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Altro che birra agricola, il nuovo business è la birra trappista

Il nome Mont des Cats risulterà quasi a tutti sconosciuto, anche agli appassionati più incalliti. O meglio, era sconosciuto fino a qualche settimana fa, prima che questa abbazia cistercense, situata in territorio francese, salisse alle cronache per aver annunciato un ritorno alla produzione brassicola. Uno più uno fa due, quindi in pochissimo tempo i siti specializzati (e non solo) si sono interrogati sulla possibilità di trovarsi improvvisamente al cospetto di un nuovo birrificio trappista, che si sarebbe aggiunto ai soli sette presenti al mondo (sei in territorio belga e uno in territorio olandese). Come raccontato da Alberto Laschi su In Birrerya, in realtà l’ipotesi non si è concretizzata, ma per diversi giorni uno dei nomi più discussi nell’ambiente è stato proprio quello di Mont des Cats.

E sì che le possibilità che la birra dell’abbazia francese potesse fregiarsi del marchio trappista erano minime, se non praticamente nulle. La severa regolamentazione vigente, infatti, prevede tra le altre cose che la birra, per definirsi trappista, sia prodotta all’interno delle mura del monastero di riferimento. Criterio che, nel caso di Mont des Cats, è venuto subito a mancare, poiché non è presente un impianto di produzione interno – la birra che porta il nome dell’abbazia è realizzata da un altro birrificio trappista, quello di Chimay. Ciononostante, è bastato supporre la nascita di una nuova birra trappista per smuovere immediatamente l’attenzione degli appassionati. E non solo di loro, se è vero che la notizia ha trovato spazio persino sul sito de La Stampa.

Il fenomeno non è nuovo: ogni tanto esce fuori una notizia di qualche monastero cistercense potenzialmente candidato a portare a otto il numero dei birrifici che possono esibire il logo Authentic Trappist Product sulle proprie creazioni. Nell’autunno del 2010, ad esempio, la stessa sorte sembrava dover toccare all’abbazia austriaca di Engelszell, prima che la vicenda finisse nel dimenticatoio senza ulteriori aggiornamenti.

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E’ normale dunque leggere notizie come quella relativa a Mont des Cats? Sarei propenso a rispondere in modo affermativo, sebbene questa volta la totale mancanza di presupposti reali per considerare fondata l’ipotesi mi faccia sorgere il dubbio che sia stata una semplice operazione commerciale. Poter entrare nel ristrettissimo club dei birrifici trappisti è un’occasione più unica che rara, capace di lanciare un nome praticamente sconosciuto all’attenzione dei consumatori, più o meno inseriti nell’ambiente.

Dunque non mi sembra una semplice coincidenza il fatto che appena si è chiusa la questione Mont des Cats, ne è subito sorta una analoga. Proprio oggi lo stesso In Birrerya riporta infatti che c’è un nuovo birrificio, stavolta olandese, pronto a candidarsi come ottavo produttore trappista del mondo. Si tratta dell’abbazia di Maria Toevlucht di Zundert, che ha comunicato di voler cominciare a produrre birra tra le proprie mura in un impianto completamente nuovo, senza perciò un background brassicolo alle spalle.

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Rispetto a Mont de Cats, qui la possibilità di ottenere il marchio trappista pare quantomeno concreto, almeno per quanto riguarda il vincolo della produzione interna. Le altre due condizioni che i monaci dovranno rispettare riguardano la loro partecipazione all’attività brassicola (almeno in termini di supervisione) e l’assenza di scopo di lucro derivante dalla vendita di birra. Rispettati questi obblighi, la via per l’ottenimento dell’agognato riconoscimento sarà probabilmente spianata.

Cosa si nasconde dietro queste notizie, comparse a poca distanza l’una dall’altra? Sono voci di corridoio assolutamente innocenti oppure sono costruite ad arte per ottenere una sicura visibilità? Certamente la mancanza di scopo di lucro non consente di considerarle vere e proprie operazioni commerciali, ma se qualcuno – tra il serio e il faceto – da anni ripete che i monaci cistercensi hanno uffici marketing da far impallidire la multinazionali del settore, evidentemente devono porre attenzione a certi argomenti.

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Immaginatevi cosa succederebbe se un’abbazia italiana se ne uscisse con delle bottiglie di birra contrassegnate da quell’esagono marrone scuro. E pensate se lo stesso esagono non fosse stato assegnato al leggendario birrificio di Westvleteren. Insomma, quel piccolo logo dalla forma squadrata è garanzia di visibilità e clamore… lo sa bene chi lo scorso anno ci costruì attorno persino un pesce d’aprile, annunciando la nascita dell’ottavo produttore trappista su suolo americano.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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48 Commenti

  1. Io produco birra all’interno delle mura di casa mia posso fregiare la mia birra del logo “TRAPPIST BEER”?? ah no….mannaggia! la mia casa non è un monastero.
    E’ proprio vero…l’abito non fa il monaco!!!
    Avanti con i candidati.

    • Rettifico…”Authentic Trappist Product” no “Trappist Beer” prima che qualcuno mi cazzi….e non sarebbe la prima volta!!!

  2. escludendo la leggendaria westvleteren…resto e’ roba da scaffale da supermercato in tutti i sensi! va be’ anzi va male! ciaooo

      • la rochefort 10 fa ancora le scarpe al 98% della produsione mondiale… Senza nemmeno citare le altre trappiste
        cose si deve leggere dagli “appassionati”.

        CMQ se un qualche monastero vuol produrre birre e fregiarsi del marchio io non ci vedo nulla di scandaloso; basta rispettare i parametri (che non prevedono la qualità)

        In belgio poi c’è l’associazione delle birre d’abbazia per tutti gli altri (belgi)

        • Oramai, almeno qui a Roma, è raro trovare una rochefort 10 dentro un beershop, chiedete al presidente (Turco).

          In verità una volta venne al negozio da me il responsabile dei frati trappisti della laurentina, il quale ci voleva vendere gli infusi, la grappa e la cioccolata, tutte robe inutili, gli risposi…mettetevi a fare la birra e tra vaticano, beergeek,turisti, fedeli, fedeli della birra e semplici appassionati fate i miliardi…se poi ne fate poca e senza etichetta la Westvleteren non la cercherà + nessuno…all’epoca (2 anni fa) non intuì le potenzialità…staremo a vedere…

          Rochefort 10 nn se tocca (e manco la 8)!!!

  3. vicino casa mia c’e’ un supermercato tutte le trappiste ci sono escludendo westv…povere birre alla LUCE al CALDO! mi hanno insegnato che piu’ una birra e’ reperibile piu’ perde valore! per me’ e’ cosi’! poi ognuno la pensi come vuole! ciaooo

    • Con tutto il rispetto… ho sempre pensato che più una birra è buona più è… buona!! 😉 Che poi, più è “diffusa” più c’è il rischio che venga trattata come hai detto.. purtroppo è proprio vero.. ma “povere birre”… che colpa ne hanno loro? 🙂 A presto!!

      PS: ..e Achel? dove la mettiamo? la Brune Extra è sempre una favola e la Blond nell’ultimo anno è tornata una vera e propria bomba a mano per lo stile!
      E nemmeno Westmalle non si tocca, pena la scomunica! 😉

    • Luce e caldo in un supermercato? Secondo me la shelf life della birra meno venduta (e dubito che le trappiste non le compri nessuno) è un decimo che in un beer shop, così come sicuramente c’è maggiore controllo sulla temperatura che in un negozietto.

  4. le birre trappiste dovevano essere piu’ tutelate! non sbattute di qui e di la’! io in jamaica nel 96 ho trovato la chimay premiere!! nelle abbazie oltre hai monaci ci sara’ il direttore commerciale! e ale’…w il DIO denaro! la westmalle produce 600000 ettolitri di birra…..

    • Trova uno italiano che fa la Tripel come Westmalle e dacci l’indirizzo, poi noteraic he forse quei 600000 ettolitri di birra ti consentono di comperare in loco la birra a meno di 1 euro, non so se capisci il senso…oltre il vuoto a rendere e via dicendo. Dai non parliamo sempre delle stesse cose, va bene anche ABBASSO il dio denaro ma dovrebbe valere un po per tutti, su su, siamo realisti.
      Poi seguendo un filo logico anche i birrifici americani considerando la loro mole di quantità di birra prodotta sarebbero birre così così…vabbè va.

    • Lallo.. Westmalle ha prodotto come picco massimo 140000 Hl negli anni scorsi. Oggi è scesa a 125000 Hl circa per aiutare Achel levandosi una piccola quota di prodotto.. Perfino Chimay che ormai è la più industriale di tutte non supera i 170000 (inclusi i 1000 per Mont des Cats 😉 )…
      Saranno ancora tanti? Può essere, ma di sicuro non 600000 ed anche se fosse, quoto in pieno Mirko..

      A presto!!

  5. per me ne può produrre anche 6 milioni di miliardi di ettolitri basta che la qualità sia la stessa……..la discriminante non è la quantità ma la qualità.
    Che poi le due cose non vadano a braccetto è un altra questione.

  6. Per quanto riguarda gli USA non è una bufala, in quanto l’abbazia esiste http://www.spencerabbey.org/ e si sta organizzando per iniziare a produrre la birra, poi sarà l’AIT (associaz. internaz. trappista ) a deliberare l’utilizzo del logo di prodotto autentico trapposta, ma a tutti gli effetti sarà anche questa come la biére de Mont de Cats una birra trappista.
    Per la delibera per l’utilizzo del famoso logo esagonale, una abbazia trappista cistercense dalla stretta osservanza, deve rispettare 3 regole molto chiare : 1°produrre all’interno delle mura originali dell’abbazia, 2° la produzione deve essere coordinata e supervisionata dalla comunutà monastica. 3° regola la donazione a opere caritatevoli nel territorio adiacente all’abbazia e all’ait, degli utili i eccesso. Quindi se per caso, come oggi sta avvenendo, alcune abbazie trappiste iniziassero a produrre birra, lo dovrebbero fare principalmente per generare risorse per aiutare il territorio (povero ) in cui sono ubicate. L’abbazia di Mont de Cats, famosa per i suoi formaggi , non riesce più ad autofinanziarsi solamente con il formaggio ( in forte crisi in Francia ) e non avendo più risorse, si farà produrre (anni) la birra da un altra abbazia trappista, fino a quando non ne ricaverà dalla vendita della stessa i soldi utili per costruire un impianto di produzione.
    @lallo westmalle produce 110000 hl, per ora sufficenti al fabbisogno delle comunita monastica e per coprire tutti gli investimenti per costruire abbazie e missioni in africa, opere caritalevoli in Belgio
    oltre che per molti interventi a livello di salvaguardia ambientale in Belgio sopratutto ma anche nei paesi limitrofi.

  7. sencondo me’ 15000 ettolitri…contro 600000 fanno la differenza sulla qualita’! poi ognuno e’ libero di pensarla come vuole! CIAOOOO

    • la westmalle produceva 120.000 hl nel 2004. fa piacere che secondo te (o teo musso) abbiano quintuplicato la produzione in pochi anni…

    • Sapevo io che avevo sbagliato post dove rispondere! ;-P
      Come riportato più sopra, Westmalle ha prodotto come picco massimo 140000 Hl negli anni scorsi, oggi si sta privando di circa 15000 per aiutare Achel a crescere, producendo così circa 125000/anno…
      Nemmeno Chimay, arriva ai 170000Hl, Mont des Cats compreso!
      In ogni caso attualmente sembra deciso che le tre abbazie in attesa (Mont des Cats francese, una olandese e l’americana) si faranno produrre birra, che sarà a tutti gli effetti trappista, ma non vedranno l’ombra del logo, ovviamente. Non saranno quindi annoverate tra le altre 7. L’operazione sembra sia stata iniziata perchè queste tre se la stavano passando veramente male e le loro produzioni interne (formaggi, ortaggi etc etc..) non bastavano al sostentamento della comunità..

      A presto
      Mauro

  8. Quasi ..quasi mi faccio frate!
    Ho già pochi capelli….il pizzo può diventare facilmente una barba più o meno lunga….l’approccio al lavoro e alla vita è sicuramente più soft….mi piacciono le donne…..(frate ho detto…non prete…) …potrei usufruire di aiuti dal potente ciellino di turno……..
    Sarebbe perfetto!!! Inizio a sentire anche la vocazione…….

  9. quando sono stato ad orval nel lontano 2002…c’era un cartello con scritto esercizi spirituali a destra ..brasserie sinistra io ho scelto la seconda!! haaa haaa! pero’ FRATE LALLO ad orval non era poi cosi’ male! naturalmente addetto al controllo qualita’ birra!!! se poi venivano le novizie suore ad assargiare….la birra..

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