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La prima volta non si scorda mai…

Il primissimo logo di Antidoto
Il primissimo logo di Antidoto
Il primissimo logo di Antidoto

Agli appassionati, non solo quelli di birra, capita spesso di ricordare i tempi in cui mossero i primi passi nel loro mondo preferito. E’ un tema che spesso abbiamo richiamato su queste pagine, soprattutto legandolo al concetto di “gateway beer”. Il post di oggi sarà in onore dei “vecchi” tempi, ma invece di ricordare il primo approccio personale a una birra artigianale, proporrei di affrontare un altro argomento. Non voglio sapere qual è stata la birra che vi ha svezzato verso il mondo dei prodotti artigianali, piuttosto conoscere – se c’è stato – un evento specifico che ha segnato il vostro definitivo salto di qualità, che ha rappresentato il punto di non ritorno verso la vostra passione.

Per chiarirvi le idee vi racconto la mia esperienza, riferimenti a cose o persone saranno puramente casuali. Non saprei dire esattamente che anno fosse, fatto sta che da qualche tempo frequentavo, insieme al mio fido compagno di bevute – che chiameremo con il nome fittizio di Piski – un piccolo grande pub in zona Trastevere. Inutile dire che il pub in questione lavorava delle buone birre, che venivano definite “artigianali”. La mia preferita era una tedesca forte di colore ambrato, prodotta da un monastero a qualche decina di chilometri da Monaco di Baviera. Le mie serate passavano così: a suon di boccali di Andechs Doppelbock, felice di trovarmi in un locale a bere qualcosa di finalmente gratificante. Le mie conoscenze in materia iniziavano e finivano lì, e tanto mi bastava.

Poi venne il giorno.

Dovete sapere che al tempo l’informazione birraria su Internet era molto diversa: c’erano solo pochi siti pioneristici, non esistevano blog specializzati e soprattutto la scena romana era ancora in fase embrionale. Prima ancora che nascessero i Domozimurghi Romani (non metto il link al sito ormai defunto, qualcuno sa il perché 😛 ), c’era un sito che recensiva i pub capitolini e che prestava una certa importanza alla qualità delle birre proposte dai locali. Il sito si chiamava Antidoto e i suoi creatori erano un manipolo di personaggi poco raccomandabili, tra cui un famoso alcolista romano che porta il nome di un mammifero in via d’estinzione.

Insomma, in questo brodo primordiale che era il movimento dell’Urbe, una società di distribuzione italiana scelse Antidoto per organizzare un evento di promozione dei propri prodotti ai locali capitolini. Tra i pub invitati c’era anche quello che frequentavo e quasi rimassi di sasso quando il relativo gestore capellone, che Piski e io conoscevamo giusto da qualche mese, ci invitò a partecipare all’evento imbucandoci come nelle migliori feste VIP di Hollywood. Un invito del genere a quei tempi per me valeva più di uno fatto da Megan Fox con altre finalità, quindi immaginate con quanto entusiasmo accettai la proposta del capellone – che, per inciso, già mostrava una disponibilità e una voglia di divulgazione che lo hanno giustamente reso il migliore publican d’Italia…

Quindi il giorno prefissato Piski e io ci infilammo in macchina e ci dirigemmo verso la nostra meta, il ristorante di un agriturismo (se non ricordo male) situato lungo una delle vie consolari della Capitale. Arrivammo, lasciammo all’entrata il nome del nostro locale – naturalmente inventato – e ci infilammo nella sala in cui si potevano assaggiare le birre.

Personalmente rimasi estasiato dall’impianto di spillatura clamoroso, che vantava la bellezza di circa 30 vie – al tempo i pub italiani avevano massimo 7-8 spine. A disposizione c’erano birre di cui non avevo mai sentito il nome, a parte la tedesca che avevo imparato a conoscere molto bene. Iniziammo ad attaccare le spine con fare un po’ disorientato, cercando di carpire qualche consiglio dalle chiacchiere degli altri partecipanti. Qualcuno mi consigliò una belga di nome Moinette, che sarebbe diventata la mia birra preferita per le settimane a seguire.

Fin qui niente di particolarmente destabilizzante per la mia esperienza di beer lover, penserete. E non posso darvi tutti i torti. Peccato che di lì a breve avvenne l’evento definitivo: dopo circa un’ora di bevute iniziò la degustazione guidata di alcune birre. E a condurre la degustazione c’era lui, il Messia, il Guru, il Santone: Lorenzo “Kuaska” Dabove.

Quella degustazione e quella persona segnarono il mio punto di non ritorno in questo fantastico mondo. Ricordo l’entusiasmo con cui seguii Kuaska, capace di coinvolgere me e tutti i presenti nonostante la mia poca confidenza con molte nozioni birrarie. Scoprii per la prima volta la differenza tra alta e bassa fermentazione, imparai che non esiste la birra, ma esistono le birre, venni a sapere che a Roma stava lavorando un birraio di Philadelphia. E fu l’inizio del viaggio… fino ad allora ero solamente entrato in stazione, ora avevo comprato il biglietto. Di sola andata, sia chiaro.

Piski e io tornammo a casa elettrizzati per l’esperienza, armati di uno striscione della Val-Dieu recuperato prima di partire. A distanza di anni lui si è ritrovato a lavorare nel pub del capellone, io invece sono qui a scrivere di birra in pausa pranzo.

E voi? Avete avuto un evento, una degustazione, una manifestazione che ha segnato in modo definitivo il vostro passaggio dallo stato di semplici curiosi a quello di beer addicted? Che dite, era meglio restare a bere Andechs in una relativa ignoranza o scoprire tutto il mondo che nasconde la birra artigianale, pur con i suoi mille controsensi?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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63 Commenti

  1. Degustazione anch’io, a 19anni e la birra neanche mi piaceva.
    Inizia tutto in un localino piccolo piccolo…una enoteca che ancora adesso NON tratta birre, eravamo in 15 massimo venti…
    Ricordo solo una parte delle birre…blanche de namur, hommel bier, qualcosa di via dei birrai…
    Ricordo anche qualche personaggio, il ragazzo che mi invitò, un MOD, LoReTo e Luigi (ancora non apriva il birrificio),le lambrette parcheggiata di fronte l’ingresso e la musica di Capossela & Ivan Graziani…
    Poi qualche minuto di vuoto che finisce quando riprendo i sensi dentro la macchina piantata contro il cancello del palazzo, una bella retromarcia e via a far finta di niente…peccato che il palazzo era il mio -___-*

  2. tutte le strade portano a Kuaska

    10 o 11 anni fa, in un pubetto della zona che rimase in auge per non più di un anno e poi si eclissò complice una sfortuna letale. mi avevano detto che c’era una degustazione di birra ed io, figlio di Fiore più che dei fiori, avevo già cominciato la caccia. l’idea mi stuzzicava. ma era la sera di Roma-Lazio, a me del calcio già fregava poco allora, ma gli amici mi paccarono in blocco. a me però era venuto il pallino e ci andai comunque. eravamo nemmeno una decina di persone, mica le cose prestigiose di oggi. bevemmo una Mc Chouffe ed una di quelle Fantome che per anni ebbi nel cuore. conduceva un tal Kuaska… esperto degustatore di birra, allora oggetto sconosciuto. e la settimana dopo a Milano si bissava con “la birra più buona del mondo” (cit. Kuaska, a chi indovina non regalo niente). certe volte mi chiedo che fine birraria abbiano fatto i compagni di quella serata, paesani annoiati in cerca di una serata diversa

    “catturato durante una fredda domenica sera e oramai prigioniero volontario” (cit. K)

  3. Bhè io sono relativamente giovine 😀 ne ho da poco compiuti 26!
    Le prime sbevazzate di birra “di qualità” erano divise tra il Macche, il Mastro e il Treefolks.
    Chouffe, Kwak, Andechs, St. Bernardus 12 e Ayinger le prime birre provate.
    Stanco di spendere troppo per le birre “al pub” ho cominciato più tardi a portare tanti soldi al buon John (off-license) 😀
    I due viaggi in belgio nel 2007 e nel 2008, poi, hanno fatto il resto

    Il definitivo “salto di qualità”, se così lo si può chiamare, è forse stata la decisione di aprire un bel forum sulle birre, sull’homebrewing e sul collezionismo birrario. Ho iniziato quindi a leggere di tutto proprio sull’homebrewing e ad iniziare a praticarlo……….credo che a febbraio farò la mia prima all-grain 😀

    un saluto
    amolabirra

  4. Cit: “tutte le strade portano a Kuaska” (proprio vero…)

    Non ricordo bene la serata in cui per la prima volta mi avvicinai alle birre artigianali… Premetto che fino ad allora bevevo la birra solo in pizzeria e avevo provato qualche volta una HY.
    E’ stato circa 5-6 anni fa, in una serata organizzata dalla delegazione AIS della mia città in cui era ospite e relatore il già citato Guru…
    La serata prevedeva diversi abbinamenti cibo-birra che mi lasciarono piacevolmente stupito (ricordo solo che furono tutte birre belghe) e segnò il mio primo incontro-scontro con il mondo delle lambic…
    Dopo di allora non trovai più occasione di provare una birra artigianale fino a due anni fa, quando aprì il beershop nella mia città.
    E ormai sono “irrecuperabile”… 🙂

  5. L’evento che mi segnò fu un corso di degustazione sulla birra patrocinato dal Comune di Milano (costava pochissimo…già manina e oltretutto studente)
    Ci iscrivemmo io e il mio fraterno amico Valerio M.Visintin (oggi critico gastronomico del corriere http://mangiare.milano.corriere.it/ )
    Ricordo la bellissima sede , in una casetta sotto il livello stradale nel Tumbun de San Marc in Brera e lo spettacolare relatore, il magrissimo e sbarbato Franco Re.
    Cultura birraria allo stato puro e birre che bevevo per la prima volta , oltretutto in dosi esagerate (era la prima Milano da bere e la giusta socialista esagerava).
    Sempre difficili i ritorni a casa in tram.
    Mitico.

  6. Giunta.. sindaco credo addirittura un Tognoli…

  7. La svolta fu circa 10 anni fa, quando casualmente in un normalissimo pub di Roma, l’Elliot Pub, per gioco provai una famossisima (ai tempi era per me una chicca sconosciuta 🙂 ) birra alla frutta, la Pecheresse Lindemans. Da li mi resi conto che l’universo della birra era molto più ampio di quanto immaginavo; per puro gioco mi misi in testa di iniziare a collezionare bottilgie di birra, ovvimente bevendone il contenuto, credendo che il numero non sarebbe stato molto elevato…ma nel giro di poco tempo mi trovai ad assaggiare birre provenienti da ogni parte del mondo, ciofeche indescrivibili e netteri celestiali. Con il passare del tempo, la ricerca di un etichetta sempre nuova mi ha portato alla conoscenza delle varie tipologie di birra, ad approfondire tutto ciò che ruotasse attorno al mondo della birra e a intraprendere una utopica ricerca della “birra perfetta”.
    Inevitabilmente dopo aver assaggiato migliaia di birre mi sono affacciato al panorama della birra artiginale italiana, e proprio rendendomi conto che spesso risulta difficoltoso assaggiare birre provenienti da altre zone d’italia, per motivi logistici, di marketing ecc., ho deciso di mettere su il progetto Beer Travels.
    Con la speranza che la “birra perfetta” sia ancora molto ma molto lontana dall’incontrarmi, nel frattempo continuo il mio percorso da beer lover, ovviamente continuando a tenere la bottiglia di ogni birra assaggiata 😉

  8. Cosa rispunta fuori dalla soffitta… il mitico Antidoto!

    Mi ricordo che quand’ero al Liceo Antidoto era un fonte di somma ispirazione per le serate del sabato, anche se all’epoca le mie ricerche erano tutte incentrate su beveroni economici e musica dal vivo . (peccati di gioventù)
    Bei tempi, e “illuminanti” discussioni sul forum 😀
    Ma all’epoca non avevo una grossa passione per la birra, al di là di una timida preferenza per birre che all’epoca consideravo “diverse” come la Adelscott o la Guiness.

    La mia vera “svolta” è arrivata tardi, grazie al Bir e Fud.
    Mi ricordo ancora la prima volta che ho assaggiato una RealeExtra.. campane a festa, visioni del Nirvana e una sola consapevolezza: svuotare nel cesso le birre che bevevo abitualmente.
    Da li in poi è storia: assalito dalla febbre della birra, ho iniziato a girare tutti i beershop, pub, eventi, feste, sagre, adunate segrete ecc ecc che avessero come epicentro la birra artigianale a Roma e nel Lazio.
    In programma un estivo pelligrinaggio in Belgio 😀

    Da novellino posso dare un consiglio?
    Meno scazzi , (anche se alcuni sono parecchio divertenti) e più attenzione verso i novizi.. mi pare ci sia sempre meno voglia di “divulgare” in certi ambienti.
    Opinione personalissima eh? 😉

  9. Non un’ evento, ma un luogo….tornando da Montalcino in moto lungo la Cassia vediamo un cartello Pub Pizzeria TNT ( grande fumetto) ..andiamo!!!
    Abbiamo bevuto a cena tutta la linea della St. Bernardus e Gianni ci disse: ” Se vi piace la birra belga, a Settembre organizziamo il Villaggio” e così è iniziato il viaggio!!

  10. Tutto iniziò circa 5 anni fa quando ho assaggiato una delle birre più buone che abbia mai bevuto la “Triple Karmeliet” al ThreeFolks…..da li è stata tutta una discesa nel mondo della birra artigianale passando per un corso di ADB…al viaggio in Belgio questo autunno e alla produzione casalinga con dei miei amici di birra…che dire….DIO SALVI LA BIRRA!!!

  11. Com’è curioso che alla fine molte storie abbiano tanti punti in comune…
    Ecco il mio contributo alla terapia di gruppo stile “AA”.

    Nasco come bevitore di birra e nei primi anni ottanta ogni avventura, ogni ricordo, sono inzuppati di birra.
    Birra estrema. Come quantità, più che qualità. Tanto che per non sfigurare nelle competizioni di bevuta veloce allenavo lo stomaco trangugiando un litro d’acqua in un sorso, alla sera, dopo cena. La birra la riservavo per le occasioni sociali, nella speranza di far sopravvivere il fegato un po’ più a lungo…

    Ad un certo punto, nella seconda metà degli anni ’90 ebbi una pericolosa deviazione verso il vino. Qualche corso, qualche serata in enoteca a masturbarsi di fronte ad un bicchiere mezzo vuoto…sembrava interessante…anche se c’era tanta “plastica”. Poi improvviso e provvidenziale un viaggio a Rimini. C’era un laboratorio di degustazione e mi ci iscrissi. Il relatore, un tipo strano, introdusse se stesso come Lorenzo Dabove…per quello aveva la camicia con le vacche…e vidi la luce! ‘Fanculo i bicchieri mezzi vuoti e i relatori in giacca e cravatta e le sputacchiere! Quello era il mio mondo e il Kuaska il suo profeta.

  12. Metà anni ’80, era già qualche tempo che assaggiavo birre e mi divertivo a notare le differenze tra l’una e l’altra; un giorno mi capita in mano una bottiglia di Leffe Vieille Cuvèe: mi incuriosisce con la sua bottiglia bianca, perciò inizio a collezionare bottiglie, vuote e obbligatoriamente bevute da me. Poco tempo dopo, compro “L’opera al nero” della Yourcenar ma, tornando a casa, scopro che già lo avevamo; torno in libreria e, mentre cerco un sostituto, l’occhio mi cade su un libro intitolato “Le birre”, edito da A. Vallardi, scritto da un certo Michael Jackson, che non ho potuto fare a meno di comprare e che ha scatenato la ricerca delle birre più “quotate”. La presenza di un amico d’infanzia di madre belga ha dato un grosso aiuto alla causa.

  13. Che bel post e quanti ricordi…Dalle riunioni degli “antidoti” allo storico Dog&Duck ai primi interventi sul forum di un certo Giaguarino, che giorni dopo mi ritrovai al locale con la richiesta di una boccia di Cantillon…
    Per quanto mi riguarda il locale “svolta” è stato Le Bon Bock, come detto tante volte, ma ricordo con piacere le bevute in un piccolo locale vicino San Pietro con ignare “sperimentazioni” fra un litro di Paulaner e l’altro…la Cuvèe de L’Hermitage era quella che mi faceva godere di più, peccato sia finita dopo anni alla Alken-Maes.

    Ovviamente erano tempi in cui non si badava a quello che si beveva (anche perchè la scelta era veramente poca), ma alla quantità, soprattutto dopo le partite di calcetto…Altri tempi!

    • io della Cuvèe de l’Hermitage ho un solo unico lontanissimo ricordo, possono essere passati 15 anni, boh. la bottiglia originale, quella vera, ma più ritrovata prima dell’estinzione. bevuta in uno splendido pub di Santiago de Compostela (no, niente cammino, la mattina successiva sarei partito per le cantine di Oporto). a quei tempi bevevo anche il gasolio, ma quel tipo di birre, anche le prime Rochefort 10… chissà se sono cambiate loro, io, o entrambi

      • Pensa che ne ho buttato una bottiglia che avevo conservato come reliquia per una ventina d’anni…Siamo certamente cambiati noi, ma qualche birra di quei tempi (e per alcune tempi manco troppo lontani) i suoi cambiamenti li ha fatti eccome!
        Se solo ripenso alla cantina del Bierkeller (sequestrata con tutto il locale) che se la riesumassimo oggi, ed era solo il 2004, sarebbe piena di capolavori ormai perduti…poesia…

  14. Ehhhhhhhh quanti ricordi….la prima artigianale (manco a dirlo) alla corte di Colonna ormai troppi anni fa,ma le birre che segnarono la mia completa conversione furono 3 (in 3 momenti diversi) in primis la prima affumicata che assaporai con una libidine totale (dopo aver subito il terrorismo psicologico di Colonna che mi voleva far desistere) , poi venne la prima Cantillon (in bottiglia ovviamente,i fusti ancora erano in là da venire) ed infine quella che ancora ricordo con un pò di emozione….la Ølfabrikken 100 gram IPA , da allora è stato un crescendo e sebbene ora sia un frequentatore meno assiduo del mio Pub preferito (ordine del edico) ho ancora molta voglia di scoprire e sete di “conoscere”…..per fortuna ho anche una buona cantina 😉

  15. correva l’anno 1995 o’97 e con mio padre andammo nella birreria vicino a casa, la mitica whurer (che poi divenne peroni).
    mio padre da buon veneziano mi fa assaggiare due dita di birra, una birra scura…oggi direi che poteva esser una bock, ma senza esserne certo.
    passano molti anni.
    anno 2001: in un minuscolo locale in via della luce, gestito da un publikan sospetto, frequentato dal capellone, da mastro titta, da quelli di antidoto ed altri, una sera partecipo ad un evento nuovo: oyster e ostriche.
    da li comincio a bermi tutto quello che capita, senza capirne praticamente nulla, ma facendo esperienza di piccoli produttori e grandi produttori, sempre da bevitore e mai da professionista del palato.
    dieci anni e tante bevute dopo, ho una cultura molto più ampia, ma sempre parziale, la mia bocca si è bagnata con nettari divini e vere porcate, ho bevuto in italia, in inghilterra, in germania, in belgio e in brasile (il mitico chopp oscuro, che ad oggi ancora non ho capito che tipologia di birra sia, anche se ho dei sospetti) birre che mi hanno lasciato il segno…devo solo trovare il modo di bere lasciando in pace il mio fegato, ma ci vorranno molte altre birre per imparare il sistema.

  16. Nonostante l’ eta’ avanzata mi sono avvicinato relativamente tardi alla birra!
    ….Diciamo che il mio primo amore fu a 13 anni un ciccione rubicondo che spinava una bitter a pompa in un pub inglese…ma ancora non capivo e nn sapevo!
    Per anni ho ricercato per i locali della mia zona(….per un ragazzo dei Castelli era dura farsi una buona cultura)quell’ atmosfera conviviale e aggregante dei pub anglosassoni….finche un giorno un mio amico/fratello/socio che girava per la Capitale piu di me comincio’ a portarmi una birra “strana”…….(ora posso dirvi che era una Cuvee van de Kaiser visto l’ anno forse una 2000,magari a ritrovarla!)
    Di li in poi tanta curiosita’,ma visti gli impegni di lavoro(in cantiere si attacca presto!!!!!)era sempre duro uscire e saziare la nostra curiosita’….ogni tanto un posto vicino casa sapendo che comunque non saremmo usciti appagati!
    La svolta e’ stata 2 anni fa, ci siamo guardati negli occhi con”CICCIO” e abbiamo deciso con il poco che avevamo raccimolato di aprire un buchino ai castelli che rispecchiasse il nostro modo di vivere la birra!PIU SEMO E MEJO STAMO!
    Niente corsi di degustazione,niente blog,niente siti niente buoni pub(makke,4:20 etc erano voci lontane!!)….eravamo completamente ignoranti(ciccio un po meno di me)!In questi 2 anni ho bevuto di tutto,ho conosciuto un sacco di persone che mi hanno aiutato ad approfondire l’argomento solo a titolo di piacevole chiacchierata ho ritrovato l atmosfera conviviale che desideravo!!
    Nel tempo ho capito che questo non sarebbe stato solo un piacevole hobby………Ma la mia vita….e ancora ho negli occhi il ciccione rubicondo del pub inglese!
    Ora passo le giornate con Ciccio nel nostro buco a Marino a diffondere la nostra cultura e a far assaggiare birre a ragazzi sicuramente piu fortunati di noi da questo punto di vista:-)
    …..CHEERS!!

  17. Il Turco mi ha bruciato sul tempo, stavo per pubblicare la mia prima volta e lui mi ha fregato con questo post amarcord.
    Per ripicca non la scrivo qui, dico solo che è stata in terra elvetica, e io di santoni ne ho avuti uno più uno. E molti altri da lì in poi.

    • Beh, l’intera storia potrebbe essere lunga, sopratutto per chi è cronologicamente svantaggiato come alcuni di noi. E di nomi da fare tanti…
      Credo che sia bello poter dire che non ci siamo fatti da soli.
      Siamo il risultato di incontri fortunati con “fratelli” non biologici…
      Ma si chiedeva di parlare solo delle origini….

  18. Trastevere 2008. Via Benedetta.

    Fra decine di altre altre:
    Una Caronte ed una Cinabrio una sera al tavolo del B&F….
    Una Black Albert la sera successiva in piedi per la via di fronte al Macchè…

    Scoprii che da una birra potevo chiedere qualcosa di più che semplicemente dissetarmi….

    Scoprii che in quei posti c’era un mood diverso, che non ti faceva solo bere una birra, ma te la faceva gustare…

    Riportai con me a casa nelle Langhe la voglia di gustare una birra e il mood adeguato per farlo…

    Continuo a protarli con me oggi, in qualunque momento ed in qualunque posto mi intruffolo a “farmi” una birra….

    Non so quando potrò/vorrò lasciarli…

  19. Filippo Garavaglia

    Non ho mai toccato alcool prima dei 18 anni.
    Paura? Disinteresse? Boh.
    Fatto sta che alla “festa dei 18” è partita la prima ciocca… di liquami di vario colore.
    Da lì un periodo ignorantissimo alla ricerca di birre semplicemente “alcoliche”.
    Poi durante una “vacanza studio” mi sono scontrato con la Guinness, mai bevuta in Italia e, sarà che si trattava comunque di prodotto industriale, mi si è aperto un mondo di birre diverse dalle solite lagerone.
    Poi è incominciata una ricerca sperimentale e molto grezza, su prodotti di larga distribuzione e che non trovavo in birrerie comuni.
    Cercando in lungo e in largo ho scoperto che proprio vicino a casa mia c’era una birreria dedicata alla birra artigianale, Il Porco di Corbetta.
    Continuando a “tazzare” presso di loro sono diventato amico con i gestori, ho conosciuto i primi birrai e a 23 anni mi sono “sparato” un inter-rail brassicolo grazie alla guida “Eurhop!”.
    Ora, sei mesi dopo, si è rafforzato ancora di più il mio interesse ad “entrare in gioco” in questo mondo luppolato!
    E pensare che per provare la birra di Andechs sono dovuto andare in loco!

  20. A novembre 1988 il mio primo viaggio in Belgio per riprendermi da una “provvidenziale” separazione………ma forse sono partito da troppo lontano 😉
    Passiamo direttamente al nuovo millennio…
    …..era il periodo del passaggio all’euro….ero a Milano in trasferta e ci sarei stato per parecchi mesi…..dei colleghi meneghini mi portarono in un posto di cui non ricordo il nome dove assaggiai delle birre artgianali italiane (Lambrate e B.I.)…..iniziai a cercare e cercare sempre qualcosa di nuovo…e soprattutto iniziai come HB passando nel giro di un mese dagli estratti all’AG…..poi qualche anno dopo altra trasferta a Milano, ma stavolta la sede era molto ma molto vicina al Lambrate per cui a pranzo (ma solo il venerdì), mi andavo a mangiare un’insalata con un buona birra….contemporaneamente mi iscrissi ad un corso di degustazione di UB a Milano tenuto alla libreria Egea…e li conobbi come relatori Kuaska, Schigi, Agostino Arioli…….a settembre dello stesso anno vado a fare uno “stage” al WhiteDog complice anche un certo fiorentino 🙂 che mi convinse….
    Poi Roma con tutte le sue “sirene”……i domozimurghi, il tentativo di rilevare un locale (7eleven), poi andato a buca per mancanza di coraggio…..

  21. Primo approccio con una birra decente, alla Gatta Mangiona, assaggiai una Sainte Colombe ambrata e una Mikkeller di cui non ricordo il nome. Entrambe ottime comunque, e soprattutto diverse dalla classica birra tipo che circolava all’epoca. Le varie weisse tedesche non mi sono mai piaciute, per non parlare delle blanche. Ma almeno qui a Roma per anni e anni è stata l’unica tipologia di birra relativamente facile da trovare. Intendo le varie Paulaner, Augustiner e simili. Certo meglio delle birre industriali o delle Harp Strong. A Roma dicevi birra e pensavi subito all’Oktoberfest, coi boccaloni da 2 litri di acido muriatico bevuti da spugne panzone. La più grande aspirazione del romano tipo era farsi una “torre” di birra chiara non meglio identificata. Mi ricordo che tra le varie birre decenti mi piaceva la Tetley’s. Perchè lì capivo che la birra poteva avere sapori diversi. Ma non era ancora amore vero. Quello è arrivato con l’esperienza alla Gatta Mangiona, poi al machesiete e infine al 4:20. Oggi sono affezionato cliente fisso all’Openbaladin e al Blid Pig, dove ho scoperto le birre italiane. Ricordo comunque che fino a circa 10-12 anni fa, ancora si bevevano 2 o 3 tipologie di birre. La stout era sinonimo di Guinness. Oggi le cose stanno cambiando rapidamente, ma ancora in parecchi pub qui a Roma si beve male o malissimo. Oppure si beve. Ancora oggi al 4:20 c’è gente che entra e chiede una “weisse” o una “doppio malto”… quando in lista c’è Bommen & Granaten, una sfilza impressionante di Lambic e imperial stout da infarto. Oggi bevo molto meno di prima, ma quando bevo, letteralmente, godo.

    • “Ancora oggi al 4:20 c’è gente che entra e chiede una “weisse” o una “doppio malto”… quando in lista c’è Bommen & Granaten, una sfilza impressionante di Lambic e imperial stout da infarto. ”

      E meno male!!!!!

      • Schigi, non intendevo dire che non bisogna chiedere le weisse, ma tu hai mai sentito qualcuno entrare e chiedere una belga o una ? Io no. Sinceramente se uno che entra chiede una weisse mi viene subito pensare che gli vada bene qualsiasi weisse, pure la più barbosa e repellente, purché sia una weisse… per il semplice motivo che è l’unica tipologia di birra che qui a Roma si è sempre bevuta, e quindi l’unica tipologia di birra che uno ricorda e chiede al banco. Non sono certo fan della birra strana a tutti i costi, ma magari provare qualche altro stile non fa mai male, o no? Nemmeno per curiosità?

    • povere weizen tanto bistrattate 🙁
      che c’è di male a chiedere una birra di uno dei migliori (secondo me) stili al mondo?

      E sì, la passione mi è venuta proprio bevendo in germania TANTE freschissime weizen alla spina. E sempre ne berrò.

    • Detto così pare che la weizen sia la birra degli ignoranti, messa accanto a chi ancora dice “doppio malto”. Son così buone invece! E non esistono solo le Paulaner e le Augustiner, eh…
      A me comunque era capitato già di bere diverse volte Chimay ed altre belghe, ma penso che il vero scatto ci sia stato con la Rochefort 10.

      • Io sento di peggio…c’è chi dice che un buon pub non dovrebbe avere lager…Sì, è un’estremizzazione regalata da palati bruciati (un pò ignorantelli) nemmeno troppo frequente, ma esiste, ed è un fenomeno del momento che fa riflettere. Come quello di accostare una weizen a una birra da sfigato (non me ne voglia Nikita, credo conoscendolo che il suo intervento voleva comunicare tutt’altro)…
        Personalmente spero che il buon dio mi preservi sempre Andreas Gaenstaller o (per citare birre seguendo una “par condicio”) la possibilità di sfondarmi di birra alla Maxlrainer. Molti dimenticano che nella semplicità c’è la migliore arte, lì il birraio è nudo e crudo e a TUTTI consiglio un buon viaggio in Franconia, per riscoprire il gusto della semplicità.

        • Io mi ricordo ancora i tempi in cui ero a caccia della Wit definitva. Che purtroppo non esiste…

          @Colonna
          “la possibilità di sfondarmi di birra alla Maxlrainer”
          Ma se la prima cosa che ordine è una Leberknödelsuppe 😉

      • A me le weisse in generale non fanno impazzire, trovo che siano un po’ rozze si. Peggio ancora le blanche, imbevibili. Ma il discorso era un altro, come ha detto Colonna. Per me la weisse è sinonimo di birra comune, per anni a Roma si è bevuto solo quello, oltre alle varie schifezze industriali. Oggi che c’è un’offerta finalmente ampia, continuare a chiedere una weisse così genericamente per me è da scemi e limitati. Punti di vista miei, ignorare il 99% degli stili di birra in favore dell’unico che si conosce e che si è bevuto per anni per me è da scemi.

        • Continuo a non condividere.
          Allora anche le stout sono “comuni” perché tutti bevono la guinness. E invece si è ben visto che non è proprio così.

          Se un weiss è buona è buona anche se non è una imperial geek e si trova al supermercato

          Il frumento=weizen, wit, gose, berliner. non mi sembra poco e non mi sembra un argomento da lasciare ai clienti occasionali

          Probabilmente ha ragione il colonna nel vero senso di quello che esprime spesso…

          • INDASTRIA, provo a spiegarmi meglio. Non sto dicendo in assoluto che è da scemi entrare in un pub e ordinare una weisse. Io sono partito da un esempio specifico. Ho scritto ‘ Ancora oggi al 4:20 c’è gente che entra e chiede una “weisse” o una “doppio malto” ‘ . Effettivamente anche un ragazzino si renderebbe conto della ovvietà di questa affermazione. Se vuoi una weisse puoi andare in qualsiasi pub e ne troverai a decine e di tutti i tipi, dalle Paulaner del Lockness (sic), alle Augustiner dell’Olmsted fino alla Aventinus del Mastro Titta. Ma andare in un locale come il 4:20 che ti offre (per dire) l’opportunità di assaggiare birre americane che non trovi quasi da nessun’altra parte in Europa, delle chicche assurde, che ti presenta come questo mese 5 lambic a pompa, imperial stout di primissimo livello (hel&verdoemenis) e birre particolari e rare come le Milk Mild o la bommengranaten, per me, se non è da scemi, è quantomeno da persone che non sanno nulla o quasi di birra o che non hanno la curiosità di sperimentare cose nuove. Poi magari a uno gli piace la weisse e vuole bersi quel genere di birra sempre e comunque. Ma sinceramente non è certo una scelta che consiglierei, nemmeno se adorassi le weisse. Bada bene che lo stesso discorso potrei farlo per qualsiasi altro genere di birra, ho detto “weisse” perché mi par di capire che è di gran lunga lo stile più richiesto e lo stile che almeno qui a Roma è sempre andato alla grande, ma non ho dati certi per affermare questo. Il mio discorso si basa solo su sensazioni, magari Colonna ci sa dire se queste mie sensazioni sono esatte o meno e in quale misura. Io sono contrario a ogni forma di conservatorismo e chiusura mentale, pur non essendo un fan della “birra strana a tutti i costi”. Ma davvero fermarsi al primo stile di birra che piace e continuare ad ordinare quello a oltranza lo trovo da scemi. Io adoro la Extra Hop e ne berrei a secchiate, ma se vado da Alex mi bevo una lambic o una bella double IPA americana, magari rara. Credo che sperimentare sempre nuovi stili e nuove birre sia il modo migliore per farsi un’idea di cosa sia il mondo della birra a 360°. E avere la consapevolezza di cosa troverai andando in questo o quel posto è la misura di quanto questa cultura birraria sia stata acquisita e metabolizzata dalla gente. In fondo è come se uno entrasse da Colonna e chiedesse una Menabrea. Significa quantomeno che non hai nemmeno idea di cosa sia il “ma che site venuti a fà”. Quindi, presumibilmente, non capisci una ceppa di birra.

          • Cerco di arrivare al tuo ragionamento: tu dici che una persona che entra al 4:20 e chiede una weisse in mezzo a un mare di altra roba, non è un intenditore di birra. Posso starci, ma nell’intervento di cui sopra ti ho già detto che nessuno nasce imparato. Per te che conosci quei prodotti è facile, ma a un neofita che entra al Macche (o al 4:20), si gira e legge la lavagna, 8 volte su dieci mi fa “non conosco niente, senti, ce l’hai una chiara…o una weisse? o una doppio malto rossa?”, e non è che non capisca niente di birra, non è informato come noi, non ha avuto l’incontro (alle volte fortunoso) con la “gateway beer”, e allora scattano gli assaggi e le parole. Le reazioni sono spesso diverse ed è troppo lungo parlarne qui.
            Io d’altro canto, non vedo nulla di male se uno entra al 4:20 (o al Macche), conoscendo bene i vari Mikkeller e compagnia e si spara una weisse, su quello mi pari d’accordo con me. E’ sul ragionamento che fai sullo stile che non mi trova d’accordo, mi piacerebbe fare due chiacchiere a voce (qua sarebbe troppo lungo). Al Macche abbiamo liste e listine nascoste di ogni tipo, alternate a quelli che chiami “birre più comuni”, perchè è giusto così. Per noi ovviamente. Il ventaglio di offerta DEVE essere ampio, proprio per fare in modo di conquistare più gente possibile e portare loro dalla parte della birra artigianale. Cerchiamo di andare al di là di facili apparenze, quindi della facilità di alcune birre di scioccarci il palato, perchè ti posso assicurare che quelli che tu chiami “ignoranti di birra perchè si fossilizzano solo sulla weisse” non sono da meno di quelli che pensano di capire di birra e chiedono SOLO IPA e imperial stout, anzi, forse sono peggio, perchè mentre i primi hanno un grande potenziale di crescita se sai stuzzicare bene la loro curiosità, i secondi sono ormai fossilizzati in una condizione disperata. Indastria fa capire giustamente la grande varietà delle birre americane, ieri mi sono scolato una Stillater Stateside Saison e ho goduto con un paio di clienti/amici…A molti “estremisti” che si stavano sfasciando di Rasputin e before, during di Evil Twin (curioso pensare che tra due gemelli che fanno birra non ci sia nemmeno un birraio ;-)) è sembrata trascurabile…Tristezza che cala.

          • ma non necessariamente una Rasputin (che pure stra-amo!!) o altre birre estreme, ma una bella american ale ambrata, lievemente luppolata, a pompa, per chi è abituato a bere weisse potrebbe essere una bella scoperta! Io recentemente ho goduto veramente troppo con la Fat Cat!!

          • ..e perchè a quel punto non ci mettiamo una bella bitter inglese? deve essere per forza luppolata “all’americana”?
            Mi rispondo da solo: perchè inevitabilmente la luppolatura di stampo americano ha più appeal e colpisce di più il palato di un neofita, tanto è vero che mentre una FatCat (che hai preso come esempio in quanto leggerissima) si vende “a bestia”, una buona bitter inglese fatica a girare, perchè al fatidico momento dell’assaggio al neofita, quest’ultimo alla FatCat spara:”Madò, ma che c*** è??? senti che roba!” (detto all’amico comunque spento al suo fianco)…All’assaggio di una bitter o golden ale si esprime con :”Ma che è annacquata? Damme ‘na chiara va…”
            Non è sempre così fortunatamente, ma rende l’idea.

            Comunque la FatCat a pompa farebbe schifo…;-)

          • Ancora meglio Colonna! Io non sono un fan delle birre da palato bruciato o extraluppolate, preferisco luppolature meno invadenti. Personalmente a un neofita della birra che si sfonda di Paulaner e pils industriali farei assaggiare una Southern Star o una Hophead, o anche la Stray Dog che ho avuto il piacere di bere da te.

        • Scusiamoci per l’OT col Presidente innanzitutto, ma credo che sia un argomento interessante.

          Io ti posso portare la mia esperienza e il mio pensiero: gestisco come ben sai, un locale abbastanza “di massa” per il volume di birra che ne esce fuori. Qualcuno una volta mi disse che proprio per questo mantenevo lager o anche la suddetta weisse per andare incontro all massa. Non è così, per le seguenti ragioni: se volevo andare incontro alla massa mettevo veramente Menabrea (avrei guadagnato 3 volte di più, con i volumi che faccio ci hanno offerto prezzi inenarrabili), l’offerta che noi abbiamo è quanto più variegata possibile, per stili, storicità e dignità degli stessi. Si può dire che una birra di un determinato stile non piaccia, ma accomunare uno stile di birra storico e comune a chi chiede “damme ‘na doppio malto” o “ce l’hai ‘na ceres?” (che poi è semplicemente disinformazione da parte della massa), mi pare errato. Ci sono produttori di Weisse che sfornano vere e proprie gemme, io non ne vado pazzo, ma ne riconosco il loro valore storico e culturale.
          Se puntiamo il dito sulla disinformazione siamo tutti d’accordo, ma la tua affermazione mi sembra un pochino forzata. Da quello che dici siccome la weisse ce l’hanno tutti i pub, è paritaria alla richiesta di una Ceres, mentre tutti dovrebbero preferirle l’Imperial Stout di vattelappesca brewery. Con questo ragionamento, siccome tutti i pub servono helles bavaresi, io dovrei trattare male tutti quelli che mi dicono “damme ‘na chiara” evitando di fargli bere un’ottima Keller dalla Franconia o una Tipopils…Gli stili devono essere BEN rappresentati in un pub fatto bene (al 4:20 c’è una Maxlrainer splendida per esempio, e c’è stata anche la loro elegantissima Weisse), le spine dovrebbero avere un buon range gustativo per accontentare tutti i palati, da te che chiedi la novità sperimentale ed estrema al tipo che mi chiede una buona lager, e quando si beve CON COSCIENZA, tutto è apprezzabile. Conosco locali che con 6 spine ben studiate mi danno una varietà gustativa e rappresentativa del mondo birra maggiore del Macche quando ha 6 IPA attaccate su 16 linee.
          Mi sono fatto comprendere?
          Dire certe cose è un fenomeno di estremizzazione che porta a essere limitati nell’argomento, dovuto a una scarsa conoscenza della birra stessa. Cioè, io arriverei a detestare i tipi al Macche che mi chiedono tutte le sere IPA o Imperial Stout senza deviare un attimino dalle loro convinzioni, alla stessa stregua di chi mi chiede una Ceres a prescindere. Con tutto che ho una lista stracolma di questo tipo di birre (vieni ad assaggiarti la Imperial Stout di Grassroots fatta per la mia pupa e poi ne parliamo). Gradisco chi mi beve De Molen, Beer Here, Evil Twin e “Ammerigane” simili, ma i clienti affezionati che sanno alternarsi con una buona Zwickl, una Saison e perchè no, con una weisse, mi dimostrano un’ampia apertura mentale e mi rendono orgoglioso del lavoro che ho fatto su di loro. E’ quello il mio cliente preferito (e ce ne sono pochi purtroppo), quello che si emoziona di fronte a una Narke Stormaktsporter, che si tracanna con piacere una Coton della Bruery, che gode all’arrivo della nuova IPA di turno, ma che riesce a GODERE bevendo una sana Keller e si spara litri di Tipopils, perchè mi rappresenta in pieno.

          NESSUNO NASCE IMPARATO e la voglia di sperimentare alla massa gliela deve trasmettere il tipo che sta dietro al banco. Questo tipo di atteggiamento contrario porta a una ghettizzazione, a una èlite di gente che storicamente di birra non ne capisce una sega.

          Spero Nikita che io mi sia spiegato bene, non è contro di te, ti ho raccontato uno spaccato di realtà attuale, magari ne parliamo al pub.

          Poi viviamo in un periodo dove si spacciano per birrai personaggi che non sanno cucinà manco un piatto di pasta (Ryan di Grassroots e Mike Murphy hanno fatto diventà “birrai” famosi gente che per te sarebbe insospettabile) . E tutti a sbavare…

          Io aprirei un altro post apposito presidente!

          • Colonna io sono d’accordo con quello che dici e so che nel tuo pub sarebbe perfettamente normale assaggiare la weisse della weienstephaner o la extra hop che a me piace tanto, visto che da te ogni birra è rappresentata e ha la stessa dignità, ma capisci bene che chi va da Alex quando ha in lista le bombe americane, legge la lavagna e chiede una weisse (una a caso, generica, purché sia “weisse”) a me fa pensare a una persona che di birra sa poco o nulla, una persona che ha sicuramente sbagliato posto e una persona che non vuole sperimentare birre nuove o che semplicemente non ha colto l’enormità di ciò che Alex ha in lista. Può anche essere che si tratti di un cliente che ama alternare una bomba americana con una ottima weisse, e allora RESPECT, ma a sensazione penso che questo genere di persone siano l’eccezione più che la regola, e tu stesso me lo confermi. Nonostante la weisse della maxlrainer, spesso e volentieri da Alex non trovi nemmeno una weisse su 35 spine per mesi e mesi. Io comunque concordo di più con la tua filosofia e la tipopils non la toglierei MAI.

            Ma magari le mie sensazioni sono dettate da semplici esperienze personali. Parlando con persone che di birra ne sanno poco o niente (che sono ancora purtroppo la maggiorparte), quando chiedi che birra ti piace la risposta è quasi sempre “a me piace la weisse”.

        • Nikita sai perché il tuo ragionamento è sbagliato?
          Perché forse allo stesso 420 ti sei perso ottime birre come le The Bruery Orchard White, Hottenroth, le jolly pumpink e tutte le wheat, wit, weizen e compagnia bella che sono passate.

          Gli americani sono i primi a produrre una quantità infinita di birre in quegli stili.
          Sono gli importatori che preferiscono introdurre solo birre più “clamorose” .

          Se poi dobbiamo dare la sentenza di birre trascurabili a quelle tedesche direi che siamo combinati proprio bene.
          E mi auguro che sempre più si scavi in quella nazione perché ci sono ottime birre e stili che anche l’appassionato incallito conosce davvero poco e trascura.

          • Indastria, sai perché il tuo intervento è sbagliato? Perché io non ne faccio un discorso da intenditori, bensì da neofiti, non a caso questa sezione si chiama “la prima volta non si scorda mai”. E il mio intervento verteva su una semplice considerazione che però può essere anche solo una mia impressione, che la stragrande maggioranza dei romani identifichi le birre di qualità con quelle di Monaco. Mia sorella, per dirne una, si è stupita assaggiando birre luppolate e mi ha chiesto se quella roba fosse birra o un qualche altro intruglio simile a una birra. Il tuo discorso sta perfettamente in piedi e l’ho capito. Tu forse però non hai capito il mio… io comuqnue da Alex ho assaggiato la wit di mikkeller, e l’ho gradita pur nei limiti del fatto che non mi piace lo stile.

          • Nikita continui a non capire tu:
            se la gente beve ottime wit weizen o stili che non danno l’attestato di intenditore di birra che male c’è?
            L’importante è che si beva buona birra e poi ognuno ha i propri di gusti.

            Stiamo parlando di far bere la gente bene (e al 420 come capiti capiti bene così come in tanti altri posti) o di far il lavaggio del cervello alla gente?

          • Ho postato malissimo…Presidente mi sono inspastichito, mi scusi…

  22. Innanzitutto, gran bel post, complimenti!

    Anno: 1999 circa
    Luogo: Birrificio Lambrate!
    Birra: Montestella e poi in coda Ghisa, Ghisa, Ghisa…
    Veicolo: una mitica R4, con 3 ubriachi a bordo, che smarriti tra sensi unici e divieti di svolta, si ritrovarono in piazza del duomo a Milano, nella zona pedonale…
    Conclusione: per fortuna che un tempo la polizia si muoveva a pietà e ti guidava fino all’imbocco della statale per tornare a casa (nell’oltrepò pavese), raccomandandoti “andate piano…va beh che con questa macchina potete solo andare piano”.

  23. Per me non c’è stato un evento “break”. E’ stata un’onda lunga, creasciuta molto lentamente fin dai primi incontri ai pub con gli amici (Chimay, Guiness e bla bla). Poi i primi viaggi: Germania (scoperta delle weiss) e Inghilterra (scoperta delle Ales), ma la birra che mi ha aperto gli orizzonti rosa quella si la ricordo bene: è stata una “banale” Pale Ale di Sierra Nevada bevuta in un beer shop, e da lì IBF, GBBF e quest’anno, oh LORD!!!, GABF.

  24. Ci ho pensato e ripensato e ancora ripensato, ma senza venirne a capo. Ho anche pensato che magari sono malato, che ho amato tante birre ma che non me ne ricordo una in particolare. Ingrato puttaniere.
    Buttiamola giù da intellettuali: è che ho un bagaglio culturale da storico, e non riesco a non relativizzare le cose.

    E allora è forse corretto dire “tutti gli eventi che hanno ampliato il mio gusto”.
    I viaggi soprattutto. Ma non è tanto lo scoprire lo shock di gusti inattesi (tipo una rauchbier in quel di Bamberga), quanto il vedere come le birre che magari hai sempre bevuto o creduto di bere abbiano un altro gusto. Migliore, ovviamente.

    Per restare in terra tedesca ricordo la prima hell tedesca che scendeva giù rotonda e limpida, perfetta, distantissima dalle “birre chiare” che si bevevano allora nei pub genovesi (era una Andechs, ma bevuta ad Andechs!).
    Ma forse ciò che era radicalmente differente sono state le pils bevute in Repubbilca Ceca – no, prima proprio non avevo capito cos’era una pils – e ovviamente il mondo anglosassone. Dio quante Tetley’s ho bevuto.

    Ho una moglie fiamminga, delle fiandre francesi, e paradossalmente non riesco a ricordare un evento collegato alle birre belghe (la recente visita alla Cantillon, forse, o ottimisticamente il prossimo Zythos, il mio primo).

    Nel 1995 o giù di lì, con gli amici comprai il primo kit per farsi la birra che comparve nel negozio di giardinaggio (sic!) vicino al porto. La smania sperimentatrice unita alla quasi totale assenza di informazioni e alla necessità di risparmiare su tutte le materie prime, portò rapidamente ad una produzione imbevibile. Passarono anni prima che osassi assaggiare altre birre artigianali, che nel frattempo cominciavano a comparire.
    Poi successe che ad una Festa dell’Unità mi venne servita una Lion, una birra che si faceva a Sestri Levante (la faranno ancora?). Evento epifanico. La buona birra poteva essere anche artigianale.

    Riproponi questa domanda fra un paio d’anni e vediamo se cambieremo le risposte! 😉

  25. Iniziai a viaggiare da giovanissimo e la birra ha sempre rappresentato un punto saldo durante le varie esperienze in giro per l’Europa e per l’Asia .
    Mi ricordo il primo viaggio : la Slovenja con la Union Pivo e la Lasko Pivo . La cosa che mi piaceva erano questi baretti, bui, fumosi, spigolosi , affollati da gente impegnata a chiacchierare e bere boccali di birra. 1994 … Era solo l’inizio !
    In ogni città che visitavo andavo alla ricerca della birra dall’etichetta più strana, dal colore più affascinante , e dalla bottiglia dalla forma più originale.
    Ero solito a far visita a supermercati locali , sezione birre , e costantemente ne uscivo con un sacchetto pieno .
    Torniamo nella mia città. A Milano abitavo in città studi, in Piola, e nel 1996 ha pensato bene di aprire in via adelchi un nuovo pub: lo skunky !
    Mi ricordo quindi lunghe serate trascorse al birrificio a bere in compagnia. Era il punto di ritrovo del gruppo di amici . Lambrate, Porpora, Montestella e Ghisa erano le protagoniste .
    Una veloce parentesi da HB ma con scarsi risultati . Era meglio bere che fare la birra .
    Col tempo la birra ha iniziato a diventare la protagonista di alcuni miei viaggi se non proprio la motivazione che mi ha spinto a visitare un posto piuttosto che un’altro. Germania, Belgio, Irlanda e Cekia gli stati favoriti … ma come spesso capita mi ritovo la sera allo Skunky con in mano un boccale di Ligera !

  26. il filtro all’ingresso è stato sempre il punto debole di @ntidoto 😉

  27. Da quando faccio il corso degustatori con ADB Bologna le mie vedute si sono ampliate e ho scoperto nuovi orizzonti anche se già conoscevo la birra artigianale.. Ma l’illuminazione c’è stata nell’agosto 2009 quando sono andato a Londra in ferie.. Lì entrando nei pub tramite questo famigerato CAMRA (che ancora non sapevo cos’era!!) ho scoperto il vero significato del prodotto “birra artigianale” innanzitutto grazie alla qualità delle birre e poi anche informandomi in seguito sulle motivazioni e le ideologie che spingono gli addetti a credere così tanto in questo prodotto. Vorrei precisare che un grosso colpo l’ha dato il fatto che le birre artigianali nei pub costavano 2,90 sterline (circa) alla pinta.. Vale a dire in quel periodo circa 3,50 euro.. Niente male!!

  28. Il perché, inteso come insieme di eventi, avvenne la svolta in direzione della buona birra, è cosa che non dirò in “toto”. Mettiamola così: la birra m’era sempre interessata ed anche ai tempi, anni 7 dal 2011, a sottrarre, cercavo di bere birre che fossero altre, rispetto a quelle che si trovavano comunemente un po’ dappertutto: con scarso successo invero.
    Il dove invece, e per quale tramite, eccoli di seguito. Inizio dal tramite: che è quel Antidoto [punto] org che citato fu in precedenza. E confesso che leggere un post di zoommantik mi muove quasi alle lacrime: per gli anni passati, non per zoommantik. Il segnalibro a tale sito è stato per molto tempo il primo ad essere inserito nella barra del mio “browser”, ad ogni reinstallazione senza “backup”: ergo, ad ogni reinstallazione.

    Quanto al luogo che segnò la svolta definitiva, è lo stesso che, qualche volta, ancora mi vede abbarbicato sul bancone, cercando di darmi arie da intenditore, tanto per mascherare i miasmi dell’alcolista: e proprio di quel localetto vieppiù sconosciuto, sito dalla parte sbagliata del Tevere, sto parlando; quello, per intenderci, gestito da quel tale di nobili avi che un paio di interventi ha lasciato tra i commenti di questo articolo del “blog roll”.
    Se la memoria non mi inganna, bevvi una Deus di cui non ricordo o conosco il nome, o forse manco ce l’aveva un nome; gradazione alcolica stimata dopo tanti anni: una dozzina.

    Vabbeh: poi venne il Bierkeller.

    Scusate per aver resuscitato un “post” vecchio di un mese, ma ci sono inciampato solo ora ed un po’ di nostalgia per quei tempi, quei fatti e quelle persone, non io, che sono stati la scintilla che ha fatto di Roma un posto dove si beve buona birra, un po’ che le birresche vicende sono andate scandendo alcuni anni e fatti della vita mia, m’hanno forzato la mano… “pardon”, le mani, a lasciare un commento: pure io.
    (Ndr: vabbe’, a rigore si scrive senz’acca, ma vabbeh…)

  29. Io ho iniziato nell’ormai lontano 2000 al Dog & Duck, un buchetto di Trastevere dove per la prima volta ho sentito parlare di birra in modo “diverso”. Leo a quei tempi spillava, pensa te, gruppo Guinness. Però si vantava della modalità di spillatura, faceva il gioco del cucchiaino, tirava queste Harp e queste Kilkenny all’inverosimile per trarne una schiuma altissima e ariosa, la chiamava “da panettone”. A distanza ho avuto qualche ripensamento, non so quanto queste cose fossero kosher… però era un salto culturale. A un certo punto si è iniziato a parlare di Fermento.. e sono arrivate cose un po’ diverse, come dire. E’ stato allora che ho iniziato a conoscere cose come Kwak o Triple Karmeliet… e la vita è cambiata.

    Del Bierkeller ricordo una serata credo inaugurale o celebrativa. Non c’era nessuno, proprio quattro gatti. Solo un enorme buffet, pure costoso (parmigiano a fottere). E dei fusti che mi furono presentati come “speciali”. Ho ancora fissa nella memoria una cosa chiarissima, che alla mia bocca suonò amarissima, citrigna come poche altre. Non so come diavolo si chiamasse, non l’ho mai saputo, non me lo appuntai, non lo ricordo. Quella fu un altra birra di passaggio. La birra poteva ben essere qualcosa di completamente diverso.

    Ah, e poi, naturalmente, la prima Guinness d’oltremanica (1995 o giù di lì). Ma ero piccolo.

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