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Viaggio a New York: dove e cosa ho bevuto

blind tiger

Dopo la pausa che mi sono voluto prendere nella giornata di ieri, torniamo ad aggiornare il blog con un resoconto del mio recente viaggio a New York. Prima di lasciarvi vi svelai che sarebbe stato il mio debutto nella Grande Mela, quindi potete immaginare la sfilza interminabile di posti da vedere che avevo segnato prima della partenza. Posti non solo legati alla birra, poiché visitare per la prima volta New York con l’idea di girare esclusivamente per pub e birrifici sarebbe stato a dir poco folle. Per di più solo una settimana quasi non basta per scoprire approfonditamente una metropoli del genere, tanto che ho faticato non poco per incastrare tutto ciò che avevo pianificato in partenza. Quindi la mia non è stata una vacanza prettamente birraria, ma come immaginerete gli assaggi e le sortite ai locali non sono certo mancati. Anche perché la birra artigianale si trova in ogni angolo della città…

In effetti New York è completamente invasa dalle produzioni craft dei birrifici nazionali, al punto che si possono trovare non solo nei pub specializzati, ma anche in supermercati, catene di hamburger, ristoranti e via dicendo. Su questo e altri aspetti del rapporto della città con la birra artigianale tornerò in un futuro post, intanto per darvi un’idea della dimensione del fenomeno sappiate che anche le guide turistiche mainstream considerano quello delle birre craft uno dei trend più interessanti del momento. Perciò nolenti o volenti a New York incapperete inevitabilmente in prodotti di qualità, ma se cercate dei luoghi perfetti per assaggiare birre locali, allora le mie tappe potrebbero rivelarsi molto utili.

blindIl primo indirizzo da segnalare è quello che forse mi è piaciuto più di tutti: il famosissimo Blind Tiger (sito web), situato al 281 di Bleecker Street (West Village). Nonostante le sue circa 30 spine, è un pub piuttosto piccolo, almeno per quelli che sono gli standard di Manhattan. Ma forse proprio questo è uno dei suoi punti di forza, perché all’interno vi si respira una bella atmosfera, gradevole e rilassata. È sviluppato all’interno di un’unica sala, fornita anche di camino, nella quale dominano lavagne e legno. Chiaramente il bancone non è immenso, ma comunque confortevole, dove è piacevole passare qualche ora sorseggiando birre. L’offerta alla spina è eccezionale, ovviamente incentrata su birre statunitensi e valorizzata da alcune chicche. Lo staff è cortese e ben predisposto a offrire consigli.

Ho avuto la fortuna di visitare il Blind Tiger nel pomeriggio del 31 dicembre, vivendo una situazione molto particolare. In quel momento la città si stava preparando per festeggiare il Capodanno, quindi nel locale c’erano per lo più clienti abituali. Potete quindi immaginare l’atmosfera intima e familiare che vi si respirava: io ero lì a bere le mie birre, mentre intorno a me tutti si abbracciavano e si salutavano calorosamente. Insomma una bella esperienza, che mi ha ricordato quanto scrisse Marco nella sua “guida birraria” su New York.

ginger manUn altro posto di cui mi sono invaghito è il Ginger Man (sito web), non lontano dall’East Village (11, East 36th Street). Le differenze con il Blind Tiger sono evidenti, a partire dagli spazi decisamente ampi: il bancone è uno dei più lunghi che abbia mai visto, necessario per ospitare le oltre 70 spine a muro. Questo pub gioca quindi su numeri impressionanti, ma anche gli interni sono ben diversi da quelli del Blind Tiger: decisamente elegante, con un forte sapore british e una clientela leggermente più formale. Ma al di là dell’aspetto, anche il Ginger Man si rivela un pub piacevolissimo da vivere, nel quale la stratosferica offerta brassicola consiglierebbe di passare intere giornate al suo interno. Per la cronaca è l’unico pub in cui ho trovato birra italiana alla spina, nello specifico la Chrysolopolis del Birrificio del Ducato.

rattleA cinque minuti a piedi dal Ginger Man sorge il Rattle n Hum (14 East 33rd Street, sito web), altra destinazione consigliata a tutti gli amanti delle birre artigianali. Qui le spine sono circa quaranta e l’impostazione è molto diversa: gli arredi sono più spartani, al posto dei tavolini troviamo grandi tavoli di legno e le pareti sono invase da ammennicoli e tv che trasmettono sport americano a ripetizione. È insomma una filosofia molto più vicina a quella classica di american bar, tuttavia mi è sembrato un po’ più freddo dei due precedenti locali. Atmosfera a parte, anche qui l’offerta birraria è di primissimo piano, quindi non resterete certamente a bocca asciutta. Una curiosità: ho trovato alcune birre in comune nell’offerta dei tre locali, segno che a volte avere decine di spine non sempre è sintomo di varietà.

barcadeIl più atipico tra tutti gli indirizzi visitati è sicuramente il Barcade, luogo che molti conosceranno per aver riunito in un posto solo due fisse da appassionati: birre craft e cabinati arcade anni ’80. Se non vado errato la sede originale è quella di Brooklyn, ma io ho visitato quella di St. Marks Place (sito web) – ne hanno un’altra a Manhattan e una nel New Jersey. Ovviamente è un posto a dir poco folle, che sembra spuntato fuori da un film di un paio di decenni fa. La selezione delle birre è di alto livello, sebbene rispetto ai precedenti locali ci siano alcuni marchi stranieri più “modaioli”. L’atmosfera non è particolarmente invitante, a meno che naturalmente non siate appassionati di videogame del passato: troverete gente intenta a giocare a Super Mario Bros con il bicchiere accanto al joystick, mentre più difficile sarà imbattersi in situazioni da pub classico. Lo considero una tappa da visitare giusto per curiosità, ma non da “vivere” come altri posti. A meno che l’idea alla base del Barcade non sia proprio il sogno che coltivavate da sempre 🙂 .

heartlandPasseggiando per la Midtown vi risulterà difficile non imbattervi nell’Heartland Brewery (sito web), che ha due sedi: una a ridosso di Times Square, l’altra proprio sulla 5th Avenue. Io ho visitato la prima: è un locale a dir poco immenso, curato esteticamente e inevitabilmente molto frequentato. Ma è anche una di quelle macchine da guerra che lascia poco spazio alla passione e al rapporto con il cliente, dove ci si sente spaesati e difficilmente a proprio agio. Le birre servite sono quelle della casa e io ne ho assaggiate due: la Farmer Jon’s è un’Oatmeal Stout morbidissima e ruffiana, ma tutto sommato godibile; la Old Red Nose Ale invece una Red Ale natalizia servita in condizioni pessime. Insomma, a mio avviso l’Heartland Brewery è buona solo se siete preda di una crisi di astinenza da birra durante uno dei vostri itinerari più turistici, ma non escludo che ad altri possa piacere.

fette sauEsulando dai luoghi propriamente birrari, non posso non inserire in questo resoconto una delle chicche gastronomiche della mia vacanza. Si tratta del Fette Sau di Brooklyn, situato al 354 di Metropolitan Avenue (Williamsburg): un locale dedito al vero barbecue americano, essenziale e spartano ma assolutamente da non perdere. Gli interni sono spogli e freddi solo a una prima occhiata, tanto che si respira comunque una bella atmosfera anche grazie alla presenza di soli locals. Al banco della carne si sceglie il taglio preferito, a quello dell’alcool la birra con cui accompagnare il cibo. La qualità di quest’ultimo è a livelli stratosferici, ma per noi appassionati sarà l’offerta brassicola a rappresentare la ciliegina sulla torta: 10 spine con sole birre artigianali, quasi tutte prodotte da birrifici di New York. Le manopole sono coltellacci e mannaie, mentre a servirvi la birra in jar troverete una scoglionatissima donna che sembra la caricatura di una classica hillibilly. Andateci affamati e assetati e non ve ne pentirete.

wytheBrooklyn chiaramente è anche la casa della Brooklyn Brewery, il birrificio più celebre di New York. Io ho evitato di visitarlo sia per questioni di tempo che di opportunità: ho letto che il tour è di stampo abbastanza “turistico” e – come forse saprete – le dimensioni del produttore sono ben lontane da quelle che noi intendiamo per microbirrificio. Se comunque decidete di farvi visita, vi consiglio poi di rimanere in zona per un salto al vicino Wythe Hotel (sito web). La struttura da fuori è alquanto dimessa, ma al suo interno nasconde una perla: un bar panoramico con una vista spettacolare su Manhattan. Se non trovate un tavolino libero vicino a una delle vetrate accomodatevi al banco, poi iniziate a sognare. Se non ricordo male ci sono un paio di produzioni craft alla spina, ma personalmente ho tradito la birra per gli ottimi cocktail del posto. Sorseggiare il proprio drink di fronte a Manhattan illuminata è stata una delle esperienze più incredibili che ho vissuto a New York. Quindi non un posto birrario, ma che non mi sentivo di escludere da questo resoconto.

Questi i posti che ho visitato durante il mio soggiorno a New York. Purtroppo sono stato costretto a saltarne molti altri, come McSorleys Old Ale House (per questo ho davvero rosicato), Stout NYC, Hop Devil Grill, Beer Authority, The Pony Bar e tanti altri. Nella lista aggiungo il beershop Top Hops, al quale sono passato davanti senza avere la possibilità di fermarmi: sembrava comunque piuttosto interessante, con tante bottiglie e un bancone che, per dimensioni e numero di spine, non avrebbe sfigurato all’interno di un normalissimo pub.

Luoghi a parte, cosa ho bevuto? Mi sembra stucchevole enunciare ogni singolo assaggio, sappiate però che mi sono concentrato principalmente sulle varie declinazioni di India Pale Ale. In particolare ho voluto tastare diverse Imperial Ipa nella loro terra natia, poiché spesso non arrivano in Europa nella loro forma migliore, verificando che in effetti la differenza è lapalissiana. Comunque eccovi qualche nome (oltre a quelle già citate): Florida Cracker di Cigar City, Sculpin di Ballast Point, Green Bullet di Green Flash, Void of Light di Gun Hill, Sehr Crisp Pilsner di Sixpoint, Adoration di Ommegang, Double Jack di Firestone Walker e tante altre ancora.

In conclusione New York offre una quantità sterminata di posti con birra artigianale, come d’altra parte fa per ogni altro aspetto commerciale. Sicuramente non è la prima meta birraria negli States per gli appassionati, né si può affermare che possieda una sua identità brassicola ben definita – ma lo stesso vale per la gastronomia locale in generale. Tuttavia i prodotti craft sono così diffusi e i locali interessanti così facilmente raggiungibili, che non resterete certo delusi. La Grande Mela è un’esperienza da vivere e una metropoli da visitare almeno una volta nella vita: farlo sapendo di poter bere bene è quanto di più appagante possa esistere.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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7 Commenti

  1. N.Y è senz’altro una delle mie mete nel mirino .. A parte il mito della città in se stessa vista e rivista in centinaia di film la grande mela è una delle città dove si può visitare alcuni top places a livello birra nel mondo , quindi come hai fatto giustamente fatto notare te si può fare come ” semplice” turista o come turista birraiolo…ad esser sincero sono 2 le cose che mi hanno frenato finora .. La prima è la mia scarsa conoscenza dei birrifici negli states ( tolti mostri sacri tipo Founders, six point , bells, russian river , stone etc ) che quindi mi farebbe rischiare di non andare sempre mirato come di solito faccio in Italia ed europa .. La seconda ahimè è la spesa da dover sostenere sia di volo che di soggiorno , cibo .. Senza contare che io in vacanza sono uno da 10 birre al giorno .. Ecco forse l’unico appunto del tuo racconto è che non hai menzionato prezzi per la birra che oltre che esser piuttosto cari sono ” aggravati” dalle famose mance obbligatorie .. Sia chiaro non sono un raschia scogli e la mancia quando sono in giro la lascio più che volentieri ( ligure atipico 🙂 )però amici che sono già stati a N.Y mi hanno parlato di spese folli .. Ciao e grazie

    • Andrea Turco

      Dei prezzi volevo scrivere in un futuro post con delle riflessioni generali sulla birra craft a NYC. Comunque la birra viaggia a 7 dollari a bicchiere (mancia esclusa), che solitamente è la pinta americana e, per birre più forti o rare, quantità minori. Non è certo a buon mercato, ma neanche così lontana dai prezzi italiani dei centri delle grandi città. Una vacanza a NYC è certamente esosa, c’è poco da fare, e come tu dici non solo per la birra.

      Per quanto riguarda la scarsa conoscenza dei birrifici invece non mi preoccuperei. Molti dei marchi presenti sono noti anche qui, mentre per gli altri puoi farti consigliare dal personale dei locali, spesso molto preparato. Ad esempio al Ginger Man c’erano molti birrifici di New York che non conoscevo e mi sono fatto guidare dal ragazzo dietro il bancone, che mi ha consigliato un’ottima Stout di Gun Hill.

      • Sicuramente una pinta a 7 dollari non è poco, pur considerando che la pinta americana è quasi mezzo litro ( 0,473 ) e che 7 dollari fanno 5,9 euro, calcolando che sei a New York con i costi esorbitanti che avranno i locali, tutto sommato ci sta!!

  2. Una curiosità: visto che da quelle parti usano un sacco di OGM, e che la maggior parte delle loro coltivazioni sono OGM, mi viene da pensare che anche le loro birre siano fatte, molte, proprio con OGM…o sbaglio?
    Sai se c’è un modo per sapere con certezza se alcune delle loro birre siano OGM-free?

  3. Certo che non vale lo stesso discorso della diffusione dell’artigianale in Italia!! Ad esclusione, forse, di Roma!!!

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