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Cos’è questa storia della pipì nella birra cinese Tsingtao

Nel fine settimana probabilmente sarete incappati in una notizia birraria diventata presto virale, tanto da travalicare velocemente i confini della comunicazione di settore. In un video che sta circolando su tutti i social si vede un presunto dipendente del birrificio Tsingtao, colosso cinese del settore, arrampicarsi in cima a una delle vasche presenti all’interno del polo produttivo, aprire la zip dei suoi pantaloni e… beh sì, cominciare a urinare. La vasca, di dimensioni ragguardevoli, dovrebbe essere un contenitore per lo stoccaggio del malto prima del suo utilizzo nel processo brassicolo. Com’è facile immaginare la vicenda ha alimentato immediatamente ironia e sarcasmo, favorendo la nascita di svariati meme. In effetti è difficile non trovare elementi divertenti in un episodio a tratti grottesco, tuttavia le ripercussioni che sta avendo su Tsingtao sono decisamente serie e pesanti.

La multinazionale cinese ha allertato le forze dell’ordine appena entrata in possesso del video, quindi si è affrettata a precisare che il lotto di malto contaminato dall’urina sarà sigillato e non utilizzato nel processo produttivo. Ciò però non è bastato a evitare un grave danno di immagine, che a sua volta ha innescato una netta perdita alla Borsa di Shanghai quando, questa mattina, i mercati azionari hanno riaperto – attualmente tuttavia le azioni di Tsingtao risultano stabili. Ricordiamo che la Cina è la prima nazione al mondo per produzione di birra e Tsingtao il secondo birrificio del paese (sesto in assoluto), nonché il principale esportatore.

Secondo quanto riferito da una fonte interna all’azienda, l’individuo ripreso nel video non sarebbe un dipendente diretto di Tsingtao e lo stesso varrebbe per l’autore del filmato. Nel frattempo la compagnia ha istituito un team ad hoc per avviare un’inchiesta interna al fine ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto e le relative responsabilità. Inutile sottolineare che le rassicurazioni e i successivi interventi sono serviti a poco di fronte agli effetti che la vicenda sta avendo su Tsingtao. In tal senso i vertici della società possono almeno consolarsi con la chiusura della Borsa di Hong Kong a causa della festa nazionale del Chung Yeung.

Se la questione cinese ha presenta risvolti comici, non è la prima volta che si parla di contaminazione nella produzione di birra. Due estati fa si diffuse la notizia della birra Ichnusa con elevatissimi valori di fluoruro: non ne scrivemmo su Cronache di Birra perché la vicenda apparve da subito poco chiara, fino a rivelarsi – per l’appunto – poco più di una fake news. Nel 2020 in Brasile quattro persone morirono e almeno altre 18 rimasero avvelenate da un lotto di birra Backer contaminata da glicole dietilenico, una sostanza organica tossica per l’uomo presumibilmente presente nell’acqua impiegata durante il processo produttivo. Ogni tanto poi riemerge la controversa notizia delle birre tedesche contaminate da glifosato, un’erbicida che, oltre determinati livelli, alcuni studi ritengono essere cancerogena per l’organismo umano.

Insomma le contaminazioni nel mondo brassicolo non sono così rare, eppure fino a oggi non avevamo mai incontrato problemi del genere legati all’urina umana, peraltro all’interno di un grande birrificio.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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Un commento

  1. Tra tutte le contaminazioni citate è la meno grave e pericolosa

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