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La birra in sette giorni o di come riempire il post del venerdì

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Ah che bello, finalmente si avvicina il week end – che tanto per cambiare sarà all’insegna della birra – e sul blog torna il post leggero del venerdì. Di cosa parliamo oggi? Beh direi dell’ultima novità proveniente dalla ricerca brassicola: la WilliamsWarn Personal Brewery. Trattasi di una sorta di piccolo impianto amatoriale, che vi permetterà con poche operazioni di ottenere la vostra birra fatta in casa, partendo dagli “ingredienti” base fino ad arrivare alla spillatura della stessa. Ma non solo: se Verdone e Pozzetto promettevano di far perdere sette chili in sette giorni, nello stesso lasso di tempo questo marchingegno assicura che avrete la vostra birra bella e pronta, da gustare in totale tranquillità. E voi ancora lì a impazzire con pentoloni e fermentatori di plastica…

Come funziona la WilliamsWarn? Si parte pulendo e sterilizzando la macchina, poi si aggiungono gli ingredienti. Stop, finito qui. O meglio, occorre anche raffreddare il “mosto” alla fine del processo e quindi aggiungere un agente chiarificante, ma il lavoro richiesto è davvero minimo: per la maggior parte del tempo bisogna semplicemente tenere sotto controllo la pressione. Così sopraggiunto il settimo giorno, seguendo le orme di un celebre predecessore, potrete finalmente riposarvi e gustare la vostra birra fatta in casa.

L’azienda neozelandese produttrice dell’arnese asserisce che è possibile produrre 78 tipologie diverse di birra grazie a kit in barattolo ideati appositamente. Ecco di seguito il video che spiega nel dettaglio il funzionamento della WilliamsWarn.

Certo il filmato è splendido, il design della macchina ancora di più, ma rimangono tantissime perplessità sul risultato finale, visto anche il processo produttivo che è tutto tranne che ortodosso. Comunque tentar non nuoce, quindi potete tranquillamente testare la WilliamsWarn sborsando la modica cifra di 5.660 dollari neozelandesi (che corrispondono a poco più di 3.000 euro, come precisa In Birrerya). Io semmai dovessi iniziare a produrre birra in casa, sicuramente punterò al vecchio metodo fatto di pentoloni e fermentatori classici 😉 .

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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14 Commenti

  1. Filippo Garavaglia

    il mac della birra, una luccicante fava, io rimango fedele al buon vecchio, sporco, non così user friendly GNU/Linux.

  2. Sarebbe carino solo se fosse un semplice tino di fermentazione da cui spillare direttamente. Ma fare una birra di estratti in un giocattolo da 3000 euro è decisamente uno spreco…
    Viva le pentole!

    • Concordo. Non costasse uno sproposito potrebbe quasi essere un giocattolino interessante.
      Meglio il buon vecchio metodo.

  3. Si vede che in Nuova Zelanda mancano i posti che vendono birra già fatta…
    🙂

  4. Premesso che non cambierei mai i miei scomodissimi fornelloni, la bombola, i pentoloni, la ghiacciaia lauter-tun, la serpentina, i fermentatori, ecc..ecc.. con quell’apparecchio super easy; quella macchina lì è una figata pazzesca!! 😀

    • Filippo Garavaglia

      col design si può far venire la bava a tutti.
      Se però alla fine della fiera l’oggetto del design è uno scopettone del cesso…

      • Non intendevo il design, il mio complimento era riferito all’ideatore! E’ normale che a noi una cosa del genere faccia venire la pelle d’oca, ma i complimenti a chi l’ha inventata e costruita vanno fatti comunque. Se uno vuole risparmiare tempo senza badare nè a spese nè alla qualità della birra, perchè no?
        E comunque, sono sempre dell’antica e vecchia idea che bisogna prima provare e poi giudicare.. ma evidentemente quì sono l’unico che la pensa così..

  5. Ernestoooooooooooooooooooooooooooo!
    La birra dalle polverine!!!
    Vedi che non sei solo?

    😀

    PS (OT)
    A Maggio sarò a Bergamo.
    Sarà la volta buona che mi offri una birra?

  6. che aberrazione……l’idrolitina della birra!

  7. scusate l ignoranza ma cosa è un agente chiarificante?

  8. quel qualcosa che viene messo per chiarificare la birra cioè per renderla più limpida,per esempio l’irish moss.

  9. Da bravo (??) tecnico birrario mi sono approcciato a questo coso in maniera analitica:

    PREMESSA
    Questo coso non è un impianto di produzione, ma una macchinetta per fare la birra in casa. Scopo e obbiettivi sono quindi diversi. La macchina non si rivolge certo agli HB, ma a gente comune che non ne sa niente. Quale HB la comprerebbe. Mi permetto di analizzare ed esprimere un mio parere a riguardo, perché l’oggetto non è ancora importato.

    TECNICAMENTE
    Da quel che ho capito dopo un rapido esame, trattasi di un tino combinato (fermentatore sotto pressione), con un gruppo frigorifero che refrigera in modo diretto. Non c’è infatti un’unità d’accumulo (vasca d’acqua gelido + banco ghiaccio), ma a refrigerare è il gas refrigerante. In pratica il tino combinato funziona esattamente come un frigorifero. Non penso che il marchingegno sia dotato di carbonatore, penso utilizzi la CO2 prodotta in fermentazione primaria, per la carbonatazione. Posso chiaramente sbagliarmi queste sono semplici deduzioni fatte dopo un rapido esame della documentazione (scarna dal punto di vista tecnologico) presente in internet.

    ECONOMICAMENTE
    Allo stesso prezzo o ad un prezzo simile è possibile acquistare una impiantino con cotta con PLC, scambiatore a serpentina in inox, 2 fermentatori cilindroconici in inox refrigerati tramite intercapedini ad immersione ed un refrigeratore (vero) dotato di pompa di ricircolo. Solo che con un impianto la birra la fai davvero, scegliendo tempi, ricetta, ingredienti, tipologia e metodo. Non conosco ovviamente il costo dell’estratto di mosto necessario, ma tra investimento, energia, costo estratto di mosto, ecc, dubito che convenga, sopratutto senza soddisfazione e qualità dubbia.

    QUALITATIVAMENTE
    L’impiego di estratto di mosto, destinato ad una produzione simile è l’ideale dal punto di vista pratico, ma qualitativamente essendo appunto destinato ad una produzione di birra sostanzialmente acerba, non penso sia prodotto con materie prime qualitative o con metodi orientati alla qualità. Come per tutti i semilavorati destinati a produzioni casalinghe (birrarie), si opta per l’abbattimento dei costi, risparmiando su materie prime e procedure. Non avrebbe senso produrre un ottimo estratto di mosto, sapendo che poi verrà lavorato in quel modo.

    La lavorazione comprende quindi diluizione, inoculo fermentazione, già ma in 7 giorni quando matura? Mai, in pratica la birra è acerba e quindi ancora da maturare, però già carbonata, merito fermentazione sotto pressione o forse carbonatore. Il freddo poi fa il resto. L’agente chiarificatore dovrebbe essere un gel incolore, inodore ed insapore che viene utilizzato in industria per la decantazione veloce.

    PRATICAMENTE
    L’idea è una figata, metti gli ingredienti, aspetti ed voit la ti spilli una birra fatta in casa. C’è ne a sufficienza per catturare polli ad iosa. Poi noi lo sappiamo che si spende una cifra e la birra è acerba. Rivolgendosi a niubbi voglio vedere se il lievito non parte, visto che non si reidrata, ma anzi viene mostrato un inoculo diretto. Se non si sanifica bene, visto che i niubbi mica lo sanno che la pulizia è importante. Al di la di queste considerazioni, l’apparecchio viene prodotto in Nuova Zelanda ed i ricambi? L’assistenza? Se si rompe chi chiami, frigorista, tecnico di spillatura, serbatoista, esorcista?

    Ma io dico c’è un mastro birraio Tedesco che ha inventato la birra istantanea, versi nell’acqua ed il gioco è fatto, senza aspettare, senza consumare energia e senza acquistare attrezzatura e puoi comunque dire d’averla fatta tu!!

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