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Diamo uno sguardo all’estero: notizie da Orval, Brooklyn e Mikkeller

Jean-Marie Rock e la sua (ancora per poco) Orval
Jean-Marie Rock e la sua (ancora per poco) Orval
Jean-Marie Rock e la sua (ancora per poco) Orval
Jean-Marie Rock e la sua (ancora per poco) Orval (Foto: The Examiner)

Su Cronache di Birra si parla spesso d’Italia, ma le divagazioni all’estero non sono certo rare. Con il post di oggi intendo quindi riassumere alcune recenti notizie della scena internazionale, che ritengo particolarmente interessanti – due delle quali, inoltre, collegate in qualche modo fra loro. La prima sosta del nostro viaggio odierno ci lascia allora in Belgio, per una news piuttosto clamorosa: dopo quasi 30 anni di onorata carriera come birraio a Orval, Jean-Marie Rock ha deciso di lasciare il birrificio trappista all’età di 65 anni per lanciarsi in una nuova avventura brassicola. Non è difficile comprendere la portata di una decisione simile all’interno di contesti in cui la vita è scandita quotidianamente con estrema regolarità.

Come riportato nell’intervista rilasciata all’edizione locale de L’avenir, Rock ha intenzione di aprire nei prossimi sei mesi un birrificio con un suo allievo di 15 anni più giovane. La birra prodotta non avrà niente a che fare con l’Orval, a parte un analogo legame con le tradizioni brassicole del Belgio: farà infatti ricorso a metodi produttivi “che i birrifici odierni hanno dimenticato”. Anche se la notizia ha del clamoroso, bisogna anche sottolineare che già in passato Rock aveva mostrato interesse a progetti paralleli, come nel caso della passata collaborazione con il birrificio inglese Sharps. A ogni modo non resta che attendere di assaggiare la nuova creatura di Rock e capire se la ricetta dell’Orval subirà delle modifiche a causa dell’addio del suo birraio di riferimento.

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Garrett Oliver è pronto a invadere la Francia

Conclusa la parentesi trappista, restiamo in zona per la seconda tappa del nostro viaggio. Usando un eufemismo possiamo dire che la Francia non rappresenta certamente una delle nazioni birrarie più importanti d’Europa, eppure è proprio qui che l’americana Brooklyn Brewery ha deciso di investire nei prossimi anni. Se siete lettori assidui di Cronache di Birra, avrete subito collegato questa notizia a una simile riguardante sempre il birrificio di Garrett Oliver: a gennaio infatti vi raccontai della futura apertura di un birrificio in Svezia, frutto di una partnership tra Carlsberg, un birrificio locale e proprio Brooklyn Brewery. Gli investimenti in Francia rientrano quindi nella politica di espansione europea del marchio americano.

Tuttavia ci sono alcuni spunti di riflessione piuttosto interessanti. In primis la scelta della Francia come paese in cui rafforzare la propria presenza: non solo è la seconda nazione europea col più basso consumo di birra (indovinate qual è la prima), ma recentemente l’industria birraria ha anche subito un impressionante aumento in termini di accise. Oliver sembra però disinteressarsi di simili numeri: è convinto che un marchio così evocativo come Brooklyn sia in grado di affermarsi in Francia e cambiare le abitudini dei consumatori. Il secondo spunto di riflessione riguarda invece le mire di espansione intercontinentale di Brooklyn, che appaiono quasi quelle di una multinazionale del settore. Fortunatamente continua a esserci una grande differenza tra il birrificio newyorkese e un’azienda industriale operante nel mercato.

404879_135080903327234_1682970544_nIl percorso opposto, cioè da Europa a Stati Uniti, è invece quello intrapreso dalla danese Mikkeller, forse la beer firm più famosa al mondo. Proprio negli scorsi giorni infatti Mikkel Bjergso ha inaugurato il suo Mikkeller Bar a San Francisco, esportando quindi il suo “format” di locali al di là dell’Atlantico. Le caratteristiche sono molto simili ai predecessori: circa 40 spine con produzioni da quelli che definisce i migliori birrifici del mondo, 2 cask in stile anglosassone, un’abbondante selezione di bottiglie e, ovviamente, le birre della casa. È anche presente una “sour room” con il meglio dei Lambic e delle birre acide, mentre in futuro sarà operativa una cucina che proporrà piatti alla birra.

Lo scopo dichiarato di Mikkeller è di trasformare il locale nel migliore beer bar del mondo. Obiettivo ambizioso, anche perché sulla sua strada troverà la concorrenza del fratello: Jeppe di Evil Twin sta aprendo un bar a New York battezzato Torst. Lotta fratricida all’orizzonte?

L'autore: Andrea Turco

Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È tra i creatori del festival Fermentazioni e organizzatore della Settimana della Birra Artigianale. Nel tempo libero beve.

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2 Commenti

  1. Vorrei un bar mikkeller a milano.. o al limite uno del Brewdog!

  2. A Rimini ho chiesto a Carl Kins sulla decisione di Jean-Marie Rock, il suo posto a Orval verrà preso da una birraia che già da qualche anno sta lavorando in affiancamento, questo anche il motivo della variabilità di alcune cotte di Orval negli ultimi 2 anni. Non ci saranno quindi particolari cambiamenti nella birra: ci son già stati…

    Tra qualche giorno dovrei pubblicare un post sul mio blog sull’argomento e sulle considerazioni derivate da una verticale di 12 Orval!

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