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I falsi miti sull’homebrewing

A un certo punto, durante le riunioni in famiglia con parenti e conoscenti lontani, esce fuori il tema birra. Quando il parente di quarto grado che vedo una volta l’anno scopre che faccio birra in casa, parte a razzo con le solite domande: “Ah, ti fai la birra da solo a casa? Ma viene buona? Costa tanto? Quanto ci vuole?”. Poco si sa di questo hobby, anche se ormai siamo in tanti a praticarlo. Oggi volevo provare a rispondere una volta per tutte a simili domande, cercando di sfatare alcune credenze molto diffuse.

Produrre birra in casa costa tanto

Per iniziare non è necessario un investimento esagerato. Se è vero che un impianto automatizzato aiuta a rendere la giornata di cotta più serena, è anche vero che si possono produrre ottime birre con un’attrezzatura poco più sofisticata di una pentola e qualche mestolo: cose che in genere troviamo facilmente nelle nostre cucine. Intendiamoci, la spesa iniziale c’è e non è bassissima, ma con un po’ di intelligenza la si può contenere. Suggerisco sempre di partire con passo leggero: valutiamo se questo hobby ci interessa davvero prima di investire troppo soldi. Esistono infatti diversi metodi per produrre (link), più o meno per tutte le tasche.

Per muovere i primi passi, consiglio il metodo più semplice: i kit. In questo caso è sufficiente acquistare il materiale classico per la fermentazione affiancato a una tappatrice a colonna e a un fermentatore supplementare per l’imbottigliamento. Complessivamente, ci aggiriamo intorno ai 100 €. Per far bollire il mosto preparato si possono tranquillamente utilizzare i fornelli della cucina e una pentola (anche economica in alluminio per le prime prove) con una capienza da 15/20 litri. Una spesa tutto sommato abbordabile. Gli ingredienti per un singolo kit da estratti costano intorno ai 25 €, il che si traduce in un costo di circa 40 centesimi per bottiglia da 33cl. Il lato positivo è che l’attrezzatura acquistata è completamente riutilizzabile nel caso in cui si voglia passare a tecniche più complicate (con qualche spesa in più). Quindi: produrre birra in casa non costa tanto, se non si hanno manie di grandezza da subito.

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Produrre birra in casa costa poco

Non allarmatevi, non sono schizofrenico: quanto scritto al paragrafo precedente resta vero. Bisogna però prestare attenzione, perché l’homebrewing è uno di quegli hobby che può facilmente sfuggire di mano. Potreste finire in un turbine di spese folli senza fine. Non esiste infatti un limite a quanto si può spendere in attrezzatura. Prendiamo per esempio il classico fermentatore da 25 litri. Si può semplicemente comprare un secchio in PET per alimenti con chiusura ermetica, farci un paio di buchi e usarlo come fermentatore. Spesa stimata: 10€. Oppure si può utilizzare quello già pronto, sempre in PET, che vendono su tutti i siti di homebrewing. Spesa stimata: 20€. Oppure, ancora, si può prendere un bel fustino dell’olio in inox e applicarci un gorgogliatore. Spesa stimata: 50€.

Ma non finisce qui. I veri matti comprano un fermentatore da 25 litri in inox all’ultimo grido, bello da morire, prodotto dalla SS Brewtech.  Spesa stimata: 200€. Vi garantisco che un bravo homebrewer riuscirebbe a produrre birra di ottimo livello con ognuna di queste quattro soluzioni. Assaggiando alla cieca, probabilmente nessuno noterebbe alcuna differenza. Ma allora perché spendere così tanto? Per carità, l’inox si pulisce meglio e ha altri mille vantaggi, ma la verità è che è facile farsi prendere dall’entusiasmo. A me è successo, e mi succede ancora. Continuamente. Vi ho avvertito.

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Serve tanto (troppo) spazio

Dipende, in primo luogo da quanti litri si producono. Il punto dolente è che molti pensano che produrre meno di 25 litri sia da sfigati. Per carità, sicuramente maggiore è il volume di produzione, maggiori saranno le economie di scala e minore il costo per litro di birra: su questo non ci piove. Ma non è detto che chi produce birra in casa lo faccia per risparmiare, anzi. Solitamente lo si fa per passione, per impegnare il tempo, per bere birra luppolata ancora fresca. Il mio consiglio è di iniziare con piccoli volumi, anche meno dei canonici 25 litri. 10 sono più che sufficienti per fare pratica. Produrre meno litri è sicuramente meno efficiente in termini di costo per litro, ma richiede meno tempo per imbottigliare, meno bottiglie in giro per casa e pentole e fermentatori più piccoli che occupano meno spazio negli armadi. In questo modo si riduce notevolmente lo spazio occupato. Io produco 10 litri di birra a cotta in un appartamento da 70 metri quadri in cui viviamo in due più una bambina piccola. Per dire.

Fare birra in casa è difficile

No, non lo è affatto. E non parlo della produzione da kit, che ovviamente è per sua natura più semplice. Parlo anche della produzione all-grain, quella che usa come ingredienti base malto d’orzo e luppolo. Per carità, non sto dicendo che sia facile, ma certamente è meno ostico di quanto sembri. Come in tutti gli hobby, la conoscenza del processo può scendere al livello atomico, ma non è necessario. Non bisogna essere dei chimici o dei fisici per produrre una buona birra. Non serve nemmeno iscriversi a un corso, anche se può aiutare. Su YouTube è pieno di video che illustrano come fare una cotta, sia in italiano che in inglese. Esistono tantissimi libri che spiegano bene processo e ingredienti. È sufficiente avere un po’ di pazienza, leggere qualche informazione, guardare qualche video e il gioco è fatto. Non abbiate paura, farete tanti errori (come ne abbiamo fatti tutti) ma generalmente, se curate un minimo la fermentazione e se fate attenzione alla pulizia, la birra verrà bevibile nella maggior parte dei casi. Partite sereni, senza stress, concentrando gli sforzi sulle fasi più critiche del processo, ovvero fermentazione e sanitizzazione. Il resto verrà da sé. Basta poco, che ce vo’?

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La birra fatta in casa è cattiva

Può capitare di brassare una birra cattiva, specialmente a chi è alle prime armi. Molti sono però convinti che sia un passaggio necessario, come se servissero diverse cotte lavandinate prima di produrre una birra bevibile. Non è affatto così: la mia prima birra (tra l’altro direttamente in all-grain) non era certo eccelsa, ma sicuramente era più che bevibile. La seconda è venuta già molto meglio. Di birre imbevibili (finite nel lavandino) ne avrò prodotte tre su oltre 60 cotte. Questo non perché io sia un fenomeno, ma semplicemente perché ho fatto attenzione ai due aspetti fondamentali della produzione casalinga: fermentazione e pulizia dell’attrezzatura. Per quanto riguarda la fermentazione, il consiglio è di non fermentare la birra in piena estate e di scegliere un lievito ad alta fermentazione, possibilmente secco per ridurre il margine di errore. Per la sanificazione, lasciate perdere il metabisolfito o altra roba strana: usate prodotti creati apposta (come il ChemiPro Oxi) seguendo sempre le istruzioni e, soprattutto, lavate sempre tutto benissimo! Se fate attenzione a questi due passaggi, la birra non finirà mai nel lavandino.

Visto? Alla fine non è così difficile avvicinarsi alla produzione casalinga. L’homebrewing non richiede investimenti ingenti, non occupa troppo spazio e, soprattutto, vi consentirà di produrre in casa stili di birra che magari non si trovano molto in giro. Potrete finalmente bere birre luppolate appena imbottigliate, godendo della piena freschezza dei luppoli. L’importante è scegliere il metodo che più si addice alle vostre esigenze, fare un po’ di attenzione ai dettagli e partire per gradi. Il resto, verrà da sé.

L'autore: Francesco Antonelli

Francesco Antonelli
Ingegnere elettronico prestato al marketing, da sempre appassionato di pub e di birre (in questo ordine). Tra i fondatori del blog Brewing Bad, produce birra in casa a ciclo continuo. Insegna tecniche di degustazione e produzione casalinga. Divoratore di libri di storia e cultura birraria. Da febbraio 2014 è Degustatore Professionista dell'Associazione Degustatori di Birra.

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2 Commenti

  1. Non ho davvero capito perché il metabisolfito sarebbe “una roba strana” rispetto al ChemiPro

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