenti il canadese Third Moon Brewing e l’americano Fifth Frame Brewing.

Dal punto di vista logistico, il festival è risultato piuttosto caotico dati gli spazi limitati e la grande quantità di pubblico. Gli stand risultavano poco visibili ed era praticamente impossibile trovare un posto per le giacche, così come acquistare cibo utilizzando una carta di credito non olandese. La possibilità di degustare birre sulle tribune dello splendido Philips Stadion, osservando il campo da gioco, e l’ottima fattura di molte delle birre presenti, ha calmierato questi impedimenti. Essendo un “Winter beer festival” i birrifici hanno sfoggiato molte delle loro creazioni alcolicamente più importanti, con una grande presenza di Imperial Stout di varia fattura. Le migliori birre assaggiate sono state la Clawfoot, una Double Stout Barrel Aged in botti di Elijah Craig degli americani di Fifth Frame Brewing e la Vatted Porter Stout del birrificio The Kernel.

La scena craft dei Paesi Bassi è viva e in crescita, un mondo che ogni appassionato dovrebbe tenere sempre in considerazione.

L'autore: Niccolo' Querci

Bergamasco di nascita. Vive a Bruxelles dal 2011 dove si occupa di politiche energetiche. Ha ottenuto la qualifica di Beer Sommerlier presso la Beer Academy di Londra. Ama girovagare per il Belgio e per l'Europa per scoprire nuovi birrifici e nuove birre. Ha una predilezione per le Saison e una venerazione per la birra trappista Orval.

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