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Se le birre industriali invadono i ristoranti…

Qualche giorno fa su Beverfood è apparsa la notizia che la Menabrea ha ufficializzato il lancio di due nuove birre, dedicate appositamente all’alta ristorazione. Sono una chiara leggera e una rossa doppio malto, chiamate con la relativa gradazione alcolica (3,5° e 7,5°) e appartenenti alla linea Top Restaurant. Un passo deciso dell’azienda di Biella per abbinare il proprio marchio alla cucina ricercata, sulla scia di quanto provato in passato da altri produttori industriali. Ricordo infatti che la Menabrea produce birre industriali a tutti gli effetti, sebbene spesso venga erroneamente considerata un birrificio artigianale da chi compie i primissimi passi in questo mondo.

Come in altri casi, l’operazione punta tutto sulla comunicazione e sull’aspetto estetico. Ecco allora una bottiglia dalla forma austera, un design decisamente vintage e una serie di dettagli ricercati. Il vetro trasparente sarà pure funzionale al marketing, ma appare piuttosto inquietante. Inquietudine che si conferma quando si leggono le descrizioni delle birre: la 3,5° nasce da “un’antica ricetta a base di riso”, mentre la 7,5% è “prodotta nel rispetto della tradizione Menabrea con mais, malto, luppolo, acqua”. Riso e mais insomma, con buona pace di chi si aspettava almeno l’impiego di ingredienti di prima qualità.

Accennavo agli altri casi di birre industriali create per l’alta ristorazione. Proprio un anno fa riportai l’annuncio della Estrella Damm Inedit, abbinata immediatamente a uno dei nomi più conosciuti della ristorazione internazionale: Ferran Adria. Qualche mese prima la Moretti festeggiò i suoi 150 anni con il lancio della Grand Cru, che sfruttò come testimonial Massimo Bottura per entrare direttamente nell’alta cucina italiana. Poi in molti sgamarono che la Moretti Grand Cru non era altro che una Affligem rietichettata, ma questa è un’altra storia, comunque interessante per capire quanto valide siano certe operazioni.

Nel nostro paese il ristorante ha rappresentato un contesto capace di offrire terreno fertile al boom delle birre artigianali: Teo Musso, uno dei pionieri in Italia, non nasconde che le sue Baladin furono proprio pensate per affiancare i vini sugli scaffali dei ristoranti. A differenza di altre realtà, da noi il comparto artigianale ha puntato forte su questo ambiente, rappresentando per molti microbirrifici addirittura la destinazione primaria dei propri prodotti. Se oggi la birra artigianale itaiana è percepita come un bene di lusso, se è più presente nelle enoteche che in pub e birrerie, è anche per questo motivo.

Se ora le multinazionali inizieranno ad attaccare sistematicamente il settore dell’alta ristorazione, quali conseguenze ci saranno per la birra artigianale italiana? Sicuramente molti piccoli produttori dovranno ripensare il posizionamento dei loro prodotti, ma siamo sicuri che sia un male? Forse inizierà a diffondersi con maggiore decisione una diversa concezione di birra artigianale: una bevanda popolare, di facile fruizione e reperibilità, con una sua propria identità e non impegnata a scimmiottare il mondo del vino. Un prodotto che riacquisti le sue caratteristiche originarie… non credo che agli appassionati dispiacerebbe poi molto.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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44 Commenti

  1. Eheheheh considerando quanti ci chiedevano la Menabrea prima, da domani appena la prenderanno al tavolo in abbinamento tutti la richiederanno.
    Grande mossa della Menabrea.

  2. .. Stavamo aspettando tale mossa… la vedo dura per gli artigianali veri con il prezzo con cui uscirà sul mercato…confusione e bagarre, si comincia :((

  3. Per partire dalla fine, io vedo il mercato italiano (credo sia una nostra particolarità) già da tempo orientato verso l’alta/media ristorazione. E secondo me mica è un bene…
    Ricarichi mostruosi, prodotti che tendenzialmente dovrebbero essere “facili” spacciati come rarità o primizie, ricerca forsennata di uno status che possa competere con il mondo vinicolo.
    I birrifici italiani, per fortuna non tutti, ci vivono di questo. È ovvio che anche un birrificio industriale (che si vanta pure di metterci il mais nella birra!) voglia essere della partita.

    Per me il vero trionfo della birra artigianale son posti come pizzarium ed angelilli, e mi auguro ce ne siano sempre di più.

  4. Il prezzo da pagare è che la massa non distinguerà più tra industriale camuffata e vera birra.
    Non penso ne valga la pena.
    Mai come in quel caso s’imporrebbe la necessità di un disciplinare o di un’etichettatura,sullo stile STG,che consenta di riconoscere l’una dall’altra,anche e soprattutto in base agli ingredienti.
    E’ un ossimoro leggere “riso e mais” nella descrizione di birre che avrebbero la pretesa di essere utilizzate nell’alta ristorazione.
    Una consapevole e reiterata violazione della correttezza nei confronti di chi in realmente manda avanti produzioni artigianali.
    E,ancora più grave,una dolosa presa per il culo nei confronti dei consumatori.

  5. @ Turco: l’ultimo tuo auspicio è propio ciò che mi auguro da tempo: la birra artigianale deve stare nei pub, odio quelle costose e inutili bottiglie da ristorante fighetto o da enoteca. Per quanto riguarda quei prodotti nessuna paura: si commentano da soli.

  6. reinheitsgebot

  7. Menabrea fa la sua strada ed ha ottenuto negli anni l’approvazione dei consumatori con birre industriali semplicemente partecipando e vincendo per diverse volte premi ad un concorso americano di birre industriali.
    Anche se non artigianale risulta molto gradita al consumatore medio, molto più della Forst che pur essendo la miglior birra industriale italiana nonchè proprietaria della stessa Menabrea non ha troppo appeal se non da chi di birra un poco ne capisce. Evidentemente sono consapevoli alla Menabrea che al consumatore medio non importi un fico secco che cia mais o riso nella birra. Il loro punto di forza sarà ovviamente oltre al packaging, il prezzo e quest’idea che in qualche modo Menabrea sia una quasiartigianale..
    Questo la dice lunga su quanto ancora poco preparato sia il consumatore finale e credo che questa proposta per la ristorazione della Menabrea farà davvero il suo bel rumore creando purtroppo ulteriori problemi ai veri produttori di birra artigianale.

  8. @Patrizio
    Sai quanti chiuderebbero in Italia…

  9. Per la maggior parte dei consumatori Menabrea viene interpretata come birra artigianale e la stessa Forst ci ha visto lungo (ringraziando la Moretti che aveva “scaricato” l’uomo marketing finito appunto in Forst per il rilancio di Menabrea) investendo soldi ed energie per creare questo “appeal”. Già anni fa Tuborg-Carlsberg tentò invano l’impresa di attacco alla ristorazione, ma non ebbe l’intuizione di creare un packaging dedicato. Mi domandavo quanto tempo ci avrebbero messo a coprire questa “nicchia”.

  10. Finalmente qualcuno comincia a dire la verità: molti microbirrifici italiani (non parlo certo della Menabrea) puntano all’alta ristorazione. Ecco la ragione dei prezzi ingiustificatamente alti. Una birra italiana oltre i 6 euro io NON LA COMPRO, per principio. Mi bevo un’americana, una inglese o una belga, fino a quando non caleranno i prezzi. E sai quante ne sto vedendo di italiane sugli scaffali a prendere polvere? Che continuino pure a marcire, se non lo sono già, considerata la qualità che a volte ho ritrovato (anche dopo aver speso 9 – 10 euro). MA NON CI CASCO PIU’.

  11. @turco
    cito l’articolo
    “Se oggi la birra artigianale itaiana è percepita come un bene di lusso, se è più presente nelle enoteche che in pub e birrerie, è anche per questo motivo.”

    Non trovi che ci sia una discrepanza fra questo che scrivi e il commento ai risultati della tua indagine (presentata a pianetabirra) in cui emergeva che il prezzo non è un ostacolo?

    Credi che sia cambiato qualcosa negli ultimi mesi? O gli italiani sono dei burloni, che scrivono una cosa e e poi ne dichiarano un’altra?
    Tu come la pensi?

    Se non è questo il posto giusto rispondimi pure via mail.
    Grazie.

  12. @nix
    Ti rispondo qui, nessun problema.

    Innanzitutto non è vero che il prezzo non è un freno all’acquisto. Il dato sorprendente che emerge dall’analisi è quello sulla reperibilità, considerato un problema primario tanto quanto il prezzo (anzi persino qualche punto sopra). Che però il prezzo rimanga un ostacolo non c’è alcun dubbio, come dimostrano le risposte.

    Inoltre è possibile proprio l’opposto del tuo ragionamento. Se il prezzo non emerge come problema forse è proprio perché è considerato giustificato dai consumatori, come può succedere per un “bene di lusso”.

  13. @turco

    Non ho fatto nessun ragionamento.
    Ho solo evidenziato che secondo me c’è discordanza tra l’analisi dei dati del sondaggio e quel che scrivi in questo pezzo.

    seguenndo il tuo (non mio) ragionamento vien fuori questo flusso:

    birra artigianale prodotto d’elite -> prezzo alto -> lo giustifico -> non è un problema

  14. Mi trovo perfettamente d’accordo con le considerazioni e con le conclusioni dell’articolo.

    Forse l’industria saprà dare quello stimolo alla crescita del movimento che ad oggi è stato completametne assente.
    Se il mondo artigianale reagirà positivamente non dovrà avere paura dell’industria che si muove con logiche completamente diverse.
    Se non si reagirà positivamente inizieremo a vedere un po’ di selezione naturale.
    In entrambi i casi non vedo di che preoccuparsi.

  15. @nix
    Non capisco dove vuoi parare

    Per me il prezzo è un problema, ma è un’opinione personale, che l’analisi conferma essere piuttosto condivisa.

    Altri non l’avranno mai percepito come problema – o almeno non principalmente. Magari sono coloro che considerano la birra artigianale un bene di lusso e per la quale 18 euro a bottiglia non sono un’esagerazione.

    Il problema è sempre la distanza che intercorre tra noi appassionati e la base di consumatori, che sono la maggior parte e che conoscono la birra artigianale solo marginalmente. Per noi il prezzo è un ostacolo alla crescita del movimento, alla diffusione della cultura birraria, alla concezione stessa di birra. Per gli altri è solo la cifra da sborsare per bersi una birra strana contenuta in una bottiglia dal design ricercato.

  16. Se le due birre sono pensate per l’alta ristorazione, ripeto alta ristorazione, mi viene in mente solo che i ristoratori le proporrano ai prezzi attuali delle artigianali vere, aumentando il loro margine di guadagno. Queste birre si rivolgono a ristoranti con le stellette e i gamberi, dove nessuno si aspetta di spendere poco.
    La battaglia vera sarebbe in basso: nelle pizzerie, nelle bettole.
    Mi è capitato un cliente tutto felice perchè finalmente può proporre birra artigianale a un prezzo decente: paga il 33 centilitri 1,5 euro e lo rivende a 3,5. Si tratta di birra industriale tedesca imbottigliata appositamente per il mercato italiano, con la sua bella scritta: birra artigianale, in evidenza sull’etichetta.
    Siate felici, ognuno a suo modo.

  17. Personalmente trovo molto sensato insistere sul tema birre e ristorazione. Oggi con gli stili di vita profondamente modificati che generano un’alimentazione contenuta e leggera, le birre, spesso più bevibili e leggere del vino trovano sempre più spazio.
    L’alta ristorazione è invece diversa,lì il vino è d’elezione, ma a mio avviso serve per specchietto delle allodole,e perciò ci insistono tutti, se le birre vanno bene da “Vissani” a maggior ragione andranno bene tutti i giorni. Responsabilità sui prezzi ?, mah! girando spesso per ristoranti vedo carte dei vini sempre più contenute, e cantine sempre più esigue, evidentemente i clienti tagliano sul vino, spesso con ricarichi assurdi, al doppio di quanto lo trovi in enoteca, e che non ho mai capito, e meno sulla cucina e penso prima o poiu queste politiche di ricarico dovranno essere riviste ;quindi non fanno testo i grossi ristoranti, magari un piccolo spazio per le birre artigianali c’è, ma non è un settore che potrà sviluppare, lì è il vino d’elezione, ma essi fungono da testimonial per la cucina quotidiana. Questo è il motivo per cui Asso birra insiste in questo segmento ed il mondo artigianale, avendo molti più atout deve starci . Poi la storia dei prezzi , dei pub, dei bar è un’altra cosa e si gioca su tavoli diversi, soprattutto quella dei costi fissi, e quindi dei volumi unitari, e della costanza di qualità.

  18. Quella dell’artigianale è una nicchia redditizia, lo sanno bene i nostri amati artigiani e lo sa ancor meglio l’industria.
    Puntare sui ristoranti è un’idea semplice (non nuova, tra l’altro), economica e di sicuro effetto: ci si rivolge ai trend-setter e si affida a loro il compito di fare comunicazione sul prodotto (quello che fa Barilla, ad esempio, con il marchio Voiello), la gente abbocca perché gli strumenti e la voglia per capire realmente cosa c’è nel bicchiere ce li hanno in pochi, pochissimi.

    Io penso che questo sia solo l’inizio, cha altri seguiranno a ruota l’idea di Menabrea.
    Agli artigiani spetta il compito di INFORMARE, di PARLARE DEL PRODOTTO, di FAR CAPIRE.
    Basta minchiate (non le cito per non essere ripetitivo, l’ho fatto in molti altri post), basta seguire modelli che erano buoni 15 anni fa, le cose sono cambiate, è ora di svegliarsi.

    Amen.

  19. Quando iniziammo l’avventura (nel lontano 1988) fummo quasi obbligati a rivolgerci alla ristorazione. I pub e le birrerie ci snobbavano alla grande, per il formato sbagliato, per il gusto, per il “fondo” ed in ultima il prezzo che, secondo loro, sarebbe dovuto essere inferiore alle industriali già note. I pochi beershop esistenti (3 forse 4) facevano quel che potevano, mentre la ristorazione, che già risentiva della crisi del vino, fu ricettiva e interessata. Questo a patto di poter vendere a prezzi simil vino, per non ridurre troppo il conto. Quindi non penso che la Menabrea costi poi all’utente finale tanto meno di quanto offra ora il mercato. Di certo consentirà un marginalità superiore all’oste che, nel caso non la si trovasse sugli scaffali della GDO, sarà ben felice di abbracciare e diffondere questa nuova “moda”. Ed i nostri artigiani che faranno? Io vedo ancora ampi spazi, ma bisogna lasciar da parte improvvisazione e “balle mostruose” per dedicarsi con cura e passione alla Birra (con la B maiuscula). Senza seguire mode e altre storie buone solo per gettare fumo negli occhi. Basta Minchate (cit), le cose stanno cambiando e questi sono i primi segni.

  20. 1998 ….ovviamente!

  21. Ottimo articolo, come sempre! Dieci anni fa la figura dell’appassionato di birra che andava al pub dove poteva trovare tante birre ed anche birre artigianali per berle, gustarle ed essere contento, si distingueva perfettamente dal soumelier fighetto che sfoggiava la spilla da soumelier al vinitaly…oggi questa distinzione è meno nitida, ed il mercato risponde di conseguenza. Ci troviamo cosi con bottiglie di birra che costano anche 15/20 euro, avanti di questo passo ecco creato una nuova élite, quella di chi può permettersi di bere birra artigianale. E la passione finirà per cedere terreno all’immagine.

  22. Secondo me è normale che la birra artigianale buona costi di pi di una scadente birra industriale, come è normale che una bottiglia di barolo costi di più di un cartone di tavernello… Costa di più farlo, se ne fa di meno, etc. etc. Poi la birra in Italia ha altri problemi: accise, meno diffusione; in Germania è buona e costa pochissimo, ma ne bevono tanta, c’è una lunga tradizione; come da noi il vino; sul Reno ho bevuto del buon vino, ma costava caro, più che un vino equivalente italiano… ecco, ci sono cascata, ho fatto il paragone con il vino… perché una cosa che condivido è che non vadano paragonati birra e vino e nemmeno che debbano essere considerati “in guerra”. Lo so che sembra ovvio, ma non è così: quante volte mi sono sentita dire, da persone dell’ambiente “birra”: “ma come, bevi vino?” Certo, perché no? Mi piace la birra, mi piace il vino; come mi piacciono sia il caffè che il tè, qual è il problema? Purché siano di buona qualità, tutti. Se non me lo posso permettere ne bevo di meno, ma buono. Ecco, quello che non deve accadere, secondo me, è che il prezzo della birra salga per scimmiottare il vino; che ci si senta dire: “ma sai, costa di più perché è buona, come il vino…” No, è buona come la birra buona. E’ artigianale e non industriale. E’ di buona qualità. Da noi costa troppo, è vero, per tanti motivi che io posso solo abbozzare, non sono un’esperta: per far calare il prezzo l’unica strategia secondo me è diffonderla il più possibile, far crollare certe leggende che il vino sia da intenditori e la birra da pub di ubriaconi: far crollare, tra gli altri, il paragone con il vino. Farla conoscere, insomma. Le persone non sono stupide, quando assaggiano cose più buone se ne accorgono. Poi c’è chi non ha gusto, e sono tanti, e preferiscono mangiare e bere tanto che mangiare e bere buono, ma credo che sarà sempre così, con la birra, con il vino, con il caffè, con il tè. Secondo voi quanta gente beve del buon tè anziché le bustine insapori del supermercato? Che costano di meno certo. Quindi è normale che la birra buona costi “di più”… ma non deve costare “troppo”.

  23. Mi sono informato e la Menabrea Top Restaurant costerà al ristoratore poco più della metà delle birre artigianali presenti sul mercato. Il ristoratore però vuole continuare a guadagnare quanto prima ( di sicuro non molla ) abbasserà il prezzo giusto della differenza di costo e così ci ritroveremo a 10/11 € una birra industriale anziché 12/13 una artigianale..
    Che dire invece dell’industria ? Guadagnerà tanti soldini con una birra che gli costerà come le solite che ha sempre prodotto con la differenza che la andrà a vendere al triplo..

  24. Ottimo risultato! Possiamo spendere 11 per una industriale, contro i 12/13 di una artigianale. I ristoratori saranno felicissimi di avere un guadagno superiore uscendo alo stesso prezzo finale, mentre il 90% degli avventori crederà senza sforzi di bere delle birre di alta gamma.

    @ lelio

    A cosa ti riferisci quando dici che vedi ancora ampi spazi per la birra artigianale? Alla spina, che in sostanza come distribuzione è ancora un territorio inesplorato?

  25. Secondo me sulla spina si può fare ancora MOLTISSIMO, di spazi ce ne sono.
    Basterebbe lavorare di più sul territorio, molto di più, mettendo da parte le ambizioni da reucci del tutto e subito.
    Mandare le birre a Roma o Milano nei locali giusti fa tanto figo, lavorare seriamente e faticosamente sul territorio è molto più complicato (e conquistare un la pizzeria di gigi lo zozzo e la paninoteca di marcello il troione è decisamente molto meno cool).

    Ripeto: va cambiato l’atteggiamento.

  26. Tutto ciò è imbarazzante.

    Come quelle macchine barattolino invendute che marchiano Amici / Radio105 / D&G per venderle a due lire in più con l’allestimento ‘speciale’ che è poi un lettore mp3 in regalo o il pomello del cambio color oro. Specchietti per allodole, Merda d’Artista.

    Come tutte le polemiche e le sanzioni che danno ai vari produttori esteri di Parmesan, di Lambrisco, di Lasogne alla Balagnese. MA chi se ne frega, se tanto i notri italici palati in primis non meritano nessuna qualità ? Ipocrisia a manetta. « Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? »

    Slow Foooood ??! Dove seiii ??

    Per quanto mi riguarda, hanno il valore di una bud ice e una qualsiasi tedesca da supermercato rietichettate.

  27. @ Walter

    Vedo ampi spazi perchè sono i numeri a dirlo. L’1% del totale nazionale lascia supporre che uno o due punti in piu sono realizzabili. Anche nella ristorazione vedo comunque spazi, io le birre in carta le vedo si è e no in un ristorante su 5, e non è detto che il ristoratore scettico che inserisce Menabrea, spinto magari dal venditore di cocacola e patatine, poi aggiunga anche altre “vere” artigianali.

    Certo un unione forte e cavalleresca (forza UB!!) sarebbe di grande aiuto e rimetterebbe i giusti paletti, riconoscendo i giusti meriti, a chi vuole fare l’artigiano.
    Slow food (che non può ovviamente schierarsi in modo diretto, soprattutto a proposito di birra) mi pare che stia seguendo un percorso diverso da quanto predica Carlin Petrini, scendendo a compromessi probabilmente indispensabili per la sua stessa sopravvivenza.

    Rimboccarsi le maniche, fare seriamente il proprio lavoro, non prendere per il culo il consumatore. Tre dogmi sempre validi.

  28. Queste due perle della Menabrea sono come moneta falsa, che ha bisogno di quella vera per sorreggersi. Non credo che rappresentino un pericolo per noi artigiani: intensificheranno la richiesta di birra artigianale vera, pur con tutti i suoi difetti di stabilità, reperibilità, prezzo. Un sosia non può e non vuole sostituire l’originale, ma solo sciommiottarlo.
    Credo che la vera battaglia sarà in basso, con la birra alla spina. Già ora, pur piccoli come siamo, riusciamo a fare ai locali della nostra zona lo stesso prezzo che gli fa il grossista che tratta la Guinness. Non so se ci rendiamo tutti conto: a me sembra incredibilmente cara la birra industriale, per quello che vale e per i volumi che muove. Ma i locali vogliono benefit ( migliaia di euro ) per entrare. Gli impianti di spillatura sono in comodato, raramente di proprietà del locale. Il giorno in cui riusciremo ad attrezzarci e a superare questi ostacoli, allora sì che sarà uno scontro epico. Davide atterrò con una fionda il terribile gigante Golia.
    Condivido pienamente: dobbiamo prima di tutto lavorare bene sulla birra.

  29. Penso che sia una mossa giusta e ovvia, da chi vede un settore in crescita e con così poca informazione per rendere il consumatore consapevole…C’è un terreno vastissimo da coltivare e tanta gente da infinocchiare, ed ecco che si presentano prodotti con il packaging giusto, con il prezzo che ovviamente è fuori mercato per qualsiasi artigiano, con schiere di agguerriti rappresentanti pronti a intortare il simpatico ristoratore con ogni minchiata…

    Avete voluto l’ “alta ristorazione”? Soprattutto per avere margini di ricarico più alti, no? Bravi, avete creato il terreno e qualcuno ve lo fotterà, tanto i “grandi ristoratori” non capiscono una mazza di birra…
    Sono discorsi che andiamo facendo da anni, mi sorprende un certo ritardo da parte di industrie più potenti…Ma Davide aveva iniziato a scassare un pò troppo Golia, me sa che il mito stavolta rimarrà alquanto mitologico.

    Dai la possibilità al popolo di bere birra, con una giusta attenzione da parte di chi la propone (e basta co’ sta storia di qualche “addetto” al settore che continua a dire che la birra italiana fa schifo percortesiadivina, bevete, informatevi e godetene!), in questo quoto walter e Blindpigger

  30. Mi é passata la sbronza mitologica da lotta fra titani.
    Oggi mi sento simile a un contadino.
    I contadini fanno il formaggio buono. Non riescono mai a farne abbastanza, non sono strutturati per fare grandi produzioni, e la richiesta rimane superiore all’offerta.
    Il formaggio del contadino costa caro, e nessuno gli rompe le balle.
    Altrimenti, ci sono le mozzarelle fatte in Germania con scarti industriali. I supermercati ne traboccano.
    Poi, ci sono i prodottini studiati ad hoc, con packaging e posizionamento vicini al formaggio buono, che potrebbero anche sembrare fatti da un contadino, se fossimo più ingenui.
    Questi 3 mercati esistono contemporaneamente senza darsi fastidio: é così anche per la birra?

  31. ritorno al lavoro e mi rivedo un articolo così. mi vuoi male.
    cmq concetti del tutto condivisibili, d’altra parte la qualità in campo brassicolo è ancora fraintendibile grazie all’ignoranza media (dei consumatori).
    che dire? torniamo sempre nel discorso fritto e ri-fritto: se una birra costa come il vino la puoi vendere solo ai ristoranti….

  32. io so solo che da quando bevo birra artigianale non c’ho più na lira..

  33. Qualcuno sa dove sono brassate effettivamente queste due nuove produzioni ?
    Sono curioso se prodotte a Biella o in uno degli stabilimneti Forst.

    grazie
    Davide

  34. gghghgh Drachen oserei scadere nell’inghippo lessicale, più che

    se una birra costa come il vino la puoi vendere solo ai ristoranti

    direi

    se una birra la fai costare come il vino la puoi vendere solo ai ristoranti.

    ci metto un sorriso =) ma è tremila ibu..

  35. @extra
    e siam sempre lì: la birra costa come il vino per “colpa” dei produttori o per altri fattori che non dipendono da loro?

  36. credo che abbiamo fatto attivare l’industria media italiana della birra e per la prima volta ha guardato in basso per ispirarsi speriamo anche per la qualità ,personalmente non la ho assaggiata e come dice Colonna stiamo attenti a non lasciargli campo fatto e libero dipende da noi produttori fare bene la birra e onestamente prezzarla per farlo capire al 95 % delle persone (voi del blog siete il 5%)quindi vado a cercarla per capire prima di parlare ancora

  37. Davide sono prodotte a Biella io le ho acquistate presso il ristorante dopo una visita allo stabilimento e le ho viste confezionare. … poveretti ci sono tre persone che inseriscono una ad una a mano le bottiglie nei singoli cartoni ….

    Riso, mais, reinheitsgebot, artigianali, industriali … c’è spazio per tutti basta fare le cose bene e con serietà.

    chi può giudicare se una birra con riso o mais o puro malto sia migliore di un’altra e questione di gusto e cultura ..non credete?

  38. @ frate

    no.

  39. e quindi …. come deve essere una birra per essere apprezzata?

  40. se uno ti dice che il tavernello e’ buono, te gli rispondi “beh si’, in fondo e’ questione di gusto e cultura”?

  41. un consiglio … al Lidl sono disponibili birre prodotte senza mais o altri succedanei.
    Oettinger o qualche altra birra a marchio …… in fondo è solo questione di reinheitsgebot o di quello che si vuole credere?

  42. Io le ho assaggiate e francamente devo dire che la peggiore è la chiara. Insignificante poco amara con una strana sensazione astringente sulla lingua tipo le birre analcoliche. Non saprei proprio dove pensano di venderle ste birre..

  43. Scusate se mi intrometto nella discussione, ma la politica commerciale dei microbirrifici artigianali non è tutta uguale, è vero che i costi di produzione e di gestione gravano molto sulla produzione come anche l’accisa. Noi del Birrificio Bas di Taranto siamo usciti con una birra chiara praticamente una keller, ad un prezzo giusto, bottiglia tipo Paulaner da 50 cl a € 1,86 iva compresa. Penso che con questi prezzi si preferisca una birra artigianale di puro malto Italiano………Buona birra BAS..

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