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Il fosco destino della birra in Germania: neanche i microbirrifici riescono a sollevarne le sorti

Sin dai primi articoli di Cronache di Birra abbiamo denunciato il preoccupante stato in cui versa la cultura birraria in Germania. A fronte di una patrimonio brassicolo assolutamente invidiabile, la realtà tedesca appare da anni (se non decenni) sterile e piatta, incapace da un lato di recepire i cambiamenti in atto a livello internazionale, dall’altro di valorizzare il suo immenso background birrario. Ne è la prova che in molti ancora oggi ritengono che la cultura brassicola della Germania sia arida e povera, caratterizzata da pochi stili a bassa fermentazione tendenti all’anonimato. Sappiamo bene però che la realtà è ben diversa, ma a parte poche splendide eccezioni – una su tutte la Franconia – il resto del paese è un susseguirsi di produttori che si limitano al compitino richiesto dal mercato: realizzare senza troppo impegno una “chiara” (Helles), una “scura” (Dunkel) e al massimo una birra di frumento (Weizen). In tempi recenti si è sperato che la rivoluzione mondiale della birra craft potesse rappresentare un volano per il rilancio della cultura birraria tedesca, ma al momento anche le stime più ottimistiche sono un miraggio lontano.

Circa una settimana fa è stato pubblicato su Brew Berlin un interessante articolo che torna a puntare i riflettori sulla deprimente situazione della Germania. Secondo l’autore Rory Lawton tutto parte dalla mercificazione del concetto di birra in terra tedesca: i cittadini danno talmente per scontata la loro bevanda nazionale da considerarla un bene a prescindere dalle sue caratteristiche intrinseche. Non importano le differenze che possono esistere tra diverse qualità di malto o da quantità più o meno generose di luppolo: la birra è birra e basta, l’unico criterio che conta è il prezzo (aspetto su cui i tedeschi sono molto attenti). Questo presupposto ha causato un abbassamento del livello qualitativo delle birre in Germania, nonché un loro snaturamento: le German Pilsner, ad esempio, sono diventate col tempo sempre più leggere e sempre meno amare, in modo da raggiungere il più ampio target possibile di consumatori. In altre parole, la maggior parte dei birrifici tedeschi si confrontano sulla riduzione dei prezzi, non sull’innalzamento della qualità dei propri prodotti.

Questo fenomeno è in atto da anni, da ben prima dell’esplosione della birra artigianale in tutto il mondo. Il riscatto sarebbe dovuto arrivare proprio con la birra craft, ma le cose sono andate diversamente da quello che si sperava. I microbirrifici hanno iniziato a distinguersi dalla massa tradizionale realizzando stili di impronta americana, come APA e American IPA, venduti al doppio della birra “normale” a causa dei costi di produzione e delle dimensioni ridotte di queste aziende. Negli ultimi 5 anni la competizione in questo segmento di mercato è diventata spietata e i microbirrifici si sono visti stretti tra due fuochi: da un lato il numero crescente di concorrenti, dall’altro la difficoltà di penetrare un mercato dove l’unica discriminante che conta è il prezzo. Il risultato è che molti protagonisti hanno cominciato a compiere compromessi per ridurre le spese, principalmente tagliando i costi sulle materie prime.

La conseguenza finale di questo processo è ciò che l’autore definisce una “corruzione degli stili birrari”, con birre sempre più tendenti alla mediocrità nonostante appartengano a tipologie di grande carattere.

Prima del suo arrivo in Germania nessuno stile birrario aveva mostrato un simile crollo verso l’anonimato come quello delle American Pale Ale, uno stile di riferimento che dovrebbe dimostrare la creatività di ogni birraio.

Con l’innalzamento dei costi dei luppoli americani, molti microbirrifici tedeschi hanno deciso di ridurne le quantità o di sostituirli con le meno aromatiche varietà di casa, con effetti che tutti possiamo immaginare.

A complicare le cose sono recentemente arrivati i progetti in terra tedesca dei colossi craft Brooklyn Brewery e Stone. Grazie alla potenza di fuoco a loro disposizione, questi birrifici sono riusciti a posizionarsi in birrerie e supermercati con prezzi inimmaginabili per i microbirrifici tedeschi, senza rinunciare alle caratteristiche dei loro prodotti. Questa invasione ha letteralmente sparigliato le carte in tavola, rendendo ancora più nebuloso il futuro dei birrifici artigianali in Germania. Per questi soggetti l’idea di sfidarsi nella conquista degli scaffali dei supermercati è rapidamente sfumata.

La situazione tedesca è quindi assolutamente preoccupante e sembra difficile un’inversione di tendenza in tempi brevi. Come abbiamo sottolineato più volte, spesso la diffusione della birra in una nazione è più un limite che un incentivo alla sua valorizzazione. La disponibilità di birra a prezzi contenuti fa percepire la bevanda come un bene di consumo acquisito a priori e non meritevole di particolare attenzione. Questa impostazione impedisce lo sviluppo di discorsi di qualità intorno alla bevanda e dunque la penetrazione stessa di una cultura birraria, anche quando alle spalle c’è un patrimonio infinito.

Purtroppo tra tutte le superpotenze brassicole, la Germania non solo versa nella situazione più inquietante, ma appare distante anni luce dai tentavi di riqualificazione in atto in altre nazioni. Nel Regno Unito è in corso un cambio generazionale e la vecchia guardia, seppur oggi tanto criticata, in passato ha lottato per tutelare le proprie tradizioni birrarie. Il Belgio vive una fase di transizione, ma sta godendo di un nuovo interesse nei confronti delle sue incarnazioni più ancestrali (fermentazione spontanea, stili acidi). In Germania non c’è niente di tutto queste e nonostante qualche sforzo venga profuso per salvaguardare il proprio patrimonio brassicolo, ai nostri occhi esterni arriva ben poco. Se non fosse per l’interesse straniero nei confronti di piccole specialità regionali e dei birrifici bavaresi e della Franconia in particolare, oggi forse una gran parte di cultura birraria della Germania sarebbe già estinta. È il momento che gli stessi cittadini tedeschi inizino a prendere coscienza di questo semplice fatto.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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2 Commenti

  1. In Germania la birra è un bene come il pane.
    Sai quanti colleghi tedeschi mi chiedono di portargli su la M*****I perché costa poco?
    Le Kraft? Una media al bar mi costa 2, 60€….
    Altro?

  2. Gli stili più consumati (e copiati) al mondo sono originari della Germania. Purtroppo in gran parte brutte copie che non rispettano nemmeno il famoso Editto. La corsa al prezzo è un male comune a scapito della qualità. Oggi però i birrifici locali, anche regionali stanno vivendo una nuova primavera. Riescono a spuntare prezzi più alti che premiamo con prodotti adeguati ad un consumatore che comincia a riconoscerli.
    Ci vorrà tempo, ma intanto agli eventi legati alle Craft i tedeschi si mettono in fila, ho visto file chilometriche, anche a Monaco, nessun boccale e tanti Teku.
    Il progetto Braufactum importa in Germania eccellenze da tutto il mondo oltre a produrre antichi stili in nome della tradizione o reinventando altri stili nei limiti dell’Editto. La Germania non è solo Oktoberfest.

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