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Birròforum: il mio resoconto

imageVenerdì scorso ho fatto una capatina a Birròforum, prima derivazione brassicola dell’ormai storico (per la Capitale) Vinòforum. La manifestazione ha utilizzato gli stessi spazi e allestimenti della sorella maggiore, sfruttando quindi la location su Lungotevere Maresciallo Diaz, a due passi dal Foro Italico. Complice uno dei week end di fine giugno più freddi che Roma ricordi e la contemporaneità con altri eventi (venerdì ad esempio trovare parcheggio si è rivelata un’impresa causa concomitante concerto di Lorenzo Cherubini aka Jovanotti), l’affluenza è stata decisamente debole, con momenti abbastanza deprimenti. Ciò ha giocato chiaramente a mio favore, poiché ho potuto dilungarmi in assaggi e chiacchierate senza alcuno stress. Di seguito vi racconto cosa ho provato, tra cui alcune novità praticamente assolute.

Allo stand di Grandi Birre (distributore) mi sono subito fiondato sulla Chimay Dorée, che forse non era ai livelli di Rimini, ma è sempre un grandissimo bel bere. Dall’altro distributore presente, e cioè Domus Birrae, ho bevuto un’ottima Blond di Extraomnes, fresca e dissetante e con un profilo rustico dato dal lievito perfettamente allineato al gusto belga. Da qui mi sono diretto con Fabio Zaniol alla postazione di Decimoprimo, produttore pugliese che recentemente mi aveva impressionato positivamente: stavolta invece le sue birre mi sono apparse sotto le attese, ma da un giovane birrificio ci si possono aspettare questi alti e bassi.

Un’altra azienda operante da poco è il Birrificio dell’Eremo, che ha ospitato il recente concorso hb di Umbria Birra al quale ho partecipato come presidente di giuria. All’epoca non avevo avuto modo di assaggiare i prodotti di Enrico Ciani, perciò mi sono in parte rifatto a Birròforum. L’IPA della casa è ben costruita, con un amaro in evidenza ma senza eccessi; a mio parere manca un po’ di aroma ma direi che ci siamo. La Tripel invece è ancora giovane e dunque difficile da valutare, sebbene la strada intrapresa sembri molto convincente. A casa ho qualche bottiglia che stapperò a breve, rimando ad allora una valutazione complessiva.

Tra gli espositori non c’erano solo birrifici giovani, ma anche aziende alla loro prima uscita assoluta (almeno a queste latitudini). È il caso ad esempio dell’Ex Fabrica e del Padus Cerevisiae. Il primo nasce come progetto personale di uno degli ex componenti della Fabbrica della Birra di Saronno: le birre non convincono ancora al 100%, ma l’impostazione di partenza non è male. Padus Cervisiae è invece un birrificio agricolo della provincia di Piacenza, che ho provato in compagnia di Francesco e Salvatore di ADB Lazio. Ammetto che ci ha fatto una buona impressione, con una Bitter bilanciata (Cervisia Placentia) e una Tripel (Stella Alpina) molto profumata e aromatica (mancante giusto di un po’ di amaro in chiusura).

Ho però dovuto puntare su un birrificio storico per trovare la mia “best of the show”, la birra che mi è piaciuta di più in assoluto: la Nigredo del Birrificio Italiano (ve ne ho parlato recentemente su queste pagine). È proprio come Agostino Arioli la racconta: anima da Schwarz (quindi una Lager scura), ma luppolatura decisa e intrigante, con un ventaglio aromatico particolarissimo dato dall’impiego di luppoli tostati. Davvero fantastica.

Un’altra produzione che mi ha positivamente sorpreso è stata la nuova M&M di Baladin, dove le iniziali stanno per Musso e Musso. Il primo è chiaramente Teo, fondatore del birrificio, mentre il secondo è l’omonimo agricoltore piemontese che ha coltivato una sua piantagione di luppolo Cascade. La produzione riesce a mettere in risalto le splendide note agrumate di questa varietà americana, in un modo che non fa propriamente parte dello stile brassicolo di Baladin. Un bel bere, non c’è dubbio.

Prima di andarmene mi sono ancora un po’ soffermato allo stand Baladin, dove ho assaggiato l’ottimo distillato di birra della casa, che poi ho confrontato con quello di Reale prodotto da De Marco. Occhio perché questo filone birrario sta crescendo velocemente!

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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12 Commenti

  1. Concordo su tutta la linea, anche sul mvp! La Nigredo è davvero un’ottima birra, così come per la maggior parte dei prodotti del Birrificio Italiano.
    Io ci sono stato Sabato sera dove l’affluenza era leggermente maggiore, ma senza folla, per fortuna per me, non so quanto per gli espositori che a quanto sembra hanno pagato caro gli stand.
    Segnalo anche, a parte la grandezza di extraomnes che diventa sempre più convincente, un’ottima VaiTrà di Hibu.
    Note dolenti: non mi è piaciuto nulla di BAV e soprattutto riprovevole l’assenza della Temporis nello stand di Croce di Malto che è sicuramente la loro birra migliore. Altra cosa che non ho apprezzato sono stati i costi del cibo davvero troppo alti e pure l’ingresso poteva essere ridotto.
    Per il resto spero davvero che l’evento si ripeta magari con un occhio al calendario per evitare coincidenze con altri festival ed eventi!

    • Grazie per aver dimostrato tanto interesse per la BAV, per quanto non abbia incontrato i Suoi gusti personali. Umili come siamo (ma nello stesso tempo orgogliosi e ambiziosi), cercheremo di fare sempre meglio. Se cio incrocieremo con il Suo palato, bene. Altrimenti, amen. Grazie comunque.

  2. Io trovo apprezzabile lo sforzo di slegare la birra dal vino dedicando una manifestazione parallela, anche se non ne conosco i dettagli.

  3. Io ci stavo andando ieri ma mi sono fermato sull’ Ostiense su una 500 che ha inchiodato dietro un altra auto che ha inchiodato perché uno si è buttato dentro via di malafede senza dare la precedenza… radiatore bucato cinghie uscite dalle pulegge e chiamata al carrattrezzi… da bravo iconoclasta ho chiuso la serata del cacchii stappando una inbranata… bona, almeno quello.

  4. @Andrea: cosa è mancato/sbagliato secondo te per attirare i numerosissimi consumatori romani di birra artigianale? Scarsa pubblicità, location difficile, biglietto di ingresso quando si può bere la stessa birra aggratis nei locali, troppi espositori a dividersi una magra affluenza, stanchezza nei confronti dell’ennesima festa della birra artigianale? Cosa cambieresti per ravvivare la prossima edizione, se ce ne sarà un’altra?

    • Andrea Turco

      Un’altra ci sarà sicuramente e sarà a settembre 😉 http://www.cronachedibirra.it/eventi/8056/ecco-a-voi-fermentazioni-a-roma-dal-13-al-15-settembre-2013/ (e non sarà l’unica).

      Mah secondo me le variabili che entrano in gioco sono tante. La pubblicità è importante, bisogna sapersi muovere bene e con i giusti canali. Il biglietto d’ingresso non lo vedo come un problema a priori, se il consumatore riesce a percepire un valore aggiunto legato ad esso. Anche il numero di espositori ha poca influenza: un numero copioso dovrebbe richiamare più gente.
      Nella fattispecie secondo me il problema di Birròforum è che ha avuto poca visibilità e in canali lontani dal mondo della birra artigianale, che non sono gli unici a cui rivolgersi ma senza i quali si perde forza di coinvolgimento. A mio parere non è un caso che l’organizzazione fosse da un lato opera degli industriali (Assobirra), dall’altro da chi veniva dal vino.

      Personalmente ho bene in mente come impostare una manifestazione, spero di riuscire a mostrarvelo a settembre 🙂

  5. Sono stato sabato e mi sono soffermato almeno un ora e mezzo allo stand birra dell eremo. Ragazzi simpaticissimi e pieni di passione. Secondo me lavorano davvero bene, tutte le birre sono ben strutturate. Permetto di corregerti: non hanno in produzione una triple, almeno non all evento. Avevano un ambrata una ipa e una goldel ale. Quest ultima in ispecie spiccava su tutte. Comunque affluenza più che bassa, sabato sera all ora di punta c era poca gente

  6. Supponendo che un problema possa essere quello della “saturazione da eventi”, potrebbe essere una soluzione quella di dislocare tali manifestazioni in zone più “assetate”? Bisognerebbe considerare disponibilità e logistica, certo, e anche la risposta del pubblico, soprattutto se si migra in una zona a cui la birra artigianale è assolutamente una scoperta.

  7. 12€ l’ingresso (stessa formula ma più esosa dell’IBF, con in più la possibilità di comprare il biglietto on-line al costo di 13.40€), una pubblicizzazione dell’evento pressoché nulla, una scelta delle date da Tso immediato, già è tanto che siano venuti quei pochi che c’erano…come avrebbe detto Bartali: “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”.

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