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Che 2021 birrario è stato

Il 2021 sta per concludersi e per capire che anno è stato dobbiamo tornare con la mente a dodici mesi fa. All’epoca stavamo vivendo una sorta di secondo lockdown, imposto appositamente per le festività: gli spostamenti personali erano sottoposti a rigide limitazioni e le attività commerciali praticamente chiuse. Fu un momento non facile, che arrivò dopo un autunno preoccupante e un’estate in cui sembrava che il peggio fosse passato. La speranza a cui (quasi) tutti ci stavamo aggrappando era la campagna vaccinale, partita negli ultimi giorni del 2020 seppure in forma semplicemente simbolica. Rispetto ad allora la situazione è decisamente migliorata e sarebbe potuta essere ben più serena se non fosse sopraggiunta la variante Omicron. Così il 2021 si era aperto con molte speranze e si sta chiudendo con un certo senso di inquietudine. In mezzo sono successe tante cose, anche per il settore della birra artigianale, e chi oggi ha l’impressione di essere tornato al punto di partenza dovrebbe ripercorrere gli articoli di Cronache di Birra degli ultimi mesi. Oppure continuare a leggere.

Il 2021 è stato molto complicato, sicuramente più di quanto auspicato a un certo punto dell’emergenza sanitaria. Sarebbe dovuto essere l’anno del riscatto, del ritorno alla normalità, ma abbiamo presto capito che non sarebbe mai diventato tale. Però è stato anche l’anno in cui siamo tornati a fare cose alle quali avevamo dovuto rinunciare per molto tempo, permettendo a molti operatori del settore di ripartire con una certa costanza. Pur tra mille incertezze i mesi passati sono proseguiti in maniera piuttosto lineare, con nuove piccole conquiste ottenute di pari passo con l’avanzamento della campagna vaccinale. Un’evoluzione che purtroppo ha subito un contraccolpo nelle ultime settimane, a causa della diffusione di una variante del virus meno pericolosa, ma molto più contagiosa. E che purtroppo solleva nuove incognite nei confronti del prossimo futuro.

Dal punto di vista birrario il 2021 è stato un anno di alti e bassi, almeno rispetto a ciò che lo ha preceduto. Il primo quadrimestre è stato segnato da durissime restrizioni che hanno continuato a limitare l’attività di pub e birrifici. Come Cronache di Birra avevamo puntato sulla parte finale del mese di marzo per organizzare la nostra Italy Beer Week, beccando invece uno dei momenti più difficili per i locali, costretti praticamente a chiudere ancora in tutta Italia. Ciò non ha minato il successo della manifestazione, ma ha chiesto un’ulteriore dose di pazienza in attesa delle riaperture. Riaperture che sono arrivate in maniera graduale solo a partire da fine aprile: è stato allora che ci è stato permesso di sederci nuovamente ai tavoli di ristoranti, bar e birrerie, prima solo all’aperto, poi da giugno anche all’interno. Sembrano passati secoli da allora, ma ancora fino a sei mesi fa la nostra quotidianità era molto diversa da quella attuale.

Da quel momento però il 2021 ha portato con sé un tiepido entusiasmo e una discreta ripartenza per molte attività del settore. A maggio è andato in scena Cibus con la premiazione di Birra dell’anno, poi piccoli e grandi eventi hanno ricominciato a popolare l’agenda di noi appassionati. Due appuntamenti hanno avuto per me un grande valore simbolico: Acido Acida a Ferrara, grazie al quale a inizio settembre sono tornato a partecipare a un festival birrario, e il Brussels Beer Challenge di novembre, che in qualità di giudice mi ha permesso di viaggiare nuovamente in Europa. A livello professionale, invece, l’organizzazione dell’IGA Beer Challenge a Torino è stata una scommessa vinta, che mi (e ci) ha permesso di rivedere tanti amici dopo tempo immemore.

Nonostante questo andamento a strattoni, i birrifici italiani si sono mostrati straordinariamente prolifici. Il lancio di nuove birre, che non si era fermato neanche nel 2020, ha ricevuto ulteriore impulso dalla ripartenza del settore nella seconda parte dell’anno. Come previsto le Lager hanno confermato il loro grande momento di popolarità tra produttori e consumatori, ma in realtà la loro riscoperta si è inserita in un fenomeno più ampio che ha mostrato una certa predilezione per i tradizionali stili birrari europei, riprodotti con grande attenzione ai dettagli. Questa predisposizione è stata riscontrata tanto in birrifici già attivi (Alder, Eastside, Porta Bruciata, ecc.) quanto in realtà giovani o giovanissime (Malcantone, Milvus, Torre Mozza, Shire Brewing). Parallelamente le tipologie luppolate non hanno perso terreno, bensì hanno rilanciato con una serie di tecniche innovative e prodotti di nuova generazione destinati a diffondersi nei prossimi mesi. Il risultato è un’offerta molto variegata, che fa felici sia gli amanti delle tradizioni, sia gli hophead. Sembra invece passato il momento del “famolo strano”, incarnato anche dalle Pastry Stout che faticano ad affermarsi in Italia.

Nonostante le poche occasioni di confronto, l’impressione è che il livello qualitativo della birra italiana sia cresciuto ulteriormente nel corso del 2021. Una conferma è arrivata dai concorsi internazionali, con i nostri birrifici capaci di segnare due record di medaglie totali in altrettanti importanti contest: il tedesco European Beer Star e il belga Brussels Beer Challenge. Più complicata la vita per i locali e non solo a causa delle restrizioni: la pandemia ha creato effetti secondari non irrilevanti, rendendo difficile trovare personale e suggerendo un ripensamento sugli orari di apertura (invero non accompagnato da rivoluzioni sostanziali) e sul tipo di offerta da proporre alla spina.

Il 2021 è stato un altro anno orrendo, ma durante il quale non sono mancate le soddisfazioni. Dopo le sofferenze del 2020 ci aspettavamo una partenza diversa – ricordate quando a gennaio molti affermavano di intravedere un’inquietante similitudine con i 12 mesi appena passati? – ma la seconda parte dell’anno è stata decisamente più clemente, a eccezione purtroppo delle ultimissime settimane. Il fatto che si possa vedere il bicchiere mezzo pieno, anche in una situazione del genere, conferma la grande ascesa del nostro movimento e lo stato di salute del settore birrario in generale. Possiamo e dobbiamo partire da questa sicurezza per affrontare le incognite e le sfide che ci metterà di fronte il 2022.

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi? A questa domanda cercheremo invece di rispondere tra qualche giorno.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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