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Intervista a Manuele Colonna: ecco i dettagli del locale che aprirà a Berlino insieme al Lambrate

Da qualche settimana la notizia è diventata di dominio pubblico: a breve Manuele Colonna del Ma che siete venuti a fà e i ragazzi del Birrificio Lambrate – con in prima linea Giampaolo Sangiorgi aka Monarca – apriranno un locale insieme. Se la notizia già di per sé è clamorosa, lo è ancora di più il luogo che hanno scelto per questa loro avventura: né Roma, né Milano e neppure l’Italia, bensì Berlino. Dopo l’Italian Job e non solo, altri due fondamentali esponenti della scena della birra artigianale italiana decidono quindi di portare il loro verbo oltre i confini della madre patria, per lanciarsi in un progetto tanto ambizioso quanto complesso. Sicuramente una bella sfida, che oggi scopriamo in anteprima su Cronache di Birra grazie all’intervista che Manuele ci ha rilasciato e per la quale lo ringrazio infinitamente.

Prima di passare alle parole di Manuele, è d’obbligo però introdurre il locale con qualche informazione. Il nome ancora non è stato deciso in modo definitivo, ma molto probabilmente si chiamerà Il Birrificio, ricorrendo a un termine italiano ma semplice da comprendere anche per i tedeschi, che richiami immediatamente il concetto di birra e si associ facilmente al Lambrate (a Milano molti lo chiamano semplicemente “il Birrificio”). L’indirizzo invece è sicuro e vi consiglio di cominciare a segnarlo: Prenzlauer Allee 198. Prima di addentrarci sul lato prettamente birrario del locale, è bene sottolineare che sul fronte gastronomico sarà presente una ricca selezione di formaggi e salumi piemontesi curata personalmente da Marco D’Amato (per gli amici Marcone), chef romano ma ormai ligure d’adozione. Il resto lo potete scoprire direttamente dalle parole di Manuele…

Ciao Manuele, partiamo dall’inizio: puoi dirci da dove nasce l’idea di questo locale e quali saranno le sue caratteristiche principali?

Nasce da un’idea che abbiamo con il Monarca e i ragazzi di Lambrate da diversi anni, quella cioè di aprire un locale insieme. Abbiamo inizialmente pensato a Roma, poi a Milano e addirittura a Firenze, alla fine è uscita l’idea di Berlino e abbiamo concretizzato il tutto. Il locale non sarà molto grande, questo per renderlo facile da gestire. Stiamo lavorando sulla piccola squadra che lo gestirà e abbiamo un paio di ragazzi molto ferrati sulla birra, ottimi comunicatori ovviamente sia in tedesco che in inglese. Noi lo seguiremo nemmeno da troppo lontano, è importante valutare la situazione di persona giorno per giorno per capire meglio il non facile mercato berlinese.

Perché avete scelto proprio la Germania e Berlino in particolare?

Innanzitutto Berlino è una città totalmente diversa dal resto della Germania, dopo Londra credo sia la città con più stranieri residenti, non turisti, ma gente che l’ha scelta per viverci. È birrariamente anomala rispetto alle altre capitali europee, e proprio grazie a questa multietnicità probabilmente al momento è il terreno più fertile che abbiamo in Europa… Anche perchè se aspettiamo i tedeschi approcciare ai prezzi e al modo di bere “artigianale”, stiamo freschi.

Negli ultimissimi anni stanno aprendo sempre più brewpub e locali, c’è un interesse embrionale che dal mio punto di vista è mal seguito da un servizio e una scelta delle birre da parte dei “publican” locali disastrosa. È bene notare che la stragrande maggioranza dei proprietari dei locali “craft” sono stranieri: scandinavi, australiani, ungheresi…ora anche noi.

Quale sarà l’offerta birraria del locale? Avrete birra tedesca e francone in particolare? Ci sarà spazio per i prodotti dei birrifici italiani?

Il servizio della birra tedesca in genere (francone, Gose, ecc.) sarà inizialmente molto limitato, avremo una maggioranza ovviamente di birre del Lambrate e stiamo parlando con alcuni birrifici italiani. Col tempo e con la familiarizzazione dei cavilli vari legati all’importazione, vedremo di proporre anche qualcosa di più “straniero”, magari Cantillon. Molti birrai europei e non solo si stanno interessando con piacere al nostro piccolo progetto, soprattutto quelli con cui abbiamo un rapporto decennale, anche perché il mercato berlinese (grazie soprattutto a Stone e ora Brewdog) fa gola a molti.

Curiosamente Berlino è sempre stata una tappa poco interessante per la birra. Negli ultimi anni è cambiato qualcosa oppure la vostra idea è proprio di colmare questo vuoto? Pensi che il modo italiano di approcciarsi alla birra di qualità sia compatibile con i costumi locali?

Come ti dicevo prima, il “vuoto” è rappresentato proprio dalla cattiva gestione nel servizio di alcuni locali. Mi piace molto il Monterey che punta sulle birre americane, servite da un’ottima squadra, e anche Hermann gestito grande Bart, ragazzone belga che sta portando la cultura brassicola del suo paese ai berlinesi. Anzi, proprio ai berlinesi non tanto… Grazie ad alcune chiacchiere con i gestori e passando alcune serate nei loro locali, mi rendo conto che sia quasi impossibile sentire qualcuno parlare in tedesco, la clientela è in stragrande maggioranza internazionale, ho trovato al banco addirittura dei miei clienti romani che ora vivono là e mi sono stati molto utili nel capire il mercato dei “geek” locali, un gruppo ancora piccolo di appassionati, ma agguerritissimo. Ovvio quindi che siamo in una fase di studio, e ci rendiamo conto che proprio il servizio e la cura delle birre dovranno essere le nostre armi migliori.

Sul capitolo prezzi, dico semplicemente di aver trovato in alcuni pub IPA locali a prezzi più alti dei nostri, tuttavia dimezzati nel caso di “helles” prodotte dallo stesso birrificio. Quindi il fatto di presentarsi con birre mediamente più costose in una terra abituata ad altri prezzi (con un’accisa pari quasi a 0) non ci spaventa, anche se è uno dei motivi per i quali il berlinese medio non sembra riuscire ad appassionarsi al nostro mondo birrario.

Una domanda più generale: cosa significa aprire un locale all’estero e nello specifico in Germania? È un’operazione complicata oppure è più normale di quanto si pensi?

Burocraticamente sembrerebbe più facile (non che ci voglia tanto). La cosa piacevole nell’addentrarsi negli uffici pubblici è stata innanzitutto la cortesia che abbiamo trovato (addirittura ci hanno messo a disposizione un interprete), gli stessi uffici collocati in affascinanti fabbriche d’epoca ristrutturate e, soprattutto per noi nottambuli, gli orari di apertura estesi fino al pomeriggio. Per ora fila tutto senza problemi, con alcune cose di livello quasi fantascientifico per un romano come me. Vero è che ne parlai con un norvegese, anche lui attirato dalla possibilità di aprire a Berlino, il quale mi ha rivelato di aver rinunciato proprio per la “pesantezza” della burocrazia tedesca… Sarei curioso di vedere questo tizio farsi venire in mente l’idea di aprire in Italia.

Come città è altamente vivibile, noi poi siamo nel bellissimo quartiere di Prenzlauerberg e abbiamo fatto amicizia subito con dei ristoratori italiani, che da un paio di decenni si sono stanziati in città e non possono che confermare la fluidità di alcune cose rispetto al nostro paese.

Cosa ti aspetti dal nuovo locale? Quali obiettivi pensate di raggiungere da qui a qualche anno?

Spero sia solo il primo passo, sappiamo che non sarà facile e ci sarà da tirare la cinghia. Molto dipenderà dai ragazzi al banco, per i quali nutriamo una grande fiducia nella comunicazione. Siamo in contatto con i ragazzi di Berlino Cacio&Pepe Magazine che sono stati fondamentali nell’accompagnarci a scegliere i vari locali e che ci aiuteranno anche nella comunicazione web locale. Dobbiamo solo che ringraziare loro e la nostra amica (conosciutissima negli ambienti “craft” romani) Sabrina Canulla che ha fatto un gran lavoro di tramite tra noi e Berlino, grazie alle sue origini tedesche.

Insomma, staremo a vedere. Intanto il coro “bevo bevo” del Monarca inizierà a far tremare anche Prenzlauer Allee…

E noi non aspettiamo altro che unirci al coro 🙂 . Attendendo il momento dell’apertura ufficiale – che, dimenticavo, è prevista tra la metà e la fine di gennaio – ci conviene cominciare a spulciare i voli per Berlino, facendo intanto un grandissimo in bocca al lupo a questa grande avventura in terra germanica!

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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3 Commenti

  1. Non concordo sul fatto che Berlino possa essere considerata una tappa poco interessante per la birra. In realtà in praticamente ogni quartiere c’è un brewpub o una birreria: Hops&Barley, Schalander, Heidenpeters, Spandau Brauhaus, Sudstern, Vagabund, Eschenbrau giusto per citarne alcuni al netto degli errori di battitura ^_^. Che poi in alcuni casi il livello non sia eccelso (vedi Sudstern e altri che nemmeno ho citato perché li ho rimossi) è altro discorso. A questo deve poi aggiungersi la presenza di locali dove la selezione di birre è molto elevata per un Paese dove la regola è entrare e trovare carte composte da 3/4 produzioni locali. Ad esempio Foersters (incentrato su produzioni tedesche) o la Haus der 100 biere (che strizza l’occhio a produzioni internazionali, per quanto si tratti di birre industriali: ma avercene in Italia di posti così). E come dimenticare il Lochness, secondo me il miglior Scottish pub al di fuori del Regno Unito (superiore al Bon Bock di Roma IMHO). Ora con il locale di Colonna e del Monarca il panorama sarà ancora più vario e interessante, anche se dal mio punto di vista non aggiunge nulla (vivo a Milano e smazzarmi un viaggio a Berlino per bere le birre del Lambrate non sarebbe esattamente una furbata…. molto meglio una visita da Gerichtslaube per farmi una schwarz)

    • Andrea Turco

      Quando parlo di tappa poco interessante, mi riferisco in rapporto alle potenzialità di una città che non è solo la capitale della potenza birraria mondiale per antonomasia, ma anche una metropoli moderna e attenta alle influenze esterne. Insomma, io non la metto nelle prime 5 (e forse 10) destinazioni mondiali per la birra, nonostante negli ultimi anni qualcosa sia cambiato. Ma se pensi che l’attenzione maggiore è arrivata con gli investimenti stranieri (Stone e Brewdog in primis), è chiaro che qualcosa fino a oggi non ha attecchito nel modo giusto.

      • Sono ovviamente stato in tutti i posti da te citati Enrico…ti quoto sul livello non eccelso, ma anzi, io direi che si beve veramente male purtroppo…per questo sicuramente Berlino è molto indietro rispetto ad altre capitali europee, ma la speranza è che si sblocchi un interesse che ora pare un po’ sopito….
        .

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