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Craft beer caucasiche: Armenia e Georgia

Ai confini dell’Europa geografica, strette fra il Mar Nero e la catena montuosa del Caucaso, si trovano Armenia e Georgia. Situate in un contesto geopolitico molto particolare, a poche centinaia di chilometri da fronti molto caldi, sono due paesi estremamente interessanti da visitare. Offrono vallate immense e spettacolari, monasteri incastonati nella roccia e sono molto conosciute per la produzione di vino, con i prodotti nazionali che stanno conquistando sempre più quote di mercato. Ma a noi interessa un’altra bevanda e per fortuna l’ondata delle craft beers è arrivata anche qui.

Partiamo dall’Armenia. Si tratta di un paese dalla cultura millenaria, di un popolo con una storia molto travagliata e con un presente combattuto tra l’ingombrante presenza dell’alleato russo e il richiamo dell’Europa. In Armenia dominano, come in larghissima parte del mondo post sovietico, le lager industriali: le principali sono la Kilikia e l’Ararat. Tuttavia negli ultimi anni hanno fatto capolino a Erevan, la capitale, due brewpub: il Beer Academy e il Dargett Craft Beer.

Il Beer Academy (pagina Facebook) si trova in posizione abbastanza centrale, non lontano dall’importante Freedom Square, ed è segnalato da Lonely Planet e da Ratebeer. La clientela è per lo più straniera con una grande predominanza di assetati turisti di passaggio. Se devo essere sincero l’ho trovato molto scadente. Producono quattro birre: una Bitter, una Pils, una Weizen e una Dunkel, nessuna di queste particolarmente conforme al proprio stile di riferimento.

L’esperimento più curioso è sicuramente la Dunkel, che mi spiegano essere la loro  birra di Natale. Ispirandosi alle Gluhbier tedesche viene servita riscaldata (non un’ottima idea prenderla dopo una giornata passata a camminare in lungo e in largo per la torrida capitale) e presenta intense note di miele e cannella.

Di livello decisamente superiore è il Dargett Craft Beer (sito web). Situato vicino a Pushkin Street, via dello shopping e una delle zone più “cool” della capitale, è frequentato da una clientela giovane e dallo stile di vita europeo, con in aggiunta qualche “geek” piazzato al bancone. Qui la scelta è veramente ampia con 15 birre e un sidro, tutte di produzione propria, e una carta con birre belghe.

La è qualità decisamente buona. Ho trovato molto convincenti la Coney Island (American Pale Ale 5,5%), la Black IPA (7,5%) e la Imperial Russian Stout (11%). E’ possibile anche acquistare bottiglie in loco, cosa che non ho mancato di fare per aumentare l’ampiezza geografica della collezione che tengo in cantina. Un indirizzo (praticamente l’unico) da non mancare a Yerevan.

In Georgia la situazione della birra artigianale è un po’ più sviluppata. Tbilisi è una capitale moderna e dinamica e ciò si riflette anche sulla scena birraia locale. La maggior parte dei locali è concentrata lungo Lado Asatiani e nelle vie limitrofe, zona della movida locale dove, a pochi metri uno dall’altro, ho trovato molti brewpub o pub con birre artigianali. La scelta era variegata e dopo un po’ di ricerche su internet ho deciso di provare il Black Dog Bar e il Golden Mug.

Il Black Dog Bar (pagina Facebook) è un locale con un’impostazione dal gusto americano, caratterizzato da un lungo bancone, musica dal vivo e birre di propria produzione. Al momento della mia visita c’erano disponibili quattro birre alla spina: una dark lager di loro produzione e una Bitter, una APA e una Lager del birrificio georgiano Number 8. La loro lager è molto fresca e bevibile, buone l’American Pale Ale e la Bitter del Number 8.

Il Golden Mug (sito web) è invece un brewpub che produce birre in stile ceco. Il locale è carino e nello stile ricorda i beergarten tedeschi, ma il cibo servito è autenticamente georgiano. Vengono prodotte una light lager, una dark lager e una red ale, tutte bevibili e rinfrescanti ma non eccezionalmente buone.

A Tbilisi merita menzione anche il ristorante Alani (pagina Facebook), situato in piena zona turistica e che propone una birra omonima di propria produzione, la Alani, realizzata seguendo un’antica ricetta dell’Ossezia (una regione a nord della Georgia). Birra bionda, leggera e dal forte sapore maltato.

Anche in questa parte del mondo, dunque, è arrivata la rivoluzione delle craft beers. Sia in Armenia sia in Georgia il movimento è appena agli inizi e tende a imitare gli stili in voga nel mondo occidentale. Mentre per la Georgia la diffusione mi è parsa più capillare, quantomeno nella capitale, in Armenia le birre artigianali sono ancora un prodotto di nicchia. Ma i margini di crescita sono molto ampi in entrambi i paesi.

L'autore: Niccolo' Querci

Niccolo' Querci
Bergamasco di nascita. Vive a Bruxelles dal 2011 dove si occupa di politiche energetiche. Ha ottenuto la qualifica di Beer Sommerlier presso la Beer Academy di Londra. Ama girovagare per il Belgio e per l'Europa per scoprire nuovi birrifici e nuove birre. Ha una predilezione per le Saison e una venerazione per la birra trappista Orval.

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Un commento

  1. Ah, ho capito. Prima di assaggiare una birra armena o georgiana sarà meglio aspettare un paio di lustri 🙂

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