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Notizie varie su Bad Attitude, Opperbacco, BI-DU e altri

two-pennyPost del venerdì dedicato – come sempre più spesso accade – alle ultime novità provenienti dai birrifici italiani. Oggi parliamo di alcune nuove birre e anche di notizie collaterali. Iniziamo allora da Bad Attitude, neonato marchio che ha legato la propria immagine alla birra in lattina. Da quando nell’ambiente sono iniziati a circolari i dettagli del progetto, i commenti di molti si sono concentrati su una sola domanda: quanto costerà questa innovativa birra artigianale in lattina? Ieri Lorenzo Bottoni ha risposto direttamente sul blog di Bad Attitude…

Ebbene, il prezzo appare davvero invitante: 2 euro a lattina. Questo è l’importo unitario di riferimento se si acquista la birra sul sito dell’azienda, disponibile in cartoni da 24 pezzi. Quindi con poco meno di 50 euro (spese di spedizione escluse) ci si può portare a casa 24 lattine di Bad Attitude. Niente male direi. L’azienda è inoltre in contatto con beershop e distributori per rendere disponibile i suoi prodotti su tutto il territorio nazionale; se anche in punti vendita specializzati sarà confermato un prezzo simile, potremo iniziare a parlare di una piccola rivoluzione… Speriamo bene.

Sempre da Bad Attitude arrivano altre due novità. La prima riguarda una nuova birra che andrà ad affiancare Bootlegger e Hobo: si chiamerà Two Penny, avrà un colore tra l’ambrato e il dorato e misurerà 62,5 unità d’amaro. La seconda notizia riguarda invece la presenza di Bad Attitude alla Alley Cat di sabato 8 maggio a Roma (birra + bici!), con premiazioni al Macche con tanto di Bootlegger offerta ai presenti.

TrippingDa una new entry passiamo a un birrificio giovane, ma già affermato. Mi sto riferendo all’abruzzese Opperbacco, che sta rapidamente scalando numerose posizioni nella mia personale classifica dei produttori preferiti. Dopo la recente gita alla sede di produzione, Mirko Caretta della bottega bir&fud è tornato con alcune interessanti anteprime su due birre inedite. La prima è la Tripping Flowers, una Saison da 6,1% alc. che rinnova il legame tra birra e musica:

Il legame con il nome del gruppo musicale “fiori viaggianti” è stato ottenuto utilizzando solo luppoli nobili in fiore ai quali si sono aggiunti fiori raccolti dai mandorli presenti nei dintorni del birrificio. Insieme hanno viaggiato per tutta la bollitura sopra al mosto.

Sarà venduta in una confezione che conterrà anche un cd musicale. L’altra novità è la Triplipa Special Edition, più luppolata dell’edizione standard (85 ibu contro 55 ibu) e imbottigliata insieme a un luppolo fresco, per creare una sorta di dry hopping in bottiglia. Una soluzione originale, che probabilmente però farà storcere il naso agli appassionati più intransigenti.

Logo-GIFPassiamo al BI-DU, che in questi giorni ha raggiunto due apprezzabili traguardi. Primo e più importante, finalmente è stato inaugurato il nuovo impianto di produzione, con la primissima cotta di Rodersch. Dopo mesi di tribolazione, alla fine il birrificio di Beppe Vento è riuscito in questa importante svolta. Sempre la Rodersch poi è da pochissimo diventata la migliore Kolsch al mondo secondo il sito Ratebeer (grazie a Tyrser per la notizia). Magari i tedeschi non saranno d’accordo, ma a noi non resta che accogliere con soddisfazione questo successo. Complimenti a tutto lo staff!

Tornando alle nuove produzioni, segnalo la Belgian Ale del birrificio Vecchia Orsa, un’ambrata da 6,5% alc. Inoltre, anche per il produttore emiliano si parla della raggiunta piena operatività del nuovo impianto di produzione e di un restyling del sito web. Questo bel progetto legato alla cooperativa sociale Fattoriabilità sembra procedere alla grande, bene  così!

Chiudo con un’altra iniziativa di integrazione sociale. Grazie alla collaborazione con Leonardo Di Vincenzo della Birra del Borgo, il progetto Falacrina di Cittareale (RI) ha aggiunto alle sue attività anche la produzione di una birra artigianale, denominata Alta Quota. Forte è il concetto di identità del territorio, che si ritrova nell’impiego di acqua della riserva dell’Alta Valle di Velino e nell’uso di farro e luppolo prodotti in loco.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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124 Commenti

  1. Complimenti al Bi-DU che fa questa grande birra.

  2. GrandeBeppe!!
    GrazieBeppe!!
    :)))

  3. Giuseppe Del Giudice

    Per chi come Beppe Vento,svolge questa professione con grande dedizione e alta professionalità,sempre a ricercare nuovi stimoli essenza pura del BIRRAIO.COMPLIMENTI DI VERO CUORE BEPPE….

  4. Un’altra conferma dell’alta qualità delle birre di Beppe Bi-Du. Bravi a tutti, continuate così. Ora con il nuvo impianto chissà cosa tirerà fuori dal cappello magico!
    Salute e saluti a tutti

  5. it’s over! come disse Vince Carter nel 2000 http://vimeo.com/3028963
    Gioco, partita, incontro per Marcos…

  6. Opperbacco non è abruzzese ma abBbruzzese!

  7. Complimenti a tutti i colleghi che si stanno distinguendo per imprenditorialità e professionalità, forse il panorama birrario non è così brutto come a volte si vuol far credere.

  8. birra in lattina? ve la lascio.

  9. una surly in lattina io non la butterei via 😀

  10. ho già esposto nell’altro post. non discuto affatto che la birra in se possa essere conservata nello stesso modo. ma resto del parere che il materiale di imballo debba essere “nobile” quanto il contenuto.
    la lattina ha un che di fast food che è antitetico al mio modo di “godere” la birra.
    a me fa poi ridere che si parli di impatto ecologico del riciclo se si utilizza poi un luppolo neozelandese che non arriva qua da noi a nuoto…..
    tra l’altro molti birrifici credo riutilizzino le bottiglie, il che ha un impatto ecologico inferiore al riciclo.
    sdoganare la birra artigianale al popolo poi mi pare un’assurdità completa.
    il popolo compra in quantità a prezzi inattaccabili dai birrifici artigianali. chi beve in lattina beve solitamente a collo e senza bicchiere, si ammazza di birracce dal prezzo stracciato e, se va bene, di Guinness: il marchio fa figo.
    ora si può fare tutto il marketing che si vuole, e quello della lattina mi sembra un tentativo similare, ma la birra artigianale è prerogativa degli appassionati, non dei grandi consumatori di birra (che consumano, appunto, non degustano).

  11. sono d’accordo su tante cose che dici. Era appunto solo per dire che il prodotto può essere cmq valido.
    Anche io preferisco decisamente la bottiglia; soprattutto come feticcio.

    mi sa che la birra artigianale (che brutto termine) è già sdoganata, visto che dalla bottiglia vedi bere anche gente con in mano capolavori birrai.

  12. si è vero. ed è di una tristezza unica che ci sia un continuo allinearsi alle mode più insensate.
    c’è anche un “marketing buono” che ti permette di creare un po di cultura del prodotto (se di marketing si può parlare).
    invece più si va avanti e più sulle etichette mi trovo dei voli pindarici poetici e non c’è mezza riga per capire lo stile o a che stile si avvicina/ispira la birra in questione.
    è troppo voler sapere cosa si potrebbe bere prima di comprare?

  13. @ Drachen

    Io invece non sono affatto d’accordo con te sul passaggio “estetico” lattina-bottiglia.
    A me interessa il prodotto, la sua qualità, la sua bontà.
    Le bottiglie da museo sono il cavallo di Troia per farmi pagare la birra come un vino. Spenderei volentieri 2 euro in meno al litro per rinunciare a questa paccotiglia che darà tanto al marketing ma non aggiunge nulla al gusto.
    Quindi se la lattina può conservare un prodotto in modo qualitativamente buono, non vedo perchè sia da rifiutare.
    Anzi, ben venga finalmente una birra artigianale italiana che sta tranquillamente sotto i 6 € al litro e che mi viene servita nel formato da 0,33 cl.

  14. 1) non è un discorso estetico, è un discorso di materiale. uno può preferire benissimo la lattina esteticamente, è difficile assolutizzare. ma il vetro è decisamente un materiale che ti da il senso del “valore”.
    e non credo affatto che sia il vetro a dare problemi di prezzo, ci sono cose molto più pressanti.
    2) il vino lo trovi di tutti i prezzi, esattamente come la birra. la qualità di solito la paghi e io non ho mai visto un vino di qualità in un brick di cartone.
    io la birra la pago quanto il vino senza problemi… ed allo stesso modo del vino preferisco berne una in meno ma servita a dovere che avere la cassetta di lattine per sbivaccare in mezzo ad un campo.
    3) il discorso puoi spostarlo sui prezzi della birra italiana.
    ma se la logica dev’essere di farmi pagare la birra italiana in lattina così da essere concorrenziale (nei prezzi) con le straniere in bottiglia, beh… arrivederci e grazie. continuo a bere straniere. 🙂
    4) il vetro si riutilizza, la lattina al massimo si ricicla.
    5) considerando che la birra è una bevanda alcolica e che non bisogna abusarne non è un po’ controproducente insistere su questa diffusione forzata della birra come bevanda “giovane” “easy” da bere ovunque ?
    il messaggio che passa è questo, e questo fa solo il gioco dei produttori industriali.
    quando faccio le festicciole con gli amici e dobbiam comprare la birra si tende a prendere birra industriale a basso prezzo (a meno di cene con gente appassionata come me).
    la birra artigianale in lattina non è cmq concorrenziale.
    peggio ancora sono i giovani che fanno aperitivo che sono il parallelo della gioventù inglese che non hanno nessuna idea di quello che bevono e badano a prendere 3 birre a basso prezzo piuttosto che una artigianale.

    preferisco che nascano nuovi microbirrifici con prezzi anche alti come quelli attuali, radicati su base territoriale, con una attenzione al prodotto conseguente alla capacità limitata della produzione piuttosto che avere queste operazioni di marketing.
    la birra deve assumere una valenza culturale similare a quella del vino. e la cultura va difesa (a mio avviso) anche a costo di essere arcaici.

  15. 1) La bottiglia è una componente importante nel prezzo finale, soprattutto quando ha un design ricercato. Quello che c’è dentro al contenitore è birra, non pietre preziose, del senso di “valore” ne faccio a meno

    2) Se parliamo di caratteristiche fisiche del materiale, non puoi citare il cartone al posto della lattina. Beato tu che paghi la birra quanto il vino, visto che io trovo vini eccezionali a prezzi molto più bassi di quelli della media della birra italiana. E poi a me piacerebbe anche bivaccare in mezzo a un campo (o ascoltare un concerto, che so…) con della buona birra da bere…

    3) Non c’è nessun motivo oggettivo per considerare la lattina peggiore della bottiglia.

    4) Sono curioso di sapere quanti birrifici italiani riutilizzano il vetro, e in quali quantità.

    5) Non è che del vino invece puoi abusare solo perché non è easy, giovane e da bere solo in determinati luoghi.

    Fondamentalmente credo che ogni punto sia la conseguenza di una diversa visione generale della birra artigianale. Non mi aspetto che la massa inizi a bere artigianale (non succede neanche in Belgio, per dire), ma vorrei che la birra di qualità diventi più accessibile di quanto sia adesso. Cosa che difficilmente può accadere se ne viene negato il suo valore popolare (che è inconfutabile).

  16. grande Marcos. per un Drachen che perdi ci sono altri 100 clienti che ti sei guadagnato

  17. Certo in italia già lasciare da parte l’ossessione per bottiglie particolari e ricercate potrebbe far scendere i costi

  18. @Andrea
    1) mi potresti dare dei numeri su quanto incide in percentuale, un circa, l’uso della bottiglia rispetto alla lattina?

    2) perché? hai mai visto il vino in lattina? io no.
    non credo neanche di aver mai bevuto un vino eccezionale pagandolo meno di 7-8 euro a bottiglia… e quando dico MAI non è per modo di dire.

    3) da quando il consumatore è oggettivo?
    è soggettivo anche il mio discorso, ma credo che nessuno dei miei amici, che neanche hanno nozioni di degustazione, comprerebbero mai birra in lattina.
    la lattina incentiva il tracannaggio “a collo”, l’utilizzo all’aria aperta ecc.
    non incentiva certo versarla e degustarla come meriterebbe.

    4) anche io. se non lo fanno andrebbero incentivati a farlo. questo però non toglie che neanche le lattine di alluminio vanno sempre nell’apposita area di riciclo mentre finiscono spesso abbandonate per terra. è una obiezione non molto logica.
    si parla di “potenzialmente” e “potenzialmente” abbatti i costi nel riutilizzo delle bottiglie e hai un impatto ecologico minore.

    5) del vino se ne abusa meno (cali di consumo vino e birra in calo secondo le ultime notizie che ho avuto in Italia) proprio perché non sono spacciate come bevande giovani e easy. di certo la birra industriale che è ancorata alla produzione massiva e in serie ne risente meno.
    se consumi a sedere, servito in un certo ambiente, è più facile che ti moderi rispetto a feste, aperitivi, bar notturni, ecc.
    mi sembra abbastanza evidente.

    6) vuoi che la birra di qualità diventi accessibile a chi della birra di qualità nun gliene po’ fregà de meno? (discorso prezzi escluso, per quello vedi punto 1).
    io no. faccio lo snob e mi trovo bene così.
    oppure mi devo sorbire ogni trovata trendy perché così la birra è più accessibile?

    @SR:
    ne dubito fortemente, pronto ad essere smentito.
    il prb del prezzo secondo incide ma è molto relativo nei consumi di birra artigianale.

  19. @Drachen

    secondo me il prezzo è FONDAMENTALE. ai posteri l’ardua sentenza

  20. Drachen non sono d’accordo quasi su niente.

    Marcos non gli rispondere please.

    Fanculo tutta st’elite che si è creata attorno alla birra “artigianale”, la birra artigianale si degusta? solo per gli appassionati? è birra non Chateau d’Yquem.
    la birra deve essere BUONA e FRUIBILE e forse così facendo un semplice “sgargarozzatore” diventerà un appassionato in più. le bottiglie le riutilizzanoi birrifici? la 300 all’anno che butto io nella campana del vetro no di certo.

    le birre italiane han sempre bottiglie superfighe ma 1 volta su 3 le trovi andate, (almeno nelle mie zone), se una 33cl l’ho pagata 5 euro ed è andata bestemmio, se l’ho pagata 1,92euro magari me ne faccio una ragione 🙂

  21. @SR
    certo, ai posteri allora.
    dico solo che senza fare i conti in tasca agli altri, chi ha PASSIONE, ha sicuramente una predisposizione alla spesa più alta in relazione alle proprie finanze.
    per questo tentare di accalappiare chi “passione non ce l’ha” credo sia molto meno costruttivo di “formare la passione”.
    mai visto un appassionato dire: cavolo, costa 1 euro in più, allora non la compro.
    se così fosse la Westvleteren non la comprerebbe nessuno. io invece non solo vedo che la gente la compra a 8 euro dal distributore, ma anche a 12 in birreria.
    boh.

  22. @BienK
    “è birra non Chateau d’Yquem”
    per quello che mi riguarda qualsiasi cosa artigianale, fatta al massimo livello, è “Chateau d’Yquem”. una birra, una sedia di legno, un formaggio…. è uguale.
    per me la birra dev’essere buona e non necessariamente fruibile.
    le birre fruibili sono poi quelle che le birrerie non vogliono comprare perchè “si trovano anche al supermercato”. attenzione.

    p.s. mai avuto problemi con una birra italiana. sarò stato fortunato.

  23. @Drachen

    se vogliamo parlare di volumi, è l’eurello che fa la differenza, non la passione. con la passione non ci tiro la fine del mese

    magari tu i soldi li gratti giù dai muri, io no, anche se sono un appasisonato. a meno che tu non sia uno che con la birra ci lavora. il che spiegherebbe il tuo punto di vista

  24. <>

    le birrerie ignoranti, i pubblican ignoranti non vorranno comprare…
    uno che apre una birreria e non tiene la Orval e la Duvel perchè si trovano al supermercato e magari non tiene la Saison Dupont e la Rochefort perchè costano poco è solo un ignorante secondo me.

    Ora che pure Baladin, Borgo, Maltovivo, Whitedog , Amiata per Turatello ecc… si trovano nella grande distribuzione saranno in crisi quando devono fare un ordine i gestori di cui sopra…

    Abbiamo una visione opposta delle cose , ti chiedo scusa se ho scritto in modo brusco, ma per me voler portare a tutti i costi la birra ad essere parte di un’elite al pari del vino, del formaggio , delle sedie artigianali, deriva da un grande complesso di inferiorità mai risolto da parte di chi fa birra.

    finchè trovo dei chianti fatti in modo tradizionale e veramente buoni, dai 9 ai 13 € a bottiglia chi cazzo me lo fa fare di prendere un’italiana con mosto di xyz a 12 euro se mi va bene?

  25. premessa:
    intanto mi fa piacere confrontare le opinioni, non voglio scatenare un flame di nessun tipo.

    @SR:
    affatto, sono impiegato e pure con uno stipendio piuttosto bassino (sotto la media nazionale, per intenderci). vivo da solo e non ho per fortuna l’affitto.
    bevo birra 4 volte a settimana, ovviamene non tutta acquistata per il consumo casalingo.
    io non so se voi bevete in media 3 birre al giorno, io no.
    ne bevo una. quando esco tre in una sera.
    non capisco quindi molto il discorso dei volumi. al beershop quando vado spendo sempre un centinaio di euro circa. compro straniero e italiano. se una birra da 33 cl costa 8 euro ci penso, se costa 8 ed è da 0,75 no.
    sono consapevole che la birra italiana artigianale costa di più, ma il vetro dovrebbe costare di più anche in Belgio o nel Regno Unito…. o no?
    e com’è che con l’importazione invece costa lo stesso meno?
    colpa del vetro? dubito.

    credo che la birra di qualità vada intesa, come anche M.Jackson diceva, come qualcosa da apprezzare prendendosi il tempo necessario.
    se mi si dice che deve essere fruibile (fast?) allora mi viene l’orticaria.
    mia personale opinione.

  26. sorry, cercavo di quotare sto passaggio qui :

    <>

  27. Colgo l’occasione per esprimere la mia felicità nel vedere Beppe nuovamente al lavoro con un impianto suo. Felice che la Sua passione possa finalmente esprimersi nuovamente senza problemi.

    Vorrei però commentare quanto detto sulla birra in lattina. Nulla da dire sul fatto che si preferisca birra in bottiglia mi sembra però che si faccia un po di confusione.

    1) La birra artigianale italiana costa tanto soprattutto per scelte imprenditoriali errate. I volumi dei micro sono troppo piccoli per poter fare delle economie di scala e inevitabilmente si chiede al cliente di pagare per errori di business plan. Pur rispettando il lavoro dei colleghi trovo che non sia più tempo per cui la parola artigianale possa valere un extra price tale da giustificare i prezzi attualmente in vigore. La scelta della bottiglia elegante è motivata da questioni meramente di marketing, per poter dare “allure” al prodotto e giustificare i prezzi richiesti. La scelta di bottiglie personalizzate è la punta estrema di questo concetto. Una bottiglia elegante (?) costa al produttore una cifra intorno a 0,80€ ( a fronte dei 0,23€ di una pari contenuto meno “figa”). Inoltre il peso, normalmente 750-900g/75cc incide su tutti i costi di spedizione. Tale incidenza è di circa il 50-60% dei costi di trasporto del prodotto finito. Credo quindi che abbia ragione Andrea nell’affermare che l’imballo è componente prima del prezzo del prodotto finito.
    2) Non entro nel merito del discorso birra/ vino in quanto non lo ritengo pertinente. Cosa vuol dire, che la birra è il parente povero del vino? Invidia del pene? (auto cit). In quanto alla praticità voglio solo ricordare come la lattina si raffreddi prima del vetro e pertanto non solo consente di bere birra anche in campeggio o ad un concerto (ove il vetro non è consentito) ma anche di bere una birra di qualità dove di solito si beve una ainechen! E per me questo è importante. Da dati ottenuti da The Climate Conservancy per New Belgium, il 28,1% del gas serra connesso al processo di produzione, commercializzazione e consumo della birra è dovuto al raffreddamento sul punto vendita (consumo)!! Ed anche questo non è trascurabile.
    3) Non solo la lattina non è peggio del vetro ma è addirittura meglio per la qualità del prodotto contenuto.
    4) Il riuso del vetro è solo un argomento di marketing. A mia conoscenza solo BEBA usa vetro a rendere. Ma i costi connessi a tale pratica (non solo economici ma anche ambientali) sono molto più grandi di quelli legati al ciclo dell’uso dell’alluminio. Tralasciando il risparmio che si ha nel riciclare alluminio rispetto al vetro, il minor peso e l’incidenza dei trasporti (al bar e ritorno, verso il lavaggio e ritorno) ed il costo ambientale del lavaggio (perché non vengono lavate ad acqua!!!) sono di gran lunga superiori ai costi di trasporto. Il trasporto delle lattine incide il 56% in meno rispetto al vetro considerando solo la CO2 emessa.
    5) Credo che sull’abuso di alcool e sul bere responsabile ci sia una grande ipocrisia. Le campagne di sensibilizzazione pongono l’accento sull’alcool quando parlano di incidenti stradali e tralasciano di considerare fattori quali le macchine potenti e leggere date ai neopatentati, stili di vita pubblicizzati come trendy (la macchina fa figo!!) etc. Io se devo guidare non bevo, ma se voglio sfinirmi ed affogare i pensieri nell’alcool non mi faccio dire se e come fare da nessuno. Se poi le industrie birrarie che usano le peggio porcherie nei processi produttivi sono anche coloro che gestiscono siti che inneggiano al bere responsabilmente allora “ rimango rimasto” cit.

    Trovo bello che ognuno possa decidere in libertà di acquistare in considerazione dei propri pensieri e passioni. Io come produttore faccio una proposta. Se il mercato pagherà avrò visto giusto altrimenti torno a fare il mio con serenità.

    Perlomeno non avrò preso in giro nessuno. Ed è già molto per quanto mi riguarda.

    © BienK
    non ce l’ho fatta.

  28. 1) Non è una domanda da fare a me, ma ai produttori. Però posso darti qualche indizio. Leggi questo post di Lorenzo http://badattitudebeer.blogspot.com/2010/04/ecologico-italian-style.html (la parte sui trasporti). Inoltre, Unionbirrai sta lavorando a una bottiglia unica da proporre ai suoi associati, con l’obiettivo (tra gli altri) di abbattere i costi del contenitore.

    2) Parli di qualità del contenitore, tra bottiglia e lattina non c’è differenza rispetto al fine (conservare il contenuto). Semmai la lattina è pure superiore. Il cartone non ho capito cosa c’entra.

    3) Se ne fai un discorso puramente soggettivo, ok puoi dire quello che vuoi. A te piace la bottiglia fighetta, a me piace spendere per bere bene, non per portarmi a casa il packaging

    4) Il riutilizzo non è una pratica comune in Italia, stop. I se e i ma hanno poco senso.

    5) Eh sì, non hai visto quanti giovani in giro a ciucciarsi lattine su lattine di birra? Dai su… Semmai si devastano di cocktail, che, guarda un po’, non si possono portare in giro, non costano poco e sono consumati al chiuso.

    6) Liberissimo di fare lo snob. Per la precisione, le trovate trendy sono quelle che rendono la birra meno accessibile, visto il prezzo di tante birre ad effetto.

    Comunque ripeto, visioni diverse. Se a te piace il modello elitario d’accordo, ma sono gusti. Inutile cercare motivazioni oggettive contro la lattina.

  29. @Bienk
    non sono ignoranti, si fanno i conti in tasca come tutti.
    è sacrosanto che una birreria cerchi di vendere una birra che altri non hanno così i clienti sono incentivati ad andare li.
    e vale sia per la spina che per le bottiglie.
    poi non dico che non debbano tenere Rochefort e Duvel, ma sicuramente non tengono Whitedog (che tra l’altro è proprio il caso in questione).
    se la Whitedog mi dura 3 giorni alla spina perché non me ne da abbastanza (sarà stato un caso, non so), e in bottiglia la devo vendere a dei prezzi altini e parimenti
    si vende alla Coop….
    io non posso, onestamente, lamentarmi.

    vedo che la politica cmq delle birrerie tende ad allinearsi su due filoni.
    quello che prende quantità (Paulaner e similari) e un po’ di bottiglie e sta attento soprattutto al servizio (spinatura impeccabile, ecc) e quello che tende ad avere spinato e bottiglie difficilmente reperibili fuori.
    ed han ragione, secondo me. se io vado in birreria voglio bere qualcosa che a casa non ho oppure voglio uno che me la spini come Dio comanda.
    ti ripeto: non gridare all’ignoranza di che ha una birreria, semmai forse è la percezione che hai della clientela che è un po’ diversa dalla mia….

  30. Penso che Marcos abbia detto quanto c’era da dire.
    Io penso alla qualità, assaggerò a breve le sue birre e me ne fregherò dell’aspetto fighetto della confezione.
    Sono stufo di regalare soldi al marketing e sono stufo di pagare l’incompetenza altrui.
    Ben venga quindi la lattina, ben venga la possibilità di far fruire prodotti di qualità a fasce di popolazione che prima bevevano sbobba.

  31. urca che casino, devo leggere due pagine. 🙂

    alla veloce.
    – il senso di inferiorità col vino semmai è quello di volersi differenziarsi nei modi di produzione e distribuzione. nel modo di fare marketing stile Tavernello (perdonate la battuta, ma è significativa). cioè rendere la birra priva di caratteristiche culturali ma fruibile (appunto) da chiunque, facilmente ed ovunque.
    a me non piace per niente, sinceramente.

    – bere ai concerti? non ti fanno entrare con le lattine piene (sorpattutto ai festival) e nemmeno con bottiglie di plastica chiuse (ti tolgono prima il tappo).
    poi i bicchieri di vetro te li porti da casa, oppure “sdoganiamo” anche quelli di plastica? o addirittura “a collo” e via?
    oppure pensate che gli stand dentro si mettano a vendere birra artigianale?
    gli costa troppo persino la Leffe….

    – prendo per buono il discorso sul riuso del vetro, e mi documenterò sulla faccenda.

    – ciò non toglie che i SE e i MA sono anche sul ciclo dell’alluminio. vorrei proprio sapere in quanti riciclano alluminio in italia (parlo dei consumatori finali).

    – vedo costantemente bere birra in lattina ovunque. birra industriale, of course.
    si, meno dei cocktail. ma ci sono almeno 3 bar nel centro di R.E. che vendono un sacco di birre in lattina versate dentro plastica… e non è sicuro roba artigianale.

    – A ME NON PIACE LA BOTTIGLIA FIGHETTA. a me piace il vetro. La bottiglia può anche essere banale come forma. se questo incide tanto sul prezzo, è un discorso razionale, ma non ho ancora capito perchè quelle belga (o inglesi) costino di meno.

    – il rischio “omologazione” con l’idea che mi pare di percepire dai commenti lo trovo molto alto.

  32. @Drachen

    non vorrei deviare troppo, poi ognuno coi suoi soldi ci fa quello che vuole. se vivessi di sola birra potrei berne un autobotte alla settimana. il problema è che nel mio paniere compete con tante altre spese, presenti e future, e con l’incertezza dei tempi in cui viviamo (io la conosco bene questa incertezza). anche la michetta quotidiana potrebbe costare 8 euro al kg invece che 3, potrei comunque comprarla ma mi farebbe comunque girare le balle. però potrebbe mettere in difficoltà altri ad esempio… e allontanare altri ancora…

    ti posso dire questo. ieri parlavo con dei ragazzi che hanno un bellissimo pub che vende birra artigianale italiana. non sono in città e propongono prezzi molto competitivi. vogliono alzare un po’ il tiro e sostituire l’ultima via di semi-industriale con un’altra artigianale + due pompe. mi hanno detto chiaro e tondo che per loro è fondamentale riuscire a fare un discorso con qualche birrificio in modo da avere una fornitura costante a prezzi più leggeri: non al livello della semi-industriale, ma da non perderci troppo. altrimenti, delle due l’una: devono aumentare i prezzi e perdono clienti e volumi, oppure si tengono la semi-industriale. resto quindi dell’idea che l’eurello abbia il suo perché

  33. allora proviamo con le virgolette se funziona
    “@Bienk
    non sono ignoranti, si fanno i conti in tasca come tutti.
    è sacrosanto che una birreria cerchi di vendere una birra che altri non hanno così (i clienti sono incentivati ad andare li.)”

    correggo la parte dentro alle parentesi: così possono chiedere qualsiasi prezzo, tanto ce l’hanno solo loro 🙂

    ci sta che tutti vogliano portare a casa la pagnotta (tra un po’ sarò in evidente conflitto di interessi a fare sti discorsi) ma in una birreria paghi anche l’atmosfera, la competenza del gestore, il trattamento ricevuto ecc…
    io trovo al supermercato la Orval a 2 euro ,ma quando esco se vado nel pub dove mi sento a casa, dove scambio due chiacchere col gestore ed altri appassionati di birra, magari c’è pure un po’ di buona musica, la stessa Orval (magari conservata meglio del supermercato) la pago 5 euro volentieri.
    I gestore che si fregia del nome Birreria o Beer Pub che non ti tiene la Orval perchè si trova nella GDO e ti tiene la HY per venderla a 15€ è un ignorante in campo birrario, poi che ne so, magari arriva agevolmente a chiudere i conti di fine anni, bravo lui

  34. p.s. un’altra cosa, visto che sto leggiucchiando sul discorso riuso del vetro (in Germania cmq lo fanno massivamente, boh)… bisognerebbe anche cercare di premiare i birrifici locali, cioè vicino a casa. almeno da un punto di vista della sostenibilità.
    poi è chiaro che gli appassionati vorrebbero bere ogni cosa (soprattutto estera), ma alimentare un concetto di trasporto a distanze lunghe ad ogni costo è molto discutibile.
    ribadisco: il concetto di sfruttare la teoria dell’alluminio per l’impatto ambientale inferiore è marketing sparato tanto quanto la bottiglia a forma di lampada d’Aladino.
    IMHO.

  35. @ marcos

    ” considerare fattori quali le macchine potenti e leggere date ai neopatentati, stili di vita pubblicizzati come trendy (la macchina fa figo!!) etc. ”

    92 minuti di applausi.

  36. @Bienk
    “correggo la parte dentro alle parentesi: così possono chiedere qualsiasi prezzo, tanto ce l’hanno solo loro”

    la birreria in questione ha prezzi normali perchè compra da birrifici italiani e stranieri che gli fanno un determinato prezzo (Birrone, Orso Verde, un tedesco (non ricordo il nome), un belga)).
    è chiaro che sceglie qualcosa che altri non hanno, senza osare cose trascendentali. a volte se la fa fare apposta e gli costa meno che comprarla qui. (e qui mi devi ammettere che il vetro non c’entra niente con la spina….)

    l’altra birreria (spinato + estremo, tipo Mikkeller, BrewDog, Nogne O, ecc) ha prezzi leggermente più alti ma poi in bottiglia ha della roba mai vista e conosciuta e non trovi non dico una Rochefort, ma neanche una Flying Dog (troppo comuni per lui).

    noto un forte contrasto tra il tuo post e quello di SR, evidentemente la pensate diverso. se ad SR l’euro gli fa la differenza e tu dici che pagare una Orval 3 euro in più va bene in birreria mi sorgono pesanti dubbi su tutta l’impostazione del ragionamento iniziale, soprattutto considerando che non compri lattine al pub.

    il gestore in questione non tiene l’Orval ma tiene che so, la Pannepout, la Taras Boulba, la St.Monon, (sto andando a memoria eh, non sto a guardar la qualità della singola birra…) ecc, che cmq non si trovano facilmente nei negozi. e i prezzi sono normali di una qualsiasi bottiglia al pub.

  37. @Drachen
    ecco mi mancava il Km zero. la peggior cazzata che si sia sentita negli ultimi anni.
    parliamo di Km zero di un prodotto le cui materie prime vengono acquistate in mercati esteri. dai coraggio adesso parlaci di come si pianta il luppolo, di come si può coltivare l’orzo , di come un birraio fa la birra con le sue manine sante e prima di andare a letto bacia tutte le etichette non senza aver prima letto loro una favoletta. (dopo aver fatto una stima del prezzo che potrà spuntare con tutte queste cazzate!!).
    scusa i toni Drachen (nulla di personale) ma non comprendo come tu faccia a disprezzare una scelta di maketing (certo la scelta dell’alluminio è marketing) ed apprezzarne altre (magari sei uno di quelli che comprano la birra che ha ascoltato il Led Zeppelin perchè è piu buona!).
    O disprezzi il marketing in toto (e non capisco perchè) oppure disprezzi alcune scelte a prescindere.
    Noi abbiamo scelto di fare prodotto in lattina perchè ci crediamo al punto da assumerci i rischi di impresa (e ovviamente facciamo marketing altrimenti nessuno saprebbe cosa abbiamo fatto). però per fare questo abbiamo pensato e realizzato delle birre che credo, con un po di superbia, siano buone. Poi abbiamo deciso di scegliere la lattina perchè crediamo sia un ottimo contenitore che ha dei vantaggi rispetto al vetro; credo anche che la bottiglia fighetta abbia rotto i coglioni (sopratutto in quanto cavallo di troia per giustificare i prezzi alti) e sopratutto abbiamo progettato e realizzato la linea di riempimento ISOBARICA per le lattine (la prima ed ora unica al mondo di queste dimensioni).
    La scelta non è stata semplice; non è che ci siamo detti “oh dai facciamo le lattine che così se ne vendono un sacco”, bisogna far sapere cosa pensiamo e spiegarne i vantaggi.
    L’investimento fatto è molto grande e nonostante tutto alla fine di tutto questo proponiamo una birra a 1,92€ (IVA compresa).
    Poi se sei snob come affermi fa come ti pare ma i fatti sono quelli che ho già elencato.

  38. è un po’ inutile che parti con “scusa i toni” se poi sembra che ti abbia tamponato l’auto 🙂

    non è affatto vero che disprezzo il marketing in toto e cmq se la bottiglia figa mi alza di 1 euro il prezzo allora ho da ridire anche io.
    ma il discorso non è bottiglia-figa (l’avete tirata fuori voi), ma vetro vs lattina.
    a me non piace come viene impostato quel marketing per il messaggio che ne consegue e che credo non sia in linea con quello che sia la mia idea di cultura della birra.
    già il fatto che dici che l’idea è berla nei campeggi e ai concerti è lontano anni luce da come io bevo la birra e di come ritengo debba essere apprezzata e bevuta.
    me lo vedo farmi una ottima IPA o similare in un pomeriggio afoso mentre suona una death metal band dentro un bel bicchiere di plastica….. brrrrrrrrrrr….

    oguno ha i suoi gusti e per me quello non è bere birra.
    rispetto le vs. opinioni e chiudo. 🙂

    p.s. se tu mi contesti la mia analisi perché vetro che costa di più a trasportarlo rispetto alla lattina, io ti posso dire che l’orzo costa meno trasportarlo che la lattina? si? grazie.

  39. @Drachen

    ti sconvolge il fatto che io e Bienk abbiamo ognuno un cervello tutto suo?

    per me una Orval a 5 euro in locale è un po’ costosetta indipendentemente dal fatto che ci sia o meno alla GDO. sarebbe costosetta anche se fosse una XX Bitter

  40. @Drachen
    Per me uno dei momenti più alti della mia carriera da appassionato è stato alla festa del Macche, mentre mi bevevo una birra artigianale (non ricordo quale, forse era proprio una IPA) rigorosamente in plastica ascoltando il concerto degli Icon of Sin.

    Giusto per sottolineare la visione diversa che abbiamo 🙂

  41. @Drachen

    Mi pare ci sia un po’ di confusione.
    Vetro vs Lattina.
    Vantaggi del vetro :

    – Fighettosità (e a te non interessa)
    – Altri?

    Se come ti è stato spiegato, la lattina non comporta carenze qualitative.
    Se a te l’immagine non c’entra (come hai affermato poco sopra).

    Il problema qual’è? Che forse la birra costa di meno e non siamo più i soliti quattro elitari che la conoscono ma c’è la possibilità di sdoganarla alla massa?

    Sarebbe un problema questo?

    Tu parli di lattina a canna. Però nessuno vieta di farsi a collo una bottiglia di vetro e nessuno vieta di usare un bicchiere di carta per bersi la Rochefort.
    La cultura non si diffonde certo tramite una confezione (che sia lattina o bottiglia)..

    Quindi.. in sintesi.

    Perchè la lattina no?

    In questo punto sino a ora non sei stato chiarissimo..

  42. ps, scritto di fretta e al lavoro….

    Dicevo comunque, se a te l’immagino non importa…. ecc.. ecc..

  43. “La cultura non si diffonde certo tramite una confezione (che sia lattina o bottiglia).”

    io dico di si, è un messaggio che viene veicolato. eccome.
    come è un messaggio il modo in cui la birra viene servita.
    come è anche un messaggio di “fighettosità” la bottiglia di vetro dalla forma strana (come giustamente fate notare) ma anche la lattina veicola un messaggio (di fruibilità e metodologia).
    la mia obiezione è in primis culturale, non utilitaristica.

  44. @Drachen
    Ma secondo te è “culturale” che la birra sia vista come un prodotto elitario?
    O è più “culturale” che esista la possibilità di proporla come alternativa alla birra di tutti i giorni? (con le ovvie differenze, anche di prezzo)

  45. D:”la birreria in questione ha prezzi normali perchè compra da birrifici italiani e stranieri che gli fanno un determinato prezzo (Birrone, Orso Verde, un tedesco (non ricordo il nome), un belga)).”

    qui va il mio applauso , guarda caso sono tra gli italiani coi prezzi più bassi (ce se ne strafottono del concetto di elite), che ti permettono di lavorare senza chiedere salassi agli avventori

    D:”è chiaro che sceglie qualcosa che altri non hanno”

    è una sua scelta, comprensibile, per differenziarsi

    D:”l’altra birreria (spinato + estremo, tipo Mikkeller, BrewDog, Nogne O, ecc) ha prezzi leggermente più alti ma poi in bottiglia ha della roba mai vista e conosciuta e non trovi non dico una Rochefort, ma neanche una Flying Dog (troppo comuni per lui).”

    e qui mi sembra una stronzata,ma non perchè a me non piacciano le cose estreme o i birrifici in questione, ma perchè secondo me i capisaldi,gli standard (Orval, Rochefort, Saison Dupont, De dolle ecc…) van comunque tenuti, non puoi suonare della fusion o del free jazz se non sei capace di suonare “A night in tunisia” “Round midnight”, gli standards appunto.

    poi se mi dici che nel giro di 100 metri ha altri 3 pub con le irrinunciabili belghe allora ritiro tutto, si differenzia per sopravvivenza

    D:”noto un forte contrasto tra il tuo post e quello di SR, evidentemente la pensate diverso. se ad SR l’euro gli fa la differenza e tu dici che pagare una Orval 3 euro in più va bene in birreria mi sorgono pesanti dubbi su tutta l’impostazione del ragionamento iniziale, soprattutto considerando che non compri lattine al pub.”

    qui ci ho capito poco, in generale faccio fatica ad esser responsabile per quello che dico io,figuriamoci per quel che dice Ricci 🙂

    i miei ragionamenti derivano dal fatto che in usa ho bevuto ottime birre in lattine di nuova concezione, in danimarca e da poco pure in inghilterra si trovano birre di qualità in lattina e se mai riuscirò ad aprire sto cazzo de negozio le prenderò anche solo per il valore di “cavallo di troia” della lattina (aiutata da questi prezzi) nella testa di chi ha sempre bevuto pisco ma ha qualche curiosità riguardo le artigianali e poca voglia di imbattersi in seriose degustazioni formali , packaging disorientanti che pare ci sia l’ambrosia dentro 😀

  46. @Andrea
    non è il caso di creare tradizione e conoscenza invece di ragionare su una falsa dicotomia plebe/elite?
    vendere più birra non significa fare cultura.
    si può avere un equilibrio tra le esigenze del birraio e la diffusione della cultura birraia? Unionbirrai e MoBi sono obsoleti? parliamoci chiaramente allora.
    a cosa servono se tutto va bene e quello che conta è la qualità della birra che
    il cliente SICURAMENTE riuscirà a riconoscere?

    cosa significa “birra di tutti i giorni” ?
    significa andare a lottare su quelle fasce di mercato e metodologie di consumo in mano alle multinazionali? boh.
    ti fidi ciecamente del gusto dello sbevazzone al punto da credere che un domani
    comprerà la tua birra da quasi due euro invece di una heineken?
    poi magari gli fa pure schifo perché non abituato al gusto della birra artigianale.

    io continuo a bere birra dal vetro e nel vetro, versata possibilmente alla temperatura giusta e nel bicchiere giusto (se ce l’ho).
    poi mi adatto anche alla plastica e alla lattina, ma è ADATTARE. ovvero “in mancanza d’altro”.

    sono estremista, perdonatemi 🙂

  47. @Drachen
    Non è un discorso di dicotomie, ma di accessibilità. I fatti dimostrano che i pub sono i luoghi in cui si riesce ad attirare un numero maggiore di curiosi (a parte i festival, che rimangono però eventi estemporanei) e magari “convertirli”. Ciò è possibile perché una pinta di artigianale costa (costava) quanto una di Tennent’s: a parità di prezzo permetti al consumatore di scoprire qualcosa di nuovo… se poi dietro al bancone c’è anche chi fa comunicazione, allora sei a posto.

    Parli di tradizione e conoscenza. Beh la tradizione insegna che la birra è un prodotto accessibile, popolare, semplice. Non una bevanda d’elite da proporre nei ristoranti di alto livello. Parli poi di conoscenza, ma la conoscenza deve essere accessibile…

    Io mi fido del gusto dei consumatori, che non capisco perché debbano per forza essere “lo sbevazzone di turno”. So che alcuni quando assaggiano birra artigianale non tornano più indietro, altri invece concepiscono solo il modello Peroni… Ognuno hai suoi gusti, ma sarebbe bello che ognuno possa sperimentare. Ah poi ci sono pure quelli che riconoscono la superiorità della birra artigianale, e che magari la berrebbero tutti i giorni, ma sono spaventati dai prezzi e dalla bottiglia chicchettosa.

    Vabbè mi fermo qui va 🙂

  48. @ Drachen

    Giuro, non capisco.
    Preferisci pagare 2 euro minimo al litro in più, per avere lo stesso identico prodotto, solo per una questione di “culturale”.

    A me pare masochismo, che di “culturale” ha ben poco.

    Poi, de gustibus.
    Conosco persone che collezionano libri antichi, con copertine super decorate e raffinate e pagano oggettivamente di più quel libro. Però loro guardano più al collezionismo, alla confezione.
    Ma a me interessa il testo, il contenuto.
    Quindi se mi creano in “tascabile economico” un capolavoro, quel capolavoro resta tale.
    E magari se ne vendono qualche copie in più.
    Non tutti capiranno quel capolavoro, ma secondo me meglio tentare di diffondere la “cultura” che tenerla chiusa in costose (ma belle se vuoi) scatole.

  49. Straquoto andrea turco msg 48.
    Parlate di cultura ma poi dite che la birra artigianale è (o deve essere, non si capisce bene) un prodotto elitario, che non si può bere una ipa da 33cl al sol leone di agosto direttamente in bottiglia, o una bella blanche versata in un bicchiere di plastica sul praticello il primo maggio. Cosa dovrei bere allora in quelle occasioni???????
    La birra, come il vino, è un prodotto popolare a basso costo.
    Secondo me siete rimasti vittima del markkkketing e della moda voi stessi…..
    Iniziando proprio dalla bottiglia da 75 cl dalla forma accattivante che ne è il classico esempio.
    Questo formato poi è fin troppo usato nel nostro paese, mentre formati più piccoli
    come il tradizionale 33 cl sono molto più usati dai produttori stranieri.
    Basta entrare in un beer shop per rendersene conto.

    Quindi ben venga la lattina, formato accessibile alla singola bevuta, e si spera anche minor costoso.

  50. Giuseppe Del Giudice

    Costoso o no preserisco bere,anzi meditare una buona birra artigianale rigorosamente in vetro !!!

  51. @ Giuseppe.

    Che mestiere fai?

    Perchè qua o siete tutti negozianti/birrai (e allora capisco la spinta verso i prodotti cari), o la crisi di cui mi parlano tutti (e in un certo senso vivo anch’io da part-time impiegatizio) deve essere una classica leggenda metropolitana..

  52. Dopo aver letto velocemente tutto (magari ho saltato qualcosa per sbaglio) vi dico che per esperienza di vendite le lattine cmq subiscono un calo, non c’è niente da fare, ma non per questioni di elite è che noi siamo un popolo così, attento alle apparenze…poi io per il beershop le lattine le prenderò e le spingerò, ma vi assicuro che non ne venderemo tante quanto il vetro c’è poco da fare. E’ già successo per le birre inglesi che abbiamo già in lattina da 50cl a 2,5 euro e non vanno a fiumi…certo è una birra inglese e più “difficile” da bere ma chi le prende cmq mi dice che se le beve a casa nel bicchiere di vetro. Io direi che l’importante è che sia buona dentro e che con il tempo non subisca cambiamenti negativi, per il resto staremo a vedere. Certo io la lattina a canna non mela bevo mi da proprio fastidio, il vetro già un po di meno, ma son questioni personali. Per quanto riguarda il prezzo speriamo di fare bene con lo sfuso con le birre di Leo.
    A presto, Mi.

  53. @Dottorsqualo
    ho bevuto un Chianti Classico Riserva tra le colline omonime lo scorso giugno
    ed era l’una di pomeriggio. Orribile. Non il Chianti ovviamente, ma un vino del
    genere non lo puoi bere se c’è troppo caldo. E’ come bere una limonata ghiacciata il 2 di febbraio.
    La birra invece puoi berla? No. E’ la stessa cosa. Una birra molto gradata se c’è caldo ti fa venire ancora più caldo.
    Se proprio devo bere birra col caldo torrido, bevo qualcosa di rinfrescante.
    E qui giungiamo al nocciolo della questione: perchè devo bere una birra artigianale da due euro, in lattina, portandomela da casa, pensando a refrigerarla, quando magari sul posto mi vendono la Corona allo stesso prezzo (o più basso)?
    Quale scelta pensate farebbe un consumatore medio, e non un appassionato-deviato? 😉

    @Davide M
    io faccio l’impiegato (repetita juvant) ma i prodotti alimentari sono gli ultimi sui quali risparmio. se proprio proprio prendo due birre in meno e le altre me la bevo come
    si deve. eccheccazzo (scusate)… ma allora buttiamo nel cesso le guide, le degustazioni, i bicchieri adatti allo stile, ecc.
    quello sarebbe fare cultura? è come dire che il Tavernello fa cultura sul vino.
    E non si può pensare che la cultura non sia fatta anche di FORMA.
    Rendere una cultura accessibile a chi non ha i mezzi per comprenderla non è diffonderla, è regredirla. E’ come far vedere 2001 Odissea nello Spazio a qualcuno
    che sino a quel momento ha visto Vanzina. Lo può capire? No.
    Allora cosa doveva fare Kubrick? Mettere due tette in copertina?
    Questo è, estremizzando, il discorso che state facendo.
    Se ci si basa sulla sostanza, sull’utilitarismo netto, allora van in mona anche tutti quelli che si fanno il mazzo per diffondere un minimo di educazione sensoriale.
    Disapprovo fortemente.

    @Andrea T
    Sono perfettamente d’accordo sulla prima parte, ed è per questo che nei pub la birra te la danno (o dovrebbero dartela) col bicchiere giusto e alla giusta temperatura oppure spinata bene.
    Un tempo i miei amici bevevano anche nella plastica, adesso hanno smesso.
    Se possono e se non sono ad un concerto (dove pigliano quello che c’è, non se lo portano certo da casa) se la bevono nel vetro e cercano di versarla anche bene.
    Loro si sono appassionati “da soli”, come me del resto (anche se io poi ho fatto il corso base di Unionbirrai).
    Ma appassionarsi, appunto, è documentarsi.
    Siccome son documentati non puoi fargli passare il fatto che “nel bicchiere di plastica è ok”, “a collo è ok”.
    Il fatto che la birra non debba essere ai ristoranti è un limite culturale, non una
    cosa di tradizione. Tra l’altro la sperimentazione negli abbinamenti cibo-birra è piena di soddisfazioni (tra l’altro qui da me qualche ristorante lo fa già).
    La tradizione non è certo quella dell’Antica Roma che vede la birra come la bevanda del volgo. E’ l’Italia che ha questa concezione per via del vino.
    Come fa ad essere “easy” la birra quando la più grossa associazione di consumatori in UK è nata per difendere la Real Ale. Una bevanda EASY nn ha bisogno di associazioni a difenderla e promuoverne un valore culturale.
    La Cola non ha bisogno di essere difesa e nemmeno il Succo d’Arancia.
    Quello che passa dai discorsi fin qui, lattina o non lattina, è che la birra è come la Coca Cola… o no?

  54. @Drachen
    Faccio fatica a seguire tutto, non per colpa tua, ma perché sono costretto a leggere rapidamente.
    Giusto un paio di precisazioni:

    – Non dico che la plastica deve essere la norma, è chiaro che non è così. Ma se capita, chi se ne frega, uno non fa drammi. Era una provocazione per sottolineare una diversa concezione di birra artigianale.

    – Il massimo sarebbe trovare una birra artigianale a un concerto, senza dovermela portare da casa. Anche qui si tratta di un’estremizzazione, però non sarebbe male pensare che la birra artigianale possa sdoganarsi da quelle riserve che sono i beershop e i pub specializzati

    – Se tu conosci Kubrik è perché a un certo punto hai avuto la possibilità di conoscerlo, quando magari avevi altri gusti. Penso che nessuno di noi abbia iniziato a bere birra artigianale senza essere passato prima per quella industriale… secondo la tua visione, saremmo tutti rimasti a bere Peroni visto che la cultura non deve essere accessibile

  55. @Drachen
    La cosa incredibile è che parli senza aver nemmeno assaggiato la birra in lattina oggetto del post.
    è un processo al contenitore o al contenuto?
    il contenitore non ti sta bene e la cosa mi può anche trovare daccordo .
    ma credi davvero che bere una birra in bottiglia servita con tutti i crismi sia sinonimo di cultura?
    e poi che cazzo è sta cultura? essere capaci di riconoscere uno stile birrario? saper riconoscere i difetti? appassionarsi alle scelte di un birraio?
    oppure cultura è per esempio “terroir” parola vergognosa che alcuni dei miei colleghi stanno cercando di vicariare dal mondo del vino per giustificare un prezzo piu elevato?
    per quanto mi riguarda sono convinto che la cultura non sia una cosa da tenere in serbo per i salotti buoni e per le serate in cui voglio fare il figo sorprendendo la squinzia di turno mostrando come sono bravo a descrivere la birra che le sto servendo.
    la lattina è solo il contenitore.
    per me la birra deve dissetarmi deve essere buona e costare il giusto.
    il resto sono cazzate ammantate di cultura.
    kerouac, salinger o bukowsky non sono cultura? eppure nei loro libri parlano di bevute fatte in libertà senza tanta attenzione allo stile.
    privilegiare il gesto rispetto alla sostanza dell’atto è solo snobismo e mi sembra che qui si stia parlando di questo non di cultura.
    personalmente la cultura (questa cultura) mi ha rotto i coglioni.
    preferisco l’incontro tra le persone. ma un incontro vero in cui le persone siano in primo piano non sfuocate, viste attraverso un bicchiere.
    la birra è un mezzo, non può essere il fine.
    o no?

  56. @Andrea T.
    – non faccio drammi nemmeno io, ma non mi si deve veicolare quel messaggio
    da chi per primo produce birra artigianale.
    non mi si deve venire a dire “è buona lo stesso nella plastica”, mi si deve dire “è molto meglio nel vetro”.

    – certo grazie, se costasse uguale niente da dire. ma questo sdoganamento tenderebbe a uniformare le proposte, a fare un prodotto per essere bevuto in grandi quantità. quello che rende speciale invece la birra artigianale è la varietà che è ancorata (piaccia o non piaccia) a produzioni limitate e con una distribuzione non capillare. preferisco sbattermi per ordinare la birra che non trovare più uno stile di birra che non vendeva abbastanza, capisci?

    – ho conosciuto Kubrick non certo grazie a Vanzina però! :))
    deve nascere un interesse a documentarsi sulla birra che viene dalla comunicazione corretta su come andrebbe versata e bevuta. io credo sia molto più importante
    stimolare una curiosità “intellettuale” rispetto ad una cieca fiducia sul gusto del consumatore. il consumatore libero di scegliere è una favola su cui le corporations hanno fatto soldi a palate: il consumatore è un bamboccio plasmabile se non gli si forniscono i mezzi culturali per sviluppare il senso critico. il gusto va formato, e la birra artigianale dovrebbe andare nella direzione di diffondere formazione.
    il mio interesse per la birra nasce nei pub, quando già dal menu vi è una comunicazione su quello che si andrà a bere.
    il mio interesse nasce da un collega che mi ha spiegato come si doveva versare le birra e perchè il gusto cambiava rispetto a berla direttamente dalla bottiglia.
    se c’è interesse, il cliente è già catturato.
    non nasce un interesse grazie a lattine (o bottiglie) accattivanti e “giovani”.
    scrivere “birra artigianale” o scrivere “birra buona” è la stessa cosa: sono due slogan.
    solo uno che sa cosa è la birra artigianale riesce a fare un distinguo.
    il cliente quindi andrebbe formato in quel senso, e secondo me (ripeto) scendere sul piano del marketing industriale è un errore.

  57. @Drachen
    Su alcune cose concordo. Su altre no, ad esempio non capisco perché l’interesse può nascere solo da bottiglie ricercate e non da lattine “giovani”. Ad es a Brewdog si possono “rimproverare” alcune cose, ma se ha un merito, è quello di aver svecchiato la base di consumatori, avvicinando le nuove leve, non solo in patria.

    Se non posso innanzitutto berla, me ne frega poco di cosa è una birra artigianale, di come si versa o di come è fatta. E’ il primo contatto che bisogna creare, poi ripeto, c’è chi si vorrà informare, chi tornerà a bere Heineken e chi passerà i pomeriggi a ciucciare a canna una Blanche de Namur perché fa figo. Se prima di assaggiare, arriva uno e mi fa un pippone così sul metodo di servizio, sul bicchiere più adatto e sugli stili del mondo, mi passa la voglia di bevermela sta cazzo di birra 🙂

    Sono d’accordo che senza una guida, senza una comunicazione corretta, la curiosità intellettuale non viene alimentata. Ma la scintilla nasce dopo il primo assaggio, che può anche avvenire per caso (come spesso capita). Aumentare i canali di accesso significa aumentare le possibilità di conoscenza.

    Vabbè va, mi sa che stiamo anche perdendo di vista il tema di partenza. Vado a magnà…

  58. @Drachen
    Voglio dedicarti il testo di un pezzo degli Area che a me piace molto.

    “C’era una volta una mela a cavallo di una foglia.
    Cavalca, cavalca, cavalca
    insieme attraversarono il mare.
    impararono a nuotare.
    Arrivati in cima al mare, dove il mondo diventa mancino, la mela lasciò il suo vecchio vestito e prese l’abito da sposa più rosso, più rosso.
    La foglia sorrise, era la prima volta di ogni cosa.
    Riprese la mela in braccio, e partirono.
    Giunsero in un paese giallo di grano pieno di gente felice, pieno di gente felice!
    Si unirono a quella gente e scesero cantando fino alla grande piazza.
    Qui altra gente si unì al coro.
    “Ma dove siamo? ma dove siamo?”
    Chiese la mela.
    “Se pensi che il mondo sia piatto allora sei arrivata alla fine del mondo. Se credi che il mondo sia tondo allora sali, e incomincia il giro tondo!”
    E la mela salì, salì, salì, salì, salì.
    La foglia invece salutò, salutò, salutò.
    Rientrò nel mare e nessuno la vide più.
    Forse per lei, mah, il mondo era ancora piatto.
    ….Vicino al mare dove il mondo diventa mancino….Se credi che il mondo sia tondo, allora sali,sali! E incomincia il giro tondo!”

    tu sei mela o foglia?

  59. Prima citavo la surly per scherzare ma invece quel birrificio ci propone l’esempio migliore: per scelta alcune birre che produce sono disponibili solo in lattina, ma sono birre così riuscite, amate e ricercate, che il contenitore non ha influito in alcun modo sul successo del contenuto.
    Probabilmente se esistesse la stessa birra in bottiglia preferirei quest’ultima versione, ma non c’è e quindi non c’è da porsi nemmeno la questione.

    attualmente in lattina non sono disponibili così tante “craft” birre che valga la pena di comprare; questo potrebbe essere il problema alla fine.

    e non stiamo certo parlando della birra della lidl in bottiglie di plastica…

    Per come la vedo io però, se devo bere una birra dalla bottiglia o dalla lattina, giusto per dissetarmi, non penso valga la pensa spendere di più per una birra di maggiore qualità: nell’esperienza si perderebbe molto del valore aggiunto che sto pagando.

  60. forse perchè la Co*ona è piscio? 🙂

  61. @marcos
    al contenitore ovviamente. la birra potrebbe essere anche la Westvleteren.
    il discorso non cambia di una virgola.

    “ma credi davvero che bere una birra in bottiglia servita con tutti i crismi sia sinonimo di cultura?”
    si. anzi SI.

    “e poi che cazzo è sta cultura? essere capaci di riconoscere uno stile birrario? saper riconoscere i difetti? appassionarsi alle scelte di un birraio?”
    certo anche quello. è sia quindi una certa conoscenza della birra e del mondo birrario, sia la capacità di comprendere il valore di quella conoscenza. rispettare le proprie tradizioni alimentari va di pari passo col rispettare quelle altrui. quindi ovviamente rispettare le tradizioni della birra quando possibile.
    non c’entra un cazzo il salotto. non c’entra nemmeno il dissetarsi (non tutte le birre dissetano, se no andremmo avanti con due-tre stili e morta li).
    vuoi una giustificazione? mi fa schifo l’omologazione alimentare.
    rendere una cosa FACILE è il primo passo per fare omologazione.

    “kerouac, salinger o bukowsky non sono cultura? eppure nei loro libri parlano di bevute fatte in libertà senza tanta attenzione allo stile.”
    cazzo c’entra? quella è letteratura, non cultura della birra. allora io dovrei ubriacarmi di vodka liscia perché lo dice Bukowski? ma che ragionamento è???? 🙂

    “privilegiare il gesto rispetto alla sostanza”
    io non privilegio il gesto rispetto alla sostanza. io voglio entrambi.
    li pretendo soprattutto da un artigiano.
    certo che la forma è importante.
    la cultura è anche forma, tutto ciò che è tradizione è forma.
    in Giappone ad una affermazione come la tua ci riderebbero sopra, eppure fan birra
    anche loro mi pare ed anche buone. non solo: sono campioni nel whisky. pensi ti verserebbero un whisky col ghiaccio perchè al cinema si vede il figo che lo fa?
    ovvio che no.
    c’è del sacro nel lavoro artigiano… e chi conosce la storia della birra non dovrebbe
    meravigliarsi più di tanto.
    ogni popolo ha le sue etichette anche nel mangiare e nel bere.
    sono cose che van difese.
    non c’è nessuna legge IGP o DOP per le birre, per vari motivi, ma se non sono
    gli appassionati a difenderne la cultura chi lo deve fare?
    io non sono ancora così americano, mi dispiace. anzi, disprezzo profondamente
    quando gli americani vengono qui e si mangiano primo, secondo e pane tutto insieme mescolato (visto coi miei occhi). datemi dello snob (io preferisco romantico), pazienza…

    certo che la birra è il fine, io la birra la bevo anche da solo. ma che scherziamo adesso?
    non necessariamente mi serve per avere “incontro” tra persone.
    a volte incontro persone bevendo acqua. embé?
    e poi le ubriacature solitarie di Bukowski in questo caso non van più bene? 🙂

  62. @Drachen

    Mi dispiace ma non sono d’accordo.
    Tu continui a mischiare le cose, facendo molta confusione.
    Una birra in lattina non mina assolutamente la qualità.
    Io mi compro la birra in lattina, e poi la servo a temperatura corretta nel bicchiere corretto. Punto.
    Se mi proponessero di berla nel bicchiere di plastica, che sappiamo tutti degrada il prodotto, spendo l’euro in più. Ovvio.
    Qui stiamo parlando di avere lo stesso identico prodotto spendendo di meno e (cosa che mai guasta) inquinando di meno.
    A me sta bene, cazzo se sta bene.

    Uno dei problemi che ho io quando parlo di birra a chi di birra non capisce, è l’accusa che subisco di essere il classico “radical-chic”, che tanto per darsi un tono intellettuale parla di sapori, di gusto, di bicchieri e altre fighetterie che l’inesperto non capisce.

    A me però viene facile spiegare perchè uso un tal bicchiere rispetto l’altro, viene facile spiegare (soprattutto dopo l’assaggio) perchè incenso tal prodotto rispetto all’altro.
    A te questo passaggio non potrà mai venire, perchè la bottiglia è poco più di un capriccio estetico che al prodotto non darà nulla.
    Io riuscirò a diffondere la birra artigianale, tu farai fatica.

    E ricordati che finchè saremo quattro gatti a bere qualità, la beck’s di turno spadroneggerà tra le folle e ci costringerà a sentirci sempre i soliti quattro gatti “unti dal signore” ma che parlano “arabo” al consumatore comune (e ovviamente essendo 4 gatti, avremo il potere di domanda, sui prezzi, di 4 gatti).

    Io da questa “semi-clandestinità” vorrei uscire, e se la lattina può aiutare in questo, ben venga.

  63. @BienK
    per molti la Corona è dissetante. per riconoscere il piscio non basta la bocca, ci vuole un minimo di conoscenza.

    ti ha poi risposto INDASTRIA:
    “Per come la vedo io però, se devo bere una birra dalla bottiglia o dalla lattina, giusto per dissetarmi, non penso valga la pensa spendere di più per una birra di maggiore qualità: nell’esperienza si perderebbe molto del valore aggiunto che sto pagando.”

    condivido al 1000%. il nocciolo pratico è questo.

  64. @Davide M
    veramente siete voi che avete aperto il Vaso di Pandora, ma cmq va benissimo così.
    io sto criticando il mezzo della lattina come veicolo culturale, poi dopo si è andati a parare sulle diverse filosofie sul nostro modo di consumare birra.

    “Io mi compro la birra in lattina, e poi la servo a temperatura corretta nel bicchiere corretto. Punto.”
    benissimo. mi spieghi allora perchè ha preso piede solo negli USA?
    sull’inquinare di meno ho ancora qualche riserva, visto che da molte parti si dice diversamente. mi pare che la citata Danimarca riusi il 98% delle bottiglie, vorrei chiarimenti.

    è verissimo il tuo discorso sulla difficoltà di diffondere la birra artigianale, ma se è per questo è difficile diffondere ogni idea che non si basi su un vantaggio misurabile col bilancino. questo è un limite del ns. tempo, ma io sono molto fiero del mio animo Donchisciottesco 🙂

    voi vi preoccupate di una scena che è esplosa, con tutti i se e i ma e i limiti….
    vi faccio un esempio scemo: io ascolto heavy metal, se il metal diventasse di massa
    mi comincerei seriamente a preoccupare. io credo che la birra artigianale non sarà mai alternativa alla Peroni, ma complementare. non sarà mai “per tutti”, al massimo
    sarà per una minoranza più consistente di adesso. e mi va benissimo così.

  65. @Drachen
    io mi fermo qui però tengo a fare una chiosa:
    “cazzo c’entra? quella è letteratura, non cultura della birra. allora io dovrei ubriacarmi di vodka liscia perché lo dice Bukowski? ma che ragionamento è???? ”
    Leggi questa piccola frase di Bukowsky
    “There was nothing really as glorious as a good beer shit – I mean after drinking twenty or twenty-five beers the night before. The odor of a beer shit like that spread all around and stayed for a good hour-and-a-half. It made you realize that you were really alive.”
    Il fatto è che lui viveva davvero così non era fiction. Ed è il modo che piace a me.
    Invece la cultura di cui parli tu é fiction é solo “grattatina di maroni” e c’è chi ancora ci crede.
    paga quello che vuoi bevi quello che vuoi ma non pretendere di sentirti migliore di chi invece non la pensa come te.
    e poi a me i giapponesi stanno sul cazzo.

  66. @marcos
    resta cmq letteratura.
    lui è uno scrittore, non un esperto di birra. quindi va benissimo così e va benissimo che ci sia gente come lui.
    ma per frotuan che c’è ancora chi ci crede nella tradizione, e meno male. altrimenti avremmo solo McDonald e Starbucks anche qui.
    poi se salterà fuori uno scrittore fico che beve Frappuccino lo sdoganeranno.
    d’altra parte ogni cazzata che viene da la per noi è così cool.

  67. @Drachen
    Secondo me dovresti iniziare a goderti le cose senza troppe pippe mentali, in parte mi trovo d’accordo conn quello che dici…Cioè, se godo nell’ascoltare Diabolical dei Naglfar non mi sto a preoccupare se tutto il resto del mondo lo ascolta o se “percepisce” le stesse cose che “percepisco” io…A me sembra che si sta degenerando in una sorta di “mostritudine” che porta tanta gente a ficcare il naso in un bicchiere per minuti interi, facendo esclamare “senti che bel sentore di tostato” dopo cinque minuti di sniffamento di una Imperial Stout, quando in realtà non si è in grado di capire nemmeno se la pasta del ristorante sotto casa è fatta col ketchup…Stiamo perdendo la percezione del godimento, e in parte mi sento responsabile.

  68. La prima artigianale italiana in lattina…
    L’inizio di una bella avventura.
    Un’impresa non da poco, anche a livello di investimenti.
    Ma per quanto riguarda la distribuzione? Ho letto sul sito che la scelta aziendale è di puntare su una vendita diretta ai locali e ai privati. Speravo si potesse arrivare nei supermercati… altrimenti che bevanda popolare è?

  69. non ci posso credere non ci posso credere non ci posso credere non ci posso credere
    69 messaggi per articolare il pensiero che in un mondo ideale qualcuno vorrebbe bere solo dalla bottiglia, ma con filiera corta e recupero del vetro lavato con piscio degli angeli (su questo mondo le bottiglie sono lavate con soda caustica, quando rientrano in fabbrica)

    marcos, io la lattina la voglio provare, da tempo

    a mio giudizio è un’impresa intelligente (perché va a incidere nel meccanismo competitivo del mercato sul lato del prezzo e della diversificazione di prodotto), creativa (quanto a artwork tra i due contenitori non c’è paragone, a vantaggio della latta), quantomeno coraggiosa dai

    se anche solo garantisse di non trovare quelle n. bottiglie andate perché ossidate per via dei tappi non perfetti, sarebbe già fantastico

    metto insieme un paio di amici e faccio un ordine collettivo
    poi commenterò sul contenuto
    ma sin d’ora non mi sento per niente ma per niente sminuito nella mia coscienza di consumatore consapevole dal fatto di prendere in mano e vuotare nel bicchiere della birra artigianale da una lattina (perbacco, stiamo parlando di birra fatta con passione da persone umane, non da angeli, divinità greche o jedi, manteniamo i piedi per terra)

  70. @Colonna
    eheheh! grandi i Naglfar 🙂 Vittra è geniale.
    se però tutti ascoltassero Naglfar, i Naglfar starebbero facendo musica più facile e meno ricercata, probabilmente simile a quella di LadyGaga. 😛
    non si può proporre qualcosa di nicchia con le metodologie della grande distribuzione o delle multinazionali. perché alla lunga o arrivi a snaturare il tuo prodotto oppure vieni spazzato via.

    se nel metal non ci fossero stati pubblico e artisti che non hanno mai accettato compromessi (anche di marketing), oggi come oggi avrebbero tutti fatto la fine dei Metallica.
    il fatto che nel metal ci sia ancora una forte identità (fa il paio con tradizione) è uno dei motivi principali della sua longevità nel mercato musicale.
    il metal è il genere musicale che storicamente subisce meno le crisi del mercato.
    e questo vale per tutti i settori di nicchia. anche i fumetti seguono circa la medesima logica.
    per me si piglia un granchio a voler sfidare l’industria sul suo campo.
    e se anche è sbagliato il concetto “bottiglia-figa = +2 euro” , è altrettanto vero
    che differenziarsi è quello che ti tiene su.

    nemmeno io mi metto a fare degustazione al pub. ma dico, un minimo di godimento che vada al di la del “ah sbevazzamo fin che il fegato regge”, con la giusta tranquillità e prendendosi il tempo necessario, no?
    dobbiamo per forza fare della birra il “mezzo” come ho sentito dire prima?
    non è infine un controsenso sostenere la socializzazione della birra e poi ribadire
    che bisogna fregarsene di quello che percepiscono gli altri?
    non è anche socializzante condividere le diverse impressioni che si hanno dal bicchiere?

  71. @Drachen

    Secondo me un prodotto può essere spettacolare o meno a prescindere dal suo pubblico.
    Ritengo geniale B.B. King che ha tutt’ora un pubblico vastissimo come ritengo una merda LadyGaga da te citata (e che pure lei ha un milioni di dischi venduti).
    Discorso simile per Muddy Waters o John Lee Hooker. (si vede che ascolto blues? ).
    Secondo me l’unico giudice dovrebbe essere il nostro palato, che solitamente ragiona grazie alle papille gustative del dolce, amaro.. ecc.. piuttosto a fattori di contorno (come è confezionata, come è diffusa, ecc… ).

    Poi se si vuole fare a tutti i costi gli intellettuali che debbono per forza essere isolati e tra i pochi a gustarsi un prodotto introvabile e raro, basta dirlo.

    Un birrificio sconosciuto collocato in tanta mona che fa una birra solo il 29 febbraio danzando nudi intorno al fermentatore e con bacche amazzoniche raccolte solo durante la luna piena lo si trova volendo..

    Alcuni hanno fatto soldi solo per questo… 🙂

  72. Be’, le one-day beer esistono davvero (Dark Lord, Black Tuesday). Introvabili e rarissime senz’altro, ma tutt’altro che “intellettuali”. Sono tra le migliori al mondo, e a leggere in giro recensioni non sembra proprio una semplice questione di hype o di mito…

    Sul discorso lattina-vetro: fermo restando che la cosa migliore l’ha detta INDASTRIA (cioè che se sono costretto a bere a canna o a collo la qualità diventa secondaria), secondo me difficilmente la lattina troverà diffusione; e forse è un po’ un’utopia, pensare che possa avvicinare più persone al mondo della birra artigianale.
    Rimane comunque un’idea interessante, non vedo la ragione di boicottarla…

  73. P.S.: certo che progettare una distribuzione in lattina e poi non contemplare i supermercati, be’, suona contraddittorio!

  74. D:”@BienK
    per molti la Corona è dissetante. per riconoscere il piscio non basta la bocca, ci vuole un minimo di conoscenza.”

    e quindi? io che la conoscenza ce l’ho quando vado a fare il pic nic con la ragazza o vado al concerto dei Megadeth mi devo bere il piscio perchè la birra buona in lattina versata in un bicchiere di plastica non va bene o la Pannepot nel bicchiere di plastica è un sacrilegio? 🙂

    io disprezzo solo il bere a canna, tutto il resto va bene per un consumo di birra, una bevanda che deve essere buona , aggregante e FRUIBILE (detesto il dover andare per forza a Lurago per bere una Tipopils buona, solo perchè appena fa due km nel bagagliaio della macchina allla bevanda gli viene l’orchite…) 😉

  75. D:”ti ha poi risposto INDASTRIA:
    “Per come la vedo io però, se devo bere una birra dalla bottiglia o dalla lattina, giusto per dissetarmi, non penso valga la pensa spendere di più per una birra di maggiore qualità: nell’esperienza si perderebbe molto del valore aggiunto che sto pagando.”

    condivido al 1000%. il nocciolo pratico è questo.”

    io non bevo dalla lattina o dalla bottiglia niente, neanche , l’acqua.e non bevo le birre artigianali per dissetarmi, le bevo perchè mi piacciono e ne sono ghiotto.
    io verso tutto nel bicchiere e se la birra che c’è dentro è buona è indifferente se proviene dalla lattina (che non è fatta con lo stesso materiale della Dana BraU), dalla bottiglia o da un cask.
    l’unica differenza sono i soldi che mi ci vogliono a comprare il 90% delle italiane che usando il formato da 33cl contro l’euro e 92 centesimi.

    Poi se uno si beve ogni tanto una Punk ipa a canna non sarò certo io a fargli la morale

  76. ciao a tutti,
    secondo me risulta molto difficile paragonare le due cose (birra in lattina e in bottiglia) se non vengono messe sullo stesso piano.
    è inutile pensare alla birra in lattina bevuta a collo ed a quella in bottiglia versata a regola d’arte nel giusto bicchiere.
    se si vuol paragonare le due cose si dovrebbe dire: ad un concerto, in un prato, senza bicchieri è meglio bere a collo dalla lattina o dalla bottiglia?
    al pub, versata a regola d’arte, nel bicchiere giusto, risulta migliore la birra in lattina o in bottiglia?
    solo allora sarà chiaro che risulterà migliore la birra migliore, che poi non sarà necessariamente l’una o l’altra, visto che dipenderà dai gusti di chi sta bevendo e da che birra cercava.
    si potrebbe anche dire così: sarebbe meglio bere la westvleteren in lattina o in bottiglia?
    se la birra è la stessa, con le medesime caratteristiche, ma in lattina costa 2 euro in meno, beh, io scelgo la lattina.
    @ Drachen
    cit: E qui giungiamo al nocciolo della questione: perchè devo bere una birra artigianale da due euro, in lattina, portandomela da casa, pensando a refrigerarla, quando magari sul posto mi vendono la Corona allo stesso prezzo (o più basso)?

    perchè non pensare invece alla possibilità che magari gli organizzatori di una festa trovando una birra artigianale che costa un po’ più della corona ma è molto più buona (d’accordo, la differenza di prezzo è ancora grande, ma in futuro?) non decidano di servire quella birra, levandomi il problema di portarmela da casa e refrigeremela?

    cit:quello che rende speciale invece la birra artigianale è la varietà che è ancorata (piaccia o non piaccia) a produzioni limitate e con una distribuzione non capillare.

    su questo non concordo affatto.
    quello che rende speciali alcune birre artigianali è che son molto più buone di quelle industriali, perchè prodotte in maniera decisamente diversa.
    ho detto alcune perchè non basta la parola artigianale o microbirrificio a rendere buona una birra, ci son birre artigianali alle quali è decisamente preferibile un’industriale.
    enfatizzando sembra quasi che in un’ipotetica classifica tu ordineresti così, a partir dal fondo: birra industriale, artig. in lattina non buona, artig, in lattina buona, artig. in bottiglia non buona, artig. in bottiglia buona… con la motivazione che la presentazione del prodotto è importante.
    io le ordinerei così: sull’asse x – birra non buona, birra buona
    sull’asse y – birra costosa, birra economica.
    più è buona e meno costa meglio è.
    saludos

  77. @Patrick Bateman
    “secondo me difficilmente la lattina troverà diffusione; e forse è un po’ un’utopia, pensare che possa avvicinare più persone al mondo della birra artigianale.”

    Neanche se la lattina ti permette di abbassare il prezzo della birra?

  78. Sarebbe interessante capire come va il mercato dei marchi industriali che propongono entrambi i formati

    Per quello artigianale continuo a pensare che _se il prodotto è valido_ (e solo in quel caso), la lattina non creerebbe nessun problema.

  79. @Andrea
    Non so. Secondo te, la gente che si sbronza con litri di Tennents o di Red Erik le preferisce a un Orval perché costano di meno? Orval che puoi comprare all’ipermercato a un euro e ottanta? O, senza scomodare per forza le trappiste, possiamo anche tirare in ballo le Leffe…

    Forse il discorso è leggermente più complesso.
    Pensiamo, sopravvalutandolo, che il consumatore ignorante medio possa essere avvicinato alla birra artigianale con una confezione più vicina ai suoi standard, come la lattina (anche se ritorna la contraddizione che ho sottolineato: si parla tanto di elemento socializzante, “pubblico”, poi non la metti a disposizione sullo scaffale al supermercato?), quando in realtà è questione di testa. Se bevi birra con l’unico scopo di sbronzarti, farlo con una St. Bernardus 12 servirà solo come scusa per darti un tono, in lattina o in bottiglia o in bicchiere che sia.

  80. Dopo 80 post direi che la questione è ben più articolata. Se la latta non va a finire nel supermercato ma in un beershop poi ci sono 2 possibilità: o il gestore “comunica” che è lo stesso prodotto ad un prezzo più basso e se si fidano le cmprano ringraziando tutti, o se il gestore non je ne frega niente o qualcuno la compra per collezione o rimarranno li.
    Poi se va nei supermercati io direi: ma le altre lattine quanto vengono al supermercato, misà che siamo ancora molto più bassi, quindi cosa spingerà a prendere senza consigli una birra che costerà 2/3 volte di più?

    E per finire: chi si sbronza di ceres e tennents super a collo dalla bottiglia spesso lo fa la sera e le paga anche di più di una belga artigianale, almeno per quanto riguarda qui a roma. Nel bar di fronte il nostro beershop a parità di bottiglie fresche da frigo da 33cl da noi costano un 20 centesimi in meno della ceres di media ma pensate che a pausa pranzo gli impiegati che si fanno 1 birretta con il panino passano qui? O si tracannano le solite a un prezzo più caro?

    Non lo so la gente c’ha i tarli nella testa e le lattine le beve a canna non nel bicchiere…un po come quando vendiamo il chinotto e chiedo se vogliono un bicchiere…la risposta è 100% no, è un’abitudine dura da tirar giù. Le lattine oggi stesso manderò una mail per prenderle e rivenderle, ma non siamo noi beershop a fare il grosso sulel vendite di lattine e nemmeno i pub…il settore è la gdo almeno qui in italia.
    Boh me so pure perso, ciao mi.

    p.s.
    Io le ho provate rimini e devo dire che non erano male pe rniente, certo preferivo altre birre disponibili in fiera per 1 delle due era buona.

  81. @Luca
    “perchè non pensare invece alla possibilità che magari gli organizzatori di una festa trovando una birra artigianale che costa un po’ più della corona ma è molto più buona”

    è un bel sogno. secondo me resterà tale. le feste della birra, sostitutive delle sagre di paese, continuano a comprare al massimo Warsteiner. cosa su cui polemizzo e mi incazzo anche io, sia chiaro, e sarei il primo a felicitarmi di una birra artigianale anche in lattina. ma alle feste e alle sagre non han problemi a venderti la bottiglia (hanno i frigo), quindi anche qui i vantaggi della lattina non li vedo.

    la bontà delle birre artigianali deriva dal fatto che sono artigianali. la bontà (qualità) è una conseguenza di produzioni limitate e non massive. cioè l’attenzione che il mastro birraio riversa nella sua opera tende, ovviamente, a calare in caso di grandi produzioni. questo in Italia almeno. è chiaro che devi valutare la realtà in cui sei. non tutti possono produrre “all’americana”.

    io ordino a seconda di quello che mi va sul momento e sulle condizioni.
    chiaramente tendo a bere birra di qualità.
    ma se, ripeto, ad un concerto devo scegliere di bere una birraccia fredda senza sbattermi e portarmi da casa di una buona Pale Ale, dentro ad un frigo (cosa irrealizzabile tra l’altro per i controlli all’ingresso), scelgo la prima strada.
    perché mi dico: ma perché devo sprecare della buona birra con condizioni sfavorevoli quali temperatura e bicchiere di plastica quando me la posso
    bere poi con comodo a casa quando ho tempo?
    saranno anche solo 2 euro, ma mi scoccia lo stesso.

    @Andrea T.
    non potrai mai abbassare il prezzo della lattina al livello della birra industriale.
    anche negli USA la birra artigianale è cmq di nicchia rispetto a Miller e Bud.
    figurati qui da noi. se negli USA la birra artigianale ha dei prezzi competitivi
    allora non si capisce come mai le multinazionali non soffrano per niente.
    di sicuro il prb non è del vetro.
    è evidente che sulla quantità-diffusione non te la puoi giocare.
    un mio amico è tornato da poco da NY… non che trovi Brooklyn o Flying Dog
    in ogni spaccio sai? probabilmente anche li devi sapere dove andare a comprare.
    parliamo sempre degli USA, ora raffronta con l’Italia. brividi.

    @Patrick
    sono molto d’accordo con quello che dici. molte birre di qualità adesso costano
    uguale a birre orripilanti e ciò non ha certo messo in difficoltà la birra industriale.
    il consumatore qui è palesemente sopravvalutato. il consumatore va formato: prima lo devi incuriosire e fornirgli quella cultura base che lo stimoli a formarsi una
    coscienza critica. questo ovviamente non potrai mai farlo con la massa, ma solo
    con una nicchia che (si spera) diventerà uno zoccolo duro di appassionati.

    @Davide M
    è ovvio che non sia SEMPRE una questione di proporzione inversa tra numero di appassionati e qualità. di certo però il senso critico di un fan medio dei Deep Purple è leggermente più sviluppato del senso critico di un fan medio di LadyGaga.
    di sicuro se i primi si mettono a fare pop-dance molti fans gli tirano barbabietole sul palco….

  82. A leggere tutto non ce la faccio (bravo Marcos….si sta parlando di una tua birra senza averla mai assaggiata..ottima operazione)
    ecco cosa scrivo sul mio manuale (che a forza di metterne pezzi di qua e pezzi di è per buon parte online) sulla questione “LATTINE”

    I tipi più moderni hanno un rivestimento interno che non trasmette più quello sgradito gusto di “ferro” al prodotto. Probabilmente è il contenitore migliore, sia dal punto di vista meccanico (non si rompe) che di conservazione (impermeabile alla luce). Richiede linee di riempimento e chiusura più costose, ma il suo scarso utilizzo da parte dei microbirrifici italiani è più che altro da imputarsi alla scarsa considerazione che rivestono presso i consumatori. Si ritiene infatti che questi difficilmente potrebbero individuare una birra in lattina come prodotto artigianale di pregio e quindi di costo superiore. Anche in questo caso nuove “mode”, magari di importazione U.S.A. o leggi “ecologistiche” potrebbero portare ad un’inversione di tendenza.

  83. @Patrick
    Ma perché dobbiamo pensare che gli “altri” sono sempre pischelletti che vogliono solo sbronzarsi? Al recente IBF, come in altre manifestazioni analoghe, ho visto un buon 90% di visitatori curiosi e interessati, nonché giovani. Dici che sopravvalutiamo il consumatore medio, ma se qui a Roma (per parlare di una piazza che conosci) oggi c’è questo fermento, è perché in passato qualcuno ha “sopravvalutato” il consumatore, facendo leva sulla sua capacità di discernere il piscio dalla birra buona. E’ stata una scommessa vinta, mi pare…

    Come ha scritto qualcuno, uno dei problemi più grandi è quell’aura di elitarismo che la birra artigianale si è costruita, che è percepita attraverso i prezzi alti, il design delle bottiglie, il tipo di comunicazione. Molti curiosi assaggiano, apprezzano, ne riconoscono la superiorità rispetto ai prodotti industriali, ma poi non diventano consumatori assidui, perché considerano la birra artigianale qualcosa di non accessibile, sia economicamente che concettualmente. Per questo motivo qualsiasi trovata che possa proporre una birra di qualità in modo diverso (direi più “easy”, intendendo una serie di elementi, come prezzo, comunicazione, ecc.) secondo me è benvenuta.

  84. @lelio
    “la lattina non si rompe”
    rischio esplosione semi garantito ad ogni scivolamento. se il liquido viene agitato con la bottiglia a volte riesci a salvarti versandola velocemente, con la lattina ti lavi la manica della maglia 🙂
    il fatto forse dipende anche che la lattina viene maneggiata con meno attenzione
    dagli stessi trasportatori proprio per il fatto che sanno che al massimo si deforma.

    @Andrea T.
    se uno fa all’IBF è già interessato di base. quindi, il prb non si pone.
    l’esplosione della scena è un bene che deriva dalla corretta informazione prima
    che dal fatto che si sia sopravvalutato il consumatore.
    non sono affatto d’accordo che ci sia questa aura di elitarismo, ma si continua a confondere il consumatore artigianale col consumatore di birra medio.
    gli esempi di Patrik restano inattacabili per quel che mi riguarda.

  85. @Drachen
    Stiamo parlando di interesse o di consumo? Credo che di interesse ce ne sia tanto, visto che rispetto ad anni fa ormai chiunque avrà letto o sentito parlare di birra artigianale. Ma i consumatori assidui sono solo una piccola minoranza di quelle migliaia di visitatori dell’IBF… o magari mi vuoi dire che erano tutti lì perché bevono regolarmente artigianale? Per il 90% di loro era pura curiosità…

  86. @ Drachen: la lattina piena e fatta bene (prendi la bavaria86 ad esempio) è molto molto difficile da deformare e i 25 anni di “superette” del mio babbo ti confermano che il vetro si rompe molto molto di più. (l’esplosione all’apertura è ancora un altro problema)

  87. @lelio
    ok, mi fido 🙂

    @Andrea T.
    ti rispondo dopo, devo produrre qualcosa adesso (purtroppo non birra)!

  88. Secondo me il problema nemmeno si pone perché la birra artigianale resta un fenomeno abbastanza relativo. Se lo si vede dall’interno sembra sul punto di diventare di massa ma siamo ben lontani da questo.
    Io continuo a sentire disinformazione sui mezzi di massa è la birra resta fondamentalmente per il 90% (forse di più) dei consumatori “la chiara e la scura”

    Come si faceva giustamente notare anche in usa il settore craft è molto settoriale, mentre noi dal di fuori lo percepiamo come vastissimo.

    Al di là di pub che hanno ottime birre belghe e americane (ma alcune di loro hanno numeri di produzione piuttosto alti), per ogni buona birra venduta, quante peroni saranno comprate? io penso che il rapporto sia imbarazzante.

    Detto questo un “freno” alla lattina, prima che dal consumatore, arriva proprio dal produttore che non vuole vedere “svilito” il proprio prodotto, frutto di tanta passione.
    Una pura questione psicologica.

    @mirko se non sbaglio tu hai una particolarità in negozio, la stessa birra sia in lattina che la bottiglia. Almeno nel mio caso sceglierei la bottiglia anche pagandola di più. Potrebbe darsi che altri facciano lo stesso ragionamento.

    E, per esempio, io da consumatore informato, non pagherei mai una birra industriale tanto. È ovvio che un consumatore distratto beve quello che gli capita curandosi relativamente del prezzo.

  89. @INDASTRIA
    Ho ben chiara la portata del movimento italiano (ed estero), che resta estremamente di nicchia. Non sogno che diventi un fenomeno di massa, chiedo solo che sia più accessibile. Un concetto che coinvolge prezzo, reperibilità, comunicazione, ecc. Tutto qui.

  90. @Indastria: si abbiamo la lattina a 2,5 euro da 50cl e la stessa birra in vetro a 4,5 euro, non ve lo dico nemmeno quale vendiamo di più.
    Sicuramente ad un primo assaggio tutti (quelli che le hanno prese) preferiscono la bottiglia, poi se piace provano la lattina per vedere se è uguale (nonostante sia uguale e je lo dico), e poi dopo 2 prove se piace vanno sulla latta per il risparmia (ma sempre in bicchiere di vetro mai a canna).
    A presto. Mi.

  91. @Mirko
    Una curiosità: se tu fossi un cliente, quella birra la compreresti in bottiglia o in lattina?

  92. Ma devo esser sincero, noi che scriviamo qui siamo un po un mondo a parte. Io capisco un po tutti e tutte le argomentazioni, ma penso poi sempre alla massa, quella che sceglie e spesso sceglie senza neanche pensare purtroppo. Ne ho viste di tutti i colori, anche per il cibo è la stessa cosa. Ah proposito, un paragone sarebe quello di un piatto ricercato mangiato su piatto di plastica e con forchetta di palstica 😛 (e vai giù con i post).
    Cmq per quanto mi riguarda se (esempio a caso) la TriplIpa di Luigi di Opperbacco fosse messa in lattina e fosse uguale a x euro in meno io la prenderei sicuramente in lattina non vedo il perchè; certo la berrei in bicchiere di vetro. Comprarla in latta poi è diverso da consumarla in latta. E’ per questo che sto cercando di trovare una soluzione con la birra sfusa perchè si abbassa il prezzo, si beve sempre fresca, si rende il vetro e si paga di meno :D.
    Da quel che so se non erro anche Brewdog farà le lattine il prossimo anno, e una PunkIpa è sempre una PunkIpa me la comprerei che si in lattina.
    Però carissimo Andrea il mondo è pieno de gente malata in tutti isensi e una lattina ti posso assicurare che almeno in un beershop se rimane un caso isolato ne venderemo poche (spero di sbagliarmi).
    Ciao M.

  93. @Mirko
    Sicuramente hai tu il polso della situazione più di me… speriamo per Lorenzo che ti sbagli 🙂 Staremo a vedere…

  94. Lo spero anche io, magari è l’inizio di un nuovo modo di bere. Io spingerò le lattine e le suggerirò poi la gente si fa le sue “pippe mentali” in tutti i casi.
    Pensa a tutti quelli che abbiamo detto di berla non ghiacciata e puntualmente d’estate penseranno che li stiamo aprende in giro…

  95. “un paragone sarebe quello di un piatto ricercato mangiato su piatto di plastica e con forchetta di palstica 😛 (e vai giù con i post).”

    presente! non devo neanche commentare ;))
    orribile atrocità. ahaha 🙂

    anche io comprerei PunkIpa in lattina se dovessi fare una scorta di SOLA PunkIpa
    ed ovviamente la berrei in vetro. certo questo dopo aver messo una bella bottiglia
    vuota della stessa nella mia libreria (feticismo, non me lo rinfacciate, non dico debbano tutti fare uguale a me…!)

    cmq siccome massimo prendo 3-4 bottiglie per tipo, non credo riuscirei a fare la stessa cosa con le lattine. mi sembra, ditemi se sbaglio, che il risparmio sulla latta derivi dall’acquisto in stock e non dalla singola lattina.

    il packaging ha la sua importanza, altrimenti le confezioni regalo sarebbero sparite da un pezzo. che sia poi una masturbazione mentale è possibile

    @Andrea T.
    immagino che all’IBF sia sia fatta corretta informazione sulla birra e non intendo ovviamente sul discorso lattina-vetro.
    di sicuro presumo che qualche nozione qua e la sul perché del bicchiere giusto
    e sul perché va versata in un certo modo sia stata detta.
    così parimenti credo si sia accennato ogni tanto di come le bottiglie di vetro trasparenti siano una scelta sbagliata perché mina la conservazione del prodotto.
    ecc ecc.
    questo è fare cultura e informazione. e se vai all’IBF anche da curioso sei ricettivo “A IMPARARE”.
    al di fuori la comunicazione non la fai con qualcuno che ti spiega, ma col marketing.
    in questo senso porsi come birra easy fa passare un messaggio equiparabile alla Peroni col rugby, alla Ceres, a quella (non ricordo la marca) del tipo che si butta nella jacuzzi saltanto dentro a bomba e bevendola a collo (esilarante), ecc ecc.
    non è più gustare birra, è sbevazzare qualcosa per “gente semplice” in ogni dove, senza attenzione per il prodotto.
    non ci sono cazzi secondo me 🙂

  96. @Drachen
    Ho davvero difficoltà a capire perché maggiore accessibilità deve per forza significare imbarbarimento (se non negazione) del concetto di birra di qualità. Si parla di accessibilità, cavolo, non di industrializzazione. Parlo di un canale aggiuntivo a quello esistente e tu mi fai il paragone con la Ceres e la Peroni… O non hai capito la differenza tra artigianale e industriale oppure secondo te l’unica cosa importante è la forma, non la sostanza.

  97. ah, la temperatura!. Gioa (poche volte) e dolori (quasi sempre) di tanti posti che hanno anche birra di qualità

  98. @Andrea T.
    io non capisco l’accessibiltà che ti porta la lattina mantenendo la qualità.
    ricapitoliamo quanto detto:
    1) se la bevi ai picnic ti scordi la temperatura corretta e il bicchiere di vetro.
    quindi è più accessibile ma perdi gran parte del guadagno sul prezzo, sminuendo il contenuto.
    2) ai concerti non la bevi perché gli organizzatori prenderan sempre quella industriale che costa meno.
    3) nei beershop troverai entrambe, ma i fighetti compreranno cmq più bottiglie che lattine, e l’accessibilità resta uguale.
    4) nei supermercati non riesci a fare un marketing che ti differenzi dalle altre, e vendi ad un prezzo superiore.
    5) dai distributori difficilmente ti vendono le lattine sfuse.
    6) il cliente saltuario continuerà a bere la sua birra industriale per abitudine.
    7) il 90% dei consumatori fa fatica a rilevare difetti di conservazione in una birra,
    cosa quindi fa pensare che sappiano preferire un’artigianale Pale Ale (che adesso tirano) rispetto ad una Lager?

    il discorso del paragone con Peroni e Ceres è il fatto che il tipo di marketing che
    mi pare stia passando (anche della BrewDog in un certo senso, sia chiaro) è che la birra deve essere “scazzata”, da baracca, ecc.
    io credo che la birra, come prodotto, sia valorizzata (come tutti gli alimentari)
    dall’ambiente domestico, dalla lentezza, dal pub, ecc.
    mentre questo marketing punta a incitarne il consumo in ambienti più vari e molto
    spesso (per ragioni pratiche) il suo valore viene perduto. tutto qui.

    p.s. la FlyingDog mi ha ringraziato per una review su RateBeer e mi ha detto, prova la Gonzo col cioccolato fondente. è stato il loro primo commento. questo è molto lodevole secondo me. vorrei una comunicazione più di questo tipo.

  99. @Drachen
    Secondo me molti dei tuoi punti contengono solo verità parziali. Se è come dici tu, tutti i birrifici americani che si stanno lanciando nel segmento delle lattine (sono una 60ina), quelli scandinavi e li stanno seguendo e non ultimo Bad Attitude, stanno prendendo un granchio enorme, che qualsiasi forma privitiva di business plan avrebbe rivelato.
    Comunque su, sto argomento è stato snocciolato a dovere, per quanto mi riguarda non resta che aspettare e vedere…

    P.S. mi sembra una comunicazione sulla falsariga di quella che fa Lorenzo, che si mette in gioco qui e altrove, che prova a esprimere la sua idea di birra. C’è chi si limita a produrre e a infilare la sua bevanda in bottiglie chicchettose, fregandosene delle opinioni di consumatori e appassionati

  100. @Andrea T.
    vedremo. di sicuro è un marketing che va nella direzione dell’industria.
    come businness è da verificare, come valorizzazione della cultura birraria è molto discutibile. 🙂

  101. @Drachen
    Ogni tanto metticelo un “secondo me” però… 😉

  102. @Andrea T.
    è sottinteso! 😉

  103. minchia ma non avete un cazzo da fare che stare a parlare di lattine? 🙂
    facciamo una cosa. non abbiamo ancora fatto l’inaugurazione del birrificio.
    propongo di avervi tutti da noi sabato 12 giugno.
    inaugurazione del birrificio con musica, giochi e birra RIGOROSAMENTE in lattina (ovviamente BAD Attitude). ah in onore di Drachen reading di autori Beat americani
    dopo riprendiamo il post.
    vi va?

  104. puoi fare di meglio marcos. reading dei commenti di questo post

  105. ed infatti Drachen in usa le multinazionali hanno accusato il colpo delle artigianali in costante crescita mentre le industriali sono in costante calo, la Bud si è inventata pure la sua linea pseudo-artigianale chiamata American Beer mi pare pubblicizzata in tutti gli ancoli di New York e millanta pure l’uso del cascade se non ricordo male

  106. il tuo amico è orbo, ok per Flying Dog , ma Brooklyn è ovunque, manca solo ai benditori di hot dog ambulanti

  107. @BienK
    non credo proprio. forse è NY che è troppo grossa 🙂

    ti riporto un pezzo dell’intervista a Mr.Koch della Samuel Adams sul Wall Street Journal:

    “WSJ: Could craft beer ever represent the biggest segment of the industry?

    Mr. Koch: No. I hope not. Because that would mean we dumbed the beer down for volume, and I don’t ever want to see that. I used to say I make beer for 5% of beer drinkers. The reality has always been that 95% of beer drinkers don’t like my beer. Now, that number has probably gone down to 90%. Because most people drink beer for refreshment, and that’s fine. And that’s the domain of the big brewers and they’re great at that.”

    La stessa Boston Beer Co. (Samuel Adams) dice di fare birra per un 10% massimo
    di consumatori di birra.
    e sempre negli USA eh. tradizionali consumatori di birra. un paese immenso.
    noi in Italia dovremmo sdoganare la birra fuori dalla nicchia…..?
    mi fa un po’ ridere. :))

  108. ma neanche per sogno, io ho detto che le craft beer soppianteranno le industriali? ho detto che negli ultimi anni le industriali erano in calo mentre il comparto totale di “microbirrifici americani (che sappiamo non essere micro come intendiamo noi ) è in costante crescita e gli industriali guardano a questo segmento con occhio interessato ma è sempre e comunque un segmento piccolo.

    e ribadisco che la Brooklyn a Ny la trovi dal deli più sfigato a tutti i bar e ristoranti

  109. brooklyn e samuel adams sono i birrifici “indipendenti” più grossi. È anche normale che abbiamo una diffusione maggiore. Però nel documentario “beer wars” si diceva che la percentuale di tutti i birrifici indipendenti messi assieme non va oltre qualche punto percentuale contro il restante diviso soltanto tra le tre “major” della birra in america.

  110. guadagnare qualche punto percentuale deriva dalla “conversione” di una piccola parte di clientela che passa da industriale a craft per motivi che io credo non c’entrino un cavolo con la lattina.
    non vedo quindi nessun problema di elitarismo nella birra artigianale: è già elitaria in partenza.
    semmai, in Italia, vi sono degli atteggiamenti di singoli birrifici che possono essere opinabili, che se la tirano troppo, che hanno prezzi alti per un sacco di ragioni.
    ma questo è un altro problema, che esula la lattina.
    la stessa lattina ha veramente poco nesso, secondo me, con il problema di fondo.
    io potrei anche avere un atteggiamento radical-chic-snob pur vendendo lattine.
    le soluzioni devono essere altre, imho.

  111. Drachen nessuno ha detto che in usa le craft beer sono diffuse per merito della lattina, te la canti e te la suoni.

    è elitaria in partenza in Italia, in usa sono i soliti zoticoni in cappellino e mutandoni con la maglia degli Yankees che solamente in più si bevono delle birre della Madonna 🙂

    no problem io ad agosto berrò Bad Attitude steso sulla spiaggia con bocconcini di formaggio Stilton e tu sarai in un’abbazia incravattato e in religioso silenzio a disquisire di come i brettanomiceti hanno influito sui sentori della Krampus, c’è posto per tutti 😉

  112. Invece secondo me la bottiglia è uno dei settori “malati” italiani.
    Stragrande maggioranza dei formati a 0,75 cl, bottiglie pesanti, etichette curatissime, indicazioni molto “evocative”.
    Non mi ricordo in quale degustazione, ma se non ricordo male si citava (forse era kuaska a farlo? umh.. vuoto di memoria) come le bottiglie italiane, a livello estetico, sono riconosciute tra le più belle del mondo.
    Vogliamo prendere una bottiglia in vetro belga (Orval, XX Bitter per fare qualche nome fino al caso estremo Westvleteren senza etichetta) e confrontare la ricercatezza loro con la nostra?
    Il fatto che gli artigianali italiani vogliano vivere di piccolissime produzioni e indirizzarle verso i ristoranti non è fenomeno nuovo.
    Quindi i prezzi italiani fuori controllo nascono ANCHE dalla scelta del formato di vendita…
    La lattina non sarà l’uovo di colombo, ma potrebbe essere una buona leva per smussare un po’ il campo..

  113. @Bienk
    sicuro, c’è posto per tutti.
    il formaggio Stilton cmq è molto radical-chic 😉

  114. @Davide M
    è un peccato che questo sia l’unica discussione che sta andando avanti, perché mi sto divertendo un sacco a disquisire con voi. 🙂

    per quello che riguarde le bottiglie, sono d’accordo sul troppo 0,75, ma che cmq è un formato che un bevitore medio si fa tranquillamente da solo.
    vero anche per le forme, se ciò alza il prezzo è qualcosa da rivedere, almeno sulle birre che fanno da main-product di un birrificio.
    sull’etichetta non sono molto d’accordo.
    gli italiani hanno un bel design ma molto lontano dalle “figate” made in USA. spesso poi tendono a declinare su pippate descrittive, mentre a me piace sempre capire dall’etichetta che tipo di birra vado a bere.
    rispetto a che so BrewDog, FlyingDog, ed in generale alle birre americane quindi
    c’è meno “genio creativo”.
    poi a me non piacciono, è un mio gusto, le etichette che ricordano i vini o quelle “asettiche” e banalotte. in questo quindi sono d’accordo con te: è una probabile
    scelta per renderle spendibili nel mercato dei ristoranti.
    prediligo o etichette aggressive e kitsch o etichette all’inglese (St.Peter’s) colorate ma chiare.
    per il caso delle belga…. mmmh. li gioca molto la tradizione, ma hai ragione. a livello di marketing non c’è paragone col ns. design.
    però il font della Rochefort o della Westmalle (nonche il nome) parlano da soli.
    in Italia, non avendo quella fama, devi compensare in qualche modo.

    io credo che un altro dramma dell’artigianale italiano è la reperibilità delle birre.
    è vero che costano tanto, ma anche ordinarle ed andarle a prendere è gravoso.
    MOLTO gravoso.

  115. @ Drachen

    “io credo che un altro dramma dell’artigianale italiano è la reperibilità delle birre.
    è vero che costano tanto, ma anche ordinarle ed andarle a prendere è gravoso.
    MOLTO gravoso.”

    Non lo metto in dubbio.
    Però controlla sul sito di Mobi, stiamo tenendo un piccolo elenco dei costi delle birre franco produttore (cioè, andando a comprare direttamente dal produttore).
    Si ragiona dai 7 €/litro, con medie di 9-11 (sempre al litro) e max tendente all’infinito.
    Questo alla fonte, andando tu a comprarle.

    Non posso poi prendermela con il publican o il beer-shop per i costi se già alla fonte stiamo messi così…

  116. ” @Bienk
    sicuro, c’è posto per tutti.
    il formaggio Stilton cmq è molto radical-chic 😉 ”

    ma pure io sono snob, che ti credi?

  117. my god,

    ecco l’esempio che calza,
    ieri sera in quel di san lorenzo a roma eravamo a fare quattro passi,
    dico ai miei amici che avevano una einiccckhen ed un perrrroncino in mano che volevo bere una birra anche io, gli dico di volerla andare a comprare in posto in particolare, facciamo due passi arriviamo in un pub in via dei volsci entro e vedo cosa hanno,
    opto per una ipa della mikkel che non avevo mai assaggiato, il publican mi dice se la voglio al bicchiere, io dico no “me la bevo in bottiglia mentre passeggio”.
    porca paletta mi avete fatto sentire un alieno……………….

  118. @dottorsqualo

    io non te l’avrei venduta!! ahahaha! :)))

  119. http://tiny.cc/d9yq2
    citazione per il blog 😀

  120. Visto che siamo in fase di link, segnalo questo articolo in inglese. E’ un confronto tra vetro e lattine in termini di impatto “ecologico”

    http://worldclassbeverages.wordpress.com/2010/05/10/cans-or-glass-which-is-greener/

  121. Bootlegger, l’inutilità fatta birra.

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