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Renzo Losi lascia il birrificio Torrechiara (e la birra Panil)

Foto: La Repubblica

Questo 2012 sembra proprio l’anno degli addii eccellenti. Dopo l’uscita di scena di Lorenzo Bottoni dal progetto Bad Attitude, negli scorsi giorni è arrivata una notizia analoga e per certi versi ancor più clamorosa: la fine del rapporto tra Renzo Losi e il birrificio Torrechiara, conosciuto per il marchio Panil. Un marchio che lo stesso Losi aveva lanciato nell’Olimpo della birra artigianale italiana, con intuizioni e innovazioni che lo hanno giustamente reso uno dei pionieri del settore in Italia. Un birraio anche visionario, se vogliamo, capace di trasformare la birra nel prodotto principale dell’azienda di famiglia (80% del fatturato), quando era conosciuta esclusivamente per i suoi vini.

Il collegamento con il caso Bottoni non è casuale, poiché anche in questo caso la notizia è arrivata mediante un laconico messaggio lanciato da Losi sul suo profilo Facebook:

Purtroppo a causa di alcune lievi divergenze il mio rapporto col Birrificio Torrechiara, primo birrificio in italia a mettere la birra nel legno, e primo birrificio in italia a produrre birra a fermentazione spontanea, è da ieri concluso. Aprirò tra breve a Torino, città nella quale mi sono appena trasferito. Ringrazio comunque, oltre ai miei genitori che mi hanno sempre e costantemente spinto a scoprire nuovi segreti della bevanda di Cerere, i miei collaboratori Claudio e Patrizia Pagliari, che mi sono sempre stati vicino. Ringrazio anche i ragazzi che mi hanno spillato la birra nelle feste esterne, Luigi, Lorena, Federica e mia sorella Aba Losi per le sue ricerche storico-geografiche. Sono sicurissimo che mi dimentico di ringraziare qualcuno, chiedo perdono, lo ringrazierò senza dubbio in seguito.

Tutto ciò che conosco riguardo alla vicenda inizia e finisce con questo messaggio, ma mi sembrava giusto dedicarle un post per rendere omaggio a un birrificio che ha scritto la storia della birra nel nostro paese. Gli ultimi arrivati nel club degli appassionati forse conosceranno vagamente il marchio Panil, eppure in passato gran parte dell’attenzione dell’ambiente era rivolta al birrificio Torrechiara.

Neanche a dirlo, talent scout di Renzo Losi birraio fu un certo Kuaska, che nel lontano marzo del 2002 scriveva quanto segue:

io ho una certa esperienza…(sarà l’età) e vi dico che quando assaggio (seppur in condizioni proibitive come durante la gara di Lurago) una birra di un nuovo produttore mi accorgo subito se è “un pò matto ed estroso” come deve esserlo un birraio artigianale “promettente” e questo della Panil lo è, parola di Kuaska. Ora vedremo in futuro se “c’ho preso!”

Una previsione ampiamente confermata dagli eventi e in particolare da una birra, che ha probabilmente segnato la prima e definitiva consacrazione della creatura di Renzo Losi. La Panil Barriqueè è stata infatti la prima birra italiana affinata in legno, precorrendo una moda che proprio negli ultimi anni si è diffusa a macchia d’olio lungo la Penisola e non solo. La Barriqueè fermenta 15 giorni in vasca d’acciaio, 90 giorni in barriques precedentemente utilizzate per cognac e bordeaux e quindi rifermenta per 30 giorni in bottiglia. Forse ancora più famosa è la versione Sour, uno dei primi esempi (se non il primo in assoluto) di birra acida “controllata” in Italia.

Tra i tanti record detenuti dalla Panil Barriqueè c’è probabilmente anche quello di essere stata la prima birra artigianale italiana a ottenere larghi consensi all’estero. Per anni (e ancora oggi ritengo) è stata considerata come una leggenda dell’arte brassicola nostrana negli Stati Uniti e in altre nazioni interessate alle scene birrarie emergenti. Per dare un’idea di quanto è apprezzata all’estero, sappiate che su Ratebeer è stata considerata per anni la migliore birra italiana e ancora nella classifica del 2012 occupa una prestigiosa terza piazza.

Altra pietra miliare dell’azienda di Torrechiara è stata la Divina, prima birra a fermentazione spontanea di un birrificio italiano. Mi ricordo di un Kuaska entusiasta che ne introdusse la degustazione in un lontano evento al bir&fud di Roma. La Divina non ha avuto lo stesso fortunato riscontro della sorella maggiore, ma senza dubbio ha rappresentato un passaggio fondamentale nell’evoluzione della birra in Italia.

Se consideriamo che tutti questi traguardi sono stati ottenuti grazie alla creatività del suo birraio, oggi è davvero difficile pensare a Panil senza il contributo di Renzo Losi. In realtà il successo di un prodotto dipende da tante piccole componenti, che spesso sono racchiuse nelle persone che lavorano dietro le quinte e che oggi sono chiamate a portare avanti un marchio orfano del suo principale creatore. Ma proprio per questa ragione possiamo ritenere e augurarci che la birra Panil continui a crescere come ha fatto in questi anni.

Un grande in bocca lupo dunque a Renzo Losi per la sua nuova avventura in quel di Torino e a tutto il resto della famiglia per un roseo futuro per il marchio Panil.

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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12 Commenti

  1. Solo sulla comunicazione di questi addii:secondo me o uno dice il perchè, o non dice nulla.

  2. Posso capire Marcos che lavorava di fatto per il Birrificio Ticinese e quindi se ci sono divergenze importanti c’è poco da fare, o ti pieghi alle richieste o te ne vai. Questa di Losi proprio non la capisco invece, il birrificio e l’azienda agricola sono sue, con chi ha le divergenze, con i genitori? Bho, non ho ben capito la faccenda

  3. c’entrera’ la gnocca di sicuro, fa piu’ danni della grandine. Avra’ litigato con la compagna e la nuova fidanzata e’ di torino… Ecco a non spiegare poi escono ste cose.

  4. @Amarillo …”e spesso ci si azzecca” 😉

  5. Si spera che, se veritiera la notizia della nuova fidanzata, diventi la “nuova” ispirazione per birre sempre interessanti. Da un lato mi spiace per Panil, ma dall’altro direi che sono contento che un altro bravo birraio venga a svegliare una città come Torino.
    ps: vi segnalo un evento che capita a fagiolo. Venerdì 11.5 presso la mia birroteca a Giaveno (TO) serata sulle birre “acide” dove, neanche a farlo apposta ;-), si potrà assaggiare oltre a Rosè de Gambrinus di Cantillon, Oude Gueuze di £ Fonteinen e Martina di Pausa Cafè, anche la Divina di Torrechiara. Seguite il link di FB:
    https://www.facebook.com/events/259812047450373/
    Salute e saluti Paolo.

    • beh in provincia di Torino c’è la massima concentrazione pro-capite (12 and counting) di birrifici d’Italia, proprio addormentati non mi sembra che siamo! Segnalo tral’altro un mini-open Baladin aperto la settimana scorsa in Via Saluzzo (San Salvario) e il ritorno della Buxus Maibock al San Paolo Pub. Torino land of craft beer !

  6. Ma permettersi di fare illazioni di scarso,o scarsissimo gusto,è un pessimo segno,mi sa che siano lieviti balordi.

  7. mi spiace perchè panil faceva sognare però il fatto che annunci di aprire a TO rallegra tutta la città..poi si sa che il pelo sabaudo è sempre il + caldo…benvenuto!
    😉

  8. Renzo, fa’ quello che ti sembra più giusto. Di certo è che ti saremo grati per sempre per quanto ci hai fatto godere con la tua birra!
    In bocca al lupo da Zafferano (Cervogia Brothers)

  9. Dietro ogni scelta c’è sempre una sofferenza ed un progetto di vita…
    Abbiamo amato la Divina e tutto cio che la circonda, perchè Lei è parte di Torrechiara…
    Buon cammino Renzo, anche da me!
    Eques (Cervogia Brothers)

  10. arrivererci renzo!

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