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Nuove birre da Rebel’s, Alder, Cask Irpinia, Monpier e altri

Può la birra artigianale contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto ad argomenti di stampo sociale? Evidentemente per i ragazzi del birrificio Rebel’s (sito web) la risposta è sì, come si deduce dalla loro ultima birra, con cui apriamo la carrellata odierna sulle novità italiane. La Where Did The Trash Go (9,2%) è una one shot dedicata al tema dei rifiuti: ha un tenore alcolico alto, come alto è il numero di rifiuti che produciamo ogni giorno, e pericolosa (da bere), come lo sono le sostanze che regolarmente riversiamo nel nostro territorio. Più in dettaglio, la ricetta si ispira alle Triple IPA e usa un mix di luppoli discretamente complesso: Idaho 7 in bollitura, Mosaic (Cryo), Citra e Simcoe a freddo. Il risultato è una birra possente, con un profilo aromatico intenso (agrumi, frutta a pasta gialla, frutta tropicale), ma anche relativamente facile da bere grazie alla capacità di tenere ben celato l’alcol.

Si chiama invece Cabin Inn (6,7%) l’ultima creazione del birrificio Alder (sito web). Il modello di riferimento è quello delle New England IPA, ma inteso nella maniera più autentica e lontano dall’evoluzione che ha assunto il sottostile oggigiorno. Possiamo dunque definirla una NE IPA che si oppone alle moderne NE IPA e che nasce da un percorso di ricerca che guarda alle origini delle luppolate tipiche della East Coast americana. Dimenticatevi avena, frumento e altre diavolerie, perché la Cabin Inn si basa su una ricetta molto semplice: solo malto d’orzo europeo, lievito Vermont e luppolata anche in DDH con varietà Citra. Come le NE IPA degli albori, è una sorta di anello di congiunzione tra le West Coast IPA e la tradizione anglosassone. Velata e morbida al palato, si contraddistingue per intesi aromi di agrumi e frutta gialla e un amaro moderato.

In Italia sono ormai operanti diverse cantine brassicole, ma compaiono solo saltuariamente nelle nostre panoramiche sulle novità del settore. Il motivo risiede nelle peculiarità di questi prodotti, che in genere richiedono diversi mesi di maturazione in botte prima di essere pronti. Per ovviare a questo “problema” il campano Cask Irpinia ha inaugurato a fine 2021 la sua linea Fast Barrel, che come il nome suggerisce prevede affinamenti molto veloci, che raramente superano il mese. La Viv che abbiamo potuto apprezzare durante lo scorso Ballo delle Debuttanti è stata realizzata proprio con questa tecnica: con la giusta abilità e la conoscenza appropriata delle botti, è possibile ottenere ottimi risultati in pochissimo tempo. Chiaramente molto dipende anche dalla birra “base”, che deve adattarsi a un simile processo. Questa dettagliata premessa serve per introdurre la Tangerine (5,5%), la nuova Sour Ale di Cask Irpinia prodotta con l’aggiunta di scorze di mandarino e un veloce passaggio in botte (20 giorni). Leggera, profumata e rinfrescante, è ottima per le giornate più calde.

Sono invece tre le novità in rampa di lancio del birrificio Monpier de Gherdeina (sito web), tutte in uscita a maggio. La prima si chiama Marmolada (4,8%) ed è una Witbier molto fresca, la cui ricetta è liberamente ispirata alle Blanche del Belgio: il grist è in parte composto da una percentuale di frumento crudo, mentre per l’aromatizzazione fa ricorso a cordiandolo e scorze di bergamotto. La seconda new entry è la Latemar (5,4%), una Rauchbier ideata sul modello della specialità di Bamberga e dintorni: lievito a bassa fermentazione e una parte di malto affumicato su faggio, per una birra caratterizzata da un leggero affumicato e un corpo morbido e maltato.  Infine la Denali (6,1%) è una American IPA brassata con soli malti chiari e lievito New England, mentre per la luppolatura sono state impiegate generose quantità di  Simcoe, Amarillo e HBC 472 – se vi state chiedendo perché manchi proprio la varietà Denali, sappiate che il nome della birra si rifà non al luppolo, ma al massiccio montuoso dell’Alaska. Risulta molto secca, intensamente luppolata con note di frutta tropicale e agrumi e un bel finale amaro.

L’ascesa delle basse fermentazioni in Italia (e non solo in Italia) ha portato nel periodo invernale a una certa riscoperta di Bock e Doppelbock. Ci aspettavamo che l’ondata finisse con l’arrivo della primavera, ma la realtà sembra curiosamente molto diversa. Registriamo allora l’arrivo della Santificator (7,5%) del birrificio romano Jungle Juice (sito web), che appartiene allo stile delle Doppelbock – in questo il nome non mente. L’idea di partenza è riproporre la Zauberziege, cioè la Bock della casa, in una versione rafforzata e più complessa. Di colore ambrato carico, si distingue per una schiuma pannosa e un corpo medio-elevato, con aromi che vanno dal caramello alla crosta di pane, dalla frutta secca al biscotto.

Ancora non abbiamo parlato di collaborazioni e allora chiudiamo la carrellata odierna proprio con una produzione del genere. A inizio aprile è stata presentata la Benny vs Jack (5%), un’Italian Pale Lager realizzata dai birrifici Il Conte Gelo (sito web) di Vigevano (PV) e Acme (sito web) di Basiano (MI). Il riferimento al nostro paese deriva dall’impiego di luppoli coltivati in Italia (cultivar Futura e Modna) e provenienti da Italian Hops Company. Per il resto si tratta di una bassa fermentazione generosamente luppolata (sia in bollitura che in dry hopping) con note erbacee, di fiori bianche e leggermente agrumate, che si fondono alla tipica crosta di pane della base maltata. La bevuta è agile e il finale leggermente amaro. La birra è acquistabile presso entrambi i birrifici nei formati bottiglia 33 cl (AcmE), lattina 44 cl (Il Conte Gelo) e fusti 24 l (entrambi). Diversi gli appuntamenti di presentazione, che continueranno anche a maggio.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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