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Nuove birre da Opperbacco + Live Barrels, Sièman, Trichès + Degged e altri

Quante nuove birre collaborative hanno lanciato i birrifici italiani nel 2023? Sicuramente tante e una stima più precisa la avremo con il documento Italian Beer Trends che pubblicheremo tra qualche giorno. Intanto apriamo la panoramica odierna sulle novità brassicole proprio con una collaboration brew, nata dall’interessante partnership tra il birrificio Opperbacco (sito web) e Live Barrels (sito web) e battezzata Disintegration (8%). Si tratta di una Double IPA molto particolare, perché prevede l’aggiunta di pistilli di zafferano: il classico aroma della spezia si intreccia dunque con le note agrumate e fruttate del luppolo, utilizzato nelle varietà Chinook, Citra, Simcoe (oltre al Phantasm). È quindi una birra luppolata molto sui generis, con un profilo aromatico insolito e avvolgente. Curiosi di provarla? È disponibile da qualche giorno in diversi locali italiani.

Dall’Abruzzo ci spostiamo in provincia di Vicenza, dove il birrificio Sièman (sito web) ha da poco annunciato l’ultima incarnazione della sua linea Foravìa Project, costituita da Farmhouse Ale fermentate in acciaio – anziché in legno, come da abitudine del produttore veneto – con un mix di lieviti indigeni. La novità si chiama Foravìa Tripel (9%) ed è ovviamente una versione “da fattoria” del tradizionale stile associato ai birrifici trappisti del Belgio. Fermentazione e maturazione sono durate tre mesi, durante i quali i lieviti selvaggi hanno continuato a metabolizzare gli zuccheri, contribuendo a determinare una netta secchezza. Questo elemento favorisce la bevibilità della birra nonostante il tenore alcolico elevato, mentre in termini aromatici è possibile riscontrare una piacevole fusione tra la resa del ceppo di lievito belga, il carattere funky derivante dai microrganismi non convenzionali e le sfumature erbacee del luppolo. La Foravìa Tripel è disponibile esclusivamente in fusto.

Restiamo in Veneto per introdurre un’altra birra collaborativa, che di recente è entrata nella gamma del Birrificio Trichès (sito web). Questo produttore, aperto nel 2020 in provincia di Belluno, ha recentemente lanciato la Otto Rauchbier (6%), realizzata insieme al birrificio Degged (sito web) di Livorno. Le due birraie Marta Bergamo (Trichès) e Francesca Pertici (Degged) hanno voluto confrontarsi con la classica tipologia brassicola della Franconia, caratterizzata in questo caso dall’impiego di malto d’orzo affumicato delicatamente su legno di faggio. Sono proprio le note fumé a rendere peculiare il profilo aromatico della birra, comunque ben integrate con sfumature di crosta di pane, leggero caramello e un amaro finale con ritorni erbacei. Merita menzione il modo in cui si presenta la Otto Rauchbier, in pieno stile Trichès: bottiglia dalla forma particolare ed etichetta dal gusto retrò, per un aspetto decisamente old-fashioned.

Come saprete la birra per decenni è stata vittima di falsi miti e credenze superficiali, condividendo un destino molto simile a quello del caffè. Nell’incontro tra le due bevande spesso si crede che il miglior modo per esaltare il caffè è farlo con una Stout, ma in realtà non è sempre così. Per la sua ultima creazione, ad esempio, il birrificio Busa dei Briganti (sito web) ha deciso di partire da una Lager chiara, capace di valorizzare al massimo le note di frutta rossa e floreali del caffè di alta qualità coltivato in Etiopia dall’azienda Alemu Beraso, tostato da Spazio Caffè Firenze e aggiunto in fase produttiva con un’infusione cold brew. Il risultato è la Jabena (4,1%), in cui il contributo dell’ingrediente speciale incontra i toni maltati di miele e cereali (100% Pils da orzo coltivato dallo stesso birrificio). La ricetta è stata elaborata tramite una serie di cupping realizzati ad hoc con combinazioni diverse di ingredienti, mentre il nome della birra è lo stesso della caraffa tradizionalmente usata in Etiopia per il servizio del caffè.

Chiudiamo con una birra con qualche settimana in più sulle spalle, ma che segnaliamo in questa carrellata nonostante sia uscita a fine 2023. Si chiama Galiverna (7,5%) ed è l’ultima creazione del birrificio Bàgolo (sito web) di Monteforte d’Alpone (VR), tanto per rimanere in Veneto. Lo stile che prende a modello è quello delle Wee Heavy, cioè la tipologia brassicola più alcolica della cultura scozzese (sono anche chiamate Scotch Ale). Di colore ambrato, La Galiverna si contraddistingue per un profilo dominato dalle note maltate di crosta di pane, caramello, frutta secca e miele di castagno. L’amaro è poco percepibile e serve giusto a bilanciare la dolcezza tipica dello stile, che tuttavia non stanca mai la bevuta. A livello tattile si percepisce un corpo medio-robusto con una frizzantezza moderata, mentre il sorso si conclude con un caldo supporto alcolico che abbraccia il lungo finale.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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