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La Top 5 delle peggiori birre che possono capitarti nella vita

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La vostra filosofia di vita è che a una birra artigianale non si rinuncia mai? Bravi, è anche la mia 🙂 . Ma siamo proprio sicuri che questa regola valga in tutte le occasioni? Istintivamente direi di sì, ma a pensarci bene esiste tutta una serie di occasioni in cui preferiremmo farne a meno, oppure in cui le cose non vanno esattamente come ce le saremmo aspettate. In quei casi, è dura ammetterlo, ciò che ci troviamo di fronte è qualcosa di assolutamente deludente o, peggio ancora, l’ultima cosa che vorremmo bere nella vita. Non siete convinti? Ecco allora la Top 5 delle peggiori birre con cui avere a che fare. Rigorosamente artigianali.

5. La birra ghiacciata

Un classicone, nonché uno dei principali timori per chi si avvicina alla birra di qualità. L’industria lo sa bene: il freddo nasconde profumi e aromi, ecco perché da anni invita a servire le sue schifosissime birre a temperature polari. Il problema è che, per varie ragioni, talvolta lo stesso trattamento è riservato anche ai prodotti artigianali. Ed ecco che magari ti ritrovi a ordinare la tua birra con l’acquolina in bocca, pregustando già l’incredibile ricchezza di aromi che ti riserverà quel piccolo gioiello brassicolo, ma ignorando che ti arriverà a temperature prossime allo zero. Vedi la tanta agognata pinta davanti a te, avvicini la mano per agguantarla e… sorpresa! Il bicchiere è completamente ghiacciato. Dopo imprecazioni varie, speri comunque che il freddo non sia troppo penalizzante: avvicini il naso e non senti la benché minima traccia olfattiva, provi a fare un sorso e la lingua quasi ti si ghiaccia. Capisci che c’è poco da fare: passerai i prossimi 15 minuti a tenere la pinta tra le mani per scaldarla, rivelando tutto il tuo lato materno – una cosa che farebbe intenerire qualsiasi donna, se non fosse che è birra e non un cucciolo di Beagle e che, come al solito, nel pub ci sono solo uomini.

4. La birra giusta al momento sbagliato

E’ sabato notte, il pub sta per chiudere e tu sei completamente devastato da una serata passata a bere in compagnia. Non stai male, ma l’ultima cosa che faresti ora è ordinare un’altra birra. E invece accade l’impensabile: a un tavolo accanto al tuo ordinano quella rarissima birra che avresti tanto voluto provare. Ma non solo, decidono di chiudere la serata con un gesto di  fratellanza, invitandoti a condividere con loro la bevuta. Non credi alle tue orecchie e maledici lo stato in cui ti trovi al momento: vorresti davvero assaggiarla, ma solo al pensiero di bere un’altra birra ti senti male. Ringrazi e decidi di soprassedere, quindi te ne torni a casa a testa bassa. Nel letto ci ripensi e non riesci a dormire per il rimpianto; puoi solo a ripetere a te stesso: “La proverò domani, lo giuro”. Peccato che quella era l’unica bottiglia disponibile al pub, esemplare ultimo di una tiratura limitata che non sarebbe mai più stata brassata.

3. La birra che non avevi chiesto

Capita anche nei migliori pub. Entri in birreria alla fine di una giornata caldissima, fuori ci sono 35 gradi e tu hai solo voglia di spararti una freschissima Golden Ale. Ordini la birra e aspetti che sia pronta, ma quando ti viene servita qualcosa non quadra: cos’è quella roba nera come la pece che riempie il tuo bicchiere? Un piccolissimo errore del publican, che per sbaglio ti ha appena spillato l’ultima Imperial Stout danese da 16% alc. Non è esattamente ciò che avevi chiesto, ma non hai voglia di discutere: è pur sempre birra e tu sei assetato come non mai. Stavolta l’errore è tuo: buona è buona, peccato che in bocca la birra sia più vischiosa del petrolio. Mandi giù il primo sorso con difficoltà, al secondo già rischi l’asfissia. Cambi idea e decidi di far notare l’incomprensione al publican. Peccato che il tizio in questione sia un vichingo alto due metri a cui non sta affatto piacendo la tua espressione mentre bevi la “sua” birra. “C’è qualcosa che non va?” ti chiede. “No no, assolutamente” rispondi, sapendo che passerai la prossima mezz’ora a cercare di terminare la birra.

2. La birra del tuo “bravissimo” amico homebrewer

E’ sera e dopo una giornata di lavoro hai solo voglia di una birra al pub. Peccato che il tuo amico homebrewer abbia altri programmi in testa: “No dai, quale pub, perché piuttosto non vieni a casa mia che ti faccio assaggiare la mia ultima creazione?”. Non puoi rifiutarti, ma già sai che ti aspetterà una delle serate più impegnative della tua vita. Lui ha l’hobby di fare la birra in casa da anni e ti chiedi come sia possibile che non sia mai stato in grado di produrre qualcosa di lontanamente bevibile. Ricordi con orrore l’ultima volta che ti fece un invito del genere: passasti i successivi tre giorni chiuso in bagno. Ma non può sempre andare male, per la legge dei grandi numeri questa sarà la volta buona. Arrivi a casa sua, ti apre la porta e ti accoglie subito con un boccale pieno da farti assaggiare. Lo guardi e cominci a sudare, l’unica cosa che riesci a dire è: “Perché la tua birra è di colore blu?”. Quindi entri in casa sapendo che per te non ci sarà speranza.

1. La birra che sognava di essere una fontana

Altro classicone di tutti gli appassionati. Hai speso i tuoi risparmi per accaparrarti quella rarissima birra vintage su Ebay e ora hai deciso che è il momento di stapparla. Per l’occasione hai invitato tutti: parenti, amici, il cane di tua zia. Neanche fosse la Gioconda al Louvre, hai piazzato la bottiglia in mezzo al tavolo e sotto un faretto che è l’unico punto luce della stanza. La contempli per diversi minuti estasiato, quindi decidi che è il momento di aprirla: ti armi di cavatappi, armeggi con l’arnese e appena fai un po’ di forza… il tappo va in orbita! Hai giusto una frazione di secondo per chiederti come mai il tappo sia partito con tanta forza, che la birra comincia a fuoriuscire spontaneamente con la forza di uno tsunami. Sei completamente preso di sorpresa, mentre gli astanti accompagnano l’effetto paranormale con un “oooooh” perfettamente sincronizzato. Quando ormai hai capito che devi fare qualcosa, il fenomeno si è concluso: la stanza è quasi allagata e nella bottiglia è rimasto un dito di birra. Ma ripensi ai soldi che hai speso e ora l’unica tua preoccupazione è assaggiare quel maledetto liquido, o almeno ciò che ne rimane. Il tappeto della nonna è completamente zuppo, ma non ti interessa: ti versi le ultime gocce di birra nel bicchiere e assaggi. Inutile dire che è una totale schifezza, di un’acidità inenarrabile. Finisci il bicchiere contro voglia, una decisione che nei giorni seguenti rimpiangerai amaramente. Con gli anni scoprirai che l’effetto fontana è una triste costante e acquisterai sempre maggiore scioltezza nel riversare ciò che rimane della bottiglia direttamente nel lavandino.

E voi, avete altre birre “indesiderabili” con cui avete avuto a che fare?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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40 Commenti

  1. AHAAHAHHAHAHAHAHAAA è BELLISSIMA

  2. Peggio di tutti la classica “difettata”: brett a iosa, diacetile portami via o classicona piatta come una tavola.

    • verissimo! è capitato anche a me con birre che in condizioni ottimali sono sbalorditive, e invece, chissà cosa era andato storto con QUELLA bottiglia… che amarezza!

  3. Muahahahahah! Mio Dio sono piegato in due dalle risate!!
    Un grazie di cuore a chi ha scritto l’articolo, giuro che ho le lacrime agli occhi! 😀

  4. Jacopo

    ahahahahah
    grandissimo, la cosa piu’ bella e’ che e’ tutto vero!

  5. meraviglioso!! 😀 però manca la “birra della memoria”, quella che hai assaggiato tanto tempo fa, che ti era piaciuta da paura, poi dopo mesi o anni la riassaggi e pare l’acqua sporca dei piatti.. un vero e proprio trauma

  6. Bellissimo post, da sbellicarsi 😀

  7. vai in un locale pieno di birre meravigliose al primo appuntamento (e gia’ e’ un errore). E lei esordisce “a me la birra fa schifo, non so come fate a bere sta roba cosi’ amara” Tu che fai. A) te ne freghi, e ordini una birra con 245 IBU e provi a farle una dichiarazione d’amore con rumori digestivi B) ordini un birra dolciona per farle capire le differenze C) ordini una vodka e red bull D) ti tocchi

  8. Fantastico, mette di ottimo umore! Complimenti!

  9. Il limone nella Weiss….
    A Cesenatico me la sono fatta cambiare, e alla risposta che “il limone ci va nella Weiss”, sono partito con la filippica e un po’ di storia brassicola….

  10. Se posso io aggiungerei una categoria figlia della 1 e della 2: la birra dell’amico homebrewer (del quale nel caso specifico ho rivestito la parte :-P) che ha l’ambizione di rivaleggiare con la fontana dell’organo di Villa d’Este (anche perchè l’abbiamo stappata a Tivoli!!) Nel momento clou per coprire l’errore di carbonazione l’amico si sente come Schumacher alla fine di un gran premio!!
    Aggiungo che in ufficio da me sono tutti sotto il tavolo a ridere per l’articolo!

    • Ahahah, scena simile vista quest’anno a Pasturana: c’era un tipo che stappava a bottiglie apparentemente sue, ogni bottiglia una fontana. Ed i ragazzi del tavolo di fianco piegati dal ridere.

  11. Inserirei anche il bicchiere di plastica nella Top 5.

  12. ahah bellissimo l articolo! Dalla mia posso dire che una volta un fornitore mi ha portato una birra artigianale di una casa da assaggiare…mi disse ” è un Ipa da provare…l ha fatta da poco perchè il figlio sta in fissa con le Ipa e l ha costretto a farla, quindi ora la assaggiamo.”
    Fatto sta che era tardi, avevamo tutti un po’ da fare e quindi mettemmo questa birra in frigo a rinfrescare perchè dire che era calda non rende… alla fine guardiamo l’ orologio e ci rendiamo conto che dovevamo tagliare corto, quindi ” dai dai apriamola, si sarà rinfrescata!” (7 minuti)
    versa un bicchiere versa un altro, assaggio…che ve lo dico a fare:un brodino di birra aritigianale fatta malissimo, una pilsner in confronto era più amara!
    in tutto ciò io avevo gia 2/3 bottiglie in programma da bere, vabbè era il male minore…ora dovevo affrontare il “allora???com’è??” … il resto ve lo faccio immaginare, soprattutto quando prese la bottiglia e me ne versò ancora, era da 75cl
    lol 🙂

  13. C’è pure un’altra categoria non menzionata, quella delle birre spillate ad minchiam…categoria in cui recentemente qualcuno eccelle…

  14. mamma mia veramente! tipo che se lo vedi bussare a casa tua con una 75 senza etichetta e lui sorridente devi subito dire che domani hai le analisi del sangue! 🙂

  15. Per le birre spillate male, l’ altro giorno un mio amico mi ha raccontato di quando in un posto ha visto che avevano la Punk ipa e si è dovuto sedere al bancone per prendersela una al volo.Quando gliela spilla questa ragazza vede che prende un bicchiere da belga e delicatamente poggia il rubinetto sul bordo per evitare che la birra faccia schiuma! Il mio amico non sapeva che fare, tipo si guardava intorno sperando che qualcun altro del personale intervenisse ahah o forse lo stesso personale aveva insegnato a questa improvvista banchista che si spillavano cosi?:)

    • C’è di peggio, a me hanno massacrato una buona lagerozza appiattendola totalmente ed inoltre spillandola in pinta inglese…..inutile dire che era pure un discreto brodino…

  16. La birra “burlona”.
    E’ in bottiglia, è la birra ideale da fine serata, quella che vedi immediatamente appena entri al pub alle 22:15 e sai che aspetterai minimo altre 3 ore prima di volerla ordinare. O meglio, la vorresti anche subito ma la decenza impone di cominciare con qualcosa di più light prima di fiondarsi sul rarissimo barley wine invecchiato 18mesi in botti inglesi fatte del legno dello stesso albero dove vivono gli gnomi delle fiabe. Probabilmente non l’hai mai bevuta (o più probabimente non te la ricordi perchè era sempre un fine serata..). Quasi sicuramente è l’ultima bottiglia al mondo. Per questo la prenoti al tuo amico publican con un cordiale ma autorevole “Quella me la terresti da parte per favore? Guarda che se dopo non la ritrovo do fuoco a tutto. Grazie”. Insomma, per i successivi 180 minuti non fai altro che bere birre di complessità crescente fino a poter raggiungere la “decenza” di cui parlavo prima per poter finalmente bere QUELLA agognata bottiglia.
    “Verso io?” – “No grazie, posso farlo da me..” declini la gentile proposta del publican perchè non vuoi perderti nemmeno un frame di quel particolarissimo momento. E -psss- stappi. C’è qualche -sss- in meno del dovuto.. guardi negli occhi il tuo partner di bevute e puoi leggerci il tuo stesso orrendo dubbio. Versi nel bicchiere con delicatezza, niente schiuma, ma proprio zero totale. Dai un pò di sprint ma ancora niente. Il dubbio si fa più vivo. Avvicini il naso.. qualcosa non va.. “c’è un pò di…” nessuno dei due ha il coraggio di finire la frase. Finalmente si sorseggia. “ma.. ma…. che XXXXX è???” – “dai, forse deve solo aprirsi un pò.. è stata 18 mesi nelle botti di legno fatate! Facciamole prendere aria”. Entrambi sappiamo che sarà tutto inutile, ma non vogliamo uccidere la speranza. XXXXX erano 3 ore che la desideravamo!! Non ci possiamo credere!! Dopo 2 minuti colmi di ansia, il secondo assaggio. “Ma forse è proprio questo il leggendario aroma delle casette degli gnomi!!” – “A me sembra più il cesso, degli gnomi”.
    Non c’è più niente da fare. Bottiglia fallata. La colpa non è di nessuno, ma le nostre speranze della serata erano riposte tutte in quella piccolissima 18/20/25/33cl. che sia. Non c’è più gioia nell’aria. Nemmeno quella cordiale euforia che ti eri costruito in 3 ore di attesa ti da una mano, anzi, si rivolta contro di te sottoforma di confusione e mal d pancia. Te ne vuoi solo andare a casa, con la faccia del bambino che ha appena scoperto che babbo natale non esiste. Ma gli gnomi si, quelli esistono. Fottutissimi gnomi caconi!!

    PS: scusate la lunghezza, ma era un pò che sentivo di dovermi sfogare con qualcuno. Grazie della comprensione.

  17. Al posto di scrivere che tipo di birra artigianale è meglio evitare di bere, si possono fare i nomi di quali italiane sarebbero da evitare…?

    O non sarebbe politicamente corretto?

    • Andrea Turco

      A parte che il tuo intervento è di una pesantezza paragonabile a quelli di Postiglione in Compagni di scuola, il punto è che non è una questione di politicamente corretto, ma di onestà intellettuale. Presentati con nome e cognome invece che con un nick di (poca) fantasia e potrai fare tutti i nomi che vorrai. Un nome per tanti nomi, è pure vantaggioso.

  18. Ahahahahaa!! Spettacolare!! 😀

    Voto anche per “bicchiere di plastica”, maledetto. Ultima grigliata con amici, porto delle birre belghe e mi cacci dei bicchieri di plastica?? Killer instinct.

  19. Due anni fa a Mons (Belgio), in gita con almeno altri 20 tra appassionati e birrai italiani.
    Chiediamo informazioni in albergo e ci mandano in un locale carissimo,(e con poca scelta birraria). Optiamo per un altro bar/ristorante gestito da nipoti di italiani ed anche qui la scelta è molto industriale e limitata. Iniziamo con Hoeargaarden “per tutti”. Arrivano i bicchieri ed iniziamo a guardarci tra di noi smarriti. Acida, piatta infetta. Proviamo a fare delle rimostranze ed il publican cerca di trincerarsi dietro ad un “ma è così si vede che voi italiani non siete abituati a bere….”. Per poco non ci scappa l’incidente diplomatico! Rivolta popolare, pugni sui tavoli e parole non proprio degne di essere ripetute! Risultato dopo 5 minuti le birre erano ritirate ed un fusto nuovo riportava giusta dignità alla Blanche!

  20. Anch’io mi associo alla “birra ottima che riprovata dopo qualche tempo(magari uno o due anni) sembra medicina”… E più di un ulteriore assaggio per giunta! Come rovinare la Magia di una birra degustata in occasione del fuori porta per collaudare l’impianto…
    La birra ghiacciata è un must ormai. Battaglia persa in partenza con certi gestori.. I clienti che si lamentano, purtroppo, della temperatura poco fresca della birra, saranno sempre in maggioranza!

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