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“Il ruggito del coniglio” contro la birra artigianale: anche la radio denigra il settore

“La birra artigianale è ripugnante”. Da chi vi aspettereste di ascoltare un giudizio così ottusamente perentorio? Forse da un anziano privo di spessore culturale, da un mediocre sommelier rimasto a 20 anni fa o al massimo da un amico con poca apertura mentale. Non certo da una delle più importanti trasmissioni radiofoniche del servizio pubblico, ascoltata quotidianamente da quasi 2 milioni di utenti. Eppure è proprio ciò che è accaduto lo scorso venerdì durante Il ruggito del coniglio, quando i due storici conduttori del programma, nel commentare come di consueto una notizia del giorno, hanno gravemente denigrato l’immagine e il lavoro di tanti microbirrifici italiani. Sono bastati pochi secondi, giusto il tempo di esprimere il loro giudizio ostile nei confronti dell’intero settore, senza neppure lo sforzo di avanzare qualche minimo distinguo tra produttori. La birra artigianale fa schifo, stop. Nessuna possibilità di appello, nessuna occasione di contraddittorio.

Andiamo con ordine. Il ruggito del coniglio è un trasmissione basata su una formula rimasta pressoché inalterata sin dal suo debutto, risalente al 1995. Il canovaccio si basa sulla capacità di due conduttori, Antonello Dose e Marco Presta, di commentare con sarcasmo e ironia i principali fatti del giorno, coinvolgendo di tanto in tanto gli ascoltatori. La notizia che ha fornito il pretesto per la vicenda che stiamo raccontando è piuttosto squallida, tanto che ho scelto di non riportarla né qui sul blog, né sui social di Cronache di Birra. Parliamo della segnalazione ricevuta da un minimarket della riviera romagnola, che vende bottiglie e birra e vino raffiguranti in etichetta immagini di Mussolini e Hitler. Un episodio gretto ma sicuramente notiziabile, che non a caso è finito nella rassegna stampa del Ruggito di venerdì scorso. Peccato che commentandolo i due conduttori non abbiano mancato di aggiungere il loro giudizio, del tutto gratuito, sulla birra artigianale. Ecco la trascrizione dell’audio, che potete ascoltare su Facebook:

A Rimini invece tante tante polemiche qualche giorno fa perché qualcuno… sai che vanno molto queste birre artigianali…

Sì sì.

…ne parlavamo anche ieri…

Basta non berle, ecco.

Anche perché sono ripugnanti spesso.

Leggermente, sì.

È raro che siano buone buone buone.

Ora è giusto sottolineare che Il ruggito del coniglio è un programma ironico e leggero, il cui successo si basa sulle doti d’intrattenimento di Dose e Presta. Lo scambio di battute incriminato però risulta molto sgradevole anche al netto di certe considerazioni e veicola un’immagine della birra artigianale a dir poco penalizzante. È il motivo per cui Unionbirrai oggi ha deciso di scrivere a Rai Radiodue per stigmatizzare l’uscita denigratoria dei conduttori, chiedendo scuse immediate e azioni riparatorie da parte dell’emittente. Di seguito il contenuto dell’email, resa pubblica proprio in queste ore:

Condanniamo senza se e senza ma chiunque utilizzi immagini fasciste o naziste sull’etichetta di una birra. E, se si trattasse di nostro associato, procederemmo con l’immediata espulsione da Unionbirrai.

D’altro canto restiamo allibiti e contestiamo con la massima determinazione le affermazioni dei conduttori Marco Presta e Antonello Dose durante la trasmissione di Radio 2 “Il Ruggito del Coniglio” di venerdì 15 giugno 2018, in quanto volte a diffamare un prodotto di eccellenza italiana, peraltro tutelato da una denominazione di legge. Pertanto pretendiamo immediate scuse ed azioni riparatorie adeguate da parte di Rai.

Attendiamo vostro riscontro

Il Consiglio Direttivo di Unionbirrai

Ai più attenti tra voi l’intera vicenda ne ricorderà un’altra, curiosamente risalente proprio a un anno fa. All’inizio di giugno 2017 la fiction televisiva Tutto può succedere, anch’essa un prodotto della Rai, trasmise un messaggio profondamente diffamante nei confronti della birra artigianale, con modalità molto simili a quelle de Il ruggito del coniglio. In quell’occasione i due protagonisti si erano scambiati alcune battute al bancone del loro locale, maledicendo un distributore che aveva deciso di iniziare a trattare delle “schifose” birra artigianali al posto di quelle “normali”, pienamente affidabili. Anche allora Unionbirrai intervenne, pubblicando un comunicato stampa nel quale arrivò a minacciare azioni legali nei confronti dell’emittente.

Se è vero che una rondine non fa primavera, due probabilmente cominciano a rappresentare un indizio. L’uscita di Dose e Presta è censurabile, ma più che scagliarsi sui due conduttori – fatte salve le rimostranze di Unionbirrai, del tutto legittime – forse è il caso di prendere coscienza dell’immagine che sta assumendo la birra artigianale nell’opinione pubblica, di cui trasmissioni maistream come Il ruggito del coniglio e Tutto può succedere rappresentano la diretta emanazione. Davvero per la gente comune i prodotti dei microbirrifici sono percepiti come strani ed eccentrici e, peggio ancora, quasi sempre di infimo livello? Realmente in poco più di 20 anni di vita il movimento italiano è riuscito a trasmettere solo la parte peggiore di sé? Purtroppo certi episodi lasciano intendere proprio questo.

Mai come oggi si avverte uno scollamento tra il pubblico degli appassionati e quello dei profani, forse perché il secondo fino a qualche anno fa neanche esisteva. Nel nostro settore si è smesso di fare reale comunicazione da anni, lasciando campo libero alle conseguenze che abbiamo sempre cercato di esorcizzare: in mancanza di un processo di “evangelizzazione” culturale, la birra artigianale rischia di diventare una moda del momento e un patrimonio alla mercé dei più abietti speculatori.

Oggi sappiamo che alcuni canali di vendita garantiscono una qualità elevata nei confronti del prodotto, ma è opportuno chiedersi se siano gli stessi a cui si rivolge la massa. La risposta però è ovvia: i consumatori comuni non acquistano birra artigianale in pub e beershop, ma in supermercati, enoteche, pizzerie e ristoranti. Luoghi molto delicati, in cui si trova letteralmente di tutto e quasi mai le eccellenze che il nostro settore è in grado di offrire. Luoghi che sono stati scientemente abbandonanti da una certa frangia della filiera, perché più difficili da gestire nell’immediato o comunque non adatti a una certa concezione della bevanda.

Sarebbe interessante sapere come Dose e Presta o gli autori di Tutto può succedere hanno sviluppato la loro idea di birra artigianale. Non solo tramite quali prodotti, ma anche in quali contesti. Forse è da lì che occorre ripartire per rilanciare il settore, perché nonostante i dati apparentemente entusiastici, diversi indizi suggeriscono che lo spauracchio della moda passeggero si stia effettivamente realizzando. E non è un bene per nessuno, neanche per quei birrifici artigianali che al momento dormono sonni tranquilli.

Aggiornamento di martedì 19 giugno

Nella puntata di questa mattina de Il ruggito del coniglio, Antonello Dose e Marco Presta si sono scusati con tutti i birrai artigianali italiani, confermando di aver ricevuto l’email da Unionbirrai. Hanno specificato che esistono birre artigianali ottime e altre molto meno buone, cioè esattamente ciò che pensa chi segue questo mondo da anni.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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22 Commenti

  1. Per me, un programma radio di stampo “goliardico”, può dire quello che vuole sulla birra … non capisco con che autorità Unionbirrai PRETENDA SCUSE. Mi sembra ridicolo! Se analizziamo le parole poi, “Anche perché sono ripugnanti spesso.” e “È raro che siano buone buone buone” … diciamoci la verità … sono affermazioni gonfiate ed esagerate (come spesso accade in trasmissioni del genere del resto) ma non sono errate. Le birre artigianali (in particolar modo quelle improvvisate in garage dal vicino di casa) a volte sono ripugnanti. Fatte male dal produttore, mal conservate dal distributore o semplicemente hanno un gusto talmente distante da quella del supermercato, che a uno (magari senza un minimo di esperienza) proprio non piacciono. Ma va bene così. L’ultimo trend delle IPA APA NEIPA E’ ANCHE UNA MODA … e inquanto tale è per forza passeggera, non per questo non produce cultura. Per me non è uno spauracchio.

    • “Ripugnanti” è una parola grossa, io sinceramente trovo spesso ripugnanti quelle che vendono al Super ma in genere, a parte qualche caso particolare, sono a pari merito con quelle della grande distribuzione e più che altro le trovo cattive o anonime.
      Sarò di bocca buona.

      • Io ODIO i sapori acidi … a Bruxelles ho assaggiato diverse Lambic, anche di nomi blasonati, per una cultura personale. Oh … certe erano talmente acide che se mi mangiavo un limone stavo meglio. Da brivido sulla schiena. Massimo rispetto per il genere e per i produttori ma erano, per me, “Ripugnanti”. Posso dirlo o mi arriva la mail di Unionbirrai? Se facessi il giornalista o il comico in importanti trasmissioni, dovrei dire il contrario di quello che penso? Davvero due comici da radio sono un problema? Non ci posso credere raga …

        • Andrea Turco

          Se tu fossi un giornalista, dovresti sapere che i prodotti che descrivi non rappresentano neanche l’1% della birra e hanno quelle caratteristiche per motivi ben precisi, per i quali non ha senso definirle ripugnanti.

          • Se io fossi un giornalista/comico e ricevessi una mail di Unionbirrai solo per aver espresso un’opionione, senza mancare di rispetto a nessuno e in un modo e contesto sarcastico, stamperei quella mail e la metterei al posto della carta igienica.

          • Andrea Turco

            E invece, pensa un po’, si sono scusati in diretta radiofonica questa mattina, citando la suddetta email.

        • Quindi, per te le birre ACIDE sono RIPUGNANTI.
          Dire: “queste birre artigianali… sono ripugnanti spesso”. Vuol dire che tutte le birre artigianali sono spesso ripugnanti. E’ completamente diverso.

          Se generalizzi sbagli.

  2. Questo è ciò che succede quando gli operatori del settore e sopratutto gli opinionisti informatori, esprimono solo pareri favorevoli, mossi da un eccessivo entusiasmo, totalmente privo di qualsiasi forma critico costruttiva.

    Esce la birra al basilico, che bello, esce la birra al mosto di vino, che bello, esce l’ultima trovata di una IPA fatta a bassa fermentazione, che bello. Poi uno totalmente disinformato e ignaro la beve e la sputa. I soggetti sopracitati dovrebbero tracciare una linea, fare da spartiacque e invece è tutto bello, buono e fantastico e poi s’inca…a se qualcuno dice il contrario.

    Generalizzare è sempre sbagliato, ma ditemi qual’è il consumatore che avvicinatosi ad un prodotto nuovo, tanto decantato e ben descritto e poi si trova in bocca una cosa orribile e pensa: beh è un birrificio giovane deve crescere? Quante volte abbiamo sentito questa frase? Come pensate che la prenda uno che magari ha appena sborsato uno sproposito, per ritrovarsi a bere una porcheria?

    Volete aiutare il settore, renderlo prospero e farlo crescere? Se la risposta è si, allora criticatelo, costruttivamente s’intende, ma criticatelo. Non commttete l’errore di dire sempre che è tutto bello, anche quando siete di fronte a delle conclamate assurdità e davanti a certi prezzi e proposte, perché poi succede che qulacuno vi sbatta in faccia la verità o perlomeno quelle che sono le sue sensazioni a riguardo.

    • Andrea Turco

      Visto che generalizzare è sbagliato, a chi ti stai rivolgendo nello specifico col tuo commento?

      • Generalizzare è sbagliato, ma come sempre esiste l’eccezione che conferma la regola. L’eccezione la si trova quando il discorso è generalizzato. Fai pure l’elenco di tutti i blog e webzine che trattano di birra, vedi se trovi una critica alle tante cose strampalate che si leggono quotidianamente.

        Quando anche si scrive che una birra non è buona o apposto, è un birrificio giovane che sicuramente crescerà. Intanto che loro fanno esperienza i malcapitati pagano profumatamente, però è normale.

        Da una parte ci sono i beergeek, i collezionisti di bevute, che assaggiano tutto solo per poterlo raccontare e come dice il Colonna: se bevono de tutto. Dall’altra parte c’è gente che si avvicina al settore con mille aspettative, paga il gravoso obolo e spesso si ritrova a bere mappazze. Nel 90% dei casi il tentativo non viene ripetuto.

        Si calcoli anche che i primi sono circa il 2% dei consumatori, i secondi invece sono il restante 98%. Ognuno tragga le proprie conclusioni. Se siamo fermi a quelle percentuali qualcosa che non va ci dovrà pure essere, ma se si sceglie la difesa del settore a prescindere, non se ne esce, oltre a far danno allo stesso.

        La critica espressa vuole essere costruttiva e tale deve essere intesa, con lo scopo di difendere il settore amato e voler farlo crescere nella giusta direzione, così da preservarlo, niente attacchi personali o il voler attribuire gratuitamente delle colpe. Se amate questo settore, criticatelo la dove c’è bisogno o arriverà il giorno dove a forza di dire che è sempre tutto fantastico, il settore fantasticamente sparirà.

        • Andrea Turco

          Guarda, giusto il giorno dopo questo articolo ne ho scritto uno in cui non affermo di non condividere la scelta di Cantillon. Un’esternazione che sai bene quante rogne mi può portare.

          Leggo blog italiani che criticano quando c’è da criticare, come Brewing Bad o Una birra al giorno. Ma su questi siti, così come su Cronache di Birra, non troverai mai uscite da capopopolo. Per fortuna, aggiungerei.

          • Ho visto e infatti mi sono complimentato. Si è vero che sui blog non ci sono uscite da capopolo, ma forse converrai, che alcune trovate birrarie le meriterebbero eccome. Poi come in qualsiasi cosa nessuno o quasi, blogger compresi, ha una preparazione tecnica sufficiente a comprendere la portata di certe castronerie. Ma così va il mondo.

          • Andrea Turco

            Sì ho visto il tuo commento dopo il mio, ti ringrazio.
            Matteo non so che blog segui, ma in Italia mi pare che di “blogger” che esprimono le proprie idee senza condizionamenti esterni ce ne sono parecchi.

          • No Andrea non ravviso condizionamenti esterni, anzi sono sicuro che sia tutta farina del vostro sacco. Per passione e amore del settore le critiche sono scarsine e molto velate. Probabilmente c’è anche un po d’incapacità di valutare l’ampiezza di alcune castronerie e la mancata e comprensibile volontà nel crearsi nemici e problemi. Anche alla luce delle reazioni che hanno alcuni birrai di fronte alle critiche, ancorché legittime, argomentate e costruttive.

          • Andrea Turco

            Perdonami ma non accetto il tuo commento. Mi sono sempre schierato e mai nascosto, soprattutto per i passaggi importanti che si sono succeduti in questo mondo nei passati 10 anni. Facendomi nemici e andando contro agli amici. Solo per il desiderio di metterci la faccia, sempre.

  3. Un locale nel napoletano ha commissionato a un birrificio una birra che ha pensato bene di battezzare “Juve Merda”. Vorrei conoscere il nome del birrificio che si è prestato a questa vaccata e se Unionbirrai è venuta a conoscenza della cosa. Sarà pure non attinente al tema dell’articolo, ma il settore si denigra anche in questo modo.

  4. Credo che i giornalisti in questione abbiano detto quello che hanno detto senza pensarci, così, come se fosse un opinione da bar, ma se sei un giornalista devi essere professionale, verso tutti, piccoli e grandi, e hanno fatto uno scivolone, perchè generalizzare è un male…. se a me non piace una pizza, non dico la pizza italiana è ripugnante….
    dirò semplicemente che ho mangiato una pizza italiana non buona e rpimo di dirlo al mondo mi sincero del fatto di come sia la pizza e ne provo altre, è il solito discorso, assaggio una due birre, non mi piacciono e dico che è tutto uno schifo…..

    Io bevo birra artigianale e tengo corsi, mica mi esaltano tutte e c’è qualche birra che reputo non sufficiente, ma ho provato delle birre di alcuni produttori alcuni tempi fa che oggi sono migliorate……

    SE domani dico pubblicamente che l’industriale mi fa cagare, non mi succede niente, ma se fossi famoso e lo dicessi alla tv, una querela non me la leva nessuno…..

    Prima di parlare, asaggiate, informatevi, cercate di informarvi e formarvi sugli stili, quanto meno su cosa avete nel bicchiere e poi parlate, perchè i difetti li puoi trovare se sai che birra stai bevendo, se no puoi al massimo dire, non la trovo di mio gusto e non puoi andare oltre!

  5. Andrea,io credo che il problema sia riassunto tutto in questa tua frase “Nel nostro settore si è smesso di fare reale comunicazione da anni,” .
    Chiaramente il messaggio non sta passando, ora o si cerca di comunicare meglio o si continua a dare degli imbecilli a quelli che non bevono artigianale, e nulla cambia.
    Secondo me c’é bisogno di iniziative su larga scala, magari un bello spot di UNIONBIRRAI sulle tv nazionali.
    Continuare a fare laboratori a numero chiuso dove ,per il 99% ,partecipano solo gli appassionati non funziona.
    E magari non incazzarsi quando qualcuno dice cose come quelle del programma radiofonico, considerando che i bevitori di artigianali dicono lo stesso delle “industriali” ad ogni occasione.
    E poi diciamocelo, a molti appassionati piace proprio il fatto che la birra artigianale sia un prodotto di nicchia, perché é piú figo, magari se le artigianali prendono piede diventano meno “esclusive” e meno cool.

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