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Birrifici in crescita e il “caso” GDO: pubblicato il report 2022 di Unionbirrai e Obiart

Affermiamo spesso che tra i tanti limiti della birra artigianale in Italia c’è anche la mancanza di numeri. Storicamente infatti sono pochissime le ricerche che hanno indagato le tendenze del settore, tanto che una delle prime in assoluto fu prodotta proprio da Cronache di Birra nel 2010. Qualcosa ha iniziato a cambiare con la collaborazione tra Unionbirrai e Obiart, il laboratorio dell’Università degli Studi di Firenze “dedicato allo studio del settore brassicolo artigianale italiano con particolare riferimento alle tematiche economiche”. Questa partnership nel 2019 portò alla genesi del primo report “Birra artigianale, filiera e mercati”, a cui ora è seguita l’edizione 2022. Il documento è stato presentato ieri in un evento ad hoc e offre una fotografia del settore con riferimento allo scorso anno. I dati che emergono in parte sono inaspettati, in parte confermano alcune convinzioni, nel bene e nel male. Nel complesso comunque la birra artigianale non solo si dimostra ancora una volta in grande salute, ma appare al centro di una rivoluzione in termini di percezione e modalità di consumo.

L’analisi di Unionbirrai e Obiart è molto dettagliata e ricca, dunque sarebbe impossibile riassumere tutti i dati in un articolo. Ci soffermeremo perciò solo sulle rilevazioni che consideriamo più significative, evitando ripetizioni rispetto a quanto emerso da altre recenti ricerche – su tutte l’Annual Report di Assobirra.

Nel 2022 le imprese brassicole in Italia hanno raggiunto le 1.326 unità, un dato che ovviamente include birrifici artigianali di varie dimensioni e le beer firm. La crescita non si è arrestata, dunque, ma è persino continuata negli anni dell’emergenza Covid, con un bilancio rimasto costantemente in attivo. Questi numeri sono una risposta a chi afferma che la birra artigianale in Italia è al capolinea – torneremo su questo punto – anche tenendo in considerazione l’impressionante +104% di imprese brassicole tra il 2015 e il 2022, praticamente raddoppiate in un periodo in cui molti consideravano il settore ormai sulla strada del tramonto. In questa evoluzione uno dei fenomeni più determinanti è stato quello dei birrifici agricoli, passati dai 79 del 2015 ai 290 del 2022 (+267%). Oggi questa tipologia di produttore rappresenta il 22% di tutti i birrifici italiani. Inoltre quasi la metà dei produttori (46%) si approvvigiona di materie prime locali.

Un dato preoccupante e allo stesso tempo positivo è la percentuale di birrifici che sfruttano completamente (o quasi) il proprio impianto. Solo l’8% infatti supera il 90% di efficienza, mentre il 43% si ferma tra il 50% e il 70%. A detta dei birrifici, la causa principale risiede in un’insufficienza di sbocchi commerciali. In termini di confezionamento, la lattina è tutt’altro che dominante: copre il 7% delle modalità ed è ancora lontana dalla bottiglia (43,53%). Il resto è pressoché tutto coperto dai fusti (47,75%). La GDO è ancora sconosciuta ai birrifici artigianali (solo 1,39%) e come canale distributivo vale quanto l’ecommerce (1,32%), soluzione che sta stentando a decollare nel post-pandemia. Come immaginabile quasi la metà della birra artigianale (40,5%) finisce nel “canale corto”, quello cioè rappresentato da esercizi al consumo finale. Per i birrifici l’esigenza primaria è migliorare la rete commerciale aziendale.

Un capitolo del report è dedicato alla GDO – e qui sicuramente a qualcuno si accapponerà la pelle. Le statistiche dimostrano come in questo canale le birre speciali siano in grande ascesa, offrendo quindi potenzialità notevoli anche per i birrifici artigianali. Queste le conclusioni presenti nel documento:

Nel complesso, lo scenario che si delinea è quello di una GDO che si conferma come uno degli spazi commerciali ai quali guardare con massima attenzione se si vuole cogliere le opportunità di una domanda che è in crescita sia sul piano qualitativo che quantitativo.

Sicuramente, la moderna distribuzione dovrà rappresentare uno sbocco al quale necessariamente sempre di più dovranno rivolgersi gli opifici brassicoli artigianali. Tuttavia, anche se sono indubbie le opportunità che un sodalizio del genere potrà offrire, gli opifici artigianali dovranno giungere sullo scaffale con un prodotto estremamente differenziato, capace catturare l’attenzione dei consumatori e, soprattutto, in grado di distinguersi da una sempre più ampia serie di referenze di provenienza
industriale che, posizionate nel segmento delle birre speciali, entrano in diretta concorrenza con il prodotto artigianale.

A chi storcerà il naso di fronte a simili conclusioni, bisogna ricordare che ancora oggi la difficile reperibilità della birra artigianale è il suo limite principale. La motivazione primaria per il non consumo è infatti l’impossibilità di trovare i prodotti dei microbirrifici in negozio (28,2%) e solo dopo il prezzo elevato (25,7%). Questo dato può sembrare sorprendente, ma in realtà è perfettamente in linea con quanto rilevammo nel 2010. Ciò significa che in quasi 15 anni l’ambiente non ha fatto nulla per superare il suo principale limite, che rimane prevalente sul prezzo anche a fronte dei rincari degli ultimi anni. Ricapitolando: i consumatori non trovano birra artigianale in giro, i birrifici vorrebbero migliorare la rete commerciale aziendale e la GDO si sta dimostrando interessante per le birre speciali. In altre parole la grande distribuzione potrebbe rappresentare la panacea per molti mali del settore, invece è ancora considerata il male assoluto, l’eresia suprema, il tabù intoccabile. E intanto l’industria ha approfittato di questi anni di puro immobilismo strategico e concettuale.

Infine il documento si chiude con una serie di articoli dedicati ai “temi caldi” della birra artigianale in Italia, che elenchiamo di seguito: filiere locali, controllo qualità nel processo produttivo, produzione responsabile, prodotti emergenti (gluten free, analcoliche, bio), birra e benessere, comunicazione strategica, turismo birrario, abbinamenti. Questi sono elementi destinati a influenzare l’evoluzione della birra artigianale nei prossimi anni.

Ciò che in conclusione emerge dalla studio di Unionbirrai e Obiart è un settore ancora molto attivo e in salute, dove però permangono dei limiti mai realmente superati (o anche semplicemente affrontati). La birra artigianale non è morta, né è in difficoltà, sebbene alcune rilevazioni siano poco confortanti – c’è ad esempio una riduzione sensibile di chi si sta avvicinando a questo mondo negli ultimi anni. Il settore è in crescita e ci si chiede dove sarebbe potuto arrivare se avesse affrontato i suoi problemi in maniera pragmatica e priva di pregiudizi. Sicuramente oltre quel 2,2% – 2,8% di fetta di mercato (per Assobirra è 3,1%) che detiene oggi, dopo 25 anni di evoluzioni.

L'autore: Andrea Turco

Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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Un commento

  1. Interessante report !! Speriamo che il nostro governo o meglio il ministro dell’agricoltura aiuti questi microbirrifici !

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