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Abbinamenti per l’estate: 5 insalate da accompagnare con la birra

Elemento centrale delle diete, pietanza rinfrescante, salvezza del pasto quando solo a guardare i fornelli si comincia a sudare, l’insalata è la vera protagonista della stagione calda, con i suoi colori e le generose possibilità di assemblaggio. Oggi, pronunciando la parola “insalata”, viene in mente l’immagine di un contorno di foglie verdi condite, addirittura con un suo rituale, ma in realtà deve essere intesa in senso generico, cioè come una preparazione più che un piatto specifico: il vocabolario definisce insalata qualsiasi pietanza a base d’ingredienti vari, crudi o cotti, che venga condita con olio, aceto o limone. È dunque possibile far rientrare in tale descrizione una moltitudine di ricette, che spesso identificano vere e proprie specialità delle cucine locali, italiane e straniere.

Noi che non sopportiamo l’assenza della birra nemmeno sul tavolo della colazione, non potevamo non pensare anche alle possibilità di abbinamento di questa celebre preparazione. Ecco allora cinque insalate particolarmente adatte alla stagione estiva, per ognuna delle quali proponiamo il giusto accompagnamento birrario.

Insalata russa

E allora cominciamo con uno dei grandi classici, l’insalata russa. Carote, patate, piselli, fagiolini, uova, tonno, senape, cetriolini sott’aceto, aceto di mele, sale, olio e mayonese per una delle proposte più “corpose” e irresistibili, caratterizzata da morbidezza, aromaticità e tendenze grasse.

Due opzioni per l’abbinamento. La prima è una Baltic Porter, per metterci sullo stesso piano a livello di corpo e forza espressiva, per sfruttare la generosa gasatura, aggiungendo l’elemento tostato (come nel tradizionale pane nero delle popolazioni slave) e una tendenza dolce. La seconda opzione è una Farmhouse Ale, con un lavoro di “abbinamento in negativo”, cioè arginando solo una parte delle sensazioni gusto-olfattive per lasciare spazio alla peculiarità aromatica del piatto, esaltando la rusticità del sorso: secca e fruttata, compensa la “magrezza” con una lieve acidità, asciuttezza e carbonazione sgrassante.

Cobb salad

La seconda proposta è un’insalata di recupero ormai parte della tradizione americana, la Cobb salad, ideata nel 1937 da Bob Cobb, celebre ristoratore dei VIP di Hollywood. Preso dal duro lavoro riusciva a mangiare solo a fine giornata, componendo una sostanziosa vivanda con gli avanzi che trovava nel frigo e qualche aggiunta d’autore; un giorno la assaggiò uno dei suoi clienti più affezionati che se innamorò, facendola inserire all’interno del menu. Oggi la ricetta codificata prevede lattuga, crescione, sedano, pancetta fritta, pomodori, uova, pollo bollito, Roquefort, avocado, erba cipollina, vinaigrette di vino rosso (o aceto di mele).

Per l’abbinamento andiamo sul “territoriale”: un’American Pale Ale in stile farà la sua bella figura, aggiungendo l’aromaticità dei luppoli, la sottile presenza maltata e aiutando con secchezza e opportuna carbonazione. Stuzzicanti alternative per gli amanti del sour possono essere una Kriek o una Framboise, le cui componenti acide ben dialogheranno con quelle grasse, regalando all’incontro le rispettive aromaticità da frutto rosso.

Nizzarda

Non potevamo far mancare la gustosissima Nizzarda, tipica dell’omonima città francese sulla Costa Azzurra. La ricetta prevede lattuga o misticanza, patate bollite, fagiolini, uova sode, pomodorini, filetti di acciuga e di tonno, olive nere, peperone giallo, a volte cipolla fresca, olio, sale, aceto e pepe: gli ingredienti non vanno mescolati troppo e devono essere ben in vista.

Un’insalata che suggerisce mare e che abbineremo a una profumata, acidula e minerale Gose: il corpo blando e il ripulente, seppur leggero, contributo acidulo ne faranno un’ottima compagna. Altra soluzione, sempre sulla strada del corpo snello e dei profumi fragranti, una scorrevole e carbonata Italian Grape Ale con mosto bianco, scelta tra quelle con tenore alcolico non eccessivo.

Tabulè

Rimanendo sul Mare nostrum, ma spostandoci nella sua parte orientale, ecco il fresco e benigno tabulè libanese, composto da bulgur (grano duro germogliato), cipollotti freschi, pomodori ciliegini, cetriolo, succo di limone, prezzemolo, menta, olio e sale.

Su un piatto del genere, leggero, con pochi grassi-untuosità già arginati dai grani del frumento presente, ci affideremo a una sempre affidabile Helles: discreta base maltata, tendenze dolci, pregevole bilanciamento e apprezzabile carbonazione risulteranno opportune per incontrare, senza sovrastare, l’aromaticità di cetrioli e cipollotti e accompagnare il resto degli ingredienti.

Insalata di riso

L’ultima proposta riguarda l’insalata di riso, in cui c’è una base neutra non costituita da vegetali, che invece sono a contorno e condimento. Essendo un piatto umile e familiare, in ogni casa c’è una ricetta, ma l’opinione di chi scrive è evitare sottaceti e scorciatoie in barattoli preconfezionati e optare per le verdure di stagione – carote, sedano, zucchine, peperoni gialli e rossi, pomodorini – o in conserva (piselli), spalleggiate da primo sale o feta, olive nere, qualche erba aromatica e (poca) mayonese.

Con una ricetta di questo tipo e considerando il lavoro di tamponamento già operato dal riso, l’idea è quella di scegliere birre di accompagnamento più che di abbinamento. E allora due signore liquide adattabili e non amanti del protagonismo: una maltata, beverina e confortevole Dunkel, oppure una rara Kentucky Common, ambrata, maltata, rinfrescante e facile da bere, grazie anche all’elevata carbonazione e al finale secco, scelta tra le sue versioni più alcoliche.

Ci accomiatiamo con le parole di Brillat Savarin, geniale “propagandista delle verità utili”, che diede dignità alla materia gastronomica con la pubblicazione de La fisiologia del gusto e che dell’insalata diceva:

Ne raccomando l’uso a tutti quelli che si fidano di me; l’insalata rinfresca senza indebolire e rallegra senza irritare; io sono solito dire che ringiovanisce.

L'autore: Roberto Muzi

Roberto Muzi
Docente, degustatore e consulente di settore. Classe 1980, appassionato di fermentazioni e di tutto ciò che riguardo quello straordinario micromondo abitato da lieviti e batteri, è responsabile regionale per la Guida alle birre d’Italia di Slow Food Editore e giurato in alcuni concorsi nazionali. Ama leggere e bere birra mentre segue il calcio: una semplice scusa, sciocca e inossidabile, per foraggiare il consumo pro-capite italiano.

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