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Chiude Una birra al giorno, uno dei più importanti siti di divulgazione birraria

Il nome Davide Salsi forse dirà poco agli appassionati di birra artigianale. Qualche lampadina in più dovrebbe accendersi citando il titolo del suo sito, Una birra al giorno, che per anni ha rappresentato una vera miniera di informazioni sulla birra italiana e straniera. L’uso del tempo passato non è casuale, perché proprio oggi Davide ha deciso di chiudere definitivamente il suo blog: una scelta annunciata con un lungo post, nel quale ha ripercorso le tappe significative della sua evoluzione come appassionato e blogger. Il triste epilogo era nell’aria da mesi, per l’esattezza da quando Una birra al giorno aveva lanciato un sondaggio tra i suoi lettori per capire quale direzione avrebbe dovuto assumere il sito, sempre più penalizzato dalla mancanza di tempo a disposizione del suo autore. La soluzione individuata all’epoca non è però servita a invertire la rotta degli eventi e così oggi dobbiamo incassare un addio pesante per il nostro mondo, che lascerà la birra artigianale italiana senza un prezioso divulgatore “vecchio stampo”.

Nato come contenitore di appunti e foto, Una birra al giorno è riuscito nel tempo a ritagliarsi uno spazio importante tra i siti birrari italiani, raggiungendo anche numeri di tutto rispetto per un “semplice” blog personale. Il merito secondo me va ascritto all’impostazione che Davide ha dato alla sua creatura: UBAG parla esclusivamente delle birre degustate dal suo autore, ma in maniera molto competente e completa. Negli anni lo schema si è perfezionato fino a raggiungere una struttura replicata in tutti gli ultimi post e divisa sostanzialmente in due parti: la prima dedicata alla storia e alle peculiarità del birrificio, la seconda alla degustazione della birra. Tutto qui. Nonostante la semplicità dell’architettura, Davide ha ottenuto un crescente seguito grazie ad alcuni aspetti che il web tende a premiare: la costanza delle pubblicazioni – almeno finché il tempo libero non ha cominciato a scarseggiare – e la “specializzazione” dei contenuti, incentrati solo ed esclusivamente sulle birre degustate.

In realtà Una birra al giorno si distingue soprattutto per la profondità dei contenuti che accompagnano ogni degustazione. La parte dedicata al birrificio di turno è una miniera di informazioni raccolte con grande attenzione, mentre le birre sono raccontate con dovizia di particolari ed evidente competenza. In altre parole dietro ogni singolo post di UBAG (almeno dal 2013 in poi) si avverte un lavoro di ricerca di grande qualità, tanto che non nascondo di affidarmi ai resoconti di Davide ogni volta che sono alla ricerca di informazioni dettagliate e certe su determinati produttori. Poi nel tempo l’autore è stato bravo a differenziare alcuni contenuti, pubblicando report di verticali, confrontando birre di stili simili, aprendo i suoi post alle creazioni degli homebrewer. Molto interessanti sono sempre stati gli articoli di fine anno, con cui Davide era solito tracciare un bilancio delle sue bevute e individuare alcune tendenze dei dodici mesi precedenti.

Nel suo post di commiato Davide cita il modo in cui è cambiato il modo di comunicare la birra sul web, a causa soprattutto dei social di più recente diffusione (Instagram in primis). La chiusura di UBAG non dipende da questa evoluzione, bensì dalla fine di un hobby non più sostenibile, ma sicuramente l’ascesa di nuovi canali digitali è un fenomeno che merita una certa attenzione. E che rende ancora più dolorosa la chiusura di Una birra al giorno, perché si avverte sempre meno spazio per l’approfondimento, per la ricerca, per il racconto. Oggi più di ieri a dominare il mercato sono le immagini, l’immediatezza delle (pochissime) informazioni, i contenuti usa e getta. Non è giusto né sbagliato, è il segno dei tempi, ma permettetemi di nutrire qualche preoccupazione per un prodotto – cioè la birra artigianale – che andrebbe prima di tutto spiegata e narrata per veicolare la sua anima più profonda.

Il caso UBAG però dimostra che non solo nel web c’è ancora spazio per gli approfondimenti e i contenuti di qualità, ma che nel lungo termine tendono a essere premiati. E questo nonostante non ricorrano ad alcun stratagemma per aumentare il numero di like e condivisioni, che sono statistiche che difficilmente restituiscono il vero valore di un contenuto. Davide è riuscito a portare avanti il suo blog per dodici anni, un periodo lunghissimo per progetti di questo tipo. Lo ha fatto senza cercare fama nell’ambiente, senza spammare i suoi articoli, senza rincorrere gli scoop a tutti i costi. Ha semplicemente continuato a fare ciò che gli piaceva, ma con un piglio estremamente professionale e critico. Nei suoi scritti ha sempre avuto un approccio obiettivo: non ha mai ragionato con pregiudizi e ha sempre espresso la posizione di un consumatore, con tutto l’equilibrio possibile nonostante le criticità del nostro settore. Sono pregi che non dovrebbero mancare in chiunque scrive di birra e che possono risultare fondamentali per la crescita di tutto il comparto.

Per il momento Una birra al giorno rimarrà in vita sui rispettivi account Facebook, Instagram e Untappd, che però saranno aggiornati solo di rado. Il sito sarà ancora raggiungibile e continuerà a fornire la sua estrema ricchezza di informazioni, ma chiaramente non sarà più arricchito da nuovi post. Difficile che possa essere rimpiazzato da un prodotto simile – come lo stesso UBAG fece in qualche modo con In Birrerya di Alberto Laschi – perché il web è cambiato e il blog personale è diventato uno strumento ormai superato. La speranza però è di ritrovare gli stessi pregi della creatura di Davide sui nuovi mezzi di comunicazione, che per la loro stessa natura sembrano agli antipodi di siti come UBAG. Ma nulla è escluso: a dispetto delle apparenze, gli utenti di Internet tendono a cercare e a premiare l’approfondimento, anche quando sembra lontano anni luce da dinamiche ormai consolidate.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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7 Commenti

  1. Peccato davvero, è un giorno molto triste. Davide ha dato tantissimo al movimento senza chiedere in cambio neppure un briciolo di notorietà. Pochissimi sono in grado di farlo. Non da meno era proprio Inbirrerya. Chissà se un giorno impareremo dall’errore di aver dato loro importanza via via minore.

    • Purtroppo spesso lo spazio che si concede in questo ambiente è inversamente proporzionale al reale valore che si meriterebbe.

    • Grazie delle belle parole, Andrea.
      In verità mi sembra che in negli ultimi anni ci sia stato un rapidissimo ricambio generazionale tra chi segue la birra artigianale. La platea si è allargata, per il bene di tutto il settore. Gli appassionati di lunga data hanno forse perso un po’ di energia e di entusiasmo, quello tipico delle “nicchie”. Quello che ti faceva andare alla ricerca di birre e d’informazioni quando non ce n’erano molte in giro. Adesso paradossalmente ce ne sono persino troppe, anzichè cercare *quella* birra che volevi ma che non trovavi devi piuttosto scegliere quale vuoi tra le centinaia che ci sono a disposizione.

      La stessa differenziazione dei social network per fascia d’età la dice lunga sui contenuti… FB è ormai per i boomers, i forum si sono estinti, i blog (quelli “personali”) stanno facendo la fine di Myspace. I nuovo bloggers sono gli influencer, ma questi hanno vita più facile. Spesso anzichè scrivere devono solo fare una foto.
      Come dici tu, l’unico “peccato” è che la birra artigianale andrebbe spiegata e non solo fotografata.

      Angelo.. io sono molto poco social, anche se bazzico sui social. 😉 La notorietà non la vorrei neppure in regalo!

      • Come diceva McLuhan il mezzo è il messaggio. Il blog personale lo scrivi soprattutto per te stesso, difficilmente pensi di rivolgerti a una platea. Social come Instagram ti impongono di rivolgerti anche agli altri, in pochi lo utilizzano con accezioni intimistiche. Credo che ci sia ancora spazio per i blog personali, ma come tu dici è in atto un ricambio generazionale e le nuove generazioni tendono a esprimere se stesse in maniera diversa. Non è un bene né un male, chissà quanti giovani si avvicinano alla birra artigianale grazie a Instagram. Per chi è della vecchia guardia rimane la preoccupazione dell’assenza dell’approfondimento, ma probabilmente è anche il segno stesso del successo della birra artigianale: ormai non è più indispensabile spiegarla perché da molti è acquisita.

  2. Una grande perdita principalmente dovuta al fatto che non esitava ad esprimere giudizi negativi quando a parer suo meritavano. In un mondo in cui l’informazione attendibile ed indipendente è sempre più difficile trovarla si spegne una fiamma per i consumatori di birra artigianale

  3. Un vero peccato!
    Le informazioni su birre e birrifici erano veramente dettagliate, è stato una delle fonti principali da cui attingere informazioni da trasmettere ai miei clienti.

  4. Che peccato!! Anche io che sono nel settore lo utilizzavo come primissima fonte spesso e volentieri!! un vero peccato, ma restano i complimenti per quello che ha creato in tutti questi anni. bravo davvero

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