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La birra craft americana è in affanno: problemi anche per Smuttynose

Fino a oggi abbiamo sempre raffigurato il mercato internazionale della birra artigianale come un contesto in forte evoluzione, caratterizzato da trasformazioni veloci e rapide inversioni di rotta. Invece di raggiungere una dimensione più equilibrata, paradossalmente sembra che negli ultimi tempi l’ambiente sia diventato ancor più turbolento, a tratti isterico. I motivi sono diversi: il cieco entusiasmo che ha spinto molti a lanciarsi nel settore, l’invasione da parte dell’industria, il crescente impatto di dinamiche di tipo social. Il risultato è che situazioni date per acquisite e consolidate, possono improvvisamente venir travolte da sviluppi negativi con effetti devastanti. Possiamo inquadrare in questo contesto quanto sta accadendo al birrificio americano Smuttynose, che è alla disperata ricerca di un acquirente per non essere messa all’asta dalle banche.

La notizia ha cominciato a circolare nella giornata di ieri e ha creato non poco clamore, sebbene non fosse del tutto inattesa. Smuttynose è infatti un nome piuttosto importante all’interno della scena birraria americana e in attività da quasi 25 anni: fondato nel 1994 nella città di Portsmouth, è oggi operante nel vicino comune di Hampton, sempre nel New Hempshire. Produce 88.000 hl di birra l’anno, tuttavia negli ultimi 12 mesi l’impianto ha lavorato alla metà della propria capacità.

Il fondatore, Peter Egelston, non ha nascosto che alla base della vicenda ci sono problemi di ordine finanziario. Ecco le sue parole come sono state riportate da Union Leader:

I modelli economici dell’azienda sono stati basati sui precedenti 20 anni di crescita continua, ma l’esplosione dei microbirrifici ha portato profondi cambiamenti nelle dinamiche di mercato. Questa radicale trasformazione è avvenuta proprio nel periodo in cui Smuttynose ha effettuato ingenti investimenti per la costruzione del nuovo polo produttivo. Quando queste turbolenze di mercato si placheranno, Smuttynose, un marchio affidabile che gode di una forte fedeltà da parte dei consumatori, potrà riacquistare salute con l’innesto di nuovi capitali.

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Per scongiurare la vendita all’asta Peter Egelston deve trovare un acquirente in breve tempo: la scadenza è prevista per il 9 marzo. L’operazione non riguarda solo l’impianto di Hampton, ma anche l’Hayseed Restaurant situato accanto al birrificio nel terreno di 5 ettari di proprietà dell’azienda. A trattenere il respiro sono soprattutto i dipendenti di Smuttynose, i cui destini sono chiaramente collegati a quelli dello stesso produttore. Al momento comunque il birrificio sta continuando a brassare le proprie birre ed è previsto che continui a farlo fino alla deadline di marzo.

Comunque vada a finire la vicenda di Smuttynose, la sensazione è che le fondamenta su cui si è sviluppato il movimento craft americano (e non solo americano) siano meno solide di quanto apparso fino a oggi. O comunque che le rapide evoluzione dell’ambiente oggi non consentano a nessuno di rimanere tranquillo. Le dichiarazioni di Egelston colpiscono perché identificano nel moltiplicarsi dei microbirrifici la causa primaria del cambio di paradigma: come a dire che è il mercato craft a mangiare se stesso. In particolare Smuttynose opera nel New England, forse la regione statunitense per eccellenza ad aver alimentato l’hype birrario degli ultimissimi anni. In poco tempo il mercato locale è cambiato profondamente, nuovi nomi sono saliti alla ribalta e inevitabilmente chi è rimasto legato a una visione obsoleta ne ha pagato le conseguenze.

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Al di là delle evoluzioni prettamente territoriali, comunque, il caso di Smuttynose conferma una condizione di sofferenza comune a molti birrifici americani. Proprio in questi giorni sia Green Flash che Pabst hanno annunciato tagli importanti nella loro forza lavoro, rispettivamente del 15% e 18%, mentre non molto tempo fa ci eravamo occupati dei problemi del birrificio Speakeasy, indicativi per qualcuno di un mercato ormai prossimo al collasso.

Come sempre previsioni precise sono impossibili, anche perché per altri analisti gli orizzonti non sarebbero così nebulosi come certe notizie possono suggerire. Restando ai dati di fatto, c’è un aspetto importante da sottolineare nel caso Smuttynose, e cioè che le trasformazioni in atto nel mercato si sono verificate proprio nel momento in cui l’azienda aveva effettuato pesanti investimenti per il nuovo impianto produttivo. Insomma, c’è stata una concomitanza di aspetti negativi, che però non deve essere trascurata da chi opera in questo ambiente. Oggi più di ieri è opportuno soppesare ogni decisione tenendo in considerazione tutte le variabili, essendo per di più consci che possono cambiare da un momento all’altro, in maniera talvolta incomprensibile. È il modo in cui sta evolvendo il settore della birra artigianale: facciamocene una ragione e andiamo avanti.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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