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Intervista a Evan Rail

Chiunque si trovi a progettare una vacanza birraria in Repubblica Ceca, non dovrebbe prescindere dal pianificare ogni suo spostamento con l’ausilio della Good Beer Guide su Praga e la Repubblica Ceca, edita dal Camra. Questa eccezionale guida alle meraviglie birrarie del paese si caratterizza per un importante aspetto: a differenza di quanto si possa pensare, l’autore è americano. Sto parlando dell’amico Evan Rail, che nel 2000 ha iniziato la sua avventura in Europa stabilendosi in una delle città più affascinanti del continente: Praga. Qui scrive di birra e cura un blog al riguardo, dall’eloquente titolo: Beer Culture. In questa breve intervista ci esporrà le sue opinioni su vari argomenti, offrendo alcuni spunti piuttosto interessanti (in primis il discorso sui prezzi). Buona lettura.

Sei nato e cresciuto negli Stati Uniti. Come mai hai deciso di trasferirti a Praga e iniziare a vivere e lavorare lì?

Non credo di saperlo esattamente, ma ritengo che la birra abbia giocato un ruolo determinante in questa scelta. Posso dire di ritenermi fortunato ad aver passato gli ultimi 8 anni della mia vita in Repubblica Ceca: è affascinante vivere in un paese che sta cambiando così rapidamente e migliorando sotto molti punti di vista. Poi ovviamente Praga è una città bellissima, cosa che rende la mia permamenza ancora più piacevole, e il resto del paese ancora meglio.

Conosci molto bene la scena birraria della Repubblica Ceca. Cosa apprezzi e cosa non ti piace di questo movimento?

Potrei risponderti che la vera forza della cultura birraria ceca è nella sua storia e nelle sue antiche tradizioni, nella strordinaria abilità e competenza nel produrre basse fermentazioni, così come nell’abbondanza di alcuni tra i migliori ingredienti al mondo per realizzare una birra. Tuttavia, il rovescio della medaglia è che questi aspetti rendono spesso la cultura birraria del paese assai conservatrice, quindi poco propensa ad accogliere le influenze provenienti dall’esterno. Ciò significa che davvero poche persone hanno almeno un minimo di familiarità con stili diversi dalle lager ceche. Allo stesso modo in pochi conoscono ingredienti utilizzati all’estero: qui ad esmepio non ci sono luppoli americani e conosco solo un paio di birrifici che producono IPA. Il numero di alte fermentazioni prodotte in Repubblica Ceca si può probabilmente contare sulle dita di una mano. Il paese vanta la bellezza di circa 400 lager chiare e scure e – quante possono essere? – forse nove o dieci ale.

Sembrerebbe che in Repubblica Ceca sia in atto una profonda rivoluzione birraria, che investe le tradizioni e le abitudini di questo ambiente. Cosa sai dirci al riguardo?

Beh, come ho detto la cultura birraria Ceca è molto radicata, quindi poco aperta ai cambiamenti. Ma la gente qui ama la birra e, come spesso ripeto, fa registrare il più alto consumo pro capite del mondo: circa 160 litri all’anno. Questo significa che anche se è un paese piccolo, c’è un mercato immenso per la birra e c’è spazio per nuove creazioni ogni giorno. E sì, c’è una specie di rivoluzione in corso, almeno per quanto riguarda i microbirrifici e la birra artigianale. La Good Beer Guide su Praga e la Repubblica Ceca fu pubblicata nel maggio del 2007 e include – se non sbaglio – 102 birrifici. Da allora, in appena 18 mesi, hanno aperto circa 20 nuovi produttori e 2 vecchi birrifici, una volta dismessi, hanno ripreso attività. Inoltre, alcuni dei nuovi protagonisti, come il birrificio Kocour Varnsdorf, stanno iniziando a realizzare ottime ale e altri stili birrari non tradizionalmente associati alla Boemia e alla Moravia.

La Repubblica Ceca è uno dei paesi europei dove la birra costa di meno per il consumatore finale. Anche a Praga, che è una città per costo della vita paragonabile ad altre grandi capitali del continente, la birra ha un prezzo irrisorio rispetto ad altre realtà. Secondo te il prezzo di una birra è un parametro importante? Come spieghi quete differenze?

Penso che il basso prezzo sia un aspetto sia positivo che negativo. Positivo perché la birra diventa accessibile a tanta gente, che può bere molto e apprezzarla, ed è una cosa buona, almeno in termini di crescita della cultura birraria. Ma proprio perché è così economica – sì, mezzo litro di birra costa meno di una bottiglietta da 33cl di acqua – le persone spesso non le danno valore. Questa situazione rende difficile lo sviluppo di un interesse in birre speciali che non siano le classiche lager ceche, poiché se a qualcuno mostri un Imperial Stout da 10 gradi alcolici affinata in botti di whisky scozzese per 15 mesi – una birra davvero eccezionale, che ha poco da condividere con una qualunque Pils ceca – ti risponderà che costa troppo. I bassi prezzi e la facilità con cui si possono reperire delle ottime lager (oltre ai loro fantastici aromi), significa che è davvero difficile convincere la gente a pagare un po’ di più per avere qualcosa di davvero speciale.

Qualche mese fa sei stato in Italia e hai potuto conoscere approfonditamente il movimento nostrano. Cosa ne pensi?

Onestamente mi ha sbalordito. A differenza di tutto ciò che avevo letto e sentito, sono rimasto davvero sorpreso: la cultura birraria in Italia è decisamente innovativa, molto dinamica e caratterizzata da uno spettacolare fermento che ho trovato indubbiamente coinvolgente. Penso inoltre che il generale livello di conoscenza birraria sia notevole, ed è stato fantastico poter parlare con gli appassionati delle caratteristiche piacevoli e meno piacevoli di birre diverse e differenti stili birrari. Per fare un paragone, anche nelle zone birrariamente più esaltanti di Moravia e Boemia, la gente di solito conosce solo le birre locali ed anche gli appassionati più sfegatati sono in grado di parlare solo degli ingredienti e delle tecniche produttive delle produzioni del posto. E’ come se in Italia la mancanza di profonde tradizioni birrarie abbia reso più facile lo sviluppo di una passione a tutto tondo nei confronti della birra. Forse proprio perché non esistono luppoli italiani, i birrai da voi sono liberi di utilizzarre qualsiasi cosa abbiano in mente. In confronto i produttori cechi fanno ricorso quasi esclusivamente al Saaz.

Per concludere, quali sono i tuoi progetti futuri?

Mi piacerebbe scrivere un altro libro, stavolta sulla cultura birraria d’Europa, che spero mi possa far viaggiare nuovamente in Italia, magari per una sosta più lunga. Devo ammettere che i birrifici che ho menzionato nell’articolo apparso sul New York Times – Grado Plato, Birrificio Italiano, Baladin, Lambrate – sono alcuni dei locali migliori che io abbia mai visitato. E non ho abbastanza complimenti da spendere per Flavia Nasini e Vittorio Panzeri di A Tutta Birra, Lorenzo Dabove, la favolosa Enoteca Decanter di Milano, e la birra Oppale di 32 Via dei Birrai. Se potessi tornare in Italia anche domani, lo farei. Spero che quel giorno arrivi presto!

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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3 Commenti

  1. evanrail (28), Prague, Czech Republic
    4.2 Aroma Appearance Flavor Palate Overall
    9/10 5/5 9/10 4/5 15/20
    Jul 23, 2008 Updated: Jul 29, 2008
    .75-liter bottle from the related Decanter restaurant, Milano. Label states “25°P” and “Alc. 10.5% vol.” In appearance, aroma and flavor this beer might be thought of as more like a strong Belgian ale than a barley wine. The bottle contains substantial sediment and the first glasses pour a fairly cloudy orange-amber with a thick-set creamy head. There are notes of almond milk and candied oranges in the nose. It is very unctuous in the mouth, coating the tongue, followed by a crisp, clean and moderately astringent finish. Later pours with more sediment produce a yeasty nose and bright herbal / mint flavors. Quite an unusual beer, and not at all unwelcome. Excellent.

  2. Scusate, così si capisce meglio

    http://www.degustatoribirra.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=225

    Ma di che birra parla, voi l’avete capito?

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