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Che 2022 birrario sarà

Il 2022 è cominciato da pochi giorni ma sono mesi che abbiamo una certezza: anche il suo andamento sarà influenzato dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria. È un aspetto che continuerà a incidere profondamente nelle nostre vite e che avrà ripercussioni su ogni aspetto socio-economico, compreso il settore della birra artigianale. Avremmo sperato di cominciare il nuovo anno con meno incognite, ma l’arrivo della variante Omicron ha scombinato le carte in tavola, suscitando una comprensibile preoccupazione che la maggior parte delle testate giornalistiche non ha perso occasione di alimentare. In un momento del genere è opportuno non farsi prendere dallo sconforto e rimanere aggrappati a due certezze: le analisi obiettive della situazione, al netto dei titoli sensazionalistici, e il ricordo di dove eravamo dodici mesi fa, tenendo a mente quanto è avvenuto nel frattempo. Proveremo a ipotizzare cosa accadrà nel 2022 proprio sulla scorta di queste considerazioni.

Quasi sicuramente l’inizio del nuovo anno sarà piuttosto complicato. Sembra ormai appurato che Omicron sia una variante meno pericolosa delle precedenti, ma è chiaro che è estremamente più contagiosa. Chiunque di noi lo sta verificando personalmente in questi giorni ed è confermato dal numero dei contagi in rapida ascesa, destinati ad aumentare ulteriormente fino a dopo le festività. Questo aspetto ha ripercussioni sul sistema sanitario, ma anche su quello socio-economico: pur con gli aggiustamenti delle ultime ore, l’istituzione della quarantena per chi è entrato in contatto con un positivo sta rallentando o bloccando interi settori. Facile dunque che lo stesso accada anche nell’ambiente della birra: quelle che ci aspettano saranno settimane di passione per i locali (e quindi per i birrifici), senza considerare che gli eventuali cambi di colore delle regioni avranno ripercussioni dirette su tali attività.

Nel frattempo però sta cominciando a prendere piede un’ipotesi non troppo remota, che però è meglio riportare sottovoce per scaramanzia. Analizzando le caratteristiche della nuova variante, qualcuno inizia ad avanzare l’ipotesi che Omicron possa rappresentare la fine della pandemia. O meglio, che possa trasformare il Covid-19 in un virus endemico, sostenibile dalla società senza troppi danni – al pari insomma di un’influenza stagionale. Il superamento della fase emergenziale sarebbe possibile proprio grazie alla bassa letalità della nuova variante, che peraltro è destinata a diventare dominante a causa della sua facile trasmissibilità. La condizione necessaria è però che la stragrande maggioranza della popolazione sia vaccinata, affinché gli effetti di Omicron risultino effettivamente meno gravi. Per questa ragione nelle prossime settimane si continuerà a parlare di green pass rafforzati e magari si arriverà all’obbligo vaccinale, che potrebbe rappresentare l’arma definitiva contro la pandemia.

Cosa aspettarci dunque nei prossimi mesi? Nel primo trimestre del 2022 sicuramente si procederà con i piedi di piombo e, sebbene sia evidente l’intenzione del governo di rimandare il più possibile le chiusure, non è escluso che in alcune zone si tornerà a un regime di gravose restrizioni per eventi, locali e ristoranti. Tuttavia è possibile che questo periodo abbia una durata limitata, perché a quel punto dovrebbero verificarsi alcune circostanze concomitanti: Omicron sarà diventata la variante principale, l’inizio della bella stagione ci spingerà a occupare dehors e spazi all’aperto, la campagna vaccinale avrà ricevuto ulteriore impulso dalle decisioni del governo. Chiaramente non abbiamo alcuna certezza da questo punto di vista, ma l’idea di poter vivere la primavera più normale degli ultimi due anni non è così peregrina.

Il 2022 potrebbe allora essere l’anno del riscatto per i grandi eventi e i festival birrari. Negli scorsi mesi per fortuna qualcosa si è mosso, ma siamo rimasti ben lontani da ciò che poteva essere organizzato in passato. Il calendario per la verità ci offre subito due possibilità di verifica: Birraio dell’anno, che si terrà tra un paio di settimane a Firenze, e la fiera Beer Attraction, in programma nella seconda metà di febbraio a Rimini. La speranza è che l’aggravarsi della situazione non abbia ripercussioni su questi due appuntamenti molto attesi nell’ambiente. Più facile invece dovrebbe essere la vita per le successive manifestazioni, a partire dalla Italy Beer Week di fine marzo e poi a seguire tutte le altre (Villaggio della Birra, il ritorno di Eurhop, ecc.). Stessa considerazione per i concorsi nazionali e internazionali, che per la verità sono stati penalizzati solo in parte durante il 2021. Ritrovare però un Birra dell’anno a pieno regime non sarebbe cosa da poco.

Sul fronte delle produzioni assisteremo al solito proliferare di collaborazioni, che però torneranno a coinvolgere anche i birrifici stranieri. Continuerà il momento d’oro delle Lager nella loro interpretazione più fedele alle tradizioni, mentre guadagnerà spazio il ricorso a tecniche di luppolatura e prodotti di nuova generazione, il cui primo impatto abbiamo raccontato negli scorsi giorni. Sul mercato si affacceranno nuove realtà, proseguendo con il trend ormai in corso da alcuni anni: meno novità, ma basate su progetti più solidi e capaci di partire subito con il piede giusto. Nonostante le mille difficoltà, anche i locali continueranno ad aprire con una certa costanza, spesso grazie all’iniziativa degli stessi birrifici che, superata la fase più difficile della pandemia, torneranno a investire in simili soluzioni. Per quanto riguarda i consumi, aspetterò con curiosità l’Annual Report di Assobirra, che dovrebbe arrivare a metà anno: interessante sarà valutare il rimbalzo rispetto al 2020, che chiaramente non ha aiutato il settore.

Nonostante quello che sta succedendo in questi giorni, personalmente ripongo molte speranze nel 2022. Negli ultimi dodici mesi siamo tornati a fare tante cose che ci erano state precluse in precedenza, ora l’auspicio è che altre saranno possibili nel prossimo futuro. E magari, chissà, riusciremo finalmente a scrollarci di dosso questa condizione di emergenza che ormai caratterizza le nostre vite da quasi due anni. Cerchiamo di fare tutti la nostra parte e, ancora una volta, incrociamo le dita.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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