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Il documentario sulla birra di Discovery Channel? Ebbene sì, l’ho guardato…

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Una decina di giorni fa ho pubblicato su queste pagine il trailer di Brew Masters, documentario prodotto da Discovery Channel e focalizzato sulle meraviglie della birra artigianale. Una produzione impensabile fino a qualche anno fa anche negli Stati Uniti, che perciò è stata accolta con grande curiosità da parte di tutta la comunità birraria. Protagonista indiscusso è Sam Calagione, frontman della Dogfish Head, presumibilmente scelto dall’emittente televisiva per le sue grandi dote comunicative e per il suo carisma, oltre che per la fama che ha ormai raggiunto in patria e all’estero. Di fronte a tanta aspettativa, non ho potuto fare a meno di guardare la prima puntata di Brew Masters. Se ne volete sapere di più, continuate a leggere…

Il primo episodio del documentario – che è quello che ho seguito – ha un titolo che forse non vi suonerà nuovo: Bitches Brew. Corrisponde infatti al nome di una birra che Sam Calagione produsse la scorsa primavera e che è ispirata a un celebre album di Miles Davis. Ne parlai diffusamente in un post datato 20 aprile, dove spiegai che la birra era un blend tra una Imperial Stout con zucchero del Madagascar e una produzione particolarissima, ispirata al Tej, bevanda africana a base di miele. Una ricetta inusuale dunque, che cerca di riproporre in termini brassicoli ciò che l’album di Miles ha rappresentato per il jazz: l’incontro tra diversi stili musicali e la nascita del jazz-rock fusion.

Come avrete capito, la puntata di Brew Masters si è concentrata proprio su questa birra e in particolare sull’iter creativo che ha coinvolto Dogfish Head, dai primi brain storming in birrificio fino al lancio ufficiale della Bitches Brew. Il tutta in una corsa contro il tempo, prima per plasmare la ricetta in tempo per un’anteprima ufficiosa durante l’evento SAVOR, poi per far coincidere l’uscita della birra in concomitanza con il quarantesimo anniversario della pubblicazione del disco. Nel mezzo la ricerca di ingredienti particolari e caratterizzanti, la difficoltà nel farli convivere in un’unica ricetta, i problemi tecnici del birrificio e su tutto la continua, contagiosa presenza di Sam Calagione.

Uno show di tre quarti d’ora che fila via godibile, valorizzato da un montaggio e una post produzione di ottimo livello, come solo le produzioni americane sanno garantire. Si tratta di un prodotto televisivo per il grande pubblico, quindi non aspettatevi particolari tecnicismi o cultura birraria in senso stretto: non è un caso che il primo episodio abbia raccontato la genesi di una birra particolarissima, la cui ricetta offre margini per un certo grado di spettacolarizzazione.

Fa un certo effetto pensare che la birra artigianale raggiunga il grande pubblico televisivo con un documentario, come i tanti che quotidianamente si vedono passare sui canali digitali di tutto il mondo. E’ una nuova consacrazione del movimento internazionale e l’ennesima dimostrazione che i prodotti televisivi si stanno interessando in modo sempre più insistente al fenomeno.

Questa prima puntata è da consigliare a tutti, anche a chi non mastica perfettamente la lingua inglese: il racconto e le conversazioni rimangono sempre facilmente comprensibile, soprattutto per chi conosce un po’ di termini tecnici dell’ambiente brassicolo. Se vi interessa, l’episodio è disponibile per il download su iTunes al prezzo di 1,99 dollari. Se invece volete sapere come è stata accolta prima e dopo la messa in onda dagli appassionati di tutto il mondo, date un’occhiata a questo articolo apparso su Beernews.

Ora non resta che vedere i prossimi episodi, anche per verificare che i futuri argomenti siano capaci di interessare allo stesso modo di Bitches Brew. Tra le puntate prodotte ce ne dovrebbe anche essere una in cui compaiono Kuaska, Leonardo Di Vincenzo e Teo Musso, che fu in parte girata in Italia durante l’ultima visita di Sam Calagione. Quella sarà assolutamente da non perdere! 🙂

So che alcuni di voi hanno visto il documentario, cosa ne pensate?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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10 Commenti

  1. Io ho visto anche la seconda puntata è l’ho trovata molto interessante. Parla della Chicha una bevanda fermentata del sudamerica che assolutamente non conoscevo.
    La sua particolarità è che essendo fatta a base di mais, e non avendo questo gli enzimi necessari per scomporre gli zuccheri, il mais viene masticato. Gli enzimi presenti nella saliva si occupano della saccarificazione.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Chicha

  2. Fanno la stessa cosa in Zimbawe con Mais (Whawha) e Mais e/o Sorgo (Chibuku) ma vi sfido a bere quelle poltiglie grigiastre…
    Io non ce l’ho fatta!

  3. Andrea Turco

    Che poi è proprio il modo in cui si presuppone fu “scoperta” la birra nell’antichità

  4. Concordo su tutto, mi sembra una produzione carina che trova il modo migliore per “somministrare” un po’ di culura birraria al grande pubblico: ossia spettacolarizzandola un po’.
    A dire il vero credo che il loro intento fosse il contrario: creare uno spettacolo interessante e la birra è stata il pretesto “modaiolo”… comunque sia mi sembra un bel documentario sia per noi appassionati che per chi non si è mai interessato alla produzione della birra.
    Attendo anche io la puntata filoitaliana 😀

  5. Andrea Turco

    @Luca
    Mi collego al tuo commento per riportare questo tweet pubblicato poco fa da Beer Advocate:

    “Interesting. Since @DogfishBeer #BrewMasters aired on @Discovery, we’re welcoming 400+ new users per day. Up 100+ per day over the norm.”

    Quindi il documentario sembrerebbe aver attivato una certa curiosità per l’argomento, spingendo diversi utenti a entrare in una comunità come quella di Beer Advocate. Che Brew Masters sia un ottimo gateway per scoprire la birra artigianale? Sembrerebbe proprio di sì…

  6. gli americani sono entertainers per vocazione,poi una volta che c’è l’arrosto si può vendere tutto il fumo che ne deriva con la coscienza pulita,e nel caso di calagione è così,ma noi dove cavolo lo troviamo un birraio che fa i video hip hop?!?!?

  7. A me è sembrato solo uno spottone patinato per Dogfish Head, mal confezionato, visto che in mezz’oretta fanno finire un’asta di ferro dell’imbottigliatrice in una bottiglia con susseguente ricerca bottiglia per bottiglia del pezzo, e spargono colla per etichette per tutto il birrificio raccogliendola come in una lotta nel fango.
    Non capisco benissimo l’inglese ma anche la progettazione della ricetta mi è sembrata molto raffazzonata e casuale, il nostro va in un negozio etnico, raccatta quattro legni e radici e voilà.
    Questo almeno ha fatto finta di fare una minicotta preliminare…

  8. Che sia uno spottone, sicuro. Che sia mal confezionato, a mio avviso proprio no. Senza avere toni agiografici, Sam Calagione ne esce come un imprenditore che è avanti rispetto al suo tempo, che è rispettato dai suoi coworkers, che innova prestando attenzione ai clienti (vabbé, forse è un po’ agiografico, effettivamente). Emerge una personalità ma soprattutto un birraio che non è una one-man-band ma una bella organizzazione di uomini e risorse. Iei sera ho visto anche la seconda (quella della chicha) e terza puntata (Portamarillo, fatta in collaborazione con Epic Brewing, NZ): nella prima ho riso 40 minuti, la seconda è comunque interessante (fa vedere che non tutte ciambelle escono col buco, che oltre all’idea c’è un gran lavoro). Dopo le puntate ho fonito di leggere Beer School (Brooklyn) e ho immediatamente ordinato Brewing up a business di Calagione su Santa Amazon.it.

  9. abe (Mobibern)

    Peraltro, nella puntata sulla chicha, Calagione dice una frase che mi pareva assai centrata (e non off-centered come il suo solito claim) e cioè che nel mondo della birra il terroir è il processo usato per la produzione.

  10. io l’ho assaggiata in Perù quando sono andato nel 2001.
    La birra era in un bidone di plastica blu, completamente aperta e con una quindicina di centrimentri di schiuma, non proprio binachissima e pulita. Numerose mosche vi si accingevano. Si vede che quella coltre di schiuma è tenuta apposta per quelle eh eh 🙂
    il sapore è abbastanza forte e ne ho bevuto un solo microscopico sorso. abbastanza acida… e comunque dopo è andata bene. nessun effetto collaterale…

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