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Il Birrificio Italiano cede a Lefebvre: la linea Barbarrique cambierà nome

Fu durante un’afosa giornata di agosto dello scorso anno che il Birrificio Italiano comunicò i problemi che stava avendo col suo marchio Barbarrique, dedicato a produzioni speciali maturate in legno. La vicenda si può riassumere velocemente: qualche tempo dopo il lancio della sua linea, l’azienda lombarda ricevette dal birrificio belga Lefebvre una lettera redatta dai propri legali, che intimava di ritirare la richiesta di registrazione del marchio perché troppo simile a quello della loro birra Barbar. La contestazione dapprima riguardò il deposito “verbale” di Barbarrique e, sebbene non certo ragionevole, era una richiesta lecita al punto che il Birrificio Italiano decise di assecondarla. Poco dopo però arrivò un’altra richiesta, molto meno comprensibile, riguardante anche la registrazione “figurativa” surrogata da una presunta somiglianza dei loghi. Una somiglianza invero difficile da dimostrare viste le evidenti differenze, ma che costrinse il produttore di Limido Comasco a una scelta: restare fedeli al nome amato, intavolando una procedura giuridica lunga e dispendiosa, oppure arrendersi alla richiesta dell’industria belga nonostante la certezza di avere ragione? La decisione è arrivata qualche giorno fa.

E la decisione, purtroppo, è stata di soddisfare i desideri di Lefebvre, rinunciare a depositare il marchio e cercare un nuovo nome. D’altro canto quando in questioni del genere c’è una grande disparità tra i contendenti, l’evoluzione della vicenda è quasi sempre già scritta: o l’industria per qualche ragione si ravvede tornando sui suoi passi – come è successo a Carlsberg nel caso Birra Poretti – Luppolo Station – oppure la controparte è costretta ad assecondare la richiesta, per quanto infondata. L’alternativa è fiondarsi in una causa giuridica priva di certezze, che un piccolo birrificio indipendente semplicemente non ha le risorse per sostenere.

Il post apparso su Facebook con cui Barbarrique ha aggiornato i suoi lettori sulla questione rivela qualche retroscena interessante e significativo. In particolare questo passaggio:

Non ravvisando alcuna reale somiglianza tra le due linee, e consapevoli delle profonde differenze tra esse in termini di prodotto e pubblico di riferimento, abbiamo tentato di risolvere la questione in modo amichevole indirizzando direttamente ai dirigenti della compagnia (e non al loro studio legale) una lettera in cui raccontavamo la realtà Barbarrique; evidenziandone la lontananza dal mondo Barbar e chiedendo di lasciarci lavorare tranquilli.

I signori di Lefebvre, da veri barbari (chapeau!), non hanno ascoltato le nostre richieste e hanno invece risposto (rigorosamente tramite i loro legali) comunicandoci che avevano provveduto a depositare l’opposizione formale al deposito del marchio Barbarrique.

Al Birrificio Italiano hanno comunque incassato il colpo con serenità e si sono messi al lavoro per modificare il logo. Fermo restando che il barbaro Banshy rimarrà fermamente al suo posto, è presumibile che la novità riguarderà una variazione del nome, come accaduto in casi analoghi in altri settori (e non solo). Quali sono le ipotesi più verosimili? Alfredo Giugno de La Casa di Cura propose di togliere le sillabe “bar – bar” e mantenere solo “rique” accanto al barbaro, idea che sembra non sia dispiaciuta ad Agostino Arioli e al suo staff. Un’alternativa è quella di usare gli asterischi, creando un nome “censurato” stile M**Bun a Torino – non è forse un caso che in chiusura del post su Facebook compaia la firma “L’Orda B**B**Rique” – e sfruttando la sfortunata vicenda a proprio vantaggio. Un’altra soluzione è cambiare totalmente nome, mantenendo però una logica con il mondo barbaro e con l’immagine veicolata fino a oggi.

Quale sia la scelta adottata all’interno del Birrificio Italiano, la scopriremo a breve. Il nuovo corso della linea Barbarrique sarà infatti svelato in anteprima a Beer Attraction, manifestazione dove proprio lo scorso anno la linea speciale del produttore lombardo fece la sua prima uscita ufficiale. Ma nel frattempo, tra pretese più o meno sensate, registriamo l’ennesima situazione in cui un operatore artigianale è costretto a cedere alle richieste dell’industria. Un fenomeno che è impossibile da combattere, ma che si può arginare dando massima diffusione a certe vicende.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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Un commento

  1. Che peccato…..!!!! Nome, logo e soprattutto birre sono fantastici…
    Terrò i 3 adesivi e qualche sottobicchieri come un vero cimelio…
    Barbari sti belgi…Barbari davvero…avvocati Barbari…

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