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Alla guida di un birrificio artigianale dopo 10 anni in Heineken: intervista ad Andrea Menegon (620 Passi)

Del birrificio 620 Passi scrivemmo per la prima volta a giugno 2020, in un articolo che presentava i progetti italiani di crowdfunding birrario. All’epoca infatti il produttore friulano aveva lanciato una campagna di “equity” per creare la più grande community italiana di appassionati di birra, sulla falsariga di quanto fatto da Brewdog a partire dal 2009. Pur con le debite proporzioni, anche l’iniziativa di 620 Passi ottenne un grande successo, riuscendo a raccogliere 300.000 euro di fondi da oltre duecento investitori. Il raggiungimento del traguardo fu però solo l’inizio. Ora per l’azienda è cominciata un’importante fase di transizione da startup a scaleup, che sarà contraddistinta da un obiettivo quanto mai ambizioso: diventare il più grande birrificio artigianale d’Italia e raggiungere, entro il 2024, il 2,5% di quota a volumi di produzione dell’intero comparto brassicolo artigianale. Per riuscire in questo intento, da inizio maggio il ruolo di amministratore delegato è stato affidato ad Andrea Menegon, proveniente da una lunga esperienza in Heineken. Sarà lui a guidare 620 Passi in questo delicato periodo di crescita.

Classe 1986, originario di Udine e laureato in Economia, Menegon approda in 620 Passi dopo un Master in Management Internazionale e dieci anni di carriera all’interno del Gruppo Heineken, di cui sette trascorsi in Olanda, presso il quartier generale di Amsterdam, e tre a Milano nel ruolo di senior brand manager. È un giovane talento “di ritorno” e la scelta di affidare la guida di un birrificio artigianale a una figura proveniente da una multinazionale dimostra la serietà e la solidità del progetto 620 Passi. Di contro però è impossibile non chiedersi quanto dietro questo coinvolgimento non si nascondi un “ammiccamento” alle dinamiche tipiche della birra industriale, soprattutto in previsione di un imponente piano di sviluppo. Perciò abbiamo deciso di intervistare Andrea Menegon – che ringrazio per la disponibilità – e sapere direttamente da lui come si porrà l’azienda verso certe tematiche.

Partiamo dall’inizio. Com’è nato il rapporto tra Birrificio 620 Passi e Andrea Menegon? Cosa ti ha spinto ad abbracciare questo progetto dopo dieci anni in Heineken?

Come tante altre persone che fanno parte di questo bellissimo progetto, anch’io sono venuto in contatto con 620 Passi attraverso la “Community”. Stiamo parlando del primo birrificio condiviso in Italia, che nel 2020 durante il primo anno di attività ha riunito adesioni da oltre 200 Soci. Uno di questi Soci era un amico d’infanzia: è stato lui ad aver investito del tempo per raccontarmi il progetto. Sono rimasto colpito dall’idea di “birrificio condiviso”: credo sia un concetto contemporaneo e rilevante per il settore. Per questo motivo, dopo 10 anni all’interno del gruppo Heineken, ho deciso di intraprendere questa nuova esperienza per dare il mio contributo alla crescita del progetto.

Secondo te esistono punti in comune tra una multinazionale della birra come Heineken e un piccolo birrificio come 620 Passi? Oppure viaggiano su dimensioni completamente diverse?

Ovviamente parliamo di due realtà che poggiano su strutture completamente diverse. Ma le dinamiche del mercato non sono così diverse: se escludiamo la crisi legata alla pandemia, in Italia la birra è in crescita. Il consumatore è sempre di più alla ricerca di birre di qualità, spesso locali, per “coronare” le sue occasioni di consumo sia individuali che sociali.

La tua entrata in 620 Passi ha coinciso con l’annuncio di un piano di investimenti triennale per diventare il più grande produttore artigianale d’Italia. Visti i tuoi trascorsi, è naturale chiedersi se il birrificio rimarrà effettivamente artigianale oppure adotterà soluzioni in contrasto con la legge italiana in materia (penso alla pastorizzazione o alla cessione di quote societarie all’industria). Cosa puoi dirci al riguardo?

Il nostro obiettivo è di continuare a svilupparci come produttore artigianale di birra di qualità, prodotta a regola d’arte. Voglio portare il mio contributo al progetto da un punto di vista manageriale, cercando di costruire sulla nostra visione del progetto attraverso pianificazione ed organizzazione del lavoro. Non ho alcuna intenzione di entrare in conflitto con l’artigianalità del prodotto, bensì di potenziarla ed esprimerla a pieno. Continueremo a operare all’interno di questo settore, che in Italia sta incontrando un forte apprezzamento da parte del consumatore e allo stesso tempo presenta ancora margini di sviluppo importanti.

Per diventare il più grande birrificio artigianale d’Italia 620 Passi dovrà non solo produrre molta birra, ma anche trovare il modo di venderla. Tutte le grandi realtà italiane hanno alle spalle una solida struttura commerciale e distributiva, ben consolidata sul territorio nazionale. Come si muoverà l’azienda in questo senso?

Siamo consapevoli che per fare risultati sono necessari tempo e pazienza. Come tutte le realtà in fase di startup, anche noi svilupperemo la parte commerciale passo dopo passo, guardando alle opportunità che il mercato ci offre nei diversi canali di vendita, con un approccio strutturato e di attenta pianificazione. Manterremo il massimo focus sulla qualità della birra e sulla natura “condivisa” del Birrificio 620 Passi. La nostra Community, infatti, funge da importante amplificatore per lo sviluppo del marchio, sia in termini di opportunità di comunicazione, sia di passaparola, perché sono proprio i Soci stessi i primi ambasciatori del nostro prodotto.

Prima di cominciare la tua avventura in 620 Passi eri un consumatore assiduo di birra artigianale? Pensi di conoscere sufficientemente questo mondo o stai cominciando a scoprirlo solo ora?

Amo la birra, sia per il prodotto in sé, sia per le occasioni di socialità con cui ben si sposa. A livello di birra artigianale, mi definirei un consumatore affezionato, con un debole per le etichette olandesi (merito dei sette anni trascorsi ad Amsterdam). Ammetto però che non disdegno neanche una buona birra industriale, ma se mi chiedi cosa preferisco, al momento non ho molti dubbi e la risposta è 620 Passi (ride). Da imparare ho ancora tanto e spero per molto tempo: il viaggio è appena iniziato.

Non rimane che fare un grande in bocca al lupo a Menegon e al birrificio 620 Passi. Nei prossimi mesi sarà interessante verificare come evolverà il piano di sviluppo, perché l’approccio dell’azienda friulana è molto orientato all’impresa. Un aspetto che spesso manca nel nostro ambiente e che non necessariamente è destinato a compromettere la dimensione umana e “artigianale” del birrificio.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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Un commento

  1. Sarei curioso di conoscere le buone birre industriali che non disdegna Menegon…

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